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Locus desperatus

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A tutti, prima o poi, è toccato separarsi da qualcosa che reputavamo soltanto ma senza ciò che ci appartiene sapremmo ancora dire chi siamo davvero? Il protagonista di questo romanzo abita un appartamento arredato con grande gusto e altrettanta paranoia, due caratteristiche da cui è difficile liberarsi. Soprattutto nel momento in cui si riceve un'improvvisa richiesta di sfratto, che sembra avere una genesi ultraterrena... Del resto, una casa stregata può essere una maledizione, oppure l'occasione per comporre un inventario del proprio passato. «Ridotto cosí, ero delle mie cose, delle mie collezioni, dunque di me, che in quelle collezioni avevo sistematicamente trasferito ogni mia piú intima particola». In filologia, il locus desperatus indica un passo testuale corrotto e insanabile, per il quale il filologo è costretto a gettare la spugna contrassegnandolo con la cosiddetta «croce della disperazione». E a dare l'avvio a questa storia è proprio una piccola croce, disegnata nottetempo con un gessetto su una porta. Un mattino, uscendo dal suo appartamento, il protagonista nota quel segno appena sopra lo spioncino dell'ingresso di chi può essere stato a farlo, e che significato ha? L'uomo cancella la croce, ma il giorno seguente, e poi quello ancora successivo, il segno ricompare implacabile. Il mistero s'infittisce quando al residente viene imposto uno qualcuno prenderà il suo posto, e lui dovrà giocoforza trasferirsi. Ma cambiando abitazione sarà costretto a cambiare anche identità: tutte le cose dentro l'appartamento, infatti, dovranno a loro volta scegliere. O fuggiranno insieme a lui, oppure passeranno a un nuovo proprietario - macchiandosi di alto tradimento. Perché ogni oggetto amato ha un'anima, e dunque una sua volontà. Da sempre le case, nella storia della letteratura cosí come nella vita, sono il luogo dove gli avvenimenti piú banali si mescolano a quelli fatidici. L'abitazione al centro di Locus desperatus, però, assomiglia alla Hill House immaginata da Shirley Jackson, o alla Casa Usher di un'entità senziente, con un suo carattere ben preciso. Un luogo dove l'inconscio di chi ci abita, dopo una lunga frequentazione, è divenuto tutt'uno con i libri, le stampe, gli oggetti e i ricordi d'infanzia. E chi meglio di Michele Mari poteva raccontare lo struggimento e le ossessioni per i feticci accumulati nel corso di un'esistenza, ingaggiando un duello con la propria memoria affettiva? L'autore di Verderame e di Leggenda privata ci consegna una stramba discesa agli inferi e insieme una spietata tassonomia dei ricordi. Un romanzo tormentato e divertente sul senso ultimo che diamo agli «Senza le mie cose io non sarei stato piú io, e senza di me loro non sarebbero state piú loro».

136 pages, Kindle Edition

First published April 23, 2024

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About the author

Michele Mari

69 books245 followers
Michele Mari è nato a Milano nel 1955.
Figlio del designer e artista Enzo Mari, insegna Letteratura Italiana all'Università Statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma.

Filologo, cultore di fantascienza e di fumetti, il suo stile letterario, estremamente composito, sembra richiamare scrittori quali Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, e fuori d'Italia, Louis-Ferdinand Céline.

Oltre alle opere narrative, va segnalata la produzione poetica. Rilevante anche l'attività critico-filologica e saggistica, volta soprattutto alla letteratura italiana del Sette-Ottocento e alla letteratura fantastica in chiave comparatistica.

Alcuni suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro (2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010) e Fantasmagonia (Einaudi 2012).

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51 (14%)
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18 (5%)
Displaying 1 - 30 of 55 reviews
Profile Image for Laura Gotti.
591 reviews610 followers
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April 20, 2025
Come ti fa sentire ignorante Michele Mari davvero pochi altri al mondo, è rimasto uno dei pochi scrittori italiani ad avere l'amore per la parola, per la scelta lessicale, per sapere mettere in fila parole che spiazzano e che feriscono. Ci riescono in pochissimi, nessuno pensa più alle parole che gli escono dalla bocca, al dargli il giusto peso.

Detto questo Mari ha scritto un libro che non saprei definire e non direi neppure che, pur riconoscendone il solito valore letterario, mi abbia entusiasmato. L'idea portante - gli oggetti di cui ci circondiamo - è molto interessante, è il suo sviluppo che mi ha lasciato perplessa. Ma sono giorni di perplessità, capitano.

'A furia di circondarvi di cose, amandole, collezionandole, vi ci siete a poco a poco trasferito, regalando loro quote sempre più consistenti della vostra personalità. Le avete personificate, giusto? e nel contempo vi siete spersonalizzato.'

Leggo mentre mi guardo intorno e osservo le centinaia di libri che mi circondano. Quanta anima ho lasciato in ciascuno di loro, quante parti di me ho trovato e ho cercato lì dentro. Ci penso spesso a chi li lascerò, non avendo figli, finiranno buttati e io con loro ma niente gli leverà la bellezza di me che è nascosta tra quelle righe e il dolore che si è incastrato nelle pagine e i sogni che ne sono usciti e le paure che vi ho nascosto. Niente.
Profile Image for Come Musica.
2,065 reviews630 followers
April 26, 2024
Michele Mari torna in libreria con questo romanzo spassoso e paradossale, in cui l’autore mostra tutta la sua inconfondibile ricercatezza stilistica.

All’inizio la lettura non è stata facile.

