Nel giorno del suo compleanno, il 27 gennaio 2022, alle18.41, il signor Cattaneo esce dal suo ufficio, viene rapito da due loschi figuri e portato, bendato, in un luogo che, quando riapre gli occhi, scopre essere tutto bianco. Il signor Cattaneo medesimo ha avuto in consegna abiti che sono essi stessi tutti bianchi. I due rapitori hanno l’aspetto dei cappello, occhiali da sole, sigaretta in bocca. Lo interrogano sul suo lavoro, sui suoi gusti, sulla moglie dalla quale ha divorziato e che non sente da cinque anni, sulle sue abitudini sentimentali, per non dire sessuali. Il signor Cattaneo risponde, in qualche modo non ha paura, in qualche modo capisce che i due che gli stanno di fronte somigliano a qualcuno che ha già visto e, soprattutto, sanno sul suo conto più cose di quante ne sappia lui stesso. Ma chi è la ragazza unicorno? E cos’ha a che fare con quest’uomo apparentemente anonimo e senza pretese? Con un racconto veloce e preciso, comico e tragico, Giulia Sara Miori, che con quest’opera esordisce nel romanzo, insegue – come i due rapitori – un uomo incapace di guardarsi dentro. Un uomo che rifiuta di capirsi, e che dopo essersi capito per caso e non per intenzione, ovviamente, rifiuta di assolversi. Sembrerebbe quest’uomo, il signor Cattaneo, un eroe contemporaneo, e in qualche modo lo è, questo suo rifiuto dell’introspezione è infantile e titanico. Al signor Cattaneo viene data l’occasione di vivere e osservare ciò che è, una nuova coscienza, ma decide che con questa chiarezza non ci farà niente di niente. Tra Kafka e Bulgakov, un esordio fulminante dove la realtà si confonde con la finzione. Il romanzo per tutti coloro che neanche quando vengono rapiti riescono a guardarsi dentro.
Con un titolo così (per non parlare della copertina) non potevo passare oltre questo breve libro, poi sono pure in blocco e speravo. Si ci speravo perché, se fino a quasi la fine, questo romanzo poteva sembrare un noir, ecco.....la fine non l'ho proprio capita. Sarà il mio blocco?
Se lo leggete mi dite la vostra? Le 3 stelline se le merita per l'astuzia e l'audacia della poltrona unicorno 😅
Ciò che cattura di questo libro è sicuramente la copertina che, insieme al titolo, rimanda a tutt'altro rispetto alla trama che vede protagonista il signor Cattaneo, un uomo comune che, nel giorno del suo compleanno, viene rapito da due uomini. Bendato, viene condotto in un edificio misterioso, nel quale a farla da padrone è un ambiente asettico, dal quale è impossibile trarre il benché minimo indizio. Qui i rapitori lo sottopongono a interrogatori serrati che portano al coinvolgimento anche di una misteriosa ragazza unicorno. La penna della scrittrice riesce a condensare una storia dal ritmo incalzante in cui ambientazione e personaggi vengono descritti in maniera plastica ed essenziale quasi come fosse una forma di sceneggiatura cinematografica.
Solo se apprezzi un caustico, asciutto stile e una penna straniante come quella di Simenon (il George della finestra dei Rouet o dell’orologiaio di Everton) che ti lascia addosso un’inquietudine costante. Sento il gelo nelle ossa. Vedo bianco, asettico. È tutto sospeso nello spazio e nel tempo: l’inizio è forse un flashback? Oppure è parte della cospirazione? Esiste davvero una cospirazione? La linea che lega realtà e finzione (proprio la finzione teatrale) è sottile; è un dramma in tre atti che svilisce e che un po’ celebra l’uomo mediocre, lo assottiglia ma ne declama il valore dell’inutile. La resa dei conti con sé stessi è sempre impegnativa ma che cosa succede quando qualcuno ci mette di fronte una vita ordinaria che evidentemente è la nostra?
La ragazza unicorno di Giulia Sara Miori (Marsilio editori) è decisamente un libro originale, a partire dalla copertina allusiva e illusoria. Questo romanzo all'inizio sembra un thriller, poi si trasforma in qualcosa d'altro... il protagonista è un mediocre... eppure questo signor Cattaneo ha qualcosa che ci ricorda noi, noi in momenti non proprio edificante ma tant'è, è facile riconoscersi.
