Al termine di una presentazione letteraria, l’autore viene avvicinato da un uomo che si rivela essere Walter, un suo compagno di seconda media. Dapprima reagisce con insofferenza, non vuole rievocare un’amicizia “durata quanto un temporale estivo”, ma ben presto l’incontro diventa l’occasione per tornare indietro nel tempo. Il viaggio nella memoria delinea il ritratto di un bambino e di un adolescente timido e solitario, umiliato da un padre – muratore meridionale sfinito dal lavoro e in perenne difficoltà economica – incapace di accettare la sua diversità, e protetto da una madre troppo apprensiva per lasciargli un autentico spazio di crescita. A scuola l’autore, nell’indifferenza degli insegnanti, è la vittima designata dei bulli della classe, che ne disprezzano l’umiltà delle origini, l’incomprensibile passione per la letteratura e la sostanziale incapacità di essere come gli altri. L’amicizia con Walter sembra spezzare il suo isolamento sociale, ma alla fine del racconto emerge una verità amara e scioccante. Una testimonianza cruda e poetica che racconta la vita “dietro di sé”, nello sguardo sincero di un uomo che non è nato vincitore, ma non intende smettere di combattere.
È il primo libro di crocifisso dentello che leggo. Anche se il suo stile non dovrebbe essere una sorpresa perché lo seguo su Facebook, qui a mio parere viene fuori con tutto il suo potere ipnotico e disarmante. È un romanzo che potrebbe piangersi addosso, invece ci offre un punto di vista fondamentale: quello dell’ultimo banco. io ho preso questo libro come un profondo insegnamento e l’ho finito con la sensazione che noi adulti possiamo ancora fare qualcosa.
Crocifisso ormai è un uomo adulto, uno scrittore affermato che, dopo una presentazione letteraria, incontra un vecchio compagno di scuola. Tale incontro, tuttavia, non è affatto qualcosa di piacevole, dal momento che Walter altro non è che quel bambino, ormai cresciuto, che molti anni prima aveva tradito la sua amicizia e la sua fiducia. Questo episodio viene utilizzato come escamotage per raccontare un'infanzia caratterizzata da continui atti d bullismo e da continue vessazione da parte di bambini incapaci di comprendere la sensibilità e la delicatezza del protagonista. Si tratta, dunque, di un romanzo molto breve in cui il tema affrontato è, appunto, il bullismo descritto dal punto di vista della vittima, le cui conseguenze sono visibili anche ora, in età adulta e matura. Nonostante la brevità, la vicenda narrata è molto toccante e lo stile di scrittura permette al lettore di empatizzare con il protagonista, provando una sorta di tenerezza e dolcezza nei suoi confronti.
Ambientato negli anni ’90, l'autore racconta la sua storia durante la frequentazione della scuola media a Cesano Maderno. Ci sono i suoi problemi di ragazzo introverso, timido, con un padre che ha pensato di abbandonarlo come un cane, e soprattutto c'è la crudeltà dei ragazzi di quell'età che lo fanno sentire sbagliato. Un sentimento malato, che diventa bullismo e che non ha smesso di esistere ancora oggi. In quegli anni però era percepito come qualcosa di trascurabile, come se fosse utile a formare il carattere, invece era un dolore lacerante per chi lo subiva. La giovane età infatti, non consente di sopportare, non c’è ancora la capacità di rispondere ai torti subiti e nemmeno di raccontare a casa la situazione che si sta subendo. Ecco che allora si convive con l'umiliazione. Come influisce sulla vita di un ragazzino il ricordo di un passato di questo tipo? Sono alcune delle riflessioni che l'autore tratta in questo bel libro. Il messaggio è che il silenzio non va mai bene, pertanto le vittime o potenziali tali, devono essere aiutate. In un’intervista l'autore dice: Sono pessimista, è dalla tendenza a trasferire nella realtà dei modelli di perfezione virtuale astratta che nasce il problema, soprattutto per le nuove generazioni. Se è evidente che trovare la forza di resistere al paradigma di bellezza fisica imperante risulta ormai impossibile, è altrettanto chiaro che dalla mancata aderenza al modello dominante può nascere il bullismo. Un corpo che non corrisponda ai canoni è semplicemente sbagliato, e come tale può essere offeso, denigrato e insultato. Ho detto che bisogna resistere ai bulli provando a ignorarli, ma per un ragazzino non è semplice. La tirannia dell’estetica riguarda anche il vestiario: l’emarginazione dal gruppo comincia dalla mancanza della griffe, delle scarpe o dei jeans giusti da indossare. E la responsabilità parte dagli stessi genitori, che spesso sono i primi ad aver fatto propri alcuni stilemi legati al look. È insomma un cane che si morde la coda, siamo tutti dentro un sistema sbagliato e temo che uscirne sia estremamente difficile. Di Crocifisso Dentello, avevo letto Tuamore, un dialogo intimo sul dolore per la perdita della madre, non mi era piaciuto, ma solo perché era talmente personale che sembrava di invadere qualcosa di esclusivamente privato. Questo invece, pur essendo duro e diretto, mi ha coinvolto e fatto riflettere.
