Bob Dandurand è un fallito? Certamente è un uomo che, arrivato alle soglie del successo, ha avuto il coraggio di rifiutare una parte che non glì era congeniale preferendo una vita incerta, inventata giorno per giorno, a un'esistenza sicura, prevista nei minimi particolari. Nei caffè di Montmartre o in certi alberghetti sulla Senna, a quaIche decina di chilometri da Parigi, si era costruito una strana vita fatta di piccole cose, di partite a carte, di bottiglie di vino vuotate in compagnia di facili amori... Ma chi è dunque il Grande Bob? Uno scontento, un originale, un sognatore? E' un medico, amico del Grande Bob e di sua moglie Lulu, che racconta la storia; ed è appunto questa vicenda a fornirgli lo spunto per analizzare la propria esperienza matrimoniale: tranquillamente, lucidamente egli percorre la spirale che lo porterà a sapere del Grande Bob e di Lulu ciò che forse avrebbe preferito ignorare. Ancora un'analisi su una coppia dì sposi, anzi una doppia analisi, ma condotta da un punto di vista nuovo, dove la crisi degli affetti, comune a entrambe le farniglie, trova differenti soluzioni e la rnorale corrente sparisce di fronte a una realtà troppo vera perché possa rientrare nei canoni tradizionali.
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret. Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.
Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.
He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.
During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).
Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).
In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.
In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.
Bob era l'allegrone della compagnia, quello dalla battuta facile che sdrammatizza ogni situazione e che non prende mai nulla sul serio. Bevitore di bianchini al bar, giocatore di belote, il "grande" Bob viveva da classico sfaccendato che cambia spesso lavoro senza problemi economici. Da più di vent'anni sposato con Lulu, proprietaria di un piccolo atelier diventato anche salotto pomeridiano per gli amici; mai trascorso una notte separati ma le scappatelle tacitamente ammesse come parte della routine coniugale. Una domenica accade l'inspiegabile: Bob muore annegato e più che un incidente sembra un suicidio. Il dottor Coindreau, medico parigino, lo conosceva da alcuni anni, con le famiglie trascorrevano i fine settimana in una piccola località lungo la Senna, un giro di amici per alcune ore spensierate. Inizia una indagine personale per capire i motivi del tragico gesto interrogando la moglie, l'amante, la famiglia di origine, Quanto si può conoscere veramente di una persona che si frequenta abitualmente? quanto si può nascondere fingendo o recitando in ogni occasione? lo stesso dottore si pone delle domande su di sé e sul suo matrimonio, cede a qualche tentazione identificandosi quasi con il grande Bob, l'uomo dai molti lati nascosti, legato a un immagine che non era più quella, l'uomo in crisi sulla via della mezza età. Un romanzo introspettivo e malinconico, con il solito stile di Simenon perfetto nel declinare personaggi e situazioni, che lascia con un po' di amaro in bocca. Tre stelle e mezza.
E così, dopo il grande Gatsby e il grande Meaulnes (e il grande Lebowski!), ho conosciuto anche il grande Bob. Simenon non è uno dei miei autori preferiti, anzi mi è capitato di detestarlo, eppure di tanto in tanto mi torna la voglia di leggerlo, specialmente d’estate. Il grande Bob per l’appunto prende il via da una situazione di villeggiatura: con l’abilità di un impressionista Simenon ci tratteggia a colori vivi questa modesta pensioncina campagnola, lungo la Senna, i cui ospiti pescano, remano, chiacchierano e giocano a carte. Che pace e semplicità! Quanto diverse da quelle di oggi, le vacanze degli anni Cinquanta! Ma sotto la superficie scintillante c’è sempre il dramma, e soprattutto la malinconia. Mi è piaciuto più di altri perché non è un giallo e non ci sono omicidi; e poi, forse, perché un po’ meno manicheo del solito: non ci sono solo i soliti buoni (i bevitori, le prostitute, le donne facili) e i soliti cattivi (i benpensanti, i conformisti, le bigotte) ma anche una signora, la sorella di Bob, che sta nel mezzo. Invece l’atmosfera romantica da vies perdues non manca mai, e Bob, nel suo piccolo, è davvero un gran personaggio.
