La fortuna di "La sposa cadavere", che parte da un'antichissima leggenda ebraica per evolversi in un gioco di cornici, è particolarmente interessante perché non si limita solo ai suoi contemporanei. Oltre ad aver influenzato alcuni delle maggiori scrittrici e scrittori del gotico inglese, ha notevoli affinità anche con "L'uomo della sabbia" di E.T.A. Hoffmann o "La donna dal collier di velluto" di Alexandre Dumas; giunge infine ai giorni nostri quando, nel 2005, il grande regista Tim Burton ne ha tratto il pluripremiato film d'animazione in stop-motion, "Corpse Bride". Anche se la storia ha sempre risvolti e finali differenti nelle diverse versioni che si susseguono nei secoli e attraversano il mondo, il tema centrale che permane è quello dell'espiazione di una colpa o della riparazione di un torto subito nel contesto di un legame sentimentale. Questo è ciò che avviene nella leggenda popolare tramandata oralmente riportata da Schulze nell'ultima cornice della sua novella. Secondo questa leggenda, il fantasma di una donna vaga da secoli per la terra col fine di espiare la colpa di aver abbandonato l'amato portandolo alla morte, e assume di volta in volta nel corso dei secoli l'aspetto di giovani donne affascinanti per sedurre gli uomini, finché non troverà quello capace di resisterle. Uscendo dalla dicotomia tipicamente ottocentesca che vede la donna di volta in volta come espressione o della femme fatale o della Santa, della seduttrice o della brava moglie, nel suo testo Schulze promuove un personaggio femminile ambivalente capace di riassumere in se stesso entrambi questi aspetti e soprattutto avvalora la questione dell'alleanza fra donne, assente in altri testi del tempo o precedenti.
Sarebbe stata la lettura perfetta per la spooky season, ma non ho resistito. La leggenda della Sposa Cadavere, che risale al XVI secolo, ci viene tramandata dapprima oralmente e poi messa nero su bianco dal rabbino Isaac Ben Solomon Luria nel suo racconto "Il dito". In questa opera, il mito del non morto viene rielaborato in maniera unica e suggestiva. Nel 1811, lo scrittore Friedrich August Schulze con “Die Todtenbraut,” offre una sua reinterpretazione di questa novelette ebraica dal sapore dolceamaro, distaccandosi dall’originale, presentando differenze significative tanto nella costruzione dell’intreccio quanto nel finale. Inoltre, tale leggenda ha poi ispirato il celebre regista Tim Burton per la realizzazione del suo film pluripremiato, "La sposa cadavere".
Prima di proseguire con la disamina del racconto, desidero dedicare un momento all'analisi dell'oggetto "libro". ABEditore è sinonimo di qualità in questo ambito. L’edizione si fa notare per: la traduzione direttamente dal tedesco; la copertina dalle delicate rifiniture in bassorilievo, simili al merletto; tutte le illustrazioni interne sono immagini originali della fine del XIX secolo, perfettamente adattate al contesto. Dettagli curati nei minimi particolari che ne esaltano la bellezza e ... dopotutto, è risaputo che anche l'occhio vuole la sua parte.
Eviterò di soffermarmi sulla trama, poiché la sinossi è già chiara e dettagliata, e la storia è talmente breve che qualsiasi ulteriore dettaglio potrebbe rovinarvi la sorpresa di scoprirlo personalmente. Il racconto si presenta con un’intelaiatura narrativa complessa e stratificata, simile alle matrioske russe: all'interno di una storia se ne annida un'altra e un’altra ancora. Con l'avanzare della trama, l'atmosfera diventa progressivamente più cupa e carica di mistero, si addensa una nube di oscuri presagi che avvolge il lettore. Una favola folle, una danza macabra che si compie sull’impalpabile linea di demarcazione che separa il regno dei viventi da quello degli spiriti.
È un'opera che si legge davvero in un soffio tenendoti incollato alle pagine finché non l'hai finito e, ne sono convinta, saprà accontentare anche i lettori più esperti di letteratura gotica e del perturbante granguignolesco. Molto utile la presenza di un fitto apparato di note a piè di pagina e per l’esaustiva postfazione che è ricchissima di spunti. Ricordando i tempi del liceo classico, ho notato delle analogie con la storia di Filinnio e Macate, opera dello storico greco Flegonte di Tralle. Mi ha colpito in particolare per la figura del “ritornante” ossia un defunto che torna dall’oltretomba in una forma quasi tangibile, confondendosi tra i vivi.
