Bellano 1915. In una sera di fine novembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto, che in paese risolve anche le questioni di cuore. Suo figlio Geremia, docile ragazzone che in trentadue anni non ha mai dato un problema, sembra aver perso la testa. Ha conosciuto una donna, dice, e se non potrà sposarla si butterà nel lago. L’oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, di cui niente si sa eccetto che è bellissima – troppo bella per uno come lui – e che insieme alla sorella Zemia sta per inaugurare una merceria. Il che basta, nella piccola comunità, a suscitare un putiferio di chiacchiere e sospetti. Perché la loro ditta può dirsi “premiata”? Da chi? E quali traffici nascondono i viaggi che la Giovenca compie ogni giovedì? Soprattutto, come si può impedire al Geremia di finire vittima di qualche inganno? Indagare sulle sorelle sarà compito del prevosto, per restituire alla Stampina un figlio “normale”. Facile dirlo. Non così facile muoversi con discrezione laddove sembrano esserci mille occhi e antenne… Cos’è un paese se non un caleidoscopio di storie, un’orchestra di uomini e donne che raccontando la vita la reinventano senza sosta, arricchendola di nuovi particolari? Con micidiale ironia, Vitali dà voce a questo coro – una sinfonia di furbizie e segreti, invidie e pettegolezzi – che mostra una faccia sempre diversa della verità, e un attimo dopo la nasconde ad arte. Un romanzo che è come le chiacchiere di paese: quando inizia non si può più fermare.
Italian writer and doctor. Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru (1992), A partire dai nomi (1994), L'ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008), Almeno il cappello (2009, premio Casanova; premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante; Premio Campiello selezione giuria dei letterati; finalista premio strega), Pianoforte vendesi (2009) e Mamma de sole (2010) . Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l'opera omnia.
El diavul el g'ha la gona e quasi mai i culzòn el diavul vestiss de dona e quasi mai de omm
Tutto quello che ci si può aspettare da un libro di Vitali, e anche di più. Il tutto è Bellano, il prete saggio e la perpetua impicciona, il carabiniere smaliziato, le osterie, le feste paesane, l'operaio del cotonificio - non esattamente una cima -, le misteriose "forestiere", gli intrighi amorosi e di affari. Il di più è una certa lentezza della lettura, insolita. Resto dell'idea che Vitali dovrebbe darsi al racconto: qui abbiamo trecento e passa pagine di troppo. Scritte con mestiere, certo, ma di troppo restano. E' come voler diluire in un serial di tre stagioni la sceneggiatura di un film di un'ora e mezza, giusto per rendere l'idea...
Grande pregio di Vitali, che gli vale la seconda stella (la prima è per campanilismo), è l'essere garanzia di letture piacevolmente lievi e rilassanti.
Gustato più di altri romanzi di Vitali perché i personaggi principali sono caratterizzati benissimo e non c'è il minimo rischio di fare confusione o di non ricordarsi chi è chi. Tra l'altro ci sono dei nomi e cognomi talmente particolari e originali, che da soli valgono la lettura! Purtroppo ho trovato delle situazioni che non mi tornano dal punto di vista logico, soprattutto nel finale e questo mi ha fatto scaturire quella spiacevole sensazione di insoddisfazione latente che si manifesta quando non si riesce a capire se c'è effettivamente qualche ingranaggio incagliato o se in realtà la storia ha tutti gli elementi al posto giusto e a far difetto è stata l'attenzione di un lettore che ha letto nottetempo, battagliando col sonno!
Questo libro, il primissimo di Andrea Vitali che leggo, mi è passato sotto le mani un po' per caso: era un regalo di compleanno di mio padre, ma me lo sono letto io per prima! Stava lì, in salotto che richiamava a gran voce la mia attenzione.. XD
Come, dove e quando l’avesse vista, lo sapeva il Signore..
Non potendo fare confronti con le altre opere di Vitali (che cercherò di recuperare), posso solo dire che questa storia mi ha conquistato fin da subito: i personaggi principali son ben definiti e con i nomi che si ritrovano (alcuni davvero geniali!) era impossibile far confusione; tutte le volte che pensavo d'aver capito cosa nascondessero le due sorelle Ficcadenti venivo puntualmente smentita, e si cambiavano le carte in tavola! Il finale mi ha lasciato un po' d'amaro in bocca, rispetto al resto del libro mi è sembrato un po' tirato via e ci son rimasta malissimo
Gradevole carrellata di personaggi, tutti riconoscibili nei propri compaesani se si vive in un paesello, mentre il bello sta nell'affibbiare a se stessi una di queste parti, come no! Tempi e pensieri lunghi, tranne nel finale in cui tutto precipita e in un modo che non è il migliore possibile, almeno in un romanzo.
L'impressione è che il signor Vitali si diverta a scrivere mi è venuta dopo una trentina di pagine. Dopo un cinquantina, ho chiesto a chi l'aveva già letto -e me l'ha prestato- se il dottor Vitali scrivesse prima i capitoli di ciascuna storia e poi li mettesse insieme (tipo la storia uno su fogli gialli, la due su fogli rosa, la tre su quelli azzurri...e poi mischiasse i colori secondo la successione dei numeri). Ovvio che non lo sapeva, anche se, nella sua giovinezza, ha passato buona parte della stagione estiva, appena sopra Bellano -e quindi poteva aver spiato i traffici letterari del romanziere Vitali-.
Libro che vi chiederà di essere terminato, perché ha l'andamento di un giallo, la morale del riscatto, la tragicità e la comicità delle vicende del piove sempre sul bagnato.
Però, per me, dell'autore forse sarà anche l'ultimo.
Romanzo carino per la storia, la tipizzazione dei personaggi, il finale (né banale né scontato); storia molto equilibrata, senza sbavature o lungaggini inutili. Lo consiglio.
Mentre su un ramo del Lago di Como Manzoni immaginava il coronarsi del sogno d’amore tra Renzo e Lucia, su quello accanto Vitali mette in scena una storia di tutt’altro genere, senza farsi però mancare intrecci romantici, prepotenti signorotti, perpetue impiccione e preti restii a celebrare matrimoni. Il romanzo è ambientato negli anni ’10 a Bellano, città natale dell’autore stesso, dove la tranquillità non viene turbata tanto dagli eventi mastodontici della Prima Guerra Mondiale, quanto da un fatto all’apparenza di poco conto: in paese giungono le Sorelle Ficcadenti ed aprono la loro merceria. L’arrivo della seducente Giovenca e della ripugnante Zemia crea problemi innanzitutto ai due bottegai del paese, che tentano di ogni modo di bloccare sul nascere questo pericoloso concorrente. I guai più grossi riguardano però il piano sentimentale, infatti Geremia -da tutti additato come un povero stolto- perde la testa per Giovenca, inconsapevole di essere diventato parte di un piano ben più grande di lui; e ben più grande di quanto il lettore possa inizialmente immaginare. A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono un gran numero di personaggi più o meno importanti, come la madre di Geremia, Stampina, sempre in pena per il figlio, o il Notaro, Editto Giovio, emblema del rozzo arricchito che è certo di poter acquistare classe e fascino con il denaro. Dell’evento scatenante, la trama di espande, complessa eppur ben articolata, in due filoni principali: nel presente seguiamo le vicende delle sorelle Ficcadenti a Bellano, mentre nel passato l’autore ripercorre la bizzarra storia della Premiata Ditta, esponendo con cura ma anche in modo sorprendere tutti gli eventi che hanno portato Giovenca e Zemia ad avviare la merceria. Per mantenere il lettore sempre attento, i fatti sono riportati in tanti piccoli flashback, che si alternano alla narrazione al presente da un terzo del libro fino alla fine. L’aspetto