Quale sarà l'impatto delle IA nell'arte? E per la nostra percezione? Le IA sono autori o strumenti? Francesco D'Isa propone un'analisi filosofica sulla rivoluzione algoritmica delle immagini. Attraverso esempi concreti e riflessioni teoriche, il libro invita a esplorare come l'intelligenza artificiale stia ridefinendo i confini dell'espressione artistica e della proprietà intellettuale. Francesco D'Isa apre un dialogo sull'essenza dell'arte nell'era digitale. Ed evidenzia come molte delle nostre paure riguardo alle IA siano infondate. Le IA, lungi dall'esserci aliene, sono uno specchio in cui non ci piace rifletterci. Se vogliamo limitare i danni delle macchine, non dobbiamo renderle più umane, ma più disumane.
Francesco D'Isa (Firenze, 1980), di formazione filosofo e artista visivo, dopo l'esordio con I. (Nottetempo, 2011), ha pubblicato romanzi come Anna (effequ 2014) e Ultimo piano (Imprimatur 2015) e saggi per Hoepli e Newton Compton. Direttore editoriale dell'Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste.
Ormai di libri sull’IA ne vengono pubblicati molti. Questo testo ha la particolarità di essere scritto da un’artista e filosofo che ha dimostrato con i suoi lavori di avere una certa apertura all’utilizzo di queste tecnologie. Il libro tratta diversi aspetti della questione IA. Dallo scetticismo con cui viene vista ogni nuovo avanzamento tecnologico, alle potenzialità, al timore, alla polemica sul copyright, ai deepfake, ai problemi sui bias che sorgono dall’addestramento delle IA e così via. Direi che i temi caldi ci sono tutti. Vi racconto un piccolo aneddoto. Qualche giorno fa sono stato ad un incontro di lettura. La ragazza che presentava l’evento si era preparata delle slide in canva e dall’estetica delle immagini si vedeva abbastanza chiaramente che aveva utilizzato l’IA per generarle. Queste slide avevano delle belle animazioni in ingresso, c’erano delle montagne nascosta da una leggera nebbia e piano piano con un effetto di parallasse le montagne svanivano al diradarsi della nebbia ed appariva il testo. Questa semplici animazioni senza IA qualche anno fa sarebbe costata giorni di lavoro, mentre quella ragazza grazia all’IA generativa l’ha realizzata in poco tempo. Da quella presentazione mi sono reso conto di quanto velocemente l’IA generativa si stia diffondendo introducendo nelle nostre vite se non “un arte” ma quantomeno una certa estetica nel proporre le cose. Ora le slide non avevano intento artistico, semplicemente dovevano comunicare in modo efficace e carino abbattendo i costi ed accelerando il processo di creazione. Ormai anche quotidianamente uso l’IA testuale al posto di fare ricerche sul web, e devo dire che oltre ad essere utile mi fornisce spunti ed è più pratica. Questo non farà la felicità di chi cura i siti web di articoli vecchio stile, come non farà la felicità di chi per lavoro disegna a mano e crea illustrazioni. Ma ormai è andata e non si torna indietro, ed onestamente non ci trovo nulla di male anche se il mio pensiero resta lo stesso, in un processo industriale usare l’IA va benissimo si risparmiano tempo e soldi, nell’arte come pratica spiccatamente umana non mi convince. Perché come dice l’autore il punto non è creare un’IA più umana possibile, ma al contrario creare un’IA efficace il più meccanica possibile, l’autore usa il termino disumana ma è un termine che porta con se un giudizio morale che l’IA non dovrebbe avere.
Un buon punto di partenza per avvicinarsi alle AI generative: si parla spesso di fake news e dei pericoli delle immagini “false”, ma come si generano? Questa saggio è una pulce nell’orecchio che continua a dirci “ma che cos’è questa AI?”: ci permette di scrollarci di dosso il pregiudizio antropomorfizzante, dando lenti nuove e ben focalizzate. Lo stile è leggero, ma rigoroso nell’argomentazione (ovvero ciò che ci si deve aspettare da un buon saggio filosofico).
Per me è un ottimo punto di partenza per esplorare questo tema con le giuste domande da pormi.