Schulze dà prova di essere un vero pioniere, capace di sovvertire i cliché tradizionali del genere letterario in poche, ma efficaci pagine. Le figure femminili, solitamente intrappolate in ruoli stereotipati, qui acquistano una nuova dimensione e profondità psicologica. Lontane dall'essere identificate come il sesso debole o addirittura idealizzate, le donne nella sua opera sfuggono e sfidano attivamente le convenzioni sociali dell’epoca, rifiutando di essere confinate soltanto nel ruolo di angelo del focolare domestico. In ultima analisi la narrazione, pur senza dichiararlo apertamente, assume i contorni di un racconto moraleggiante, che invita a riflettere sul vero significato di alcuni temi universali e imprescindibili - elementi chiave dell'effimera esistenza umana e di natura dicotomica quali: vita e morte; fedeltà e tradimento; amore e abnegazione; vendetta e destino; colpa e redenzione. Il contenuto, tuttavia, presenta un'enigmaticità che lo rende aperto a molteplici interpretazioni.
Un po' lontanucci dalla trasposizione a firma Tim Burton, è comunque molto gradevole. Ci sono delle chicche come il sangue mescolato al vino che faranno impazzire di gioia le anime dal cuore nero. Purtroppo alla letteratura gotica mi sono avvicinata raramente e quasi sempre per testi correlati a Dracula e simili, ma ho capito che lo stile 'racconto attorno al fuoco' come aneddoto narrativo non rientra tra i miei preferiti. Però ha saputo incantarmi più lui di altri anche più celebri.
Una postilla: ho notato tra i miei contatti che si predilige l'acquisto dell'edizione ABeditore. Ai puristi degli originali, consiglio questa. Non soltanto è uscita qualche mese prima, ma la traduzione all'interno è la versione dal francese di Eyriès del 1812 che, sebbene qualche leggero discostamento dalla leggenda ebraica, permise la diffusione del racconto in lingua francese, all'interno di quel Fantasmagoriana che ispirò Mary Shelley, John Polidori e compagnia.
Libro obbligatorio per gli appassionati di letteratura gotica! Sebbene si possa pensare che sia il racconto da cui Tim Burton ha preso ispirazione per il suo film d’animazione in stop motion, non è proprio così!
Infatti, la leggenda popolare della “sposa cadavere”, come leggiamo nell’interessantissima post-fazione del testo, trova antiche origini nella cultura popolare ebraica. Detto ciò, come spesso accade, diverse versioni di quella storia sono state poi rimaneggiate e si sono distanziate dalla narrazione originale dando vita ad altri racconti. Tim Burton, per il suo film, si è rifatto alla versione russa della storia!
Tornando al libro in questione, Shulze è un autore di culto quando si parla di letteratura gotica - il suo lavoro ha influenzato autori quali E.T.A. Hoffmann e Mary Shelley!
La struttura di racconto nel racconto è estremamente interessante ma rende la storia poco scorrevole! Ciò nonostante, si tratta di una lettura molto bella e che appassionerà tutti gli amanti del genere! L’edizione AB editore è molto curata sia nell’estetica che nel contenuto! Il volume è completato da bellissime illustrazioni al suo interno e da effetti in rilievo sulla copertina!
A completare l’ottimo lavoro una pre e una post-fazione che forniscono contesto storico e altre importantissime analisi e Interpretazioni della storia!
🤍 Da brava fan di Tim Burton non potevo farmi sfuggire questo piccolo libricino, che tuttavia differisce molto dal celebre film che tutti amiamo. Hanno tuttavia alcune somiglianze dovute a una matrice comune, un'antichissima leggenda ebraica a cui Burton rimane molto fedele nel suo Corpse Bride. La leggenda, nel corso dei secoli, ispira svariati autori, come Hoffmann, Dumas e lo stesso Schulze: è proprio la sua versione quella che leggiamo in questo libro.
💍Senza entrare troppo nella trama, data la brevità dell'opera e il rischio di spoiler altissimo, posso però dire che quella che mette in scena Schulze è una serie di storie intrecciate l'una all'altra in un gioco di cornici, una dentro l'altra come piccole matrioske, dal sapore onirico e vagamente inquietante. Il tema principale è sempre quello dell'espiazione di una colpa o la riparazione di un torto subito in un contesto amoroso, attraverso il ritorno dalla morte per cercare una pace che non si è trovata in vita. Ecco che il giuramento d'amore eterno, spesso suggellato da inquietanti patti e rituali di sangue, se infranto diventa colpa imperdonabile e, inevitabilmente, condanna.
🪦Ma l'elemento che più mi è piaciuto del racconto è la visione progressista dell'essere femminile. Schulze esce dalla dicotomia ottocentesca della donna che rientra in due sole categorie, quella della seduttrice o della brava moglie, della "santa" o della "strega", introducendo personaggi femminili dai tratti più confusi, che escono da queste categorie così nette e che, di conseguenza, acquistano profondità e complessità. E così la "sfascia famiglie" si fa vittima, la vittima si fa carnefice: non più stereotipi, ma personaggi realistici e tridimensionali.
🖤Questo nuovo modello di donna promuove anche una forte alleanza e solidarietà femminile, che identifica nell'uomo traditore il vero nemico della storia e che, di sicuro, si rivela modernissimo e all'avanguardia per il suo tempo. Insomma, se amate le storie di fantasmi ben fatte e con diversi livelli di lettura questa è la storia giusta per voi.
