Cosa vuol dire aver fatto il bambino nell'Italia del boom economico e il ragazzo negli anni Settanta? Ce lo spiega con un occhio affettuoso ma implacabile Beppe Severgnini, una delle penne più brillanti e seguite del nostro giornalismo. La sua ironia diventa autoironia; e l'autobiografia diventa la biografia di una generazione cresciuta tra corsi d'inglese e viaggi col plaid, minibasket e picnic, Vespe e traghetti. ciclostilati liceali e innamoramenti a raffica. Chi è già adulto, con questo libro ripercorrerà le tappe della propria formazione; gli adolescenti sorrideranno leggendo le gesta dei genitori; i meno giovani sfoglieranno l'album di famiglia. E tutti indsieme capiremo come la storia di un bambino italiano possa diventare anche la storia dì'Italia. Una storia che prova una italiani si diventa.
Aneddoti di vita dal 1956, anno di nascita dell'Autore, al 1981. Venticinque anni di storie familiari e di amicizie, attraverso le quali scorrono abitudini sociali e di costume di una borghesia italiana di provincia. Chi ha vissuto in quegli anni si ritrova facilmente, e con piacere, a ricordare quelle mode e quegli usi che Severgnini descrive qui con ironia e semplicità. La brillantezza della scrittura permette una lettura leggera e scorrevole nell'insieme, anche se nella seconda parte arriva a produrre un po' di noia e di stanchezza. Una rilettura a voce alta, per passare qualche ora in compagnia di mia mamma (quando il corona virus non vietava la vicinanza ravvicinata!).
E bello leggere sulla infanzia italiana negli anni '60, '70 e com'era la cultura italiana. Scrive bene e fa ridere, ma penso che abbia altri libri piu interessanti da leggere, vediamo, perche come scrittore, mi piace!
Un libro interessante sulla vita autentica in Italia negli anni *50. Un libro che contiene storie divertenti ma reali, dalla vita dell*autore. Sicuramente questo libro vale la pena di essere letto dalla nuova generazione.
Non è un capolavoro della letteratura però è culturalmente interessante perché ci fa vedere l evoluzione dell' Italia e degli italiani tra gli anni 60 e 80. Direi molto utile per capire chi eravamo e cosa stiamo diventando. E poi è bello ricordare le estati da ventenni, i bidelli del liceo, gli amici di sempre. È un viaggio sentimentale prima di tutto.
Facili battute qui e là, bello spaccato degli anni dei miei genitori, che conosco per eredità musicale e foto sbiadite. Non tutte le famiglie hanno avuto la stessa fortuna di Severgnini e forse vengono dati per scontati un pó di privilegi. Godibile, non indimenticabile.
Eh, eh, eh... dopo aver letto quasi tutti i libri di Severgnini si riconoscono i motivi che ritornano spesso. Cose che si leggeranno anche nei libri successivi.
Ma questo non è un male, tutto sommato. Perché un po' mi fa pensare ai vecchi poemi greci che venivano recitati e determinate formule erano utili al narratore per ricordarsi la trama ed andare avanti. Non so se riesco a spiegarmi. Queste cose le ho studiate tanto tempo fa. E poi, come testimoniano i bimbi, la ripetizione di qualcosa aiuta a percepire la cosa più familiare. Ormai il Beppe è uno di famiglia.
La mia parte preferita di questo libro?! Il breve capitoletto sulla Naja. Che fotocopierò e passerò ad una amico militare per vedere se le cose sono cambiate negli ultimi trent'anni. Anche se magari lui, vivendolo tutti i giorni, non trova la cosa così divertente. ^__^
Bello il viaggio insieme a Plinio, lo squatting a Londra. I Talking Heads e Bruxelles.
Un'autobiografia dà spesso l'impressione di essere un qualcosa autoreverenziale, quasi presuntuoso. Eppure quando a scriverla è Beppe Servergnini ci si trova catapultati in racconti di provincia, ricordi nostalgici e foto in bianco e nero. Un bel viaggio.
Libro onesto e senza fronzoli che fa riflettere e sorridere senza bisogno di perdersi in sensazionalismi inutili. Mi piace lo stile "alla mano" di Severgnini.