“Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?” A partire da questo pensiero già definitivo, scritto in una lettera all’amico Oskar Pollak da un Franz Kafka appena ventenne, Mauro Covacich insegue lo scrittore praghese in un corpo a corpo tra vita e letteratura. Kafka scrive in una lingua che non era la sua, ma il tedesco dell’impero austro-ungarico imparato a “ogni lingua è un mondo. Se scegli quella di un altro, ti aggirerai tutta la vita per un mondo non tuo. E anche quando ti capiterà di rispecchiarti nelle vetrine, ti accorgerai che quel tizio riflesso non sei tu”. Questa estraneità rispetto alla vita, rispetto all’amore, rispetto al padre Hermann e alla famiglia, scolpisce la scrittura e l’immaginario con cui Kafka concepisce i suoi La metamorfosi, Nella colonia penale, Il processo. Ma anche le pagine di diario in cui annota i sogni, i libri letti, le serate con gli amici e le visite ai bordelli; e proprio in un postribolo della Trieste teresiana, Franz potrebbe avere incontrato James Joyce. Il soggiorno triestino di Kafka rivive nell’indagine letteraria di Covacich, fino agli archivi delle Generali dove la grafia del praghese sembra seguire l’alienazione di un lavoro d’ufficio che non gli lasciava tempo per l’immaginazione. Con una prosa esatta – che unisce autobiografia e racconto – Mauro Covacich affronta il suo grande amore letterario, una lunga passione cresciuta fin dall’adolescenza. Covacich segue Kafka nel vento dell’est con la complicità con cui si guarda a un fratello, rincorre le inquietudini della mente di un genio che non avrebbe voluto essere letto, e che qui rivive “la certezza di non essere una chimera”.
Mauro Covacich è uno scrittore italiano contemporaneo nato a Trieste nel 1965. Il suo esordio avviene nel 1993 con “Storie di pazzi e di normali” (Theoria 1993, Laterza 2007). Romanzo incentrato su uno dei profili più misteriosi dell’essere umano poichè racconta storie di persone apparentemente normali che improvvisamente diventano efferati omicidi. Tematica molto attuale e che riempie le pagine della cronaca nera dei nostri quotidiani. La sua attività Attento alle varie sfaccettature dell’individuo nel contesto sociale contemporaneo, il suo stile caratterizza tutta la sua produzione narrativa. Nello specifico, le successive pubblicazioni sono “Colpo di lama” (edito da Neri Pozza 1995), “Mal d’autobus” (edito da Tropea 1997), “Anomalie” (edito da Mondadori 1998/2001), “La poetica dell’Unabomber” (casa editrice Theoria 1999), “L’Amore contro” e “A perdifiato” editi da Mondadori, “Trieste sottosopra, quindici passeggiate nella città del vento” (edizioni Laterza 2006). E poi ncora “Prima di sparire” e “A nome tuo” e „Fiona“ editi da Einaudi Edizioni. I suoi racconti si trovano in varie antologie della moderna narrativa italiana. Questo ha attirato l’attenzione del comitato scientifico della fondazione americana all’Università di Vienna che nel 1999 gli ha conferito il premio internazionale Abraham Woursell Prize. Premio che gli ha dato la possibilità di dedicarsi completamente ai soui scritti abbandonando definitivamente il ruolo di insegnante di filosofia che sino ad allora svolgeva nei licei. Ha scritto vari reportage per famose riviste tra le quali “Panorama” e ” Diario della settimana”. Ha realizzato il radiodramma “Safari” ed alcuni radio documentari per la RAI. E ‘ un collaboratore costante del Corriere della Sera del quale è stato corrispondente della prima edizione del “Grande Fratello” la cui esperienza caratterizza l’elaborazione del romanzo “Fiona” , continuazione del romanzo “A perdifiato”. Il carattere E’ uno scrittore particolare, innovativo che ha tutte le potenzialità per attrarre l’attenzione dei giovani che intravedono nelle sue opere il riflesso della società in cui vivono con una ricercatezza viva, geniale e velatamente personalizzata. Egli stesso dichiara in alcune interviste di scrivere per capire qualcosa di sè che ancora non sa. Questo carattere abolisce le distanze con l’autore che spesso i giovani avvertono nella lettura di molti testi. Sperimenta progetti innnovativi che vanno oltre la scrittura come il romanzo visivo “L’Umiliazione delle stelle” dove il protagonista è Mauro Covavich nella veste di Dario Rensich il cui filo conduttore è la corsa.
Da quanto tempo non rileggete Kafka? Io da molti anni, troppi. Questa breve raccolta di riflessioni su Kafka, aneddoti, pensieri, interpretazioni, interrogativi e ricordi, vi darà il desiderio di tornare su quelle mitiche pagine. “Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.” Covacich riesuma la sua antica passione giovanile e ci offre un ritratto vivo: Kafka, e il suo labirintico, onirico, misterioso mondo kafkiano, è sempre tra noi - come dimostra l’ultima, divertentissima, pagina.
Vabbè, io ho una passione per Mauro Covacich da tempo immemore, e finisce anche che mi commuovo quando si domanda cosa potrebbero raccontare i muri di Trieste se potessero raccontarci di quei tre mesi in cui Kafka lavorava alle Generali in Piazza, Svevo passeggiava parlando in inglese con Joyce e Rilke – forse il più furbo della compagnia – riusciva a farsi ospitare dalla Principessa a Duino.
Mettici poi che Covacich fa venire una voglia dannata di riprendere tutti gli scritti di Kafka, di rileggerli sulla base della maturità che hai (o dovresti aver) raggiunto, presi per mano dalle riflessioni contenute in questo prezioso libretto che ci racconta di scrittura che ferisce, di corpi, amore, amicizia e tradimento, in una modernità che appare miracolosa e sorprendente.
Mi resta nella testa e nel cuore la storia di uno scrittore e dei suoi personaggi, dai destini così diversi: così soccombenti questi ultimi (annientati dalla legge ne Il processo, dalla famiglia ne La metamorfosi, dal potere ne Il castello) e così immortale lui, a raccontarci con imprevedibile realismo le nostre inadeguatezze di umani.
Libro molto interessante. Mi sono occupato di Kafka in maniera intensa per un esame in un periodo molto lontano della mia vita. Questo libro ha riportato alla mia mente molte delle cose che avevo letto e, in più, mi ha lasciato la voglia di riprendere in mano Kafka. Se questo era l'intento del suo autore, il libro è riuscito perfettamente.