Ben lontano dall’opera di Tim Burton che ha portato questa storia sul grande schermo, La Sposa Cadavere si rivela come una rivisitazione di una leggenda ebraica dove lo spirito della donna è condannato a cercare espiazione per l’eternità dopo aver abbandonato il suo amato conducendolo così alla morte. Il finale cambia a ogni versione, ma rimangono comunque invariati la ricerca di salvezza e il contesto sentimentale. In questa traduzione ho apprezzato molto il gioco di storie che si legano tra loro creando un intreccio interessante e ben costruito, anche se ammetto che la storia in sé non mi ha coinvolta quanto credevo. Ma bisogna dare merito ad ABEditore per questa edizione meravigliosa, come sempre curata in ogni dettaglio e alla post fazione interessante che mi ha intrigata più della storia stessa. Nel complesso se amate il genere gotico non potete perdervi questa uscita.
Un libro piccolino ma di sostanza, una piccola chicca da da divorare in una serata.
La sposa cadavere racconta del marchese, un uomo particolare e inquietante, il quale intrattiene i suoi conoscenti con una storia da brividi. Dice di aver conosciuto un duca con due figlie gemelle, distinguibili solo per la presenza di una voglia a forma di fragola di una delle due. Purtroppo quest’ultima è precocemente dipartita e la sorella, afflitta dal dolore, non riesce a trovare un buon partito. Questo fin quando non si presenta a casa sua un conte affascinante che dice di averla incontrata a Parigi, ma in realtà la ragazza non si è mai spostata da casa …
Il libro tratta una storia molto diversa da quella descritta da Burton nel celebre film, ma capace comunque di inquietare e far salire un brividino. Non crea un senso di paura ma bensì di disagio che cresce con l’evolversi delle vicende. Anche nel libro, come nel film, la figura della sposa cadavere è centrale nel racconto, bensì con ruoli diversi e forse più terrorifici nel primo.
In generale è un libro che consiglio caldamente e che rileggerò sicuramente molto volentieri.
Storia molto diversa dalla versione che conoscevo (quella ebraica sulla quale si è basato Burton per il suo film stop-motion) ma allo stesso tempo ugualmente spaventosa ed intrigante
Ho trovato davvero interessante anche la post-fazione della Gianni, ricca di spunti ed informazioni circa contesto del racconto, altre versioni e altre storie gotiche del periodo, insieme ad un'analisi in ottica più femminista del tutto
Poi vabbè, i titoli della ABEditore sono sempre dei piccoli capolavori<3
Avevo delle aspettative molto alte, che sono state disattese: la storia è confusionaria e la soluzione finale convince poco. Questa idea del racconto, nel racconto a sua volta nel racconto stanca e confonde. Alcune scene sono state intense ed evocative ma per la maggior parte non ho trovato il testo così avvincente e inquietante quanto credevo.
Un racconto gotico affascinante, figlio di un'epoca in cui il soprannaturale non era solo una finzione narrativa, ma un mezzo per indagare le paure più profonde dell'animo umano, riportando il mistero in una società dominata dal razionalismo. Il cuore del racconto batte attorno a una figura femminile potente e ambigua: una sposa morta che torna dal regno dei defunti in cerca di vendetta. Un personaggio che, sorprendentemente, sfugge agli stereotipi dell'epoca: non solo vittima né del tutto carnefice, ma un enigma che si svela lentamente, con inquietante bellezza. ABEditore fa un lavoro eccellente (come al solito): la traduzione di Chiara Gianni, dal tedesco originale, è rispettosa del tono e della punteggiatura ottocenteschi; la postfazione offre spunti preziosi; l'oggetto-libro è un piccolo gioiello, ricco di dettagli editoriali curatissimi. Per gli amanti del gotico, ma anche per chi vuole scoprire le radici europee di molte atmosfere horror moderne. E per chi, come me, ama quando i fantasmi non fanno solo paura, ma anche pensare.
Questa edizione de “𝕷𝖆 𝕾𝖕𝖔𝖘𝖆 𝕮𝖆𝖉𝖆𝖛𝖊𝖗𝖊”è un vero gioiellino gotico! 🩶
📖Tradotto direttamente dall'originale del 1811, è un libricino che in poche pagine riesce a trasportare chi legge in uno scenario suggestivo, ambiguo e misterioso, fatto di racconti nel racconto che rimandano ad antiche leggende di fantasmi e personaggi enigmatici.
🪶Una di queste è quella del fantasma di una donna “che assume di volta in volta, nel corso dei secoli, l'aspetto di giovani donne affascinanti per sedurre gli uomini, finché non troverà quello capace di resisterle” e che le permetterà di espiare la colpa per aver abbandonato e portato alla morte il proprio amato.
