Malvina vive tra gramigna, gatti e paillettes; Irene pianta cinquantadue quadri e al cinquantatreesimo decide; Livia inizia a collezionare sabbia e ciottoli – che ripone in un secchio dentro l'armadio; Greta si trascina dietro da anni sempre la stessa borsa, senza mai aprirla; Diana si vendica di quella volta in cui le hanno offerto un melone senza dirle cosa sarebbe accaduto dopo. Le storie di questo catalogo sono tutte storie di donne che cercano di sopravvivere, in modi diversi, alla solitudine. Ventidue storie in cui esplorare le nostre ombre, le micce oscure che forse non si incendiano soltanto perché non si sono innescate le scintille giuste, quelle che farebbero saltare tutto. Ogni racconto si ispira liberamente a un Arcano Maggiore dei Tarocchi: ventidue racconti brevi illustrati da Marie Cécile.
Mi dispiace non poter dire belle cose di questo libro che ho comprato sull’onda dell’entusiasmo di una sponsorizzata sui social, credendolo un prodotto che in realtà non é. Non é un libro interessante e che indaga nel femminile o nella vita quotidiana contemporanea, non é un’edizione creativa originale o ben curata. É palesemente un libro scritto da un’autrice ma con una buona strategia di marketing (credo rivolta soprattutto a millenials o poco più come l’autrice stessa). L’autrice stessa è molto attiva sui social e si vede che sa bene come autopromuoversi (il che non é affatto una critica, la mia obiezione é sulla differenza fra promuoversi secondo strategie pre impacchettate e altamente instagrammabili e mantenere un’autenticità che magari può peccare di perfezione e fiocchetti ma renderebbe incredibilmente più vera e convincente un’autrice.
Partiamo dalla copertina: non so chi l’abbia progettata ma il formato sembra quasi “sbagliato” per una raccolta di racconti così come per un “catalogo”, la grammatura della carta sembra sbagliata per il tipo di libro. Non é un problema da solo un’aria poco raffinata al libro. Comunque l’unico errore veramente grave é la scelta dei due colori la cui vibranza é talmente sbagliata che risulta leggermente fastidiosa all vista. Per il resto è un peccato per la personalizzazione UV sulla copertina tutta fuori registro, certo capita, però l’aria trascurata che da al libro purtroppo è irrecuperabile.
Il libro. Vorrei non essere cattiva nei riguardi della scrittrice perché mi dispiace, é chiaro che ci sono moltissime buone intenzioni e ambizioni in questo libro, il problema é che al momento attuale l’autrice non é matura, a livello di scrittura e anche di caratterizzazione. Non bisogna essere titolati per dirlo, penso, ma aver letto abbastanza da sapersi destreggiare fra i linguaggi degli scrittori e dei romanzi/racconti. Qui manca completamente un perché in ogni racconto, non si capisce perché venga raccontato e la scrittura manca completamente di vitalità, i personaggi sono caratterizzati in modo scolastico, si fa un elenco abbastanza millennial e stereotipato di chi é la donna di turno(la sua passione per le piante sempre molto pinterest come pothos, monstere, la sua eccentricità che la rende unica e inimitabile ecc). Ogni racconto é pressoché uguale all’altro, nessun tema viene veramente affrontato, anche quando si intuisce chiaramente di cosa si tratta viene solo utilizzato per alimentare il sensazionalismo del racconto che vorrebbe forse mostrare le assurde cose che determinati dolori o situazioni portano una persona a fare ma tutto ciò non viene indagato, non traspare angoscia, o disgusto e repulsione, non si può empatizzare con le protagoniste perché sono completamente piatte, come le illustrazioni che le accompagnano che non hanno tridimensionalità. A volte addirittura la conclusione delle storie é vaga e appositamente fumosa in modo da renderla più interessante e forse enigmatica ma questo é un escamotage poco efficace. Altre volte gli epiloghi sono invece forzatamente violenti ma le motivazioni che hanno portato a quella violenza sembrano date per scontate, restano in superficie, il che le fa stridere e sembrare poco integrate e realistiche. Ci sono tante figure estremamente banali e noiose. Molte storie sono grottesche e non in modo positivo, purtroppo non ho preso appunto mentre leggevo se no riporterei qui i passaggi a cui mi riferisco. Molte storie sono frettolose e non approfondite, e si da per scontato che al lettore debbano andare bene i pochi appunti impersonali dati sulla vita di una sconosciuta che dovrebbe prendere forma ai nostri occhi e farci capire il perché della sua storia.