più peculiare dell’intreccio narrativo sta nell’abilità dell’autore di spingere il lettore verso una soluzione per i molti misteri, per poi ribaltare completamente le carte in tavola all’ultimo, specialmente nell’imprevedibile finale. Così descritto, questo romanzo parrebbe quasi un thriller, ma in realtà è ostico assegnargli un solo genere; infatti il tono leggero e spesso comico, caratteristico soprattutto della prima metà del libro, cede a poco a poco il posto a delle atmosfere decisamente noir e a dei misteri tipici del giallo. I personaggi creati da Vitali, seppur vittime della sua comicità parodistica, sono perfetti per la storia senza risultare stereotipati. Va segnalato però che a tratti sembrano essere davvero troppi perché il lettore possa ricordarsene, anche a causa degli strani nomi, che l’autore assegna perfino alle comparse. Un altro elemento a mio avviso esagerato è l’ampio utilizzo di termini o intere frasi in dialetto che, mancando spesso una pronta traduzione, potrebbero rendere difficile la piena comprensione di alcune scene. A stupirmi in modo davvero positivo è stato in gran parte il realismo che impregna l’intero romanzo; in special modo nel finale, è chiaro che non basta essere tra i buoni per ottenere il proprio lieto fine. E proprio come accade nella realtà, individui dalla dubbia morale possono essere raggiunti dal giusto castigo, come pure scamparlo senza rischio alcuno. Degno della mia lode anche lo stile, che intreccia indiscriminatamente pensieri e dialoghi nella parte descrittiva; particolare anche la presenza di molti proverbi popolari e di frasi spezzate con i verbi quasi nascosti nel testo. Per quanto riguarda la struttura del romanzo, i capitoli sono senza eccezione brevi, a volte brevissimi, come dei paragrafi. Da segnalare l’evidente omaggio al “Don Camillo” di Guareschi, specie per la presenza di un prete tanto invischiato nelle vite dei suoi parrocchiani, ma anche per l’ironia sottile eppure abbondante che impregna l’intero volume e tutti i suoi personaggi.
C'è del movimento e del vociare a Bellano da quando ha aperto la nuova merceria "Premiata ditta sorelle Ficcadenti". Due sorellastre in realtà, cosa evidente anche dall'aspetto completamente differente delle ragazze: Zemia piccola, bianca come il latte e brutta, si dice che il padre biologico sia morto "di parto" perchè appena vista la bambina le è venuto un colpo apoplettico, Giovenca invece sembra un'angelo caduto dal cielo per quanto è bella, un fisico da mozzare il fiato, alta e bionda con occhi che ammaliano. In molti si innamorano di Giovenca e a Bellano sarà Geremia a fare le spese della di lei bellezza; il ragazzo, mancante di qualche venerdì, ed il suo innamoramento sarà la preoccupazione e il dolore della madre Stampina che farà di tutto per fargli cambiare idea, complice anche il prete del paese e la perpetua Rebecca. Zemia e Giovenca però hanno dei segreti e una vita piuttosto movimentata, tra svariati personaggi più o meno eccentrinci, vita quotidiana di paese con anedotti strampalati e viaggi nel passato della vita delle due, si scopriranno i loro piani e si vivrà una sorta di giallo nell'anno 1915.
Questo romanzo parte con la presentazione dei personaggi principali in maniera comica e particolare. Gli aspetti grotteschi di alcuni, i nomi particolari, rendono questi personaggi e le pagine iniziali divertenti e curiose, andando avanti con la lettura la storia si fa però un po' monotona e i capitoli brevissimi, con alcuni salti temporali, interrompono la lettura e la rendono meno fluida. Quando la storia si stava facendo un po' pesante Vitali ha inserito una parte da romanzo giallo, che ha dato alla storia una svolta e una curiosità nell'andare avanti in un libro che altrimenti avrebbe avuto fra le pagine storielle di paese a tratti banali anche se simpatiche e non molto più.
