Questa opera segreta, che la narrazione al tempo stesso occulta e svela, si dichiara apertamente in alcuni scritti insieme di meditazione e di memoria, solo in parte editi e qui per la prima volta raccolti in volume. Queste prose convergono verso il punto da cui per la Ortese tutti gli altri dipendono: "Restituire al reale, nostro paese compreso, il significato di appartenenza a un'altra realtà, più vasta e inconoscibile, con la quale sembrerebbe necessario, per rinnovarsi, confrontarsi ogni tanto".
Born in Rome in the year 1914, Anna Maria Ortese grew up in southern Italy (primarily Naples) and in Lybia, the fifth of nine children of a soldier's family often short on money. Like many poor girls of her generation, Ortese left school at age thirteen, initially with the idea of studying (and then, teaching) music in mind; until the discovery of literary romanticism, particularly the writings of Edgar Allan Poe and Katherine Mansfield, and her need for creative self-expression made her turn to writing.
She eventually studied with Massimo Bontempelli, proponent of the "magical realism" she herself would soon make her own as well, and in 1937 published her first collection of short stories, entitled "Angelici Dolori." Her work garnered her native Italy's most prestigious literary prizes (most notably, the 1953 Premio Viareggio for the collection of stories "Il Mare Non Bagna Napoli" – published in English under the title "The Bay Is Not Naples" - and the 1967 Premio Strega for the novel "Poveri e Semplici"), and she is considered one of the foremost Italian writers of the 20th century.
TI PREGO, ANNA MARIA torna su questo pianeta, vorrei parlarti! Mi pento di aver vissuto 16 anni della mia vita senza sapere chi tu fossi e che tu eri su questa Terra insieme a me. E adesso che vorrei scriverti, non è possibile. Voglio far giustizia del silenzio editoriale che ti è toccato e che non meritavi. E farò il possibile per parlare di te nei miei video e trovarti tanti nuovi lettori, come meritavi. Al fianco di Pirandello, nella memoria italica, ti vorrei.
Per quanto riguarda Corpo Celeste, la scrittrice parla di sè e della sua esperienza di vita in due resoconti per una conferenza e tre interviste. Dunque tenetevi questo libro per completare la conoscenza della sua biografia e delle sue opere. Qui è svelato tutto il segreto del Porto di Toledo, quindi nel caso leggete prima quello.
"Non vediamo la tirannia del Nulla. Il denaro oggi ha mutuato ogni lavoro, ogni opera [...] Chi fa qualcosa non lo fa più per sé, o in onore del Dio nascosto - fa quella cosa o un'altra ( e se sia la peggiore, non importa) nella sola speranza di ottenere l'ingresso nel Regno, farsi cittadino della Internazionale economica, devoto circonciso del nuovo Tempio! Odio il denaro! Non il piccolo denaro dato alla tua fatica, con il quale compri un libro, o un giardino, o salvi la tua anima (da inerzia e tristezza), ma il grande, l'infinito denaro col quale compri tutte le città e i campi che vuoi, e anche 'questa siepe, che da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude'. Oggi, non c'è più libro che possa essere comprato da te, se il Grande Denaro giudica che i libri (che quel libro) è inutile, e nessuna 'siepe' ti separerà dall'infinito - se ti fa male - o te lo concederà, se lo ami".
“Sento che vivere è viaggiare, e viaggiare è crescere. Sento che occorre un mutamento nel paesaggio. Sento che è fondamentale un mutamento nel cuore.”
Corpo Celeste è considerato il testamento letterario di Anna Maria Ortese, grandissima scrittrice italiana troppo spesso dimenticata o non sufficientemente celebrata. Contiene cinque frammenti del pensiero e dell'etica dell'autrice, tutti risalenti agli anni '80. Sono frammenti pregni di insoddisfazione e isolazionismo, di un'amarezza resistente e resistita alla vita, di denuncia verso uno stato italiano che continua a cantare solo attraverso le proprie voci privilegiate. L'Ortese, come sempre nella sua vita, dona voce a chi non ne ha; dunque non solo ai ceti poveri, ma anche alla natura, agli animali, alle piante. La natura è tema fondativo della poetica dell'Ortese, e in questi scritti personali l'amore “filiale, infantile” per la Terra si scaglia contro l'antropocentrismo e il dio Denaro, l'inganno, la corruzione come morte di fiducia e speranza. “La libertà è un respiro”, scrive l'Ortese, “Creare è una forma di maternità; educa, rende felici e adulti in senso buono. Non creare è morire e, prima, irrimediabilmente invecchiare.” Niente è dunque dovuto all'uomo, che continua ad annaspare aggrappandosi sempre ai valori sbagliati.
Che dire, io mi sono innamorata non solo della scrittura e dello stile raffinato dell'Ortese – che non fa sconti a nessuno, quindi armatevi di ferma concentrazione –, ma anche della sua personalità, femminea e monumentale, di una stazza impareggiabile.