Non so, forse è un periodo in cui non sono molto centrata sulla lettura e quindi non so neanch’io che cosa vorrei leggere, fatto sta che anche Simenon qui un po’ mi delude. Non starò a ripetere che la sua lista della spesa è meglio della maggioranza dei parti letterari degli altri scrittori, questo lo possiamo dare per fatto acquisito. Però questo grande Bob mi pare, più che un grande libro, lo svolgimento del tema “scrivi un libro su un personaggio memorabile”, dopodiché uno scribacchino sbrodolerà aggettivi e Simenon scriverà questo libro, ma a prescindere dall’abissale differenza di qualità fra i due scritti, resterà un libro a tema. Forse Georges non era in stato di totale grazia. O forse vale quello che dicevo sopra, che non so neanch’io che cosa vorrei leggere. Il lettore è chiamato a decidere se Bob è uno sconfitto dalla vita - lui che, nato ricco ed in una famiglia priva della grettezza che spesso Simenon attribuisce ai ricchi, finisce a vivere modestamente, con una donna che non è né bella né ricca né di condotta specchiatissima - o un trionfatore sulla vita - avendo ignorato la traccia che il destino gli aveva dato ed avendo “scelto di dedicarsi a rendere felice una sola persona”, cioè la moglie bruttina, povera e chiacchierabile di cui sopra, con cui stabilisce una relazione assoluta.. Se a qualcuno interessasse il mio parere, io penso che abbia fatto malissimo a rinunciare alla vita che avrebbe potuto avere, ma abbia fatto benissimo a scegliere per sé quello che voleva. Lo so, è una contraddizione.
«Cosa ti ha detto?» mi ha chiesto mia moglie il lunedì, quando sono tornato a casa per pranzo, dopo essere stato da Lulu. «Cosa vuoi che dica? Pare che Bob si sia suicidato» «Lui? E tu ci credi? » «Per forza, Sembra evidente» «E perché l'avrebbe fatto? » «Non si sa » Che cosa sappiamo degli altri, in definitiva, quando neanche di noi stessi sappiamo granché? Mi ricordo che, mentre mangiavo la mia braciola, sono rimasto a fissare mia moglie, tanto che lei, un po' a disagio, mi ha chiesto: «A cosa pensi? » «A niente. A tutto» In realtà mi era appena venuto in mente un pensiero ben preciso. E se invece del corpo di Bob avessero ripescato il mio dalla Senna, che cosa avrebbe risposto Madeleine alla domanda che mi aveva appena rivolto? Ho cercato di immaginare la sua risposta, quelle dei miei amici, dei miei pazienti, di tutti quelli che mi frequentano più o meno assiduamente e credono di conoscermi. Ho sentito un brivido corrermi lungo la schiena: all'improvviso mi sono reso conto di essere solo al mondo.
4,5 ⭐️ Il Dottor Charles Coindreau riceve una brutta chiamata: “Bob Dandurand è morto” quello che le dice Lulu la povera moglie. Bob abitava a Tilly, era una persona solare, fischiettava sempre, beveva vino bianco e vinceva sempre al gioco del belote. Il Dottore inizia le sue indagine e parlando sia con Lulu che con gli amici di Bob scopre che da poco si era affezionato alla pesca al luccio. Lui rimane sorpreso perché Bob non lavorava mai e non era un tipo che si alzava alle quattro per andare a pesca. L’ultima mattina lo hanno visto prendere la canoa e andare svelto sulla Senna. Dieci minuti dopo viene ripescato il suo corpo, con ancora il maglione annodato al collo e la corda attorcigliata due volte alla caviglia. Un incidente? Un suicidio? Un omicidio? Intanto il Dottore scopre che aveva una sorella, che ogni tanto aveva delle scappatelle con ragazze più giovani, l’ultima si chiamava Adeline e che Lulu non era gelosa. Il Dottore pensa che non conosciamo veramente fino in fondo le persone. Il finale ve lo faccio leggere, non vi spoilero niente se nonché come al solito il mio amato Simenon scrive un libro perfetto così come la sua trama. Eh niente è il mio preferito, ormai lo sapete…
Simenon racconta la storia di un uomo amato da tutti ma in gran parte incomprensibile agli altri, e usa la sua morte come pretesto per esplorare i limiti delle relazioni umane, delle apparenze sociali e della conoscenza di sé. La morte di Bob — inizialmente attribuita a un incidente, poi rivelatasi un possibile suicidio — fa da spunto per esplorare l’interiorità umana e le maschere sociali. Bob appare agli altri come un uomo gioviale, sempre pronto a scherzare e “viverla alla leggera”, ma dietro quella maschera si nasconde un mondo interiore molto complesso. Un romanzo breve ma molto intenso, con la sua apparente semplicità, Simenon scava nelle crepe invisibili delle persone e lascia addosso una sottile inquietudine che continua anche dopo l’ultima pagina.