Prendiamo per esempio questo periodo, nel quale la presenza alcune parole di cui non conoscevo il significato ha rallentato la lettura:
“Contemplai qualche altra beltà, indugiando del guardo come a sussumerla nelle avide entragne, e questa, e quest’altra, e quelle che non vedevo ma sapevo esserci in giro, nelle altre stanze, o al chiuso; poi, quasi strappandomi a me stesso, spensi la luce e uscii.”

[Sussumere - ricondurre un concetto particolare a uno più generale
Entragne- le interiora, le viscere degli animali; fig. l’animo, il cuore]

Man mano che sono andata avanti, il libro si è rivelato per quello che è: un romanzo geniale, con tantissimi rimandi letterari, in cui si parla di case, di oggetti, di scambi e abbandoni, di sfratti, croci e perseveranze mentali. Un libro illuminante, filologicamente labirintico e semanticamente ellittico, nel quale la realtà è pervasa sia da elementi religiosi sia da elementi fantastici.

“Dunque, era finita. O forse no. Ma adesso le mie cose sapevano di avere in me un generale capace di guidarle, e io sapevo che mi avrebbero seguito per tutte le strade del mondo, fra le cose del mondo, fra gli umani e i non umani del mondo, fra tutte le croci del mondo fino alla fine del nostro piccolissimo mondo.”
Profile Image for Ubik 2.0.
1,074 reviews295 followers
November 19, 2024
Le nostre cose come talismani.

Superato un approccio un po’ problematico (sebbene dovrei essere abituato allo stile di un autore di cui ho letto quasi tutto), “Locus desperatus” rivela un testo che in prima analisi tratta del rapporto del narratore, ma potrei dire di ognuno di noi, con le “cose”, intese come oggetti che risalgono all’infanzia remota, integrati nel corso degli anni dai reperti accumulati con un compulsivo spirito collezionistico dai tratti feticisti.

Gran parte di essi rivestono un valore molto più affettivo che commerciale ma, conoscendo da altre opere l’attitudine quasi maniacale e l’ansia collezionistico-classificatoria dell’autore nel conservarne l’essenza di feticci da lui definiti “oggetti radioattivi”, custoditi nella sua “tana-museo”, si può allora comprenderne lo scoramento quando, senza motivo plausibile e ad opera di strani personaggi ambigui e fantasmatici che iniziano a perseguitarlo, il narratore è costretto a considerarne la perdita, parziale o totale poco importa, perché si tratta comunque di una privazione lacerante.

Nel corso del racconto assistiamo da un lato alle febbrili manovre, spesso grottesche e non prive di nero umorismo, per difendere tale patrimonio ricorrendo a rituali, trasferimenti, addirittura appelli accorati alle “cose” stesse; d’altra parte è in atto un lento ma inesorabile processo di deterioramento, con la perdita soggettiva della memoria del contenuto di alcuni libri ma anche con agenti esterni insettiformi che sembrano corrompere righe e pagine intere o alterare vecchie fotografie dove i volti tendono a offuscarsi.

Un inquietante delirio dunque che, se si interpreta la mania collezionistica e accumulatoria come una liturgia per assicurare il più a lungo possibile la propria esistenza nel mondo attraverso gli oggetti posseduti, appare come un rituale teso a esorcizzare o almeno allontanare il trauma della morte. Tanto più che il soggetto narrante appare isolato nella sua solitudine, non un amico, un parente, un’amante con cui consolarsi o consultarsi per venire a capo dei misteriosi eventi che lo minacciano negli affetti più cari, consacrati al culto delle proprie “cose” depositarie della memoria.

Racchiusa in una claustrofobica casa fortino che richiama il tema letterario delle dimore infestate, tale odissea ci viene narrata con lo stile particolare di Michele Mari, in questo caso ancor più teso alla compulsione del vocabolo forbito, del sottinteso etimologico, del suono mantrico della parola.

Un linguaggio mimetico e onirico con cui Mari, come in altre opere, fonde latinismi e locuzioni arcaiche ad improvvisi rimandi a un’estetica pop, fumetti, retaggi di pellicole di serie b, creando l’atmosfera di un racconto in cui non è facile entrare, ma poco a poco ti trascina al punto che alla fine è ancor più difficile uscirne. [Devo leggere "Asterusher"!]
Profile Image for 〽️onicae.
74 reviews6 followers
April 20, 2025
Lasciar andare
E' un falsopiano la strada che percorro in bicicletta per arrivare in ufficio. Impiego circa 20 inuti, tempo perfetto per ascoltare una puntata dei podcast che seguo e, anzi, mi viene particolarmente bene perchè il falsopiano attiva la mia capacità di restare concentrata, focalizzata sia sul podcast che sulle svariate insidie di cui sono ricche le ciclabili.
A una pedalata di circa un anno fa risale la mia storia con questo libro; ascoltavo, in quel dopo pranzo, un'intervista di Mari che raccontava di locus desperatus, appena uscito. Non sono una sua lettrice affezionata, eppure il racconto delle sue cose "in rivolta" mi ha colpita tantissimo e mi ha anche molto divertita.

Qualcosa in quel racconto, triste e insieme ilare, mi apparteneva. Non ero su GR all'epoca e la mia lista dei desideri stava nella chat whatsApp dedicata alle cose da non dimenticare. All'arrivo ho legato la bici, ho aggiornato la lista e sono tornata alle mie, di cose.

A distanza di circa un anno, sono tornata su locus desperatus, forse per sapere di più del mio rapporto con le cose perchè, anch'io, come Mari, sono certa che abbiano un'anima.
Lo so da quand'ero piccola. Da quando mio padre ha preso la mia biciclettina rossa e quella blu di mio fratello e le ha caricate nel baule dell'auto, non per portarle in vacanza, ