In queste lettere, “la sorella del poeta”, per citare Virginia Woolf, esce finalmente dall’ non piú solo appendice biografica alla storia di un fratello straordinario, il personaggio di Paolina si fa spazio tra queste righe e ci parla di molte di una prigionia femminile che è fonte di sofferenza e frustrazione, di una curiosità indomita, di un desiderio di libertà che diventa viaggio interiore e intellettuale, di un amore fraterno profondissimo che si incrinerà per gli orientamenti ideologici sempre piú contrastanti dei due, fino al silenzio. Paolina è per Giacomo un’interlocutrice colta e vivace, complice e sostenitrice, uno spirito inquieto esiliato nel polveroso Palazzo Leopardi; e lui tenta di sostenerla da lontano con le sue bellissime lettere che le aprono il le città, le letture, gli incontri, mescolati al fluire della vita intima e alle “bagattelle” che restituiscono il sapore del quotidiano. E a emergere da questo dialogo non è soltanto il ritratto di due “anime” malinconicissime e appassionate, che si specchiano a distanza, ma anche l’immagine di una società chiusa e dura, alla quale entrambi tentano caparbiamente di resistere.