«Forse, in fondo, abbiamo tutti dei cuori di porcellana: basta il più piccolo colpo per mandarli in frantumi»
Ho sentito spesso la frase “il libro giusto, al momento giusto”. Ecco, io credo che Redamancy rappresenti questo, senza dubbio, ma credo che si parli anche di “libro giusto, per la persona giusta”. Perché dico questo? Perché Redamancy mi ha scavato dentro come nessun libro ha fatto fin ora. Nessuno. Ha ripreso in mano cose che pensavo di aver sotterrato e me le ha messe davanti agli occhi, perché dai problemi non si può scappare per sempre e questo libro mi ha dato la forza per capirlo e affrontare tutte quelle avversità che per molto tempo, ho cercato di trascurare.
Frederick e Laverna sono rivali, entrambi ambiscono allo stesso premio, hanno lo stesso obiettivo. Però non parlo di scrittura. Entrambi vogliono ritrovarsi, vogliono dare un senso alla loro vita, vogliono rimettere insieme i cocci di un cuore che la vita ha distrutto e che continua a calpestare.
Frederick è un personaggio molto diverso da quello che sembra. Il padre è uno scrittore di successo e tutti si aspettano il meglio da lui. Anche lui si aspetta sempre di dare il meglio che gli riesce. Nelle prime pagine vediamo Fred come un personaggio ironico, provocatorio e sicuro di sè. Eppure io vedo il personaggio di Frederick in un modo preciso: uno specchio. Mi spiego meglio. Quando dobbiamo guardarci allo specchio lo fronteggiamo e una persona esterna vede noi in carne ed ossa e poi il nostro riflesso. Frederick è così, una persona esterna però, vede solo lui, non il suo riflesso. O meglio lo vede, ma sembra perfetto.
Perché il riflesso di qualcuno, se visto dall’esterno, non ha mai niente fuori posto, poi però impariamo a vederci con gli occhi della persona interessata ed è là che capiamo che ci sono tante di quelle cose che non vanno e che aspettano di trovare un qualcosa che le salvi. Frederick è esattamente così: non lo capisci, finché non guardi lo specchio che è attraverso i suoi occhi. O semplicemente non lo capirai mai, se non rivedi te nel suo riflesso, almeno un pochino.
A Fredrick non sembra, ma lui è uno che ama tanto, talmente tanto che metterebbe chi ama al primo posto. Eppure allo stesso tempo desidera essere amato. E amarsi e farsi amare sono due cose che vanno d’accordo solo se tu in primis riesci a fare i conti con la tua persona, raffigurata in uno specchio spaccato e con un vissuto tutto suo. Fredrick mi ha aiutato a capire una cosa importante: spesso dobbiamo prima curare noi stessi, per poter aiutare gli altri a trovare la forza di fasciare le loro ferite.
Laverna. La mia Lav. Questo personaggio mi somiglia talmente tanto che spesso ho pensato di non essere in grado di parlarne come vorrei. Laverna è terribilmente spaventata dai cambiamenti, ha bisogno di un nuovo posto da chiamare casa e cerca questo posto disperatamente. Non sa come muoversi, non sa cosa fare per affrontare il dolore che le attanaglia la mente ogni secondo che passa. L’ansia le stringe il cuore in una morsa e non sa come alleggerire questo peso. Io credo di sapere cosa significhi essere bloccati, non sapere dove andare, finire fuori strada e non sapere se mai tornerai sulla retta via, come ti eri programmata. Lo capisco: il non concepire il cambiamento, il sentirsi costantemente sola al mondo. Ma la cosa che capisco di più è aprire un libro e immergersi tra le sue pagine quando i rumori del mondo ti entrano dentro e iniziano a diventare la colonna sonora della tua vita. Leggere la pagina di un libro e sentire solo il silenzio, pronto a cullarti. Laverna non è sola, Laverna non è perfetta e ha paura. Però la paura non sempre viene per nuocere, a volte ci vuole solo far capire che stiamo sbagliando qualcosa, che forse non dovremmo basare tutto su un’unica cosa. Forse arriva per dirci che dobbiamo cambiare prospettiva, che è il momento di migliorarci e che questo non significhi essere sempre perfetti, ma impegnarsi a fare ciò che amiamo.
Frederick e Laverna non sono solo due personaggi. Sono la salvezza l’uno dell’altro. Sono il faodail l’uno dell’altro. Sono il mio.
Quando ho finito questo libro, ho detto a Flami che non avevo parole per descriverlo. ahimè credo che quelle parole non siano ancora state del tutto elaborate nella mia mente. Però una cosa la so. Se faodail vuol dire “scoperta fortunata” allora Flami e Redamancy sono la mia. Non so come starò domani, non so cosa farò e non so con chi sarò. Chi sarò. Però loro saranno sempre lì a ricordarmi che niente dura per sempre. Soprattutto non il dolore.
Ho sempre pensato che il mio posto nel mondo fosse all’angolo di tutto. In realtà è sempre stato così: non mi piace stare al centro dell’attenzione, a me basta l’angolino silenzioso, in solitudine. Ho sempre visto le persone viversi la vita al meglio, ma per me non era così, quindi ho iniziato a leggere. il mio angolino di tranquillità.
Il destino ha voluto che la prima volta in cui ho incontrato flami, lei stesse nell’angolo e io stessi andando proprio là. La stavo cercando ma avevo deciso di riposarmi un po’ prima, e senza neanche doverla effettivamente rincorrere, lei è arrivata. E io il significato della parola 𝐟𝐚𝐨𝐝𝐚𝐢𝐥 lo rivedo anche in questo.
«Ti stavo aspettando da tutta la vita»
«io non ti stavi aspettando, ma tu mi hai trovata comunque»
A pensarci adesso mi viene da sorridere, avevo da poco iniziato la lettura ed ero solo alle prime pagine. Eppure, senza neanche saperlo, Flami mi aveva già anticipato che sarebbe diventata il mio faodail, il mio angolino di tranquillità. Quella cosa che non cerchi ma arriva comunque, come se avesse sentito il richiamo del tuo cuore. E non parlo solo di Flami, parlo anche di Fred e Lav. Del loro amore, della loro battaglia, del loro rincorrersi e del ritrovarsi. Delle promesse mantenute anche quando tutto crollava. Del non sapere più nulla, non avere certezze e ritrovarti negli occhi della persona che ami. Dell’essere sempre circondato da persone che vedono un riflesso perfetto e trovare finalmente qualcuno che ti vede, con in mano i pezzi spezzati di una vita fatta di dolore, pezzi che cerchi in tutti i modi di far combaciare nuovamente. Quel qualcuno che nonostante tutto, non prova ribrezzo o paura, ma semplicemente ti dice: “va bene così, ci rimettiamo insieme noi”. Redamancy è questo: un puzzle che si incastra alla perfezione. Dolore e Rinascita. Paura e Speranza. Cambiamenti e Scoperte Fortunate. Io e Loro. Sempre.
Redamancy non è solo un libro. È il riflesso della mia anima, con tutte le sue imperfezioni e i suoi dolori. Pronto ad aiutarmi a mettere i pezzi assieme di nuovo.