💀A tal proposito, sebbene la storia di Schulze tragga ispirazione dalla stessa leggenda ebraica da cui anche Tim Burton ha preso spunto per l'omonino film d'animazione, le due versioni differiscono per trama e finale, ma anche qui ritroviamo sempre i temi e i tormenti dell'amore, del tradimento, della morte e della redenzione.
Insomma, una lettura da assaporare tutta d'un fiato, che saprà sicuramente stimolare la curiosità delle anime più - ma anche meno - gotiche! 👻
Edizione Abeditore eccezionale: copertina bianca a merletto bellissima e illustrazioni interne. Interessante anche la postfazione. Racconto gotico avvincente, costruito a incastro dove si inseriscono storie nelle storie; il marchese che racconta della visita ad un amico e durante una cena narra loro di un matrimonio veneziano finito male a causa di una dama misteriosa e chiede che gli venga narrata la storia della sposa cadavere. E poi il finale: chi è davvero questo marchese misterioso, fortunato al gioco, conoscitore di storie di fantasmi?
La sposa cadavere è una spiazzante storia gotica costruita alla maniera delle scatole cinesi e si può leggere in lingua tedesca all’inizio del secondo volume del Gespensterbuch (1811) di Apel e Schulze. La presente edizione propone la traduzione del racconto dalla celebre e piuttosto fedele versione francese di Eyriès (La Morte Fiancée, 1812) che fece conoscere la storia soprattutto in Gran Bretagna, come attestano le numerose versioni inglesi largamente rimaneggiate e pubblicate in quegli anni. Il volume presenta inoltre una sintesi particolareggiata della leggenda ebraica del XVI secolo dal titolo Il dito, alla quale Tim Burton si è chiaramente ispirato nel suo adattamento cinematografico del 2005. Edizione tascabile e ricca di illustrazioni.
“Si diceva infine che, come punizione per la sua perfidia, avrebbe vagato finché non avesse trovato un uomo che avrebbe cercato invano di far venire meno ai suoi impegni”
“La sposa cadavere” è parte di una raccolta di storie di fantasmi in cinque volumi chiamata Gespensterbuch, pubblicata tra il 1810 e il 1815 e curata da August Apel e Friedrich August Schulze. Alcuni racconti del secondo volume furono tradotti dal tedesco al francese dal geografo marsigliese Jean-Baptiste Benoît Eyriès e proprio a questi fa riferimento Mary Shelley nella prefazione all’edizione del 1831 del suo romanzo. “La sposa cadavere” fu tradotta in francese da Eyriés col titolo di “La Morte Fiancée” nel 1812 e nel 1813 in inglese da Sarah Elizabeth Brown-Utterson con il titolo “The Death-Bride”. Si può dire che questo racconto sia ritornato sotto le luci della ribalta nel 2005 per il film d’animazione di Tim Burton ma da come si può vedere sembrerebbe che il regista abbia preso più ispirazione dal racconto “Il dito” che dall’opera di Schulze.
“La sposa cadavere” è il classico racconto gotico, ambientazione ottocentesca, toni cupi, castelli isolati e quella costante sensazione che il velo tra mondo terreno e ultraterreno sia molto sottile. La Boemia, Parigi, Venezia sono posti perfetti per questo genere, si sente quell’atmosfera oscura, misteriosa dove il lettore non sa più cosa sia reale. In questa breve opera si vede il differente approccio che si ha quando ci si trova davanti l’inspiegabile il nobile lo chiama “sciocche superstizioni” mentre per il ceto sociale più basso sono delle vere e proprie credenze. Le magnifiche illustrazioni fanno entrare il lettore ancora più profondamente nella storia e lo stile elegante ti immerge nella società dell’epoca. È stato interessante conoscere il vero racconto della sposa cadavere molto diverso dal film d’animazione ma allo stesso modo ha innescato la mia curiosità. La sposa cadavere è lo spettro di una donna che in vita si è comportata in modo indegno con il proprio amato facendolo morire di dolore, quando lei si sposò con un altro la prima notte di nozze l’amato morto le apparve la sua è come una maledizione il suo ruolo è quello di far cadere in tentazione gli amanti rendendoli infedeli come lei. Quando il conte con il marchese vanno nella cappella di famiglia a controllare che il corpo della figlia del primo sia ancora nella bara ho avuto come un flash e mi è venuta in mente la scena di Van Helsing e gli altri quando vanno a controllare la tomba di Lucy Westenra, quando trovo queste somiglianze mi fa sempre piacere (ovviamente “La sposa cadavere è uscita prima di “Dracula”). Nell’introduzione viene detto che la storia è costruita alla maniera delle scatole cinesi e ci offre uno spaccato di vita ottocentesca infatti non è difficile immaginare come una volta si narrassero questi racconti paurosi nelle sere nei salotti.
Se siete amanti delle storie gotiche ve lo consiglio, è un breve racconto ma che ha tutte le caratteristiche del genere e perché dopo riguardatevi “La sposa cadavere” di Burton per vedere le differenze.
