“Holmes!” strillai. “È davvero lei? Possibile che sia vivo?”
Cosa succede quando uno scrittore è costretto dai fan a resuscitare un personaggio? I tredici racconti de Il ritorno di Sherlock Holmes, pubblicati su rivista tra il 1903 e il 1904, rispondono a questa domanda, perché in essi Arthur Conan Doyle riporta in vita il suo detective, dopo che “nessun coroner ne aveva ritrovato il corpo”. Passati tre anni dalla sua lotta con l’arcinemico Moriarty, Sherlock Holmes è pronto a ricominciare il proprio lavoro, per lo stupore del dottor Watson, che rimane il superbo narratore di questi racconti. Tra gli enigmi da risolvere, il complicato delitto di un giovane nobiluomo ucciso in una stanza trovata chiusa dall’interno, un misterioso testamento, strani disegni di omini danzanti da decifrare, professori di tedesco scomparsi e busti di Napoleone ripetutamente distrutti. E, soprattutto, un primo tentativo di pensione per Holmes, “sabotato” dalle richieste del Primo ministro e del Segretario di stato.
L’astuzia deduttiva che contraddistingue le imprese di Sherlock Holmes è, ancora una volta, costruita con estro e perizia da Conan Doyle, che riporta in vita il suo più celebre personaggio con un gioco narrativo ammaliante.
Sir Arthur Ignatius Conan Doyle was a Scottish writer and physician. He created the character Sherlock Holmes in 1887 for A Study in Scarlet, the first of four novels and fifty-six short stories about Holmes and Dr. Watson. The Sherlock Holmes stories are milestones in the field of crime fiction.
Doyle was a prolific writer. In addition to the Holmes stories, his works include fantasy and science fiction stories about Professor Challenger, and humorous stories about the Napoleonic soldier Brigadier Gerard, as well as plays, romances, poetry, non-fiction, and historical novels. One of Doyle's early short stories, "J. Habakuk Jephson's Statement" (1884), helped to popularise the mystery of the brigantine Mary Celeste, found drifting at sea with no crew member aboard.