Ho apprezzato tantissimo questo libro, 450 pagine circa che scorrono via con una fluidità che mai mi sarei aspettato per una storia ambientata agli inizi del '900 e che si porta dietro un modo di scrivere non proprio contemporaneo. La trama ruota intorno a due sorelle, le Ficcadenti appunto, che si trasferiscono nel paese di Bellano per aprire una merceria. Di qui si diramano le vicende di Geremia, che vuol prendere in sposa la più bella delle due, il prete del paese che ha sempre le mani in pasta, vecchi spasimanti di Giovenca Ficcadenti, nonchè notai, militari, imprenditori artisti del mondo del bottone, un poeta che plagia D'Annunzio. I personaggi sono veramente tanti e vari, ma tutti delineati con estrema maestria. Di solito faccio fatica a seguire storie con così tanti personaggi ma qui non ho avuto alcun problema. Anche la scelta di fare capitoli brevi mi è sembrata adatta a una storia così ricca di flashback, divagazioni e approfondimenti "collaterali", lasciando grande dinamicità a una lettura che non mi ha annoiato mai. Libro scelto come terza riserva per il prestito in biblioteca e che mi ha sorpreso in positivo. Sicuramente leggerò altro di Andrea Vitali
Una lettura piacevole, soprattutto per il sottoscritto, studente di italiano, per il suo linguaggio agile ed aperto, anche a volte preciso ed 'ufficioso' (magari sbaglio nei termini, ma cosí impariamo...senza paura!), come se indossasse un completo. Nel senso positivo, dico, il tono ironico, spiritoso, non sta mai lontano della superficie. Nella storia, i personaggi, ben sviluppati e descritti, hanno piú peso che la trama, ma questa anche è interessante. Si intravedeva che la fine sarebbe una sorta di collissione fra tutti loro, e si è risolta diversamente da come aspettavo, dunque la voglia di leggere fino a tardi fa che adesso mi chiedono tutti, 'ma queste occhiaie?'
Interrotto. Lo stile freddo e impersonale e il narratore onnisciente privano il romanzo di ogni sentimento ed emozione umana. Sembra di leggere un resoconto dell'archivio storico in cui si raccontano delle vicende sui tuoi antenati, non un romanzo con personaggi di fantasia che vivono a tre dimensioni. L'unica cosa vagamente interessante – ed emotiva – era il rapporto affettuoso tra le due sorelle, la bellissima Giovenca e la brutta Zemia. Ma anche quello era appena accennato, intuibile dai gesti e non dalle emozioni e dai pensieri. Forse tornerò a leggerlo in futuro, il tempo può cambiare molto, ma al momento non ne conservo un bel ricordo.
Divertentissimo! È il primo libro di Vitali che leggo e devo dire che non mi ha delusa. La brevità dei capitoli, che si concludono sempre in modo che tu ti chieda: "Quindi? Cosa succederà adesso?" fa sì che sia una lettura piacevole e scorrevole. Interessanti sono tutti i personaggi, dai protagonisti ai comprimari, un miscuglio di persone che restituiscono al meglio le dinamiche del paesino e alcuni con dei nomi talmente geniali che è impossibile dimenticare. Il finale mi ha un po' lasciato con l'amaro in bocca, ecco perché non ho potuto dare 5 stelle. Che dire di più... peccato per la buon anima del Geremia.
Nuove residenti da appena un mese, le sorelle Ficcadenti (una alta bionda bella, l'altra piccola grigia scura), aprono una nuova merceria in paese, la terza merceria. Per le altre due mercerie è guerra aperta. Lettura scorrevole, leggera, simpatica, veloce, a volte sarcastica. "Ma ormai, pensava la Rebecca, chi muore giace, chi vive si dà pace, c'era poco da fare, nessuno restava qui per far semenza, indietro non si tornava"
Quando ho letto la trama di questo libro mi ha subito attratto ed ho avuto ragione . Mi sono divertita tantissimo a leggere questo libro. La storia e scorrevole ma piena di intrecci, i personaggi sono ben costruiti e niente è lasciato al caso. Il finale mi ha sorpreso non pensavo potesse finire cosi. Insomma mi è piaciuto dall'inizio alla fine tanto da finirlo in pochi giorni. Consigliatissimo.
