Serge Emerald si trova sulla Luna. L’anno è il 2026, e insieme a lui c’è un’impalpabile creatura fatta di oscurità e chiamata Spettro. Insieme innescano quello che è l’atto finale di una storia iniziata anni prima, quando ancora erano sulla Terra e nella cittadina di Stilleven due uomini sperimentavano con le dimensioni. Ed è proprio a Stilleven che uno squarcio si apre nel cielo e da lì arrivano altre creature simili a Spettro: i Netere, nati nel Nulla e che lentamente proprio il Nulla porteranno sul pianeta. Quattro ragazzi – il solitario Neet, il timido Ciocci, il razionale Prank e la fantasiosa Nihil – cercheranno di arrestare quella che sembra una vera e propria fine del mondo, accompagnati da Naurava, un Netere sarcastico ma molto tenero. Un viaggio che parte sulla Terra e si snoda fin nei mondi paralleli che la circondano.
Nel suo romanzo d’esordio, Antonino Fiore racconta una storia di amicizia e di famiglie che si ricongiungono nei territori ai confini tra realtà e sogno.
Che viaggio pazzesco attraverso dimensioni favolose e anche terrificanti, luoghi dove il non-senso ha senso e viceversa e lo spazio e il tempo esistono in modi inusuali, per affrontare la sfida disarmante di crescere e capire chi siamo, perché in fondo se siamo qui qualcosa vorrà dire e di noi c’è bisogno, esattamente come siamo.
Questo libro è come i Sylvanian Families: pensato per ragazzi, ma amato anche più dagli adulti. Due generazioni di amici che si passano il testimone per salvare il mondo da uno squarcio interdimensionale. Quattro ragazzini che passano dal vivere i problemi propri della loro età, al dover affrontare la fine della Materia e del Tempo, trovandosi a combattere, a volte letteralmente, contro il Nulla.
Stilleven è un'avventura, un viaggio che parte da un'immaginaria cittadina tra le montagne, fa tappa sulla Luna e arriva nel Tetra-Bulk (scoprirete poi). I protagonisti sono quattro amici, Dissociato, Disilluso, Ingombrante e Anonima, che vivono delle emozioni super realistiche e che per questo non riescono sempre ad essere dei perfetti supereroi. Vivono paure, ansie e paranoie che credo molti di noi a quell'età (o tuttora) abbiamo provato. Questo significa che, oltre che di scoperte da fare e di obiettivi da raggiungere, la storia è piena anche di riflessioni, sentimenti e momenti dolcissimi che rendono i protagonisti umani e alla fine anche molto più maturi di quanto lo fossero all'inizio. Fragilità di cui imparare a non vergognarsi, il rapporto con il proprio corpo, riconoscere di avere un caratteraccio, la paura di deludere e di essere delusi, di non essere abbastanza, di essere di troppo e di diventare Nulla. Tutto questo e molto altro. Opinione prettamente personale: loro quattro sono super teneri e Naurava, il Netere fatto di letterale Nulla, è da stritolare di amore. Ciocci ti amo, must protecc. La mia ship è Preet (?).
Antonino ha usato uno stile a tratti ironico e memetico, a tratti suggestivo e d'impatto, senza mai rallentare il ritmo. Il libro tra l'altro nasconde (neanche troppo) tantissime reference a libri, videogiochi, serie TV e film, perfette per soddisfare un buon palato nerd. Quando mi è stato detto dall'autore che questo libro mi avrebbe ricordato Undertale, non capivo in che modo potesse farlo, eppure appena ho iniziato a leggere il primo "combattimento" mentale, mi è stato tutto più chiaro. Confermo: è proprio come leggere Undertale. Verso l'ultimo terzo del libro, poi, le ambientazioni si fanno molto oniriche, facendomi pensare ai mondi di Final Fantasy o Kingdom Hearts. E ho scoperto la parola Batracomiomachia (adorando). E mi sono affezionata a una sfera (im)perfetta, un gatto di vento, una rana col cilindro e un topo gigante.
Nota extra: le piccole illustrazioni presenti all'inizio di alcuni capitoli, anche se ne avrei volute MOLTE di più.
Insomma un'avventura consigliata, soprattutto per tenervi compagnia in questa lunga e torrida estate in arrivo (scrivo dal giugno '24), con in sottofondo il frinire dei grilli e la malinconia dei gelati con gli amici e le serate passate a fantasticare. E diffidate da chi gioca a Backgammon.
"Le stelle, una dopo l'altra, cominciano a spegnersi. In quel momento erano i bambini più felici del mondo."'