Vorrei salvare la storia di Nives perché fra le tante, é quella che mi é sembrata con più potenziale e potrebbe essere sviluppata seguendo territori meno esplorati e originali e diventare qualcosa di realmente interessante.
Penso abbia del potenziale anche l’ultimo racconto “il primo gennaio” e c’é un unico personaggio che mi ricorderò ed é la povera Ester, nonostante anche la sua storia sia estremamente forzata, l’ho apprezzata.
Le case abbandonate che desiderano rivivere è uno dei mie argomenti preferiti e forse HoppÍpolla lo sapeva quando ha scelto di inviarmi questa raccolta di ventidue racconti. Ispirati liberamente a un Arcano Maggiore dei tarocchi, ventidue vite si susseguono fra le pagine, ognuna rappresentata da una preziosa illustrazione di Marie Cécile. La solitudine è il filo rosso che le lega, insieme a spazi domestici che a volte fanno paura e in altre diventano rifugio, a sentimenti contrastanti che lottano fra loro nel cuore, in attesa di scoprire una risposta corretta - se mai esiste.
(...) perché alla fine siamo tutti mosche che volano intrappolate dentro a un bidone dell'immondizia, e di ciò che sta oltre il coperchio non ne sappiamo proprio nulla.
Ed è così che incontriamo Malvina, in una casa diroccata che si trasforma in un luogo che vorrebbe tornare a vivere; Ada, racchiusa in un corpo che si adegua al dolore, smette di alimentarsi e si trasforma in altro: tutto pur di non rimanere se stessa. E poi Livia, che divora il mare per sentirlo battere forte nel cuore, e ancora Stefania, che lotta contro una società che ci vuole far invecchiare troppo velocemente.
Questo volume è da lasciare lì, a germogliare nell'animo in attesa di rigoderselo.
Questa raccolta di racconti ha delle perle, nascoste qua e là. Il mio entusiasmo mi ha portata a divorare le storie ma, verso la fine, è scemato. Sono storie che vogliono tirare fuori il tragico e il grottesco, anche a costo di una ripetitività logorante, giustificata (ma non sufficientemente) dal tema della solitudine.
Gramigna e Paillettes, Malvina: è un racconto che mi ha fatto male. Mi colpisce la solitudine così estrema. È un incubo di vecchiaia.
La convalescente, Ada: non riprendersi dalla perdita del grande amore, e voler ritornare nel grembo materno.
L'altra donna, Alice: qui altro colpo al cuore, mi sembra la storia di mia nonna. Non potevo restare indifferente.
Senza tracce, Nives: la perdita di un figlio. Lasciare che l'entropia vinca su tutto.
Il secchiello arancio, Livia: la perdita dell'amore e il volerla compensare con una dieta singolare. Il racconto si concentra molto sulle sensazioni date dalle cose ingoiate. Poco approfondito. Una solitudine da riempire.
Il signor Macis, Luisa: qui grandissimo boh. Non ho capito il finale della storia. E se l'ho capito, rimane un boh.
Riparare l'invisibile, Greta: questa sembra una storia con del potenziale un po' sprecato. Si va sull'horror ma non si capiscono i motivi.
L'orologio azzurro, Ester: si riprende il tema della perdita, in questo caso del figlio, che si finge di superare ma a costo della lucidità. Un horror contemporaneo.