Il protagonista del libro è morto, ma rivive nei racconti del narratore e di tutti coloro che lo hanno frequentato. Il libro è avvincente, scritto magistralmente. Ci si immerge nella vita della borghesia parigina e si conosce a poco a poco questo Bob che voleva vivere con leggerezza
Interesting book not so much about the death but about the 1954 social mores which surround it. Bob dies in what appears to be a suicide, and his wife Lulu is distraught. A family friend, Dr Charles, follows leads, gets involved beyond professional practice, and finds out more than he needs to know about Bob's untimely demise. Venal and poignant at the same time it is a fascinating insight into how love entangles lives, how choices determine family politics, and raises questions how much we hide and reveal to those closest around us.
Bob è morto. Suicida. Sul perchè indaga un medico, amico di famiglia. Non conta la conclusione, un po' scontata, ma il percorso. Alla fine la più onesta e coerente è Lulu, che di dolore si lascia morire.
Frammentario, ma sensibile, ritratto di piccola borghesia francese a cavallo tra gli anni '50 e '60 del 1900. Poche virtù e alcuni vizi di un ceto sociale al confine tra buona (?) borghesia e demi monde.
Il Grande Bob è - agli occhi di tutti - un uomo spiritoso, libero, leggero. Tutto gli sembra uno spasso, niente sembra infastidirlo. Una mattina viene ritrovato morto nelle acque della Senna e dalla primordiale idea di omicidio, ben presto appare evidente la realtà del suicidio. Una scelta difficile da interpretare entro la cornice della sua vita, e che solo alla fine dell’iter “investigativo” della voce narrante, appare sensata. In fondo, “al di là di quello che tutti, nessuno escluso, ci lasciano vedere di sé stessi, noi non sappiamo quasi niente degli altri”.
Non l’ho trovato “eccezionale” ma mi è piaciuto molto.
Bob è morto. Il narratore cerca di capire chi era, cosa pensava, come si comportava e perchè è morto. Fino alla sorpresa finale. Si può definire un giallo alla Simenon?
Ho letto che Simenon trovava irritante essere definito “il romanziere d’atmosfera”; ma per me, che non prediligo i gialli, che sono al mio primo libro di Simenon e che ho uno stretto legame con Parigi, l’atmosfera l’ho trovata e ovunque. Bello. Bello l’amore incondizionato, totale, vitale di Lulu per Bob/Robert (importante questo doppio). Dolcissima Lulu.
Non è il miglior roman dur di Simenon, ma è pur sempre lui e non delude. Profondo indagatore dell'animo umano, con poche frasi sa immergere il lettore in atmosfere sfaccettate e pervase da una costante malinconia. E, alla fine della lettura, chi è che non ha "una sete preoccupante"?
Continuo a sostenere che tutti i romanzi siano, in fin dei conti, gialli. C’è sempre un mistero da risolvere. “Il grande Bob”, per altro di un giallista del calibro di Georges Simenon, non fa eccezione. Anzi, qui l’autore gioca con le convenzioni del genere, le dilata a dismisura, accenna a farle esplodere, salvo poi recuperarle nel finale. C’è subito una morte enigmatica, ma lo svelamento della soluzione arriva precoce, quasi a deludere le aspettative. Eppure, non basta a dissipare gli interrogativi: “perché?” è la domanda che bisogna porsi anziché “chi?”. E ancora altri dubbi, altre domande, altre ombre, altre pieghe inaccessibili dell’animo umano. Perché il vero mistero non è mai nella morte, ma nella vita delle persone. Chi era Bob? Per chi? Perché? Un romanzo apparentemente semplice, verticalmente vertiginoso.
