Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale. Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di “nati morti” che si tormenta nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto. Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di “vinti”, anime solitarie a cui non si riesce a dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di “cibi grossolani”. Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti. Ma c’è orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D’Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto riscacciato in gola, la presa d’atto dell’impossibilità d’ogni epica. Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l’ora esatta. (Andrea Di Consoli)
Carmen Pellegrino è una scrittrice e storica italiana. Studiosa eclettica, ha indagato alcuni dei nodi salienti della modernità, concentrando i suoi studi sui movimenti collettivi di dissidenza (come in '68 napoletano. Lotte studentesche e conflitti sociali tra conservatorismo e utopie, 2008), e focalizzando successivamente le sue ricerche sul razzismo, l’esclusione sociale e le condizioni di sfruttamento dei migranti (di questa produzione va citato almeno il saggio Le ore della mia giornata, pubblicato nell’antologia Qui si chiama fatica: storie, racconti e reportage dal mondo del lavoro, 2010, vincitore del premio reportage Napoli Monitor).
Un romanzo dall'atmosfera grigia, lugubre, soffocante, misera che ha saputo raccontare il passato, i ricordi e la morte con una raffinatezza e poeticità non indifferenti. Grazie, Carmen.
Questo romanzo è una lettura insolita, sorprendente, così lontana dalle mode e dai gusti letterari del momento da sembrare del tutto fuori dal tempo e dallo spazio. In fondo, credo che questo sia proprio il senso più profondo del libro: non esiste un tempo ben definito, nettamente stratificato in "passato-presente-futuro", ma piuttosto un continuum dato dal passato che infesta il presente e che, inevitabilmente, lancia le sue ombre sull'avvenire. Carmen Pellegrino teorizza l'abbandonologia, parola che ho imparato ad amare, e lo fa attraverso personaggi che non sono in grado di comunicare tra di loro, che abitano il passato e il presente sfiorandosi come fantasmi senza mai riuscire a comprendersi, a prendersi. La voce narrante, quella di Estella (nome profondamente dickensiano), è imponente, ingombrante. E' la voce di una persona che, annaspando nella propria solitudine, ha bisogno di nutrirsi del dolore degli altri per poter trovare una via di fuga dalla propria sofferenza. Al suo fianco, sfuggente, c'è Marcello, enigmatico contraltare di Estella, il ragazzo che non riusciva ad accettare la diversità culturale e sociale degli altri ed era magro e pallido come un malato. Il romanzo si snoda tra passato e presente ricostruendo, volta per volta, dolorosi cammei della vita degli altri fino a formare il quadro completo di Alento, il paese fantasma costantemente minacciato dalla frana. Cade la terra non è semplicemente un titolo, ma anche la metafora dello sgretolarsi del tempo nel tempo, della caducità della vita del mondo, dell'inevitabile crollare delle certezze precostituite. Consiglio questo romanzo a chi ha bisogno di una lettura diversa, intensa, profonda. Questo non è il solito libro, e già questo dovrebbe spingervi immediatamente a leggerlo.
Seeped in atmosphere, it’s putting a place for memory to amuse itself.
In a mix of the epistolary form and standard narrative, we see how memory and time rupture where we come from. To see what has changed, what hasn’t. Who has left, what has left. In essence, it becomes a ghost. Not just lost to time, but your own time. It’s a ghost that exists in your living. Creates haunts and stirs in the way you continue to age alongside time.
More of a mood piece more than anything. Plot and character developments stay as flat as the empty feeling throughout this book. A slow fever dream. Like being awake while asleep and far from comfort.
un paese del meridione in balia delle frane che l'hanno reso deserto- popolato solo di fantasmi e di un'unica presenza umana, la strampalata estella, che cerca di tener viva la memoria. un'evocazione potente, in forma corale, del passato e delle piccole storie che compongono un'umanità misera e infelice, in preda della storia, della miseria e della quotidianità. e, infine, la speranza che dare voce ai morti, farli parlare e rivivere possa cambiare un destino di infelicità e che la memoria curi il dolore provato. inaspettatamente bello, ipnotico, potente- una gradita sorpresa.
