File under: quando ti piace un libro e lo racconti a qualcuno, ma poi aggiungi “però non dirlo in giro, eh?”
Incipit: Misia Mistrani l'ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110, senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma «La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi di sette secoli fa come se fossero successi l'altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l'equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda». Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Ah, De Carlo. La prima volta ho letto Di noi tre intorno ai 18 anni, mi pare subito dopo Due di due. Ero molto metodico, ricordo che faceva caldo e ne leggevo 50 pagine al giorno. Sapevo di doverci impiegare 10 giorni. Non di più, non di meno. Da allora l’ho riletto 4-5 volte. E ogni volta da un lato riempio il cuoricino di palate di amore incondizionato, dall’altro evidenzio i limiti di uno stile fin troppo marcato, fatto di: 1. troppi aggettivi dimostrativi, cose tipo aveva questo modo di guardarla o questa specie di distacco 2. l’uso ripetuto della congiunzione “e” anziché della virgola negli elenchi di sostantivi o verbi; ho scoperto recentemente che è una figura sintattica che si chiama polisindeto. 3. ridondanza di parole composte, in particolare per indicare una negazione, tipo non-comunicazione, appartamento-corridoio, pesce-testimone. 4. l’odio generalizzato per l’ambiente politico-sociale italiano e per Milano in particolare.
È la storia di Livio, Marco e Misia che si incontrano e si perdono di vista nell’arco di ventanni. Ambientata tra Milano, Parigi, Londra, Minorca, Argentina. È un viaggione niente male tra sentimenti complicati, amicizia, voglia di scappare e poi ritrovarsi a fare i conti con la realtà. In tempi più recenti De Carlo ha scritto cose evitabili, ma tra l’’88 e il ’97, per me, ha contribuito a definire una certa idea di nuova narrativa in Italia. Non per forza “alta”, di sicuro generazionale, commerciale ma con stile e capacità di scrittura, coinvolgente, ricca di riferimenti e dallo stile iper-riconoscibile.
Probabilmente, assieme ad Alta Fedeltà di Hornby, il libro che apro più spesso a caso per rileggerne una parte quando mi sento giù. Sapere di poterlo rileggere altre volte mi rende tranquillo. Va bene così. [78/100]
Non �� male, ma gli do solo 2 stellette perch�� mi sembra una copia di 'due di due' in cui invece di indagare i temi pregnanti si ripete sempre la stessa solfa...
For this book I took my time, since there is so much to go through plot and progression of it's main characters. What starts as an idea, it turns out to be their gate to a whole new world, as their carriers progress, alongside changes in life and the opportunity to present their visions to everyone. I must confess that one of the characters got me freightened by the way he wanted to do his version of a movie, while discussing it with a friend, as the tone was dark and it looked like from a deranged mind. While we follow the story of three characters, I had the sense like the third one was additionally written into the plot and thus he didn't make an impression on me, while the narrator's perspective was quite subjective (which isn't much of a surprise, since rarely can everything, if any, be seen truly, without a need for interpretation). My plus goes to the development of protagonist's lives through periods and discussions of their philosophies towards an movie art, while the downside would be an overstayed welcome (due to it's length and not much of meat for it) and the lack of rolls for side characters. Overall, one of the better books from modern Italian literature and worth checking it out for a reasonable price.
Il mio giudizio su questo libro non è univoco, forse perché ho provato a leggerlo più di una volta e finivo sempre per metterlo via, non ritrovando nelle sue pagine la magia di "Due di due". E' vero che anche qui si parla di amicizia, ma la storia procede con un ritmo instabile, stenta a decollare e poi ti trascina lasciandoti stremato all'ultima pagina. Però ci sono delle scene e delle riflessioni che riscattano i momenti meno fluidi del racconto. Ad esempio, io ho adorato il modo in cui Livio si prende cura del figlio di Misia mentre è a Parigi. Dei tre protagonisti il mio preferito rimane proprio Livio, voce narrante degli eventi che coinvolgono lui, Marco (il suo migliore amico di sempre) e Misia, la donna che finirà per essere molto vicina ad entrambi seppur con ruoli diversi.
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La voce narrante è Livio, che racconta vent'anni di vita passati con gli amici Marco e Misia. Un'amicizia a tratti soffocante, ma che soprattutto incide fortemente nei loro rapporti con il resto del mondo. Matrimonio, figli, lavoro...tutto passa in secondo piano. Si cercano e si respingono. Hanno in comune il desiderio di scappare dalla vita stabile, un'ansia di libertà che li spinge a non fermarsi, a non scendere a patti con il mondo.
Sarà che non sono una quarantenne in crisi, sarà che mi piace avere punti fermi, sarà che l'idea di un lavoro stabile e una famiglia mi attirano, ma non sono riuscita a immedesimarmi nei protagonisti, a superare l'antipatia che ho provato per loro, la voglia di prenderli a sberle e dir loro di crescere...hanno le inquietudini tipiche dgli adolescenti, avendo però superato da tempo l'adolescenza.
