Według legendy mędrców ze Wschodu, którzy przybyli złożyć hołd Jezusowi, było nie trzech, lecz czterech...
Świetnie napisana, poetycka i pełna przygód opowieść. Podróż głównego bohatera jest alegorią ludzkiego poszukiwania sensu wobec upływającego czasu i zmieniających się okoliczności. Zarazem stanowi odzwierciedlenie problemów nieobcych współczesności.
Świat, który przemierza Artaban, nie przypadkiem przypomina nasz, z różnymi jego problemami, takimi jak kryzys środowiskowy, głód, pandemia. A spóźniona wędrówka Artabana, tyleż zawiła, co niestrudzona, trwająca całe życie i prowadząca do nieoczekiwanego finału, równie dobrze może być historią każdego z nas.
Mimmo Muolo, watykanista, dziennikarz i pisarz, korespondent i zastępca redaktora naczelnego rzymskiego wydania katolickiego dziennika „Avvenire”, jest też autorem sztuk teatralnych.
Mimmo Muolo, vaticanista e vicecapo della redazione romana di Avvenire, ha seguito per il suo giornale i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e quello di Francesco. Ha scritto tra l'altro: Generazione Gmg. La storia della Giornata mondiale della Gioventù (2011), Le feste scippate. Riscoprire il senso cristiano delle festività (2012), Il Papa del coraggio e della fede. Un profilo di Benedetto XVI (2023), menzione speciale al Premio Cardinale Giordano 2024, e il romanzo Messaggio in bottiglia (2009). È anche autore di drammi teatrali: Bene comune e Il Papa e il Poeta. Percorso nella poesia di Giovanni Paolo II, rappresentati più volte in tutta Italia. Con Paoline ha pubblicato: Don Ernest Simoni. Dai lavori forzati all'incontro con Francesco (2021), L'enciclica dei gesti di papa Francesco (2017), I soldi della Chiesa. Ricchezze favolose e povertà evangelica (2019), secondo classificato al Premio Cardinale Giordano 2020, e il romanzo Per un'altra strada. La leggenda del Quarto Maggio (2021). Ribellarsi alla notte (2024) è il suo ultimo romanzo
Mimmo Muolo, "PER UN'ALTRA STRADA La leggenda del Quarto Magio"pp.220,Paoline Editoriale Libri
"Finalmente il buio, la notte, il silenzio. Ho sempre amato questa quiete dell'ombra, che cancella il paesaggio all'intorno e permette di spingere lo sguardo più in là, alle tenui luci del cielo. Poco fa è successo di nuovo. un opaco sudario è sceso dall'alto a ricoprire ogni cosa. Lo ammiro per la sua puntualità, io che sono da sempre in ritardo. Ha divorato in un attimo gli ulivi che pure affollavano lo spazio del mio sguardo. Ha spazzato via il terreno in cui essi continuano, ormai invisibili, ad affondare le loro radici. ha eliminato persino le folte chiome che tuttora si muovono, e le posso ascoltare, mentre la brezza notturna spinge a scambiarsi sussurri e carezze come teneri amanti."
Ho aspettato che trascorressero parecchi giorni da quando ho letto l'ultimo rigo di "Per un'altra strada" del vaticanista Mimmo Muolo prima di fermare sul foglio le impressioni, le riflessioni, le emozioni che questo testo mi ha lasciato in eredità. Cercavo, senza riuscirci, di trovare quel giusto distacco che mi garantisse una certa oggettività di giudizio. Alla fine mi sono arresa: ARTABAN, C'EST MOI! Artaban, il quarto magio che, narra la leggenda, non arrivò in tempo a Betlemme a rendere omaggio al Messia, incarna perfettamente ogni donna, ogni uomo che è in cerca di Dio o, se preferiamo, in cerca della verità, del senso della vita. I dubbi, le incertezze, gli inciampi, il perdersi e il ritrovarsi di Artaban sono i dubbi, le incertezze, gli inciampi di ciascuno di noi. Non spetta a me scrivere della valenza teologica, filosofica e letteraria di questo romanzo di Muolo, altri ben più qualificati di me l'hanno fatto egregiamente. Io però non posso sottrarmi dal confessare, in veste di semplice lettrice, di aver attraversato a fianco di Artaban tutto un caleidoscopio di emozioni e sentimenti. Ho vissuto la bellezza e la poesia dei cieli stellati, l'immensità e la potenza ancestrale del mare, ne ho sentito l'odore pungente e acre, a me tanto caro, come caro mi è tutto ciò che ho perso durante il mio cammino. Ho scandagliato gli abissi del dolore, della perdita a cui non c'è mai una risposta se non quella cristiana di affidare il proprio dolore al Signore ( per chi ha fede). Ho condiviso la superbia di chi si affida esclusivamente alla conoscenza, quando invece è l'amore, l'incontro con l'altro che dà compiutezza alla nostra umanità. E confesso di aver sorriso, di essermi divertita leggendo ritratti di uomini e dialoghi agili e vividi come scene cinematografiche. Come dimenticare il bellissimo primo incontro tra Artaban e un Ponzio Pilato versione gangster? Il peregrinare di Artaban è un viaggio metaforico nei meandri del Male di ieri e di oggi. Un viaggio tra le ingiustizie e le prevaricazioni, nei lager di ieri e in quelli altrettanto feroci di oggi presenti a poche migliaia di chilometri dalle nostre comode case. Un viaggio tra prigionieri e mercanti di vite umane, tra schiave del sesso , tra gli ultimi e i perseguitati. A fronte della profondità dei temi trattati lo scrittore ha saputo mirabilmente controbilanciare "una leggerezza, che non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto", una fluidità e una poeticità della scrittura che, a mio avviso, ha reso questo romanzo piacevolissimo da leggere. Ci sono pagine che ho letto e riletto ad alta voce, come se fosse poesia. Un testo da leggere e rileggere ogni qualvolta che ci si sente "In cammino" o semplicemente si ha voglia di qualcosa di bello.
P.S. Ho molto apprezzato la ricchezza di note a piè di pagina, per me sono state una bussola preziosa per orientarmi nella lettura delle Sacre Scritture