Le parole sono centrali nelle nostre vite e dischiudono infinite opportunità. Per questo dovremmo instaurare con loro una vera e propria relazione amorosa, sana, libera, matura. Perché le parole ci permettono di vivere meglio e ci danno la possibilità di cambiare il mondo. Chi può definirsi grammamante? Chi ama la lingua in modo non violento, la studia e cosí comprende di doverla lasciare libera di mutare a seconda delle evoluzioni della società, cioè degli usi che le persone ne fanno ogni giorno parlando. Essere grammarnazi significa difendere la lingua chiudendosi dentro a una fortezza di certezze tanto monolitiche quanto quasi sempre esili; chi decide di abbracciare la filosofia grammamante, invece, non ha paura di abbandonare il linguapiattismo, ossia la convinzione che le parole che usiamo siano sacre, immobili e immutabili. Perché per fortuna, malgrado la volontà violenta di chi le vorrebbe sempre uguali a loro stesse, le parole alcune si modificano, altre muoiono, ma altre ancora, nel contempo, nascono. E tutto questo dipende da noi non c'è nessuna Accademia che possa davvero prescrivere gli usi che possiamo farne; siamo noi a deciderlo e permettere il cambiamento. È tempo di smettere di essere grammarnazi e tornare ad amare la nostra lingua, apprezzandola per quello che davvero è: uno strumento potentissimo per conoscere sé stessi e costruire la società migliore che vorremmo.
Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Applicazioni informatiche per le scienze umane) e al Middlebury College, sede di Firenze (Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000. Al momento è membro della redazione di consulenza linguistica e gestisce il profilo Twitter dell'ente. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" con Franco Cesati Editore.
Ha riacceso in me la scintilla e l'amore per le lingue. Adesso ho voglia di farlo leggere a chiunque, partendo dalla mia famiglia. E di iscrivermi a una magistrale per continuare a scrivere tesi sull'ipotesi Sapir-Whorf.
Questo libro ha avuto il potere di riportarmi non solo nelle aule di filologia e di semiotica, ma anche al bellissimo percorso di traduzione intersezionale (iniziato con un forte momento di collettivo) svolto con Laura Fontanella, durante il quale ho imparato, ancora di più di quanto già facessi, a riflettere sulle parole.
Ho apprezzato particolarmente il fatto che sia scritto in modo chiaro e scorrevole, accessibile anche a chi non ha grandissime conoscenze in ambito linguistico. Inoltre, come nei miei saggi preferiti, contiene aneddoti interessanti che rendono la lettura ancora più coinvolgente.
Da questo libro in particolare traspare tutto l'amore di Vera Gheno per il linguaggio. "Grammamanti": che termine meraviglioso! A me viene da dire un "ghenismo"(invece di neologismo). Sarò di parte ma ho voglia di leggere tutti i libri di quest'autrice!
La Gheno stavolta ci sorprende con un libro su cosa si intende con l'espressione "grammamante". In una summa di quattro storie l'autrice racchiude magistralmente quanto sia necessaria e presente la lingua nella vita di tutti i giorni. Dopotutto, la lingua nasce da un atto d'amore. Thumbs up per il discorso intorno alla filogenesi del linguaggio, era un qualcosa a me sconosciuto.
Poche novità per chi come me è un' ascoltatrice attenta del podcast dell'autrice. Interessante e scorrevole per chi non la conosce e ignora la categoria dei sociolinguisti.
MERAVIGLIOSO! Una dichiarazione d'amore nei confronti della lingua, anzi delle lingue, con un atteggiamento di apertura e tolleranza che da un accademico spesso non ti aspetti. Brevissimo ma ricco di spunti e idee, con una breve guida per diventare veri grammamanti. A tratti, lo ammetto, mi sono perfino commossa. Grazie Vera ❤️
La lingua è multiforme e mutante, un'analisi che va dal generale fino a ristrigersi sempre più verso il singolo e cosa significa essere grammamanti. La parola è lo strumento che ci caratterizza, usiamola al meglio.
La sociolinguistica è un ambito per me estremamente affascinante, e Gheno lo tratta in modo superbo. Scorrevolissimo, estremamente stimolante e arricchente. Si segue molto bene anche senza avere alcuna conoscenza pregressa di linguistica e anzi, a maggior ragione è secondo me una lettura ottima: l'amore per la lingua - non intesa solo come la propria ma come la facoltà stessa di comprenderne, parlarne e produrne una - è un sentimento troppo bello e fondamentale a livello sociale per non fermarsi a rifletterci.
Un libro dal tono divulgativo sull’importanza che ha la lingua ed il linguaggio nella nostra vita. Si parte analizzando le varie teorie alla base della nascita del linguaggio verbale, in cui si sottolinea che nessuno sa effettivamente cosa sia accaduto, però alcune ipotesi sono migliori di altre, tra queste ruolo importante ha il dato di aver assunto nell’evoluzione una posizione eretta. La differente posizione della testa ha permesso lo sviluppo dell’apparato fonetico così come oggi lo conosciamo. Quindi tutto nasce da una possibilità fisica al linguaggio, sul perché poi si sia sviluppato ci sono tante altre belle teorie che scoprirete leggendo la prima parte del libro. La seconda parte del libro si occupa del linguaggio verbale e di come sia importante nelle definizione di sé stessi, del mondo che ci circonda e nel rapporto con gli altri. L’autrice cerca di abbracciare una posizione più ampia possibile nei confronti delle diversità sia di genere che fisiche. Infine il libro si conclude con alcuni consigli su come far proliferare il nostro rapporto d’amore con la lingua. Il libro è breve, si attesta sulle cento pagine. Per chi si avvicina all’autrice per la prima volta potrebbe essere una bella scoperta. Chi ha letto i lavori precedenti dell’autrice ritroverà i suoi cavalli di battaglia raccontati diversamente.
