I colpi d'artiglieria sovrastano il fracasso del metallo delle armature e le grida dei soldati all'attacco. Della guerra e della morte, però, non ha paura Giovanni: lui è un Medici, nelle sue vene scorre sangue nobile, ma combattivo e fiero, e ogni giorno affronta il nemico alla testa delle più feroci truppe mercenarie d'Italia, le Bande Nere. Il campo di battaglia è grigio, freddo, immerso nella nebbia, eppure i suoi uomini lo seguirebbero anche all'inferno. Tra questi marcia Niccolò, un giovane soprannominato il Serparo per l'inquietante abitudine di tenere tre o quattro serpenti avvolti intorno al braccio. Custode di una sapienza antica, si affida loro per conoscere il futuro. Perciò gli altri soldati lo tengono a distanza, ma presto conquisterà la fiducia del Capitano, riuscendo a penetrarne lo sguardo severo. E dove Giovanni lo avesse posato, là Niccolò si sarebbe fatto trovare, al suo fianco, in mezzo alla mischia. Sempre. Sacha Naspini, con una lingua affilata che si misura con il dolore, il male, la morte, racconta di un'amicizia e di quello scorcio di '500 che fu uno tra i momenti più tumultuosi della Storia d'Italia, quando ogni cosa stava cambiando, e tutti tradivano tutti. E lo fa attraverso un personaggio che incarna perfettamente il suo tempo, quel Gran Diavolo disposto a tutto per dominare la sorte e gli uomini. E continuare a combattere.
Sacha Naspini was born in 1976 in Grosseto, a town in Southern Tuscany. He has worked as an editor, art director, and screenwriter, and is the author of numerous novels and short stories which have been translated into several languages. Nives is his first novel to appear in English.
Strana creatura, questo romanzo. Quasi un dreadful imbroglio.
Dapprima lo trovo vago e inconsistente, poi inizio a prendere un po' di gusto nella lettura quando il protagonista popolano, Niccolò Durante detto Il Serparo, assume maggior carattere: per un attimo arrivo a paragonarlo al giovane Hornblower. Il Giovanni de' Medici nella prima parte del romanzo compare poco, in maniera indiretta, in ogni caso non è protagonista; compaiono bene, invece, le Bande (non ancora Nere), e difatti protagonisti del racconto sono alcuni dei mercenari entrati a far parte della compagnia: personaggi di invenzione ma in tutto e per tutto plausibili. Per dirla tutta, si tratta di personaggi sbozzati in maniera grossolana e/o approssimativa. Ho subìto gli effetti negativi di questa che mi pareva approssimazione e così non mi sono goduta la parte centrale del romanzo, per lo meno non mentre leggevo: ero piuttosto impegnata a biasimarmi e a compiangermi nel sentirmi servita una robusta cantonata proprio quando meno me la aspettavo. Continuavo a ripetermi che ero partita con aspettative altissime, a 'sto punto troppo alte: personaggio emozionante, periodo storico emozionante, autore potenzialmente emozionante perché di suo avevo già letto Le case del malcontento con grandissima soddisfazione. Il cocente senso di delusione mi aveva già spinto mio malgrado ad ammettere che si trattava di una lettura del tutto priva di nerbo. Ma nel frattempo qualcosa è scattato, e mi sono detta: se una cosa cammina, o comunque "funziona", pur non avendo la schiena, un qualche merito o pregio dovrà per forza avercelo. E allora ecco l'illuminazione. Certo che il romanzo è privo di spina: parla di serpenti, il romanzo è esso stesso un serpente! E così ho rivalutato il tutto, e rivalutato alla grande.
"Esiste, in questo nostro modo di stare tra le bande, un aspetto infido" disse Niccolò dopo alcuni istanti. "Fare la spia è comunque tradire. Mantenere un segreto per lungo tempo è comunque tradire."