C’è morte dappertutto. In questo Cade la terra, che ha davvero l’andamento lento di un grande classico, di quelli da leggere e rileggere per l’eternità, perché questo romanzo vive dell’esorcismo di non voler essere abbandonato in un luogo in disuso, al buio tra le ragnatele, dove rimanere dimenticato per sempre. http://www.piegodilibri.it/recensioni...
Carmen Pellegrino è sicuramente una scrittrice talentuosa che incanta con la sua scrittura elegante ed emozionante. “Cade la terra” è un momento di riflessione sulle scelte di vita, sui desideri, sulle speranze, sul senso del sacrificio e della fatica. Con questo libro si va oltre ciò che si può vedere, oltre ciò che si può udire. Sicuramente è una lettura super consigliata che vi terrà incollati dalla prima all’ultima pagina. Proverete mille emozioni e tutti i personaggi guadagneranno un posticino nel vostro cuore. Affetto e comprensione sono preziosi per chi, come le nostre anime vagabonde, non ha mai conosciuto, in vita, il vero significato della parola “amore”.
2.5 L'idea di dar voce all'abbandono è molto apprezzabile, tanto più quando possibile cimentarsi in descrizioni intrise di grigiore e sgomento così ben realizzate e fruibili. La lentezza nella narrazione sembra quasi indotta dall'atmosfera e doverosa ma appesantisce la lettura al punto di annoiare. Tra le tre parti di cui si compone il libro, ho preferito la seconda: arricchita dalle storie degli alentesi, di una quotidianità tanto faticosa quanto sofferta.
“Nominare le cose per farle accadere” La memoria è una forma d’amore, la parola è una forma d’amore: ricordare, rievocare in un racconto, ri–nominare per impedire la dissoluzione. Questo romanzo merita più luce, è bellissimo e scritto con un’eleganza e una solidità di struttura che non si incontrano spesso.
Un romanzo che racconta di luoghi abbandonati, un romanzo in cui rivivono uomini e donne che la storia ha dimenticato, un romanzo che sa come emozionare il lettore. La recensione completa qui: http://appuntidiunagiovanereader.blog...
Proprio un bel libro, un po' fuori dai soliti schemi narrativi: bella la storia (per niente banale), bello lo stile (ricercato ma non troppo), bella la struttura narrativa, finale a sorpresa (anche se mi ha un po' immalinconito)
Un olmo centenario con le sue radici tenaci, "questo grande albero dal sonno insonne, questo generoso fracassone dall'odore povero credeva nella gioia di darsi, come fa il frutto che cade, felice com'è di farlo, perchè solo ciò che non si dà muore", una città che cade in rovina per via delle continue frane, paesaggi tetri, luoghi ameni, personaggi ambigui e misteriosi, al limite della follia. "Cade la terra" di Carmen Pellegrino, Giunti editore, è un libro particolare, il primo romanzo della scrittrice, mi ha stregato e affascinato fino al punto di non voler ultimarne la lettura. Volevo durasse altre mille pagine ancora... Inquietante e poetico al contempo, lo stile della Pellegrino ha una magia unica: riesce a rapire il lettore e trasportarlo in un'atmosfera ben precisa, a tratti lugubre, a volte colma di speranza, a volte infine foriera di desolazione. La persistenza delle memoria aleggia chiaramente sulle rovine e sugli abitanti di Alento, un paesino povero e isolato, inventato dalla scrittrice, ma che trae ispirazione dalla realtà (lo lascio scoprire a voi). Vi innamorerete di Estella e degli altri personaggi che danno vita alla storia, e dei paesaggi che vi sono descritti nei minimi