Simenon ha colpito ancora. Questa volta con una storia dalle note malinconiche e tristi, decisamente diversa dai suoi gialli, ma ugualmente meravigliosa e davvero toccante. Tramite l’indagine condotta dal Dottor Charles, voce narrante, scopriamo nuove caratteristiche e tratti della personalità di Bob, interrogando coloro che gli erano più vicini, dandoci - pagina dopo pagina - un’idea più chiara della complessità di quest’uomo che tutti pensavano di conoscere bene. Come naviga Simenon nella profondità dell’animo umano e delle sue vulnerabilità, non c’è nessuno. Finale da pelle d’oca -“Che spasso!”
Primo libro che abbia mai letto di Simenon. Dalla prima pagina ci si ritrova immersi nella suggestiva atmosfera borghese parigina che rende difficile lasciare il libro. A contribuire l'attaccamento al romanzo sono anche i personaggi così ben rappresentati e descritti che più di leggere sembra di vedere un film. Questo è un libro che interroga il lettore invece di dare risposte e forse la trama risente di questo senso di inconcludenza, ma dietro tutto ciò si percepisce una critica alla borghesia. Borghesia che frequenta quegli stessi splendidi luoghi parigini che incantano il lettore. Il grande Bob di cui si parla è qualcuno che ha calpestato la rigidità imposta dall'alto e che ha rifiutato il suo posto d'onore all'interno della società.
A wonderful, tender book. Nothing harsh, nor evil. “If one devoted one’s life to making a single other person happy, the world would be a happier place”. This is what Robert Dandurand (Big Bob to his friends) decided to do, and when cancer indicated that he could no longer provide for the happiness of Lulu, his wife, he decided to commit suicide. She remained true to him and when she saw that she could no longer live properly, in his memory, she too chose to end her life. Quite sweet.
The Big Bob is not simply a novel, but an immersion into the depths of the human soul, conducted with the psychological mastery that made Georges Simenon famous. From the first pages, we are captured by the enigmatic figure of Bob, a man who embodies both brute force and unexpected weakness.
Simenon weaves a compelling plot, where power dynamics and individual fragilities intertwine in a crescendo of tension. The narration, precise and incisive, guides us through the streets of a vivid and pulsating environment, where shadows hide secrets and appearances deceive.
What makes this book an extraordinary work in my opinion, is Simenon's ability to go beyond the surface of events, exploring the complex and often contradictory motivations of his characters. Bob is not a simple villain, but an individual tormented by his own weaknesses and the weight of his choices. This humanization, far from justifying his actions, makes them deeply understandable and in some ways even touching.
Simenon's style is dry but evocative, capable of painting intense atmospheres with essential brushstrokes. Every detail, every dialogue, contributes to building a powerful and engaging narrative framework, which resonates long after the last page.
A work that leaves its mark, not only for its gripping plot, but above all for its acute exploration of the human condition. A book that invites reflection on the nature of power, solitude and the often desperate search for one's place in the world, in that settling for what is far from true happiness, at least gives you peace of mind. But real life is something else. It is courage, it is research, it is also and above all facing one's own demons without ever burying one's head in the sand for fear of change.
A true masterpiece of psychological introspection and masterful narration. A book that I loved and that I would read a thousand more times.
Alla fine del libro mi sono chiesta se fossi più arrabbiata con Bob o con Simenon … mmmm… scelta difficile. Essere arrabbiata con la penna che ha scritto e inventato questo personaggio o con il personaggio stesso che ha condotto la penna?
Simenon, attraverso la voce narrante di Charles, medico della città, ci racconta di Bob : uomo borghese che amava vivere la sua vita a pieno nei suoi vizi e nei suoi obblighi, ma soprattutto direi nei suoi vizi.
“ … gli capitava spesso di cambiare lavoro?” “Ogni volta che gli girava” Non riusciva a prendere sul serio gli obblighi che gli imponeva la necessità di guadagnarsi da vivere” ( … ) .
Primo approccio, con questo libro, allo scrittore Simenon che per scrittura non mi ha deluso ma neanche entusiasmata Bob muore in quello che sembra un suicidio e la moglie Lulu ne resta sconvolta. Il dottore del paese si mettere alla ricerca della verità anche per portare sollievo alla vedova cerco un “ perche” all evento e più si addentra nella vita di Bob più inizia ad interrogarsi sulla sua di vita.
