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Ferrara, 1442. Leon Battista Alberti è invitato a corte per partecipare, in qualità di giudice, a un concorso indetto dal marchese Leonello; ma una volta arrivato il marchese, suo vecchio amico, lo incarica di indagare su un fatto spinoso che sta turbando la città: la giovane Laura Pendaglia, erede del cittadino più ricco di Ferrara e promessa sposa di Folco Bonacossi, ha deciso di rinunciare alle nozze e rifugiarsi in convento per farsi monaca. Tra giochi di potere e trame ordite dalle famiglie dei mancati sposi, Leon Battista, con l’aiuto dei suoi fidati compagni, scopre che il giallo ha radici più profonde, in un'oscura storia del passato.
"Il castello delle congiure" è stata una lettura molto bella e intrigante.
La storia è interessante, nonostante in alcuni momenti abbia fatto un po' di fatica a seguire il discorso. Ci sono diversi colpi di scena e il finale è assolutamente azzeccato.
La scrittura dell'autore è particolare, sembra di stampo "classico", ma con l'ambientazione della storia la trovo coerente. Ci sono diverse descrizioni ed è abbastanza scorrevole.
I personaggi non sono ben caratterizzati. Forse avrei dovuto leggere il libro precedente per capire al meglio la figura di Leon Battista Alberti, ma in generale nessuno è approfondito.
Il giallo che il protagonista deve risolvere è interessante, che fonda le sue radici nel passato e lascia il futuro nella mani
di una bambina.
Non ho beccato il colpevole ma, in un certo senso, c'ero arrivata.
Consiglio questo libro se si cerca un giallo storico, con intrighi ma senza troppe pretese.
Una storia che merita ma non lascia del tutto a bocca aperta.
Anche se è proprio vero che: "Dopotutto, anche per usare l'ingegno è necessaria una buona dose di coraggio"