Finalmente siamo tornati ad una trama un po' più corposa rispetto a quelle degli ultimi romanzi ed era proprio ora, però il finale è frettoloso e sgonfi, non mi ha soddisfatto appieno
Secondo tentativo fatto con questo autore dopo "Regalo di nozze", letto un paio d'anni fa; due romanzi diversissimi, che in comune mantengono soltanto l'ambientazione: Bellano, paese del nord Italia sulle rive del lago di Como. Già le prime pagine incuriosiscono, offrendo, al di fuori del racconto, la presentazione dei personaggi principali, quasi fosse un testo teatrale. In realtà non lo è per niente, forse lo ricorda un po' nella divisione in un numero elevato di capitoletti brevi, (ben 137!), scritti a mio parere mantenendo un buon equilibrio e un giusto compromesso tra descrizioni e dialoghi, senza eccedere mai nè con gli uni nè con gli altri, rendendo così scorrevole la lettura. La storia narra di due sorelle che arrivano in paese per aprire una nuova merceria, portando scompiglio tra gli abitanti, in particolare in una famiglia, il cui figlio si innamora perdutamente di una delle due. Chi si aspetta una storia d'amore, rimarrà però deluso: l'attenzione infatti girerà intorno a questo evento senza mai soffermarsi più di tanto sui suoi particolari. La trama segue infatti bensì due percorsi narrativi, uno presente ed uno che mostra il passato delle due sorelle e gli eventi che le hanno portate in paese, finchè essi non si incroceranno, procedendo a filo unico verso un finale per niente scontato. In questo intreccio si mescoleranno decine di personaggi differenti, tutti ben presentati, con caratteristiche che li rendono unici e permettono al lettore di immaginarli e di riconoscerli come quelle personalità che non possono mancare in qualsivoglia comunità. La lettura scorre veloce, passando quindi da un ambiente all'altro, da questo a quel personaggio, da questa a quella situazione, risultando quindi varia e incuriosendo sempre più il lettore. Lo stile risulta chiaro ed essenziale, senza mancare però di particolari e termini che fanno riconoscere la penna di un buon autore; in alcuni punti ho trovato un po' difficile e il dialetto, stavolta del nord piuttosto che del sud, ma ovviamente è necessario per dare più credibilità ai personaggi popolari e, da lettrice accanita di Camilleri, so che basta un po' di abitudine per non trovarlo più ostico. L'unica nota è per gli ultimi capitoli, nei quali un po' la curiosità di scoprire il finale, un po' la mancanza di nuovi luoghi o personaggi, rende la lettura un po' più pesante...Ecco forse qualche pagina di meno ci sarebbe stata bene. In definitiva lettura piacevole ed scrittore assolutamente da continuare a seguire.
Sicuramente un bel romanzo, scritto bene, divertente ma con risvolti tragici. Mi piace la caratterizzazione dei personaggi, mi piace la concatenazione di intrecci e il retrogusto di religiosità tipico di un piccolo paesino in cui per qualsiasi problema ci si rivolge prima al parroco che ad altre autorità. Tuttavia l'ho trovato pesantemente lungo, molti capitoli che non forniscono apporto concreto alla storia potevano o essere saltati, o essere incorporati in forma breve in altri capitoli. Diciamo che a Vitali piace scrivere e lo fa anche bene, sarebbe in grado di riempire pagine intere parlando solo di aria fritta.
Ho sempre apprezzato i romanzi di Vitali. Leggeri e scorrevoli, si leggevano con facilità e rapidità. Si leggevano, infatti. Perché questo romanzo ho fatto veramente fatica a finirlo.