Un ragazzo e una creatura fatta di oscurità si trovano sulla Luna. E' il 2026. Quello a cui daranno inizio è l'atto finale di una storia iniziata a Stilleven qualche anno prima. E, proprio nella cittadina di Stilleven, accade qualcosa di impensabile: il mondo si strappa, rivelando uno squarcio dimensionale che apre le porte a strane creature. Sarà compito di quattro amici cercare di fermare quella che sembra essere a tutti gli effetti la fine del mondo.
Grazie a una storia che si svela pezzo dopo pezzo, l'autore ci porta in un viaggio interdimensionale, accompagnati da un piccolo gruppo di personaggi impossibili da dimenticare.
Mescolando in modo piuttosto capace generi diversi, la storia che ci viene raccontata tra le pagine di questo libro (non scenderò nei dettagli per non fare spoiler, poiché credo sia un romanzo da leggere conoscendo il minimo indispensabile sulla trama) parte dal fantastico/fantascientifico per arrivare a toccare temi molto profondi. Insieme a Neet, Ciocci, Prank e Nihil (e non solo), impareremo a conoscerci e a maturare e crescere.
I protagonisti sono sicuramente l'elemento meglio riuscito del romanzo: sono ragazzini coi quali è impossibile non entrare fin da subito in empatia, riconoscendoci nelle caratteristiche dell'uno o dell'altro. La storia è ricca di risvolti interessanti e a sorprendenti. Le emozioni che la storia mi ha trasmesso sono state tantissime e quasi "tangibili". La forza dell'amicizia, che trascende il mondo- e tutti i mondi- che unisce i nostri protagonisti è qualcosa di unico e viene reso perfettamente dell'autore. E' un legame indissolubile che mi ha fatto tornare alla mente quel periodo della vita in cui ci si crede immortali e invincibili, mentre si salta da un ramo a un altro degli alberi, o mentre si scorrazza a tutta velocità per il paese in bicicletta.
Insomma, una storia godibilissima, scorrevole- nonostante la mole-, ricca di avventure e con una sana dose di "montagne russe emotive", che non fanno mai male, che consiglio!
Partiamo dal presupposto che questo non è un romanzo di fantascienza, ma un bizzarro ibrido tra Stranger Things, realismo magico e la più recente corrente di weird e bizzarro fiction. È sicuramente un libro peculiare e adatto a palati specifici (purtroppo non il mio); nient'affatto brutto, anzi, ma sui generis in quanto fortemente ispirato a opere come American Gods - in particolare allo stile di Neil Gaiman - e Borges nelle loro stranezze. Un altro problema che ho riscontrato è l'eccessiva lunghezza, avrei sfoltito un po' l'ingente mole per rendere il testo più fruibile anche nelle sue peculiarità e allegorie. Comunque un esperimento interessante e diverso da altre opere italiane sul mercato.
Stilleven è stato un viaggio assurdo, folle e bellissimo. Una montagna russa di sensazioni: sono partita estremamente incuriosita, poi confusa, poi estremamente intrigata e, alla fine, mi sono sciolta in una fontana di lacrime!
Andando con ordine le cose che ho apprezzato di più in assoluto sono state: i personaggi e il loro rapporto, l’originalità dei contenuti e la forma del romanzo che segue i contenuti.
I protagonisti della storia sono quattro: Neet, Nihil, Prank e Ciocci. Quattro amici che vivono in una strana cittadina tra le montagne dove tutti gli abitanti sono, in qualche modo, geni di campi diversi e dove, però, una “setta” ha oramai preso il controllo su tutto e tutti. Quando li incontriamo all’inizio i ragazzi sono giovani, quasi infantili (giustamente) e finiamo così per seguirli in un’avventura tra spazio e tempo che ce li fa lasciare molto cambiati, cresciuti. Ho amato il modo in cui Antonino Fiore è riuscito a rendere speciale ciascuno dei personaggi dandogli una caratterizzazione unica e, al contempo, un ruolo all’interno del loro piccolo gruppo. L’amicizia che lega i quattro è una stretta al cuore: strampalata, conflittuale e affettuosa, dunque perfettamente realistica.
La trama di per sé è ricchissima e molto originale, si muove rapidamente e in mille direzioni diverse. La storia si muove da un assunto già sentito nella letteratura di genere: sopra alla città di Stilleven si è aperto uno squarcio tra dimensioni che porterà alla scomparsa della realtà per come la conosciamo. da qui tutto prende una piega “stravagante“: finiamo per leggere di viaggi sulla luna, di universi strambi, viaggi nello spazio e nel tempo e infine guerre tra creature immaginarie. Sinceramente l’ho trovato un libro eccezionale anche solo per l’originalità dei suoi contenuti, medaglia d’onore quindi ad Antonino Fiore per essere riuscito a incastrare elementi diversi tra di loro così bene!