Un romanzo autobiografico incontrato davvero per puro caso, che ho letto in un pomeriggio (è abbastanza breve) e che mi ha fatto tanto riflettere sulla fatica di crescere, sulla ricerca di senso della vita, sulle traiettorie esistenziali e sul potere della lettura e della scrittura. Alla fine della presentazione letteraria di un suo libro, un autore viene avvicinato da Walter, un vecchio compagno delle medie, che ricompare dal nulla dopo più di trent’anni. In un primo momento il protagonista reagisce in modo secco, non ha voglia di rimembrare un periodo ormai troppo lontano, ma poi cede, e questo incontro imprevisto diventa un’occasione per tornare indietro nel tempo e ripercorrere una storia tutta da raccontare. Il narratore inizia così un viaggio nella memoria ripercorrendo le tappe che hanno segnato per lui sin dall’infanzia un faticoso destino di esclusione e di estraneità: “Non ero nato per entrare in comunione con gli altri. Il mio destino era restare confinato in un cantuccio a consumare i miei giorni come un cane randagio.” Famiglia, scuola, amicizie, tutto sembra remare contro Crocifisso, il protagonista, che solo nella lettura e nella solitudine trova rifugio dalle sofferenze della sua quotidianità. Nel racconto di questa profonda solitudine esistenziale arriviamo finalmente a scoprire il ruolo di Walter, il compagno di banco che ritorna, ormai adulto, forse a chiudere un cerchio. Ma questo romanzo è anche qualcosa d'altro. Me ne sono accorta quando ho voluto andare a fondo e leggere "Dietro la porta" di Bassani, un libro che a un certo punto compare nella storia e riveste un'importanza enorme per il protagonista. E leggendolo ho scoperto un aspetto particolare della struttura del romanzo di Dentello, che dimostra con questa sua opera di essere andato oltre la "semplice" autobiografia, seppur godibile. "Scuola di solitudine" diventa così, più che un memoir, un gioco di specchi e di immedesimazione, che lancia domande in una storia e riceve risposte e suggestioni nell'altra. Consigliato!
Un romanzo intenso. È il primo libro che leggo di questo autore, dopo aver visto la presentazione dello stesso. È scritto in modo essenziale ma capace di lasciare il segno. In queste pagine mi sono ritrovato anch’io in alcune parti, essendo stato vittima di bullismo. Leggere queste parti mi ha fatto capire come si è cambiati nell’arco di pochi anni e quasi non riconoscersi con i vecchi amici. Questo romanzo è quasi un’autobiografia perché richiama vari avvenimenti dello stesso autore.
Eppure lo sapevo, o meglio sentivo, che questo libro mi avrebbe fatto male, avrebbe risvegliato vecchi fantasmi, portato a galla traumi seppelliti nel tempo. Ma non ho potuto fare a meno di leggerlo, lasciarmi prendere a calci dalla crudezza di questa storia senza sconti, senza lieto fine: solo l'amara dura in parte terribile vita vera.