Quanto amo Vera Gheno! Ascoltato (dalla sua voce è ancora meglio) tra sorrisi, occhi lucidi (per ricordi, amori e letture linguistiche), attenzione e interesse. Troppo, troppo bello.
Quattro stelle (libro) + Una (voce originale nell’audiolibro). Apprezzo sempre che sia l’autrice a leggere il libro da lei scritto, credo possa trasmettere meglio il significato, lo stato d’animo, le ragioni che l’hanno spinta a scriverlo, a scegliere quella parola e non un’altra, a chiudere una frase breve o preferire un periodo più lungo.
Mi piacerebbe molto poter leggere questo libro al me passato (un insopportabile grammarnazi) e al me futuro (che spero conoscerà più lingue del me presente. Un ascolto veramente piacevole per un libro che, però, merita la lettura. Arriverà anche quella.
Un saggio scorrevole per amanti o appassionati della lingua e delle storie che la lingua ci narra. A mio avviso, una bella occasione che ci permette di essere più consapevoli ed interrogarci su ciò che significa parlare 3 comprendere gli altri. Non troppo tecnico, godibile anche per i non addetti ai lavori, per me (che eppure sono di parte) una bella scoperta. Consigliato!
ho comprato questo libro a scatola chiusa e non avrei potuto fare scelta migliore, nulla da aggiungere
incredibilmente chiaro e accessibile per chiunque, indipendentemente dal grado di istruzione, dall'età, dal contesto culturale, dai possibili preconcetti, etc. - insomma, non solo un libro per tuttə, ma che consiglio a tuttə, sperando che possa dare a voi lo stesso entusiasmo e le stesse prospettive che ha dato a me
Speravo in una lettura che mi facesse stare meglio, e invece mi ha reso ancora più arrabbiata su come sia poco rispettata la lingua al giorno d'oggi, su quanto ancora ci sia da fare per amare non solo la propria lingua, ma anche le altre. Il fatto che abbia provocato così tante emozioni in me, dalla tristezza, al disgusto, alla rabbia, e alla speranza, mi fa dall'altro lato pensare che forse, con l'avanzare di mentalità più aperte, le cose possano effettivamente cambiare in meglio.
Da laureata in linguistica l’ho trovata una lettura da compagnia, una voce con cui condivido lo stesso amore. Per i non linguisti è un potenziale cassetto che si apre su una riflessione su cui non ci si sofferma mai, quella sulla lingua.
Audiolibro. Illuminante testo divulgativo sulla lingua e l’amore verso di essa. Sarebbe utile che tanti concetti esposti potessero arrivare a quante più persone possibile. E poi Gheno sa essere così piacevole che nulla risulta pesante in questo libro.
Riassumere in un’unica citazione quanto questo libro mi abbia ispirata é a dir poco riduttivo. Scritto con cura e attenzione per ricordarci quanto le parole che scegliamo ogni giorno plasmino il mondo che ci circonda. 5/5 ⭐️
Interessante visione della tolleranza linguistica, a tratti un po’ troppo autoreferenziale, forse. Ma piacevole e con diversi spunti molto costruttivi.
Alcune parti un po' semplici ma probabilmente se non studiassi linguistica non la penserei così. Molto consigliato a chi è incuriosito dalla lingua e vuole saperne di più. Un bel libro
[pag. VIII] Ipotesi Sapir-Whorf (o teoria della relatività linguistica): le parole influiscono sul nostro modo di pensare e di vedere il mondo. [pag. XIV] La parola grammamante serve a descrivere chi ha con le proprie parole, una vera e propria relazione amorosa: una relazione sana, basata sul benessere reciproco, matura, capace di reggere la complessità. [pag.11] "Gli esseri umani sviluppano il linguaggio e le memorie della vita in tandem: le due cose crescono intrecciate, supportandosi a vicenda" (cit. Viorica Marian).
Onestamente pensavo di leggere qualcosa di diverso. Ma vabbè. Si tratta sostanzialmente di un saggio/monologo sociolinguistico a scopo divulgativo in cui si affrontano un po’ a casaccio argomenti di sociolinguistica contemporanea abbastanza noti, senza aggiungere in realtà nulla di nuovo rispetto a quanto già si legga ampiamente in giro. Una lettura interessante e leggera per i non addetti ai lavori e, viceversa, scontata per chi ha già dimestichezza con la disciplina. L’autrice si sofferma molto sul ruolo della lingua come strumento in grado di cambiare la realtà. Io condivido solo in parte questa tesi. Non sono un fan del linguaggio inclusivo, con asterischi e annessi, che reputo spesso più una moda che non una reale posizione ideologica. Il saggio è comunque abbastanza caruccio, anche se la studiosa spesso si perde in un bicchiere d’acqua, ad esempio ripetendo più volte la litania dei “grammarnazi”, contraddicendosi continuamente rispetto al suo invito alla tolleranza e all’accettazione dei punti di vista altrui. Un libro scritto con troppa ideologia accecante, in cui la donna partigiana prende il sopravvento sulla studiosa critica. Però, tutto sommato, si può leggere con un certo grado di apprezzamento.