"Forse siamo stanche perché è tremendamente opportuno che la gente sia talmente impegnata a sopravvivere da non avere il tempo per rendersi conto delle cose che le accadono intorno, per guardare le società in cui vive, per arrivare a chiedersi se certe cose siano o meno giuste e possano essere diverse (ma anche solo per poterle immaginare diverse, ma anche solo per poter immaginare). Forse siamo stanche perché la stanchezza è un muro da superare e ci vuole un’enorme forza di volontà e un pizzico di fortuna e qualche privilegio (elementi presenti in quantità differenti a seconda della persona) per saltarlo e andare a conquistarsi l’educazione, la conoscenza, la consapevolezza di sé e delle altre persone intorno a noi, la letteratura, l’arte, la filosofia, la politica, la bellezza; e tutti questi sono elementi da tenere ben lontani se lo scopo primario è quello di ottenere persone mansuete, docili, manipolabili, conformi e conformate, manovrabili, corruttibili con delle briciole che pagheranno al prezzo del proprio tempo e della propria libertà, credendo di star ricevendo un dono immeritato."
Per me sta tutto in questa citazione della prefazione.
Prendiamoci questo riposo, e prendiamoci questa politica, arte, letteratura, filosofia. Sviluppiamo consapevolezza e senso critico. Cerchiamo di mettere in dubbio tutte le certezze incrollabili delle nostre vite.
Cerchiamo di vivere e non di sopravvivere passivamente, perché la passività è ciò che alimenta tutto quello che ci ingabbia.