Cattaneo viene rapito e portato in una cella invasa da un bianco accecante. All'uscita dall'ufficio in una sera di gennaio qualunque, la sua vita viene stravolta da bizzarri rapitori. Poliziotti o criminali? Cattaneo non lo sa, viene bendato e portato in questo misterioso quartier generale per rispondere a domande di cui loro sembrano conoscere già la risposta.
Cosa succede quando si vive come il prigioniero? Nella vita di tutti i giorni intendo. Succede che la vita passa e quello che dovrebbe essere il protagonista diventa uno spettatore. Cattaneo non ha mai provato a lasciare il lavoro che non ama per intraprendere una strada più rischiosa, non ha cercato di fermare la moglie quando se ne è andata... Cattaneo è a tutti gli effetti un ignavo. Ecco allora che il thriller di Miori si trasforma in qualcosa di diverso... il vuoto della cella diventa lo strumento con il quale scardinare le certezze di una vita. RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Leggo stroncature di questo libro che si basano sul fatto che il testo in questione ti rapisca, ti torturi e ti confonda e ti lasci una sensazione di perturbamento. Ehm. Esatto. È letteratura, amore. Funziona così nel caso di Miori: c’è un’autrice che ti sequestra per un paio d’ore, ti tiene con un cappio al collo di narrazione serrata e ansia crescente, ti sembra di essere nel Castello di Kafka ma in maniera verosimile, con moltissimo senso di realtà. Poi ti rilascia di colpo, come fosse uno schiaffo lungo 118 pagine.
Ho comprato questo romanzo (breve) perché m'incuriosivano la copertina e l'autrice.
L'ho trovato alla Feltrinelli della stazione di Firenze e ho iniziato a leggerlo subito, in treno. Poi ho continuato nella vasca (per un paio di giorni ha fatto freddissimo) e sul divano.
Sì, perché io leggo lentamente, quasi come se leggessi ad alta voce. Quando vedo una frase che mi piace in modo particolare, la rileggo, quando vedo una frase che mi dispiace in modo particolare, la rileggo. Se c'è una parola che non conosco, la cerco. Non ce n'erano, in questo libro, ma ho ritrovato con piacere la parole "nitore" che non sentivo da un bel po'.
Vista la copertina, mi aspettavo devo dire qualcosa di più irriverente. Invece mi sono trovata di fronte a una scrittura classica, a una storia che mi ha ricordato Simenon mentre ero pronta per Bukowski, per intenderci.
Stile senza fronzoli, piacevole, toni un po' troppo surreali per i miei gusti, ma è -appunto- questione di gusto.
Criptico il finale, mentre invece è abbastanza esplicito il messaggio che viene portato avanti da un personaggio che assomiglia a un bue condotto al macello.
Non ho letto Neroconfetto, la raccolta di racconti della stessa autrice, quindi non posso fare un paragone.
Di certo è una voce interessante... chissà cosa ci proporrà in futuro!
Classico esempio di come ormai, per pubblicare sotto CE, non serva saper scrivere ma basti conoscere la gente giusta. Vocabolario limitato con abuso di verbi generici. Incapacità di gestire la struttura delle frasi e dell'intreccio, con un'iperproliferazione di situazioni involontariamente grottesche e assurde, trasposte peraltro in maniera dozzinale. Ecco, ritengo che la raccolta dei resti spappolati delle nutrie dall'asfalto sia un'attività più consona alle limitate capacità dell'autrice. Indirei una class action per costringere la signora a pagare ai lettori la perdita del tempo prezioso dedicato a questa pila di monnezza fumante, la unica funzione etica ed ecologica è da combustibile per il camino.
Le premesse erano buone: un rapimento, un POV interessante e uno stile di scrittura discreto. Il signor Cattaneo è rapito da due aguzzini misteriosi che sanno tutto di lui e lo rinchiudono in una stanza completamente bianca per 2 mesi. Nella parte finale del libro però le cose non si vanno a dipanare, non si esce dal matrix e non si capisce bene cosa è successo. Se doveva essere una metafora, non l'ho capita.
Ok, diciamo che mi immaginavo altro. Probabilmente non ho capito io, lo stile è scorrevole ma ha lasciato un sacco di confusione e, se vogliamo, angoscia. Finale non pervenuto. Lèggerò volentieri altre recensioni per capire dove ho sbagliato.
3.5 Romanzo breve ben scritto, accattivante. Ho trovato sbrigativa la parte finale: non mi dispiacciono i finali aperti, ma avrei apprezzato qualche 'chiusura' in più.
bel libro, si legge molto velocemente, anche perché è breve. il finale non l’ho capito, è in realtà non penso di aver capito proprio il libro. mi lasciata con un senso di incompletezza.