Chi ha tracciato i sentieri e le strade? I morti. Chi ha dato il nome ai paesi? I morti. Chi ha costruito le case e le chiese? I morti. Chi ha disegnato le forme dei campi registrate nel catasto? I morti. Chi ha stabilito leggi, regole di convivenza, usi quotidiani? I morti. Nei piccoli cimiteri di campagna e di paese, e ancora più nei poetici cimiteri abbandonati, lungo tutto l’Appennino, a volte i morti sembrano più presenti dei vivi. Sostando nel suo cammino, il viaggiatore si accosta alle loro vite attraverso le parole incise sulle lapidi, in un muto dialogo tra generazioni diverse; e a volte la morte gli fa meno paura.
Questo libro, anche stando a quanto detto dall'autore, prometteva un viaggio affascinante attraverso luoghi carichi di storia e significato – i piccoli cimiteri di campagna – ma si è rivelato una delusione completa. Il testo è privo di approfondimenti significativi, si tratta di un elenco superficiale di aneddoti e curiosità davvero poco interessanti. L’autore sembra non aver compreso appieno il valore simbolico e sociale di questi luoghi, riducendoli a una raccolta di dettagli insipidi. Lo stile non è malissimo, ma risulta frettoloso e poco coinvolgente, con descrizioni piatte che non riescono a trasmettere emozione o atmosfera. Sembra che abbia avuto poco tempo per scriverlo e che si sia messo a cercare alla rinfusa tra vecchi appunti dimenticati. Invece di offrire un'analisi originale o un punto di vista stimolante, il libro appare un’occasione mancata, incapace di soddisfare sia il lettore appassionato di storia, sia chi cerca riflessioni più profonde. Inutile e dimenticabile.
Piccolo ma imperdibile: l'autore sa trattare con grazia il più delicato tra i temi riuscendo a rendere con le sue parole misurate i pensieri che spesso aleggiano nelle nostre menti ma che difficilmente trovano la via per uscire allo scoperto. A mio avviso, ancor più delle "passeggiate" (peraltro rese in modo suggestivo), valgono le letture del prologo e dell'epilogo, brevi ma significativi. Visentin è uno studioso e scrittore del viaggio che sa ben rappresentare anche quelli estremi di coloro che ci hanno preceduto, anonimi che hanno lasciato dietro di sé solo le tracce effimere di un epitaffio ormai scolorito dal passare del tempo. Per dirla alla Bufalino: "Nacque, omissis, morì."
Le intenzioni non erano male: una bella passeggiata tra piccoli cimiteri dimenticati nel tempo. Conoscevo l'autore per altri suoi lavori che non mi erano dispiaciuti e speravo di ritrovare le stesse atmosfere. Purtroppo, però, la realizzazione non ha accontentato le mie aspettative. Non c'è una struttura, le storie sono solo accennate e mai approfondite e alla fine i cimiteri trattati sono sempre una manciata che l'autore gira e rigira per tutto il libro in modo rapido e con frammenti sconnessi qua e là. L'ho letto in poco tempo e quando l'ho finito me ne ero già dimenticata.
un librettino che sembra essersi inserito in un filone " di moda " in questo periodo in cui tutti fanno una cosa ovvia ( visitare cimiteri ) che io peresempio faccio da secoli ( e non ho mai scritto un libro ). abbastanza inutile e superficiale, se ne poteva fare a meno.non consiglio.