La vicina del piano di sopra, Anna: questo racconto mi ha colpita tantissimo. È cattivissimo, spietato, tutto pennellato quel tanto che basta per disegnare una storia veramente tragica.
Questioni condominiali, Fabrizia: un melange di pazzia e povertà insipido.
Un atto di rispetto, Sabrina: un racconto gratuitamente triste, non sviluppato abbastanza.
Il peso dei numeri, Giulia: un' eroina femminista irreale.
La ragazzina, Stefania: un racconto che ti fa dire "mai fidarsi delle persone".
Il cinquantatreesimo quadro, Irene: è il terrore di tua madre quando ti ripete che dovresti uscire di casa invece di restare in camera tua tutto il giorno. Cambierei il titolo con "come morire aesthetic".
Le recluse, Lavinia: un altro boh. Bella l'atmosfera, ma la storia è solo un abbozzo. Che difficilmente potrebbe stare in piedi, se approfondita.
Siamo sempre state solo noi due, Matilde: violenza gratuita. Un tema femminista trattato male. Una madre che probabilmente non voleva essere madre, con un pizzico di depressione post partum più le paranoie normali che si hanno come neo mamma, che è prontissima a commettere una follia.
Gli angeli delle mucche, Rachele: storia di sorelle commovente. La parte macabra è, di nuovo, gratuita. Il quadro che ne esce ha comunque un valore che trovo artistico e romantico.
La panetterie delle vedove, Norma, Elvira, Ilde: un grandissimo no. Traspare una grandissima ignoranza in fatto di cucina (già annusata in precedenza, ma volutamente ignorata per non guastarmi il piacere) e la storia è così insensata, così femminista senza fare alcun favore al famminismo, che era meglio se non ci fosse. Ricorda pure la storia di Giulia (il peso dei numeri).
Qualche vizio bisogna pure averlo, Diana: un bozzetto mal tratteggiato di un'idea un po' banale, da film dell'orrore di serie b.
Il giardino sul retro, Daniela: vedi sopra, con influenze di Pinterest/Instagram.
Il rito, Nora: io scommetto che l'autrice abbia sta passione per le cure naturali e il cibo sano e bio, che faccia cose ayurvediche e altre ciarlatanerie simili. Anche questa storia mi ricorda un'altra, quelle delle panettiere killer.
Il primo gennaio, una storia in frammenti: bellina, finale carino, insensata come la vita lo è a volte.
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Ho conosciuto Lucia in occasione di un corso alla Scuola Holden di Torino. Mi sono iscritta alla sua newsletter, la cui lettura mi riempie sempre il cuore e mi fa riflettere su me stessa. Non ho potuto quindi fare a meno di leggere il suo primo libro. Catalogo di donne sole mi ha fatto compagnia per tre settimane. Tutte le sere, prima di andare a dormire, leggevo un racconto. Non avrei potuto fare di più, perché ogni storia è densa di dettagli, di significato e merita di essere assimilata con parsimonia. Le donne del Catalogo sono tanto oscure quanto vere e coraggiose. Vorrei si scrivesse più spesso di come la sofferenza, prima o poi, abbia bisogno di manifestarsi come può. Non vedo l'ora del prossimo lavoro di Lucia.
Storie che esplorano ombre e incertezze del femminile, descrivendo il subconscio e la solitudine di protagoniste abbandonate e dimenticate dal mondo. Dei racconti brevi che con la loro prosa leggera e allo stesso tempo inaspettata e tagliente, trascinano il lettore nel mondo delle “arcane”, un catalogo di donne sole, complicate, grottesche e verosimili.
Le storie di queste Donne sono le storie di ognuna di noi, anche se non lo vogliamo ammettere. Un libro difficile da digerire perché sai che ti appartiene, Crudo, a tratti spietato, ma anche dolce come l'acacia e fresco come il mattino.
Shameful that a woman writes such a mi shaped portrait of women that live alone, as if they are all crazy psychopath unable to deal with trauma and be healthy and happy. I missed opportunity to write an empowering book.