particolari, quasi a poterli sfiorare con un dito, ascoltarne i rumori. Emily Dickinson scriveva: "Una parola è morta quando vien detta, dicono alcuni. Io dico che comincia a vivere soltanto allora", quindi se è vero che le cose prendono vita soltanto se le si nominano, Carmen Pellegrino riesce a far rinascere Alento e i suoi abitanti, le pietre e così pure gli spiriti. La disgregazione del paese si accompagna, quasi come fosse una metafora, alla dissipazione di memorie e tradizioni locali, abitudini, e così all'abbandono di chi vi abita. In "Cade la terra" l'abbandonologia si fa arte, si fa genere letterario specifico, stile di vita, condizione dell'anima. C'è molta malinconia in queste pagine, un sottofondo musicale che accompagna l'intero romanzo, come soltanto le cose e i sentimenti diroccati sanno esprimere, si avverte distintamente, di quella malinconia fatta di attese, presagi che sai saranno nefasti, senza possibilità di riuscita alcuna. Quella malinconia come un'edera rampicante che si aggroviglia alle pareti del cuore, e non ti lascia scampo. Eppure, questa malinconia profonda, compie un incantesimo: ti squarcia dentro, viene a chiederti il conto, ti rende insonne e agitato, e infine ti salva: "La salvezza provvisoria - la salvezza tipica degli scampati, quella salvezza fragile dei sopravvissuti - sento che può appartenermi, come le case abbandonate d'intorno che sembrano rovinarmi addosso, tutte malconce, tutte rotte: assomigliano alle mie ferite, a questo reticolo di crepe. Dovrei preoccuparmene forse, le vedo rompere ancora più spaventose delle crepe delle case che ho intorno. E invece no, traggo forza da esse, vi ho posto varchi per l'aria e per la luce. Sono qualcosa. Sono mie. Come una possibilità". Non credo ci siano parole tanto belle, nè tanto capienti nè precise, che siano in grado di descrivere questo libro incantevole: è una vera e propria esperienza di vita, capace di modificare la consapevolezza di chi ne legge le pagine e le attraversa nel profondo, senza ritrosia, cercando di afferrare il senso dei luoghi, il significato che essi hanno, le emozioni che ci lasciano in eredità, le parole non dette, gli abbracci mancati, gli odori di certe stanze, la caducità della vita che è come un richiamo continuo che assilla e che però mette in guardia, permette di scrutare ciò che conta, quel che resta. quando tutto inesorabilmente va e scompare. Carmen Pellegrino ci dona parole, parole come polvere che ti si appiccicano addosso e non vanno più via, sedimentate per sempre dentro, fin nelle ossa, fin nelle crepe della terra. Per poi rifiorire.
Estella, a defrocked nun turned governess, lives in a decaying house in an abandoned Italian village perpetually threatened by engulfment in a slow landslide. While she is alone of the living, ghosts of the former inhabitants are drawn to her, and they reluctantly relive their sadnesses. There's a nod to Poe's House of Usher in the metaphor of the collapsing structures mirroring Estella's psychological decline.
I learned of Derrida's concept of hauntology from another book I'm reading, Weird Walk: Wanderings and Wonderings through the British Ritual Year: that cultural and social ideas can persist after their time and "haunt" the present, and Pellegrino's book seems to be a literary exploration of this.
The relationship between Estella and her charge, Marcello, is interesting and, as with much of the book, tinged with the sadness and regrets of what might have been.
