«Il linguaggio è più simile a un fiocco di neve che al collo di una giraffa. Le sue proprietà specifiche nascono dalle leggi di natura, non sono qualcosa che si sviluppa come accumulo di fatti storici casuali»: muovendo dalla lettura di frammenti di pensatori occidentali (come questo di Noam Chomsky), Andrea Moro ha allestito un «album di foto» dedicato al linguaggio, nel tentativo di comprendere quali siano le sue «proprietà specifiche» – e per quale ragione esso «sta solo in noi, come i teoremi e le sinfonie».
Istantanee sul linguaggio. Interessante! Alcune parti meno intuitive per chi non è familiare con la materia però è stata una lettura piacevole e ho trovato diversi spunti di riflessioni fighi ✨ La nuova edizione ha circa 160 pagine + note (nonostante goodreads dica 101)
Ho deciso di leggere questo piccolo saggio in onore dell’inizio del mio percorso universitario e di un mio primo approccio alla linguistica. La lettura è stata abbastanza deludente: il saggio non rispecchia per niente il suo titolo, “Parlo dunque sono”, probabilmente ispirato alla celebre frase del filosofo Cartesio. Ho trovato il tutto molto curato nella forma, ma mi aspettavo un testo più illuminante, filosofico e personale, soprattutto considerando che Andrea Moro è un professore di linguistica! Mi è parso di trovarmi di fronte a moltissimi preconcetti esposti in maniera meccanica, nozioni su nozioni, ma nulla che, nel contenuto, potesse parlare al lettore. Il libro sembrava riguardare un’interessante teoria sul linguaggio interpretato come condizione della nostra esistenza, cosa che sin dalle prime pagine non viene per niente percepita. Ammetto che, da un lato, il limite è mio perché per comprendere molti dei capitoli ci vogliono ampie conoscenze. Dall’altro, invece, sembra quasi di imbattersi in un pretesto per mostrare le fondamenta che l’autore ha sicuramente conseguito nel corso della sua lunga carriera. L’unico elemento che, a mio avviso, si distingue positivamente è l’incipit. L’incipit vale tutto il libro e vi ho trovato una frase molto bella la quale è riuscita a parlarmi al cuore. “La scelta, poi l'ordine, poi il caso: in un album di foto, in fondo, ci sta tutto quello che ci sta nella scienza, perché nella scienza, quella buona, ci sta - ci deve stare - tutto quello che sta nella vita. Una scienza che non ci dice niente di noi è inutile, come un album sbagliato”.
tutta la storia della linguistica come è descritta da moro pare una serie di inciampi o premonizioni fino a quando arriva il messianico chomsky
tuttavia non se ne può fare una colpa a moro il libro l’ha scritto secondo il suo punto di vista e io leggendo solo il titolo e la quarta pagina mi son fatto un’idea forse sbagliata del contenuto
carino comunque forse in qualche tratto eccessivamente sintetico, data la collana in cui è stato pubblicato, a costo della chiarezza
Raccolta di brevissimi estratti incentrati sul pensiero di vari filosofi e scienziati sul tema della natura del linguaggio. Nonostante la brevità non sono tutti facilmente accessibili. Nel complesso una lettura non particolarmente illuminante.
Molto interessante, lascia grandi stimoli alla riflessione, però non facile da leggere non tanto per la complessità dei temi ma per il modo di scrivere che appesantisce il testo.
The author covers some interesting quotes and interesting ideas/interpretations of them, all related to language and linguistics. Overall, though I don't have much understanding of some of the concepts covered in explanations, the book was written at a level that I could follow the gist of what the author was getting at, and it was interesting. The two problems I have with the book are the length (I wish more than seventeen thoughts had been included!) and, on occasion, the writing got a bit clinical/dry. The author admits this, and it didn't detract much from the content, so it also therefore doesn't detract much from my overall rating of the book. Bonus points are awarded for the references and bibliography provided, as I hope to explore more thoroughly some of the ideas which were covered which interest me.
Piccolo libro che cede a un'ingombrante tentazione di forma (17 piccoli quadri - per la verità presentati in metafora come fotografie - affidati ad altrettante citazioni autorevoli) e non riesce a trasferire un'impressione di sostanza, soprattutto al lettore in cerca di qualcosa che vada oltre la piacevole curiosità. Certo, solleva un po' di domande - e questo comunque non è poco.