La storia è semplice: due sorelle, Giovenca (quella bella) e Zemia (quella brutta) Ficcadenti aprono una merceria a Bellano, scatenando non solo le ire dei due merciai del paese ma anche le passioni dello scemo del villaggio, il Geremia. Fin qui tutto semplice. Ma è da qui che parte una serie di storie e un intreccio di diverse trame che rendono il libro difficile da seguire, pesante da leggere e da comprendere. Troppi personaggi, alcuni che compaiono solo per qualche pagina per poi scomparire nelle nebbie del lago di Como.I personaggi che compaiono per più di un capitolo poi sono stereotipati e piatti, se non addirittura fastidiosi.
Più di quattrocento pagine di noia, che mi farà seriamente riflettere sulla possibilità di leggere altri libri di Vitali.
Più che la storia in sé, è tutto il piccolo mondo sociale che è rappresentato in queste pagine a essere un vero gioiellino, a essere universalmente riconosciuto perché, pur vivendo un po' più a sud di Belluno, ho ritrovato la generazione dei miei nonni, che ormai sta scomparendo, che sembra essere comicamente amalgamata da tutte quelle piccole innocue credenze ataviche, quella diffidenza ancora rustica e quel pragmatismo meraviglioso, completamente diverso dal comportamento odierno, che preferisce le parole ai fatti. La storia è carina, che è un modo gentile per dire che non è nulla di che, scorrevole e con una vena umoristica affettuosa. I personaggi sono interessanti e ben caratterizzati, i nomi sono particolari e buffi. Unico difetto, la minestra è annacquata: a un certo punto si capisce che la trama si conclude e ci vuole una bella fine, ma questa non arriva mai e si continua per almeno dieci pagine a chiedersi cosa ci sta a fare tutta quella carta.
Bellano, nell'inverno 1915, è un tranquillo borgo sul lago di Como, fino a quando la bella Giovenca Ficcadenti apre una merceria con Zemia, la sorella brutta. Chi sono? Da dove vengono? Il prevosto è costretto a intervenire: Geremia, giovane non troppo sveglio, ha deciso che si butterà nel lago, se non potrà sposare Giovenca...
Come sempre, Vitali riesce a ricreare un mondo lontano e a renderlo reale, ti sembra quasi di essere in merceria o in canonica! Finale inaspettato, povero Geremia. Non succede chissà che, ma è la quotidianità che conta, con i personaggi semplici, ma anche svegli e curiosi.
E' il primo libro che leggo di Andrea Vitali e devo ammettere che mi ha conquistato per la caratterizzazione dei personaggi e per il ritmo veloce, che l'autore imprime soprattutto nella prima parte della narrazione, ma che non riesce a mantenere nel corso dell'intero romanzo. E' veramente un peccato, perché l'opera sarebbe stata perfetta se fosse stata leggermente accorciata nella seconda parte. Mi è piaciuto il colpo di scena finale, anche se era in parte prevedibile già a metà dell'opera. Ad ogni modo, è un bel romanzo scritto con uno stile scorrevole e accattivante.
Un mondo di paese, quasi primitivo, costellato di miti. [...] La coralità, insieme al mistero di quella premiata ditta, e la domanda perché premiata costituiscono la trama di questo romanzo di Andrea Vital, finito di stampare nel marzo del 2014.
E' il primo libro che leggo di questo autore. Avevo molta aspettativa perché in biblioteca era stato preso in prestito senza tregua per più di un anno. Purtroppo non mi ha convinta. Il testo inizia bene, simpatico e coinvolgente, ma a metà diventa lento, ripetitivo, invitandomi a saltare interi capitoli. Fosse stato lungo la metà probabilmente avrebbe funzionato di più.
Gradevole, si legge con piacere. Parte piano: si narrano le vicissitudini del pesino di Bellano nel momento in cui irrompono nella sua quotidianità le sorelle Ficcadenti, vi sono flashback che ne spiegano il passato, e c’è tutto attorno il colorito mondo di Vitali, dove la gente ha dei curiosi nomi. E poi verso la fine un crescendo, ad aumentare l’interesse, e il romanzo diventa quasi un giallo.