Dunque abbiamo una storia che ricomincia proprio laddove si era fermato il racconto di Carla Maria Russo su Caterina Sforza. Un romanzo storico perfetto per gustarsi la parte più verace - dicesi anche: sanguinaria - del cinquecento (e delle bande di ventura) senza bisogno alcuno di scadere in facilonerie dark e/o gothic. Zero poesia, zero filosofia spicciola, solo sostanza ma niente info-dumping. Quella che io all'inizio leggevo come approssimazione, in realtà era il giusto grado di distacco. Con la giusta prospettiva e senza troppe pretese, si arriva ad abbracciare bene lo spirito del personaggio e lo spirito del suo tempo.
"...tutto questo per dire che Giovanni è Medici di nome, ma di sangue è Sforza."
E il racconto termina esattamente nel punto in cui può iniziare un nuovo romanzo, una nuova epopea. Anche il mio secondo libro di Naspini è promosso a pieni voti.
Il titolo cita Giovanni dalle Bande Nere, ma si tratta di un romanzo corale, dove il vero protagonista è il tempo. Un tempo feroce. Un tempo crudele. Un tempo maschio nell'accezione più violenta del termine. Un tempo che non ha spazio per nulla che sia morbido, fragile, caldo, ospitale. È il tempo dei mercenari, della guerra elevata a scopo di vita, della gloria della spada e della viltà del moschetto, delle condanne senza possibilità d'appello, degli scontri all'arma bianca che subito diventa viscida e rossa di sangue e di visceri. E in questa palude di violenza spesso senza altro motivo che lontani giochi di potere, al seguito di Giovanni de' Medici si muove, defilato, malinconico, solitario Niccolò Durante. Il serparo marsicano. Il soldato negromante che uccide eppure sa curare. Che è venuto al mondo con una missione che forse ha tradito, forse no. A lui stesso resta l'eterno dubbio mentre ripensa agli insegnamenti della dea Angizia, ai serpenti sacri e a un libro nascosto nel segreto di un altare che vorrebbe tornare a prendere. E forse non potrà. Naspini mescola la storia di uno dei periodi più torbidi della storia italiana alla creazione di una figura che resta nella mente. Certo, insieme a molte altre, dolenti, feroci, ironiche, virili. Nessuna donna ha posto in questo romanzo se è vero che la moglie del capitano Giovanni, distrutta da un amore mai veramente corrisposto, prende la parola solo nelle ultime pagine. E lo fa in un grido di rivolta, senza capire, fino in fondo, il dono involontario che quel marito violento, assente, adultero le ha lasciato. Un dono che ha un volto, un nome, una nidiata di serpi nella borsa e un sapere antico da tramandare.
Cercavo un libro per approfondire la figura di Giovanni dalle bande nere, e questo libro mi è piaciuto davvero tanto, un ottimo romanzo, si capisce che l'autore ha compiuto un'approfondita ricerca storica per scriverlo. Non è certo una biografia, ma per come è strutturato è quasi come se lo fosse.
I colpi d'artiglieria sovrastano il fracasso del metallo delle armature e le grida dei soldati all'attacco. Della guerra e della morte, però, non ha paura Giovanni: lui è un Medici, nelle sue vene scorre sangue nobile, ma combattivo e fiero, e ogni giorno affronta il nemico alla testa delle più feroci truppe mercenarie d'Italia, le Bande Nere. Il campo di battaglia è grigio, freddo, immerso nella nebbia, eppure i suoi uomini lo seguirebbero anche all'inferno. Tra questi marcia Niccolò, un giovane soprannominato il Serparo per l'inquietante abitudine di tenere tre o quattro serpenti avvolti intorno al braccio. Custode di una sapienza antica, si affida loro per conoscere il futuro. Perciò gli altri soldati lo tengono a distanza, ma presto conquisterà la fiducia del Capitano, riuscendo a penetrarne lo sguardo severo. E dove Giovanni lo avesse posato, là Niccolò si sarebbe fatto trovare, al suo fianco, in mezzo alla mischia. Sempre. Sacha Naspini, con una lingua affilata che si misura con il dolore, il male, la morte, racconta di un'amicizia e di quello scorcio di '500 che fu uno tra i momenti più tumultuosi della Storia d'Italia, quando ogni cosa stava cambiando, e tutti tradivano tutti. E lo fa attraverso un personaggio che incarna perfettamente il suo tempo, quel Gran Diavolo disposto a tutto per dominare la sorte e gli uomini. E continuare a combattere.