My finding of this book is an example of the triumph of the bookseller's art over the algorithmic shilling of online content pedlars 😏
Un libro particolare, sicuramente molto atipico e lontano da ogni definizione, così diverso da quello che normalmente si legge che onestamente all'inizio ho avuto una certa difficoltà ad entrare in sintonia con le pagine del racconto. Un mondo senza tempo, un luogo non luogo in conitnuo movimento che rischia di sparire da un momento all'altro. Un intreccio sfuggente, difficile da tenere insieme, in cui le storie e i personaggi mi sembravano scivolare via come le case di di Alento inghiottite dai movimenti franosi. Un intreccio che a tratti mi è sembrato troppo fragile per legare pagine dopo pagina,una fabula impossibile da ricostruire con certezza. Eppure procedendo nella lettura non si può non rimanere via via conquistati dalla semplicità e dalla poesia di queste pagine, che descrivono un mondo che non c'è più, con lo struggente desiderio di salvarne la memoria. Memoria frammentaria, fragile, a tratti ingannevole, come svelarà il finale. Amorevole tanto lo sguardo sulle case in rovina, sulle crepe, sui crolli, quanto sulle storie dure di sofferenza dei protagonisti, infine sul senso stesso della vita in tutta la sua fragilità.
Estella, anima perduta fra le anime perse, è rimasta a vivere ad Alento per conservarne la memoria e per continuare dare voce a chi vi ha abitato.
Una vita grama, fatta di duro lavoro, una terra mai generosa, storie di infelicità e di ignoranza, uomini e donne il cui destino è affidato ad una natura avversa e alla cattiveria umana.
La morte è ineluttabile, anche se spesso ingiusta, ma ciò che è veramente terribile è la dimenticanza. La perdita della memoria è quanto di più doloroso si possa immaginare.
La vita e la morte si alternano e, forse, hanno le sembianze di una vecchina che porta sulle spalle una gerla e che ha in tasca una lettera, lei che non sa leggere.
Un romanzo che è un pugno allo stomaco e nello stesso tempo una carezza.
Ci sono pagine che non necessitano di essere comprese, forse vanno soltanto interpretate, come un sogno.
Come un soffio di vento che porta suoni e voci dal passato soltanto a chi le sa udire.
I found 'The Earth is Falling' consistently intriguing and readable. My teacher and academic hero Antonio La Penna was from Avellino and we will be celebrating his life at a conference nearby in September of this year. I have never been to Terzo di Mezzo but Carmen Pellegrino's ghosts will be there to greet me. There is much in this novel about the harshness of women's lives in early and mid-20th century Campania, the injustices of poverty, and the resignation of those who remain, but all this is laced with moments of kindness and hope.
I due primi capitoli sono stati scritti veramente in modo straordinario che mi è piaciuto un casino… peccato che l’ultimo capitolo prova ad esplicitare troppo lo scopo del romanzo in modo non tanto sottile… Comunque un libro interessantissimo da assolutamente leggere .. una riflessione sul posto della memoria… sull’opposizione tra natura e cultura… sul ruolo del passato nella nostra vita presente e sulla nostra possibilità di pensare il futuro.
I finished this book on a flight to D.C. I’m going to watch Katie run the D.C. Marathon. The flight attendant is blonde, blue eyed and can’t hear a thing anyone is saying. I’m about to start on Another Morocco. I’ll land in DCA and I’ll stand at the train platform thinking about the hotel — we’re staying with her parents at the Embassy Suites.
A deserted small Italian town threatened by landslide, populated by the ghosts of its eccentric inhabitants, stuck in limbo. Took a while for me to attune to the tone of voice, but eventually becomes an absorbing melancholy nostalgia dream.
a reflection on the pressure placed by the living on the dead.
the meanings we force on them; how we use them to excuse our failings; how our memories of them rot; how the places they inhabited warp, bend and break...
“Una storia di esclusione, senza dubbio, ma anche di vite dissipate, trascorse senza gridi, senza gesti.”
Alento, paese immaginario, è lo scenario del libro, rappresenta tanti luoghi abbandonati della nostra Italia. Estella è la memoria che attraverso la parola cerca la via per un altro destino, perché nulla finisce: “Se la morte è venuta, amici cari, è anch’essa passata.”
Un libro evocativo, dalle immagini forti, potrebbe essere tratto un film, è il primo romanzo della Pellegrino, che è stata avvicinata a Corrado Alvaro e a grandi scrittori della letteratura meridionale.