"Dovunque siano occhi che vi guardano con pace o paura, là vi è qualcosa di celeste, e bisogna onorarlo e difenderlo. So questo. Che la Terra è un corpo celeste, che la vita che vi si espande da tempi immemorabili è prima dell'uomo, prima ancora della cultura, e chiede di continuare a essere, e a essere amata, come l'uomo chiede di continuare a essere, e a essere accettato, anche se non immediatamente capito e soprattutto non utile. Tutto è uomo." (Attraversando un paese sconosciuto, p. 52)
"Godere e consumare il bene prodotto da altri – l'espressività altrui – sembra buona sorte, a chi ha denaro. Non lo è. Necessario non è comprare e godere, ma fare e pensare in proprio." (Dove il tempo è un altro, p. 93)
"Due scoperte sublimi: la Tristezza della Gioia, e la Compassione per gli Ultimi." (Non da luoghi di esilio, p. 150)
È una Ortese molto autobiografica e introspettiva quella di Corpo Celeste. I flussi di coscienza racchiusi nel libro sono accomunati dalla sfiducia verso l'intelligenza umana, spesso contrapposta alla ragione, e il suo amore per la natura, così indifesa di fronte alla supremazia dell'uomo. È un libro molto intimo, forse per questo di non facile interpretazione, eppure così attuale nel suo descrivere minuziosamente la sconcertante virtù del nulla.
immensa ortese, vorrei tanto poter avere una conversazione con te è un libro che ho dovuto leggere in più momenti nonostante sia molto breve, ho sentito la necessità di digerire ciò che ho letto e sento di aver mancato ancora molte cose. da rileggere assolutamente
Due versioni di un discorso per una conferenza che mai si fece, ma che forniscono interessanti spunti per capire e interpretare quel'immenso capolavoro che è "Il porto di Toledo" (una sorta di autobiografia trasfigurata), perchè scritti poco dopo la sua pubblicazione (che passò tristemente inosservata). A seguire alcune interviste (vere dal principio, ma poi immaginarie, una serie di autointerviste) che ci aiutano a scoprire l'anima e il pensiero (morale e politico, spirituale e filosofico) di questa scrittrice grandissima, così ignorata in vita, una voce "scomoda", da vera autodidatta quale ella fu, così solitaria e isolata nel panorama culturale italiano, ma così lucida e profonda da lasciarci incantati di fronte a tanta profondità e alla continua meraviglia che lei stessa provava di fronte alla vita e alla sofferenza che essa naturalmente contiene. E proprio in queste pagine si trovano alcune preziose chiavi per comprendere meglio quello strano "Alonso e i Visionari" (il Bambino, il Puma,...) che è stato il suo ultimo e complesso romanzo che ci ha lasciato.
Inutile parlare molto di questo libro, non me la sento; DOVETE LEGGERLO. Anna Maria Ortese è la più grande figura esponente della letteratura del Novecento. Comunque vi riporto il commento di un Ragazza in merito al libro che mi è piaciuto molto.
"Libro breve, come di cose serissime, su cui si ha pensato molto e si parla rapidi. Alcune biografiche, altre speculative, altre saggistiche. Offre con mistero la sua saggezza, e vela il resto (vale a dire da dove venga). Sembra scritto per non essere letto, come un libro segreto. Balsamico e ipnotico, si legge continuamente in più e più momenti della vita. Va usato."
Nel perdersi e tremare continuo dell’anima ho percepito il sentimento del vivere dell’Ortese espresso in queste pagine con estrema ammirazione verso la natura e le sue piccole cose.
Un libro sorprendente, che raccoglie due saggi composti dalla Ortese in occasione dell'invito - poi annullato - a parlare di scrittura ai lettori di una città scandinava, insieme a due lunghe interviste in cui la scrittrice ha modo di esprimere la sua concezione della vita. In questo piccolo, ma intenso, scritto Anna Maria Ortese si mette a nudo, raccontando la sua vita: le origini modeste, la guerra, i trasferimenti da una casa e da una città all'altra, la ricerca di un lavoro e i piccoli incarichi nell'editoria. E la sua carriera di scrittrice, non sempre fulgida, anzi più punteggiata di delusioni che di successi, ma comunque attiva e ricca di impegno civile e culturale. E' proprio l'intento di comprendere, attraverso il pensiero critico, il mondo circostante che spinge la Ortese a scrivere: in particolare i saggi e le risposte riuniti in questo volume, ma in generale i suoi libri: perché, come la filosofia si fa nascere dal thauma (lo stupore terrifico, la meraviglia per qualcosa che ammalia e insieme spaventa), così pure la letteratura, per la scrittrice, nasce dallo sguardo stupito che lei stessa rivolge a un mondo che non riconosce e non capisce più, e che vorrebbe vedere diverso. Un libro cult per i fan della Ortese, ma anche il primo passo per conoscere un'autrice sicuramente diversa da tanti altri.
Un’altra domanda, ingenua, se permette: crede ancora in qualche cosa?
Naturalmente. Credo in tutto ciò che non vedo, e credo poco in quello che vedo. Per fare un esempio: credo che la terra sia abitata, anche adesso, in modo invisibile. Credo negli spiriti dei boschi, delle montagne, dei deserti, forse in piccoli demoni gentili (tutta la Natura è molto gentile). Credo anche nei morti che non sono più morti (la morte e del giorno solare). Credo nelle apparizioni. Credo nelle piante che sognano e si raccomandano di conservare loro la pioggia. Nelle farfalle che ci osservano, improvvisando, quando occorra, magnifici occhi sulle ali. Credo nel saluto degli uccelli, che sono anime felici, e si sentono all’alba sopra le case… In tutto credo, come i bambini. In una sola cosa non credo: nell’uomo e nella donna, che esistano ancora. Posso sbagliarmi, ma esse mi sembrano ormai luoghi comuni, simulacri di antichi modelli, canne vuote, dove, nelle notti d’inverno, fischi ancora, piegandole, il vento dell’intelligenza, che li sedusse e distrusse.
Un libro intimistico, per certi versi attuale per la perdita dei valori, la corruzione dell’anima, l’antropocentrismo, il consumismo culturale a cui nemmeno il “libro” non esente. Se ne lamenta spesso in queste pagine, di come il merito economico abbia più peso del suo contenuto di parole vuote che non si riconnettono con la libertà, la ragione, il diritto, l’empatia, la natura e il cosmo.