Tenere fra le mani questo piccolo e candido volume è come ammirare il pizzo di un abito da sposa, passeresti ore a contemplare quei delicati e intricati decori, come del resto io passerei ore a osservare e accarezzare ogni curva del bellissimo pattern realizzato grazie alla stampa a rilievo che impreziosisce la copertina di questo stupendo volume. Conosciuta anche come "embossing" (che adoro e in cui mi cimentai anche io ai tempi dell’università), questa tecnica crea un innalzamento della carta rispetto al piano mediante la compressione della carta fra due matrici metalliche, una in rilevo e l'altra incavata. Nel caso specifico di questa copertina si parla però di "debossing" che, viceversa, crea uno sfondamento della carta rispetto al piano. La laminazione oro del titolo poi è quel tocco di classe che rende questa edizione ancora più pregiata, sembra quasi la partecipazione ad un matrimonio.
Un matrimonio, c’è da dirlo, non molto felice dato il tenore del racconto di Friedrich August Schulze, che in questa edizione della Abeditore troviamo tradotto direttamente dalla sua versione originale tedesca, pubblicata nell’antologia in cinque volumi di storie di fantasmi intitolata Das Gespensterbuch (Il libro dei fantasmi) tra il 1811 ed il 1815. La traduttrice, Chiara Gianni, non solo riesce a bilanciare antico e moderno, creando una traduzione fedele allo stile dell’epoca riuscendo comunque a non cadere mai nel verboso, così da tenere vivo l’interesse pagina dopo pagina, ma ci delizia anche con un’introduzione e, soprattutto, una postfazione capaci di farci apprezzare ancora di più sia autore che opera. L’introduzione si concentra su Schulze e la sua vita che ci viene raccontata in breve, insomma, fa quello che dovrebbe fare un’introduzione, raccontare l’autore e la sua opera e non tesse le lodi del traduttore come fanno altre case editrici (ancora peggio quando il traduttore è anche il curatore della CE e le lodi se le auto-tesse).
La postfazione, che ho adorato, è un viaggio tra mito e storia, partendo dal "Mito di Villa Diodati" e le storie di fantasmi, fino ad arrivare ad un esame dei stereotipi di genere che colpiscono la figura della donna con la classica dicotomia "o santa o strega", dove la santa è la fidanzata tradita o la moglie scelta solo perché considerata un buon partito e la strega invece è il fantasma femminile in cerca di vendetta, ricordandoci però che i personaggi femminili di Schulze sono molto più sfaccettati e "moderni", promotori di un’alleanza tra donne, una vera e propria sorellanza, capace anche di salvare da un matrimonio infelice la povera malcapitata di turno.
Insomma, un volume che è una piccola opera d’arte, perfetta non solo nell’aspetto ma anche nella sostanza, come solo la Abeditore sa fare.
Nel celeberrimo saggio "Danse Macabre", Stephen King chiede ai propri lettori chi di loro sarebbe abbastanza matto da prendere fra le braccia il cadavere putrescente di una donna, dalle orbite vuote e i capelli divenuti giaciglio per i vermi, e trascinarlo in un valzer di m0rte. Nessuno… forse. Forse nemmeno gli uomini infedeli, spergiuri, che pure, fra le pagine di questa storia, complice la tendenza a sottovalutare la capacità di un cuore spezzato di scuotere perfino gli equilibri ultraterreni, si rendono protagonisti dell'interpretazione più letterale – e, di conseguenza, sinistra – possibile del classico (ma non per questo banale!) connubio fra Eros e Thanatos.
La versione de LA SPOSA CADAVERE proposta dalla ABEditore, traduzione dell'originale racconto tedesco del 1811 (il cui autore, Friedrich August Schulze, aveva a sua volta tratto liberissima ispirazione dalla stessa leggenda ebraica che, in tempi molto più recenti, Tim Burton ha riportato in vita tramite l'omonimo capolavoro in stop-motion), pare assumere, a tratti, il sapore della leggenda metropolitana… vedente coinvolte persone diverse, in diverse parti del mondo, secondo modalità solo leggermente diverse fra loro… utile a ricordare di non scherzare con forze irresistibili e insondabili quali quelle dell'amore e del sangue. La sensazione di star assistendo al dispiegarsi di un mito popolare, dopotutto, viene traghettata dalla scelta dello scrittore di optare non solo per una struttura "a cornici", in cui le varie declinazioni della vicenda appaiono incastonate l'una nell'altra in un gioco di richiami reciproci, ma anche per l’attribuzione del titolo di voce narrante a una figura romanticamente evanescente, dotata dell'arguzia di un cantore girovago, il cui punto di vista è caratterizzato da un continuo e sfocato (anche sotto il profilo della punteggiatura) alternarsi fra prima e terza persona che ben contribuisce a enfatizzare le atmosfere surreali dell'intreccio. E, beh, va da sé che ad agevolare l'immersione nei colori opachi e nei suoni lugubri presenti nel volume concorra anche la sua veste estetica, idealmente ritagliata dal velo, ricamato di presagi e allegorie, di una sventurata sposa...