Si direbbe che l intento di Simenon in queste pagine è portare il lettore a pensare di quanto l amore sia spesso forza trainante della vita e di molte.decisioni che possono anche a far cambiare volto ad un intera famiglia, io invece ci ho rivisto un descrivere l’ amore come un’ arma di vigliaccheria, il famoso “ nascondersi dietro un dito” e l'incapacità ad affrontare le vere difficoltà della vita.
per me questo è un libro da 4,75 stelle non 5 stelle. Non è perché non mi sia piaciuta la storia o i personaggi, anzi il personaggio di Bob è stato quello che sinceramente ho apprezzato di più, un personaggio semplice ma al tempo stesso profondo. perché è come afferma Charles, lui è morto non perché aveva paura di soffrire, perché non voleva infliggere agli altri la vista delle sue sofferenze e di quella che considerava una disfatta. e allora perché la moglie, Lulu, accetta con semplicità i tradimenti di Bob? Per il motivo che lei ha sempre vissuto nella sua ombra, lui le ha insegnato a vivere dato che la definiva la sua "bambina". E questo spiega un po' in parte anche il finale che si sposa perfettamente con il resto della storia. il motivo del perché non è un 5 stelle pieno per il fatto che ci sono stati alcuni passaggi o momenti di Charles dove non l'ho proprio sopportato. Critica segretamente, descrizioni inappropriate e la sua amante Adeline (prima era l'amante di Bob) che afferma di non volerla rivedere più e poi dopo 2 pagine la va ad incontrare. INCOERENTE. Ho amato la relazione tra Bob e Lulu? Si Ho apprezzato i personaggi secondari? Si Ho apprezzato Charles? Né si né no. avrei dato 5 stelle se Charles fosse stato più coerente. non mi dire che se per ipotesi tua moglie Madeleine muore tu sentiresti la mancanza mentre 2 pagine dopo vuoi ritornare da Adeline. IN CONCLUSIONE: un ottimo libro dove alcuni piccoli dettagli possono essere ignorati ma è molto difficile.
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Romanzo breve di Simenon, ma intenso per quello che riguarda l’approfondimento delle vicende del protagonista, Bob appunto del titolo, che “osserviamo” dal punto di vista dell’amico, della moglie, della sorella e di tutto il network (come diremmo oggi) delle persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo nei suoi anni di vita prima del tragico epilogo. Scrivo proprio “incontrarlo” e non “conoscerlo” perché Bob rimane per tutti una cara persona nelle relazioni umane e nei fatti, ma altrettanto misterioso e particolare per le sue scelte ed il suo stile di vita. C’è tanta introspezione tra le pagine, molta ironia, un pizzico di ipocrisia tra i personaggi e temi molto importanti come quelli del contesto famigliare (coppia, figli, aspettative ed emozioni), della malattia e del dolore, dell’amore e della libertà. C’è pure il giallo legato alla morte di Bob, con una auto indagine condotta dall’amico dottore e con un finale da scoprire, condividere oppure criticare. In ogni caso, buona lettura!
Bob è un grandissimo personaggio. Impossibile non volergli bene. Gliene ho voluto io (un po’ per omonimia, un po’ per essere nato a distanza di pochi giorni da lui). E gliene hanno voluto tutti quelli che lo hanno conosciuto. Non sapeva prendere la vita con la giusta leggerezza. “Che spasso”, diceva sempre in modo scanzonato, regalando un sorriso sereno a chiunque gli stesse intorno. Eppure un giorno Bob decide di farla finita. Attorno a questo mistero Simenon, autore di gialli (su tutti ricordiamo i racconti del commissario Maigret) costruisce una storia che nasconde un mistero. Il narrratore, protagonista comprimario di questa storia, ci accompagna nella ricerca della verità. Che è in realtà un’analisi dentro il nostro vissuto. La grande domanda resta: “Che cosa sappiamo degli altri, in definitiva, quando neanche di noi stessi sappiamo granché?” Consiglio a tutti di leggere questo libro.