Menzione necessaria anche al fatto che nel corso di tutto il romanzo il formato tende a seguire il contenuto: il libro è diviso in atti e ogni atto ha forme diverse di capitoli in base al luogo e al tempo in cui i protagonisti si trovano. Un espediente che sicuramente fa capire quanta cura ci sia stata nella costruzione del testo e nella sua pubblicazione.
Come mi è già capitato di dire per i libri che appartengono a questa stessa collana, definirei certamente Stilleven uno Young Adult, ma finalmente uno scritto senza semplificare troppo, partendo quindi dal presupposto che anche un pubblico più giovane possa approcciarsi a letture “impegnative”. In ogni caso lo straconsiglio anche a lettori più adulti (io ho 24 anni e l’ho amato follemente), a riprova del fatto che i libri non hanno età!
Un libro piacevole e scorrevole ma che ha dei difetti. Personalmente avrei alleggerito certe parti, soprattutto quelle dell’effettivo viaggio di cui non parlerò per evitare spoiler. Il world building è realizzato abbastanza bene ma confonde un po’. Ciò che rimane però la grande forza di questo libro sono i personaggi, ragazzi che si trovano ad affrontare un’avventura più grande di loro che li farà maturare e che rafforzerà la loro amicizia. Stilleven è stato un vero e proprio viaggio in tutti i sensi, soprattutto emotivo e nonostante i suoi punti più deboli, la considero un’ottima opera scritta egregiamente con qualche guizzo creativo e piena di riferimenti pop che ho apprezzato moltissimo :)
All'inizio, "Stilleven" si fa spazio nella mente del lettore con gentilezza, pezzo dopo pezzo, attirandolo con una scrittura dal ritmo incalzante e con personaggi vivaci ed interessanti... Per poi catturarlo, pagina dopo pagina, in una sinfonia di distruzione, creazione ed evoluzione che sono solo la cornice di un viaggio molto più intenso (e lontano) di quello che si potrebbe credere ammirando gli splendidi girasoli della copertina e leggendo di ragazzini saccenti a cui servirebbe uno scappellotto sulla nuca e di teneri fan di wrestler armadilleschi. "Stilleven" è un brivido, non saprei come definire meglio l'altalena di emozioni che si prova seguendo Prank, Ciocci, Nihil e Neet nel loro viaggio verso la fine del mondo. Brividi d'avventura, che arrivano come ospiti attesi, ma anche brividi d'orrore cosmico che si imbucano dalla finestra accompagnati da descrizioni uscite da un horror e luoghi onirici che ricordano "Alice nel paese delle meraviglie". Ma "Stilleven" non è un romanzo fine alla sua voglia d'avventura, alla sua smania di esplorare il tempo e le possibilità dell'esistenza: ciò che lega le pagine tra loro è l'assoluta fedeltà, amore e fede che i protagonisti dimostrano verso il loro legame d'amicizia, ed è proprio ciò a plasmare il loro viaggio e percorso personale, più della lotta contro i Netere, dell'ansia verso l'ignoto, più della paura di crescere. Auguro a tutti noi di trovare amici per cui attraversare lo spazio tempo, pur di riunirci. P.s.= nel frattempo, non giocate a backgammon.
"Ma ho trovato quattro amici. Questa è la vita in cui sono precipitato, ho accettato l'esistenza con tutte le sue complicazioni, emozioni e sentimenti, dolore e gioia."
Ci ho messo quasi due mesi, ma alla fine ho avuto gli occhi lucidi. È anche scappata una lacrimuccia. Geniale, umano fino all’inverosimile. Perfetto anche per la marea di sentimenti contrastanti che mi ha fatto provare di pagina in pagina. Non è un romanzo per tuttə, né è perfetto e impeccabile, ma è un romanzo che parla al cuore e che si cuce nell’anima dellə lettorə.
*4 stelline per supporto ma in realtà questa è una non recensione senza un vero giudizio perché non saprei esprimerne uno
Stilleven è un curioso miscuglio di generi e ispirazioni: un po’ romanzo di formazione, un po’ weird, un po’ fantascienza. Ci ho trovato echi di videogiochi come Earthbound e di manga come 20th Century Boys e, anche solo per questo, avrebbe potuto e dovuto essere molto nelle mie corde. Invece, l’ho letto ormai da qualche settimana ma non sono mai riuscito a maturare un parere, ragion per cui non considero questa una vera e propria recensione.