... alla quale, magari, un certo qualcuno potrebbe consigliare un "no more let life divide what Death can join together" come promessa nuziale...
Recensione a cura della pagina instagram Pagine_e_inchiostro: La sposa cadavere è solo una delle tante versioni di una storia orale che si tramanda da secoli. La versione in questione è quella tradotta dal tedesco del 1811, che prende spunto dalla leggenda di origini ebraiche.
Nella versione di Schulze c’è il fantasma di una donna che vaga da secoli sulla terra con il fine di espiare la colpa dell’aver abbandonato un uomo, causandone infine alla morte. Difatti, la leggenda della cosiddetta Sposa cadavere riguarda una donna che, nel XIV o XV secolo, si è comportata in modo così gretto e infedele nei confronti di un suo amante fino a portarlo alla morte e si narra che il suo fantasma l’avesse uccisa proprio durante la prima notte di nozze. Da lì in poi, il fantasma della donna ha assunto di volta in volta l’aspetto di giovani e seducenti donne e si è posto come obiettivo quello di sedurre diversi uomini. La sua condanna sarà interrotta solo quando troverà un uomo di giusti principi, capace di resisterle.
Il tema centrale é la riparazione di un torto subito in un contesto sentimentale, ma anche l’espiazione di una colpa che trapassa dal mondo dei vivi a quello dei morti. Questo breve racconto di fantasmi ribalta lo stereotipo di genere della donna del 1800: la donna non è più una moglie perfetta, angelo del focolare, ma una fumosa e ammaliatrice femme fatale. Si tratta di una leggenda che pende tra vita e morte, vendetta e promesse, etica e amoralità.
Le versione del film d’animazione in stop-motion di Tim Burton si aggancia alla versione russa del racconto, differente dalla quella scelta per questo libro. Il regista aggiunge inoltre l’aneddoto dell’anello infilato in un ramo (che poi si rivela essere un dito della defunta), che innesca la condanna di un ignaro promesso sposo, ora conteso tra una sposa vivente e una cadavere, in bilico tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Menzione d’onore per l’edizione di Abe, la cui copertina sembra riprendere la raffinatezza degli antichi merletti, che comprende una postfazione minuziosa, illustrazioni fantasmagoriche e un’estetica curata nei minimi dettagli.
Quando si pensa alla sposa cadavere è inevitabile pensare all’omonimo capolavoro in stop-motion di Tim Burton. La storia narrata in questo volumetto però prende spunto da una leggenda ebraica del XVI sec. dal titolo "Il dito" di I. B. S. Luria che ben prima di Tim Burton ispirò anche Schulze per la stesura della sua altrettanto affascinante versione.
Il racconto di Schulze è caratterizzato da una struttura a scatole cinesi, alla narrazione principale infatti se ne sovrappongono altre utili al completamento del quadro generale. La leggenda narra che il fantasma di una sposa vaghi sulla terra dei vivi per espiare la propria colpa, ammaliando gli uomini con la propria bellezza per indurli al tradimento ma questa leggenda fa solo da sfondo agli eventi narrati in cui si sovrappongono i racconti di altri personaggi promuovendo l’immagine un racconto all’interno di un altro e così via.
Il tema allegorico delle due spose, una vivente e l’altra morta, si ritrova anche in altre opere precedenti. E’ un tema che propone una visione dell’amore puro e salvifico dell’amata in cui pulsa la vita contrapposto a quello carnale e lussurioso che conduce al peccato e alla morte, una mera illusione effimera e decadente come il corpo inanimato che lo rappresenta. Schulze esce dal classico schema ottocentesco di questa rappresentazione per proporre una figura femminile ambivalente, che mette a nudo la sua duplice natura e svincolandola dall’essere unicamente santa o tentatrice. Inoltre usando l’espediente delle gemelle crea e rende tangibile un legame tra la vita e la morte al pari dell’indistruttibile legame tra sorelle.
Questa è una chicca da avere assolutamente nella propria libreria per gli amanti del genere, trovo assolutamente affascinante indagare più a fondo sulle opere che conosciamo attraverso film e libri d’epoca recente che però hanno radici antiche e spesso dimenticate. Seppur spesso le opere che oggi conosciamo differiscano in qualche modo dall’originale e dalle sue varianti, queste ultime hanno sempre un fascino unico e inimitabile, rendendoci possibile intraprendere un viaggio attraverso i secoli e le leggende ivi sepolte.
