“Sono nata donna, e con questa circostanza sono costretta ogni volta a fare i conti.”
Amalasunta ( o Amalaswintha, in ostrogoto) è la figlia del re Teoderico il Grande, la sua unica erede legittima, ma il suo unico handicap è essere nata donna appunto. E per gli Ostrogoti una regina regnante non è ammissibile, sarà sempre e solo la moglie del re. Ma Amalasunta è una donna indomita, forte, che vuole imparare dal padre come si governa un regno. Teoderico (o Teodorico) ha appena sconfitto Odoacre e riunito sotto di sé il regno italico. Deve però fare i conti con la convivenza fra Latini e Goti, fra due modi completamente diversi di concepire la vita. Nel suo lungo regno Teoderico riesce a far convivere pacificamente i due popoli, facendo notevoli opere di ristrutturazione delle città italiche e delle opere pubbliche precedenti. Installatosi a Ravenna, vi farà costruire la sua tomba, il famoso Mausoleo di Teodorico. Ingrandirà la flotta per difendersi dalle incursioni dei nemici.
Sua figlia non dovrebbe essere destinata a regnare, ma cresce come una ragazza ambiziosa, affamata di cultura, che sa lottare con la spada, cavalcare e andare a caccia. Legatissima al padre, non lo è altrettanto con la madre, la principessa franca Audefleda, sorella di Clodoveo, che invece è una donna dura e autoritaria. Anche in amore Amalasunta vorrebbe essere indipendente e seguire il suo cuore: è costretta a sposare Euterico per esigenze dinastiche, ma lei ama da sempre il suo schiavo Traguilano. Seguiremo questa storia d’amore intensa, affascinante, ma anche tragica:
“Cercami nella folgore, Amalasunta, cercami nel tuono, cercami nel vento e nel mare in tempesta. Io ti sarò accanto, e ti proteggerò sempre.”
E i mosaici, i meravigliosi mosaici di Ravenna. L’autrice ci narra la loro storia ed è come se li vedessimo formarsi davanti ai nostri occhi, con i grandi maestri venuti da Costantinopoli.
Si guardò nel mosaico come in uno specchio.
Osservò gli occhi, due frammenti di lapislazzuli a rendere lucente l’azzurro.
Osservò la bocca piccola, che sembrava ammorbidire la durezza della pietra. [...]
Così l’avrebbero vista nei tempi a venire, pensò. Avrebbero visto la sua bellezza, che le dita sapienti di Artemios avevano reso splendente.
Ma le paure che gelavano il sangue, le mille passioni, l’orgoglio delle sfide, l’ambizione e la tenacia, lo strazio che spaccava il cuore e l’amore che guariva le ferite, tutti i pensieri, le collere e le emozioni della sua vita appartenevano solo a lei.
Attraverso le vite di Teoderico, Amalasunta, Boezio, Cassiodoro, Giustiniano, l’autrice ci racconta con mano lieve e felice un pezzo di storia d’Italia che troppo spesso a scuola ci fanno studiare come una serie di nomi di re barbari che invasero il nostro paese. Ma la storia è molto più ricca e affascinante. E questo libro la racconta bene, rendendo plausibili anche i fatti di cui si hanno solo pochissime notizie.