Già riassumerne la trama presenta un po’ di difficoltà: ci sono quattro bambini con soprannomi buffi, un’apocalisse incombente, una creaturina di un’altra dimensione che cerca di aiutarli a salvare il mondo e a ritrovare i suoi amici, una setta di fissati con il Backgammon, si viaggia sulla luna e in altri piani di realtà.
Dire di più sarebbe rovinare la sorpresa, per quanto la trama non sia il punto di forza del romanzo: è una di quelle storie in cui la questione è più entrare nell’atmosfera. Se ripenso a Stilleven ne ho ricordi piacevoli, ma la mia esperienza di lettura non è stata proprio fluida: sono entrato nel mood in fretta, ma non ne sono mai stato davvero trascinato. Strutturalmente, la parte iniziale mi ha ricordato il tutorial di un gioco di ruolo giapponese e si prende un po’ troppo spazio, mentre sviluppi di trama che mi aspettavo di veder accadere presto arrivano solo molto più tardi. Alcune digressioni, poi, come una strana sequenza con due personaggi che non posso far altro che definire NPC, mi hanno semplicemente lasciato perplesso.
I personaggi sono ben caratterizzati, ma ho sempre percepito una certa distanza da loro, tranne in un momento preciso, che non spoilererò, legato a due di loro in una situazione che, per me come lettore, ha sempre un fascino particolare. La ragione di questo è molto soggettiva e in parte legata proprio ai soprannomi dei personaggi, che, molto banalmente, non mi sono piaciuti, ma anche a un alternarsi un po’ troppo frequente dei diversi punti di vista.
L’ambientazione è al tempo stesso affascinante e aleatoria. L’idea che mi sono fatto è che l’autore abbia ben chiaro il funzionamento del mondo che ha creato, ma la scelta di spiegarlo in dettaglio, nei momenti in cui sceglie di farlo, talvolta finisce per rendere più confusa la lettura e dare l’impressione che scelte studiate siano in realtà fatte solo per il gusto del bizzarro. Paradossalmente, la stessa Stilleven del titolo resta poco definita: non ho mai avuto la sensazione di conoscerla davvero e a causa di questo non sono riuscito a farmi coinvolgere granché dai suoi accadimenti.
In definitiva, avrei voluto che il romanzo mi piacesse di più. La sensazione che mi porto dietro è un ironico parallelismo con uno degli aspetti della storia: Stilleven è un’idea che fatica a trovare la sua forma. Proprio per questo, potrebbe colpire profondamente chi è disposto ad accoglierla e farla propria, ma io, purtroppo, non ci sono riuscito del tutto.
In realtà sono 3 stelle e mezzo ma ho voluto arrotondare per eccesso perché in conclusione è un libro che mi ha lasciato un buon ricordo nonostante la difficoltà di lettura. Quello che credo sia il /problema/ che ho avuto con Stilleven è il sottogenere wired che ho percepito in alcuni punti del libro, più leggero nella prima metà, preponderante nella seconda. Io purtroppo non rientro nel giusto target del prodotto perciò non l'ho potuto apprezzare a pieno, anzi mi sembrava che ci fossero problemi di editing (il libro comunque gioverebbe di una sfoltatina e di una limatura), quando invece erano scelte stilistiche ma l'ho capito dopo. Un punto di svolta che mi aspettavo fosse l'obbiettivo del libro si è realizzato a metà e a quel punto mi sono ritrovata molto... confusa dall'andamento della storia e dagli avvenimenti. Avvenimenti che poco alla volta dal no sense più totale hanno preso senso e a quel punto ho potuto capire e apprezzare. Sono contenta di non aver abbandonato la lettura (ci sono andata vicina un po' di volte), perché nel complesso mi piaciuto. Però credo che dovrebbe il sottogenere essere segnalato da qualche parte (?) per fare arrivare il libro a chi può apprezzarlo davvero.
Molto bello. Nostalgico, all'inizio mi è sembrato come un'estate in compagnia degli amici, poi mi ha ricordato quando guardavo "Una serie di sfortunati eventi", e mi ha rattristato il pensare che i protagonisti sono dei ragazzini e tutto questo sta succedendo a loro. Penso che la parte più importante di questo libro sia la speranza, quello che porta avanti questa storia. Nonostante io, la lettrice abbia pensato che non aveva senso continuare ad andare avanti perché la fine del mondo era alle porte, i protagonisti della storia non si scoraggiavano e continuavano a fare quello che dovevano fare perché era giusto farlo. Giusto, ma doloroso. Questo è quello che mi è piaciuto di più di questo libro.