Era da tanto tempo che volevo recuperare 𝘓𝘢 𝘴𝘱𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘢𝘥𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦, racconto di Schulze contenuto nella celebre raccolta 𝘍𝘢𝘯𝘵𝘢𝘴𝘮𝘢𝘨𝘰𝘳𝘪𝘢𝘯𝘢; in parte la mia fascinazione era senz'altro dovuta anche al grande affetto che nutro nei confronti della trasposizione cinematografica burtoniana del 2005. È necessario dire però che chi si approccia al testo aspettandosi un racconto fedele alla versione animata potrebbe rimanere deluso, in quanto il regista basa la propria opera su una versione russa del XIX secolo, che risulta per molti aspetti molto differente da quella presentata da Schulze. Quest'ultima — proposta qui in una nuova traduzione dall'opera originale del 1811 — risulta a mio avviso comunque estremamente interessante: oltre il reparto grafico di Abeditore, che contribuisce all'immersione nelle atmosfere funeree dell'opera, l'autore riporta in un quadro metatestuale un personaggio femminile eclettico e sfaccettato, complesso e profondamente affascinante, non ridotto al solito binomio "santa-seduttrice".
Inoltre, la postfazione della traduttrice, Chiara Gianni, contribuisce a dare alcuni elementi chiave per l'interpretazione del testo, andando ad arricchire notevolmente questa edizione. Essa lascia al lettore alcuni spunti di riflessione, che contribuiscono ad approfondire il contesto e la simbologia inerenti all'opera; ho apprezzato molto questa appendice, che mi ha permesso di comprendere ancora meglio le fondamentali allegorie presenti all'interno della narrazione.
𝘓𝘢 𝘴𝘱𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘢𝘥𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 è senz'altro un piccolo gioiello della letteratura gotica, immancabile per chiunque ami il genere e le sue atmosfere spettrali e divinamente sognanti.
𝓛𝓪 𝓢𝓹𝓸𝓼𝓪 𝓒𝓪𝓭𝓪𝓿𝓮𝓻𝓮 - 𝕱𝖗𝖎𝖊𝖉𝖊𝖗𝖎𝖈𝖍 𝕬. 𝕾𝖈𝖍𝖚𝖑𝖟𝖊 🔸 ℝ𝕒𝕥𝕚𝕟𝕘: ⭐⭐⭐⭐.5/5 🔸 ℝ𝕖𝕔𝕖𝕟𝕤𝕚𝕠𝕟𝕖: Ecco un piccolo capolavoro gotico perfetto per summerween (chi come me vorrebbe vivere solo nel mese di Ottobre/Novembre?) incorniciato meravigliosamente dell'edizione di ABEditore(per la quale farò considerazioni più giù). Amo da sempre Tim Burton e il suo film ispirato a questa storia è uno dei miei preferiti (si lo so, che basic...) ignoravo però che ne esistono più "versioni" e questa è la versione tradotta dal tedesco del 1811 (per la quale Chiara ha effettuato un lavoro magistrale), che prende spunto dalla leggenda di origini ebraiche. Una narrazione a più livelli, un racconto nel racconto: tema centrale é l'espiazione di una colpa per un torto subito. Una figura della donna al di fuori del comune: non più moglie perfetta, ma femme fatale. Una donna che vaga da secoli in forma di spirito, che assumrà volti e sembianze finchè non troverà un uomo di giusti principi, capace di resisterle. Non voglio addentrarmi ulteriormente perchè la novella (aimè) è molto piccola e già così sono abbastanza sicura di avervi spoilerato un po' troppo. Ritornando all'edizione: innamoratissima del font scelto per il libro, le illustrazioni hanno accompagnato con fare suggestivo la lettura del libro, ma la cosa che mi ha colpito di più a primo impatto è stata la copertina. Sembra... ricamata. Come un'abito da sposa dell'epoca; con il dettaglio in oro della scritta che incornicia il tutto... che meraviglia! Non sono riuscita a rendervi giustizia nelle foto, è una sensazione che si può ricevere solo dal vivo.
“Per fortuna, signor marchese” disse ridendo forte al mio orecchio, lasciando per un attimo le danze, “qui non c’è nessun fantasma a portata di mano, come nel vostro fidanzamento veneziano”. “Ma non gioite troppo presto” dissi con un dito alzato. “La sfortuna cammina a passo lento. Spesso ce ne accorgiamo solo quando è già alle nostre spalle”.
La matrice di base di questo celebre racconto di Friedrich August Schulze proviene da un’antica leggenda ebraica, e a livello strutturale gioca molto attraverso un imprinting narrativo a cornice. Il fantasma di una donna vaga incessantemente per la terra, avendo come unico scopo l’espiazione della propria colpa per le sofferenze della persona amata in stato di abbandono, e di conseguente morte per infelicità. Essa è costretta ad assumere il volto di innumerevoli donne avvenenti per sedurre il malcapitato di turno, finché non troverà colui capace di resisterle. Un racconto meraviglioso, questo di Schulze, che porta pieno coinvolgimento in una storia di genere gotico puro, sviluppata su più piani colmi di tensione emotiva. Una tensione emotiva che suscita nel lettore stesso la voglia e la curiosità di indagare sul mistero alla base. Un piccolo gioiello di grande influenza per alcune delle maggiori autrici e autori del gotico inglese dell’800, e non solo. Una perla arrivata fino ai giorni nostri, anche soprattutto attraverso il genio registico di Tim Burton, che ne ha liberamente tratto spunto per il suo bellissimo film omonimo d’animazione. Da leggere.
Questa è una leggenda che vede le sue origini nel XVI secolo, reinterpretata poi dall' autore nell' ottocento con differenze nella struttura e nel finale. La novella è talmente breve che non voglio spoilerare nulla se non sottolineare la struttura narrativa veramente particolare... All' interno della storia se ne trova un' altra e poi un' altra ancora...come in una serie di scatole contenute una nell' altra ... Man mano che la storia si svolge davanti ai nostri occhi, l' atmosfera diventa più pesante, palpabile, cupa, misteriosa e il velo leggero che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si fa sempre più leggero... È un' opera che di legge divorandola, sia per la brevità, sia per le tematiche presenti... Vendetta, colpa, tradimento, fedeltà, amore.... Tutto questo unito ad una visione della donna vendicatrice, lontana anni luce da essere il "sesso debole", veramente innovativa per l' epoca in cui è stato scritto il libro, rende questa lettura indimenticabile e la pone, senza ombra di dubbio, fra i classici della letteratura, assolutamente da leggere nella vita... P.S. Da notare la ricercatezza della copertina del libro, che ricorda un pizzo prezioso ottocentescoin rilievo... Ma d'altronde è @abeditore e ho detto tutto...
Essendo una moderata fan di Tim Burton, appena ho visto che esisteva questo libricino mi ci sono tuffata. È stato molto interessante vedere il materiale di partenza, o comunque una parte del materiale di partenza, per la storia del film dallo stesso titolo. Capisci quanto sia un romanticone in realtà il caro Burton, visto come ha sviluppato la storia, come l'ha fatta finire, come l'ha reinterpretata, mescolandola con altre storie della tradizione popolare. È una lettura velocissima, molto carina, è praticamente un cioccolatino, non un'intera barretta di cioccolato: buona, carina, ben confezionata e ti lascia soddisfatta, nonostante sia piccoletta.
E poi mi ha fatto sorridere che raccontando la trama ad una amica più giovane mi ha detto: "Ah, è praticamente un creepy pasta antico!", ed effettivamente, come darle torto?
Interessante scorcio di una storia che è stata rivisitata più volte e che può quindi risultare un po confusa. Trovo che l'introduzione esplicativa di questa edizione in particolare renda perfettamente l'idea in questo senso. Divide la storia che Tim Burton ha portato nelle nostre case con leggende del folklore ebraico e con diverse versioni di racconti del terrore o pseudo storie da salotti intellettuali separandone le origini, le tradizuzioni e tutte le versioni che sono arrivate fino a noi. Dopo questo, sarebbe davvero bello poter leggere la vera storia che da origine al film di Burton perchè questo scritto in particolare si discosta totalmente da quanto visto e in molti appassionati, anche se lo troveranno sicuramente interessante, rimarranno un poco delusi. Consigliata l'edizione di caravaggio come anche quella di Abeditore, lette entrambe e molto apprezzate.
La cosa che più mi spaventa al mondo è il buio, il non vedere, il non capire e non sapere: questo racconto si basa sulla voglia di credere o no a una storia che viene raccontata. Per quanto eccessiva, strana, inquietante, inverosimile, siamo disposti a dare fiducia nelle parole degli altri? Questa matrioska di racconti ci chiede non solo di confidare, ma anche di spostare la normale dicotomia santa/femme fatale su un piano che in una trascrizione ottocentesca di una leggenda popolare suona rivoluzionario - e altrettanto incredibile: la femme fatale qui fa tutt’altro che la femme fatale, non si rivela, perpetra il suo ruolo di persecutrice nascosta ma in vista, senza alcun obiettivo di seduzione. L’atto di fede del resto è qualcosa di potentissimo, un volontario cedimento delle barriere di sicurezza del nostro io profondo proteso ad una conciliazione.
Una lettura perfetta per la notte di Halloween. Edizione meravigliosa (come tutte quelle di ABE) con interessante postfazione.
La leggenda della sposa cadavere è antica e ha molteplici versioni, quella di Schulze non è la fonte di ispirazione per l'omonimo film d'animazione di Tim Burton bensì racconta di una donna fantasma destinata a vagare sulla terra per ammaliare uomini portandoli all'infedeltà. La redenzione arriverebbe soltanto in caso un uomo non cedesse alle sue tentazioni.
La leggenda, di cui si parla nel corso della narrazione, si trasforma a sua volta in altre due vicende oscure raccontate da un misterioso marchese italiano a una compagnia di nobili durante una vacanza in una località termale.