DeCarlo is a popular writer in Italy, harping on relationships, self-reflection, "what am I doing with my life" sort of melodrama. His books tend to revolve around that theme, but this was one of the best ones. (I think it's been translated into English, too.) It really provides insights into the Italian views on romantic relationships! E complicato!
È il primo libro che leggo di De Carlo e devo dire che mi ha lasciato un po' interdetta. Sono rimasta colpita dallo stile e dalla scrittura molto nelle mie corde, ma ho trovato la trama statica soprattutto nella prima parte della storia. È una lettura che mi ha lasciato un senso di spaesatezza e confusione. Tre vite unite da un legame invisibile, l'evoluzione di tre caratteri e il continuo alternarsi tra litigi e mancanza. Non ho amato i personaggi, non mi sono ritrovata nei loro modi di affrontare la vita ed ho trovato i caratteri poco stabili e per niente equilibrati. Tuttavia mi ha fatto piacere leggere questo libro, ho apprezzato la veridicità dei rapporti umani e la scrittura meravigliosa, sicuramente ne leggerò altri dell'autore!
Осталось двоякое впечатление от книги. С одной стороны, автор охватил 20 лет жизни героев, с их взлетами и падениями. С другой стороны, главным героям не помешало бы пройти полный курс психотерапии, ведь они абсолютно не приспособлены к тому, чтобы жить не страдая. Местами действительно бесило то, как люди могут бездарно разбазаривать время и здоровье, в сознательном возрасте ведя себя как подросток в разгаре пубертатного периода, с характерным отрицанием всего и вся. Есть нарекания и к сюжету. В некоторых метах абсолютно не раскрывались мысли и эмоции героев, отчего их абсолютно нелогичное поведение становилось еще более нелогичным. В целом книга в качестве легкого чтива достаточно неплоха
E' stato il mio primo libro di De Carlo. Molto deludente l'approccio letterario e prevedibili i personaggi. Personalmente non amo leggere di protagonisti negativi e assolutamente poco reattivi. La lettura è stata a dir poco lenta e scontato il finale.
Andrea De Carlo, con questo romanzo, ci descrive, non senza colpi di scena, i vissuti di tre amici della Milano degli anni '80 e '90: affiatati e rivali e diversi che si perdono e si ritrovano e si riperdono e si ritrovano, ciascuno con le sue passioni e i suoi doveri.
Lo he encontrado un libro bastante aburrido. Me lo ha parecido ya desde las primeras páginas. Le he querido dar una oportunidad a ver si conseguía engancharme a la historia, pero no ha habido manera.
Marco, Misia e Livio, tre ragazzi all'inizio di questa storia, tre adulti alla fine, dopo vent'anni vissuti esplorando gli orizzonti del mondo e i propri orizzonti interiori, in una ricerca condotta senza riserve né cautele, rischiando ogni volta tutto. Tre protagonisti e un interrogativo: quando si cresce si cambia oppure, fatti i dolorosi bilanci, tirate le difficili somme, si è rimasti gli stessi? Tre personaggi con tre visioni dell'amicizia e dell'amore, legati da un filo di sogni, ansie, rabbie, slanci, responsabilità che stringe con la morsa dell'affetto, della richiesta di fedeltà, dell'obbligo alla coerenza.
Una vita adulta meno bucolica rispetto a quella descritta nella seconda parte di "Due di Due". Solo la cruda realtà quale è la vita e la complessità rinchiusa dentro ognuno di noi.
Ho messo 3 stelle letteralmente per il finale (d’altronde era quello che volevano fare tutti e tre) e per il fatto che bene o male si legge bene come libro… ma fatemi dire una cosa: CHE ODIO QUESTI PERSONAGGI. Il primo è Livio che non sa stare da solo, troppo legato a sogni da ventenne e a gente fragile e non costante. Il secondo è Misia, che si, magari grande sostenitrice per i suoi amici, ma quanto è fragile e incostante e pesante e tutte le e che mette in mezzo De Carlo?? L’unico che mi è piaciuto un pelino di più è Marco, che quantomeno mi è sembrato che certe volte (o comunque spesso) ragionasse bene e con la SUA testa. Anche se pure lui, mio caro il mondo non è tutto contro di te eh…
Drei junge Menschen, deren Schicksal untrennbar verwoben ist. Grötenteils mitreißend beschrieben, aber manchmal auch ein wenig zu viel des Guten vom Unverständnis, Weltschmerz und Anderssein. Trotz allem ein lesenswertes Buch.
über die dreiecksbeziehung von drei freunden. irgendie spannend es über die jahrezehnt zu verfolgen. auf eine art undurchdringbar und unvorhersehbare handlung der charaktäre, gleichzeitig etwas langatmig.
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Bello bellissimo, all'inizio sembra prenda poco e sia molto lento. Persistente capitolo dopo capitolo per tutte le 500 pagine, il senso di inadeguatezza di Livio, che vorresti portare fisicamente via da qualsiasi situazione nella quale si trova.
Perché Livio considera Misia la sua migliore amica quando i due condividono pochissimo tempo insieme? Perché Livio deve difenderla anche quando chiaramente non ha ragione? Perché l'autore utilizza costantemente il corsivo (a sproposito)? Personaggi insopportabili