"Mi aggiro, curioso, per i cantieri. Il sole mi spara in faccia dei raggi che non ho mai visto così obliqui. Il rumore di sottofondo non esiste. Il sottofondo qui è in primo piano. Il trapanare e il martellare, i cigolii vari. Lavorano o ci stanno provando. Chissà quale commessa portano a termine. Poppe e prue destinate a salpare. Quando passo tra loro rallentano il ritmo. Ho già fatto due o tre scatti, ma non so distinguere una poppa da una prua. Ho fatto due o tre fotografie in controluce. Città di lame, rese più taglienti dal riflesso del sole. Il sole oggi é il coltello che taglia, limita, circuisce, seduce. Fotografo cose di cui ignoro il nome. Sull'aereo mi sono imbattuto in due parole: To jest. Stando al manuale di polacco significa questo è. Ho anche scoperto che in inglese 'To jest' significa scherzare."
Un libro particolare, difficilmente collocabile sulla linea editoriale di un grosso editore. Potrebbe esssere un cult dell'underground, descrivendolo all'inglese. All'inzio bisogna farci il callo, che Izzo ha uno stile tutto suo; poi ci abitua e, puff, si viene folgorati. La storia è davvero originale, e più si conoscono i personaggi e più si sorride. Quattro stelline e mezzo meritate.