Il grande Bob è un gran bel libro, scritto da un Autore con la A maiuscola, che non delude mai. La morte di Bob, un ragazzo e sposato con la dolce Lulu, può sembrare un incidente ma ha pure le sembianze di un suicidio. Simenon ci fa conoscere pian piano questo ragazzone, si addentra nel profondo dell'anima, in ogni piccola piega, ricostruendo vita e abitudini, tratteggiando un ritratto quasi in bianco e nero di Bob, dal passato, all'incontro con la futura moglie, senza tralasciare la figura dei familiari, in particolare la sorella di Bob. Quasi come un sonar che scandaglia le acque più profonde alla ricerca di una verità, che alla fine chissà se si rivelerà eclatante o deludente... Scritto molto bene e consigliato.
Un romanzo degli Affetti. E del "non detto" che, quasi sempre, conta più di ciò che viene espresso con le parole. L'abilità psicoanalitica di Simenon è impressionante, così come la sua scrittura leggera utilizzata per dire cose gravi. Due specie di Amore vengono dissezionate dal Narratore, l'Amico medico del Grande Bob, che affonda il bisturi del disagio di Vivere con sensibilità e un po' di nausea esistenziale sia nella coppia amica, Bob e Lulù, sia nel proprio rapporto con Madeleine, sua moglie. Intorno al "tavolo operatorio" scorrono perfetti ritratti di varia umanità, e...la Senna. Commovente, e molto consigliabile.
Een briljante psychologische roman van Simenon. Grand Bob, de goedgebekte gangmaker bij ieder treffen van vrienden, bij hem thuis of elders, heeft al op de eerste pagina een einde aan zijn leven gemaakt. In de loop van het boek leren we ieder facet van zijn leven kennen, via getuigenissen van familie, vrienden en kennissen. Geleidelijk wordt duidelijk hoe hij tot zijn beslissing is gekomen. Simenon verkent zo impliciet een aantal levensvragen. Hoe goed kun je iemand kennen? Wat betekent het om een goed leven te leiden? Wordt je levenspad meer bepaald door je afkomst of door je eigen keuzes? Welke prijs is autonomie waard? Dat de aap die helemaal aan het eind uit de mouw komt geen verrassing is, maakt het verhaal nog realistischer.
Rebuscando en la biblioteca descubro a este escritor francés, al que sólo conocía como autor de novelas policiacas. En ésta hay un toquecillo de misterio (¿por qué Bob se suicida?), pero mucho más de estudio del carácter humano, de las relaciones entre hombres y mujeres, del amor, del cariño, de la amistad. Destila un poco de machismo controlado. El honorable doctor de familia perfecta liado con la operaria semi-prostituta, o Bob acostándose con todas las que le apetecía con la complacencia de su mujer (ella fue prostituta, pero sólo hasta conocerlo a él…)
Le grand Bob, c’est l’exploration de l’âme d’un homme par un ami. Bob s’est suicidé sans laisser de message avec l’espoir (vain) que sa mort passe pour un accident.
Mais qui était-il vraiment ? Et pourquoi a-t-il mis fin à ses jours ?
Un roman exploratoire sensible qui date pourtant d’une autre époque où l’on retrouve Simenon dans ses travers les plus déplaisants lorsqu’il parle du corps des femmes. Comment pouvait-il comprendre aussi finement l’humain tout en étant aussi fièrement nauséabond ?
Non c'è Maigret, ma anche questa è una indagine. L'indagine sulla vita di un uomo, alla ricerca di un colpevole. E mentre indaga su di lui, l'amico dottore - voce narrante - indaga su di sé e su tutti noi. A volte disturbante, è anche un saggio sulla solitudine e l'incomunicabilità. Una piccola pecca: il finale, che vuole essere - almeno un poco - consolatorio: forse perché, in fondo, abbiamo per forza bisogno di dare un senso a quel che accade.
Questo è stato il mio secondo e ultimo tentativo per farmi piacere Simenon. Un paio di anni fa ho letto Le sorelle Lacroix, che mi ha lasciato un po’ perplessa, per questo volevo dargli una seconda possibilità. Ovviamente la copertina Adelphi di Il grande Bob ingannerebbe chiunque compresa me, così che ho buttato quasi venti euro per questo libro. Ma che trama è?????? Non ce l’ho fatta e l’ho mollato a metà, mi sono spoilerato il finale che non è un granché come sinceramente mi aspettavo.