Dieci anni di viaggi tra Bulgaria, Romania, Albania ed ex Jugoslavia sulle tracce di vicende e di episodi poco conosciuti che hanno fatto la storia – non solo calcistica – di queste terre. Dal Marakana di Belgrado alle utopie di cemento degli spomenik jugoslavi, dal Maksimir di Zagabria alle sponde del lago di Ocrida, senza generalizzazioni né stereotipi, calandosi fra la gente, entrando nei bar, lungo le strade, sui gradoni di tanti stadi in giro per i Balcani. Un viaggio dall’Adriatico al Mar Nero, lungo il Danubio e la Drina, tra vecchi amici e burberi tifosi, birre e cori, ćevapi e rakija, per provare a decifrare i Balcani attraverso la lente d’ingrandimento del calcio.
Un libro che è insieme un reportage di viaggio, una miniera di informazioni su un calcio minore eppure ricchissimo, e una raccolta di storie incredibili di quella terra assurda e bellissima che sono i Balcani. Scritto con amore e competenza rari.
Periodo complicato di cui risentono anche le letture, fortunatamente solo in termini quantitativi: qualitativamente, mi sono davvero goduto il viaggio – non solo calcistico – di “Balkan Football Club”, recentissima fatica letteraria di Gianni Galleri che ci racconta dieci anni di visite in Bulgaria, Romania, Albania e nei paesi dell’ex Jugoslavia, attraversati alla ricerca di storie, incontri, nuove amicizie nel segno della storia calcistica e del tifo.
Completata la lettura di un libro di cui rimpiango solo – comprendondola – la mancanza di un apparato iconografico (e quanti passaggi su Google Immagini per dare una occhiata ai luoghi descritti!), mi rendo conto di avere nella mente una frase che più banale non si può, ma che è davvero universalmente vera: persino in questi anni di show business, regolamenti cambiati a uso televisivo, orari di gioco improbabili, ci sono pochi aspetti dell’umano vivere in grado di unire più del calcio. E’ vero nelle conversazioni con uno sconosciuto al bar, è vero nel determinare la nscita di una nuova amicizia ed è ancor più fortemente vero quando a dialogare sono due supporter di una “minoranza calcistica”: quelle realtà galleggianti fra professionismo e pantani sportivi, magari con un passato glorioso alle spalle e come unica ambizione riaffacciarsi – per un periodo di tempo che sai già non sarà eterno – nel calcio che conta. Accomuna questi strani esseri una tendenza nostalgica, il ricordo di imprese titaniche su campi di provincia, l’epica di un gol al 94esimo quando tutto sembrava perduto (sono i gol migliori, quelli della sopravvivenza, più di quelli della promozione). Galleri li racconta perfettamente, inseguendo uno stadio che ha visto tempi migliori o tracciando, attraverso le scritte sui muri e gli adesivi sui pali, una mappa culturale di una nazione divisa fra i clun che la rappresentano.
La copertina verde di “Balkan Football Club” ha catturato la mia pupilla alla Ubik di Trieste, e non poteva essere altrimenti.
Non ne so niente di calcio ma mi affascina sempre vedere come le città si fondono con le loro squadre, e quindi questo è il libro giusto per me. Ho potuto rivivere il mio anno nei Balcani e aggiungere un altro tassello per capire meglio questi paesi. Peccato però che i capitoli su Bosnia, Croazia e Serbia siano così brevi.
Dire che questo libro parla di calcio è limitante. L'autore usa il viaggio come un mezzo per raccontare tanti aspetti delle società dei paesi che visita. È una lettura piacevole e scorrevole, utile per avere uno sguardo sui Balcani; un libro scritto da chi ama questa regione e l'ha esplorata in un lungo e in largo per oltre un decennio.
Questo non è solo un libro sul calcio balcanico, sui suoi eroi e sulla tifoseria, è molto di più. Un mix di storia e sociologia per provare a capire quella parte di Europa. Galleri è un vero esperto, conosce davvero con grande competenza il calcio di quei Paesi e anche la storia e non parlo mica solo degli Stati più "famosi", parlo anche di Kosovo e Macedonia. Davvero complimenti all'autore per il lavoro svolto frutto di anni di contatti con il mondo ultras di quei posti. Mi ha stupito che questo libro sia esaustivo anche nel raccontare i fallimenti durante le visite: stadi chiusi o troppo in disuso per essere visitati. Nessuno sconto, grande realismo. Un affresco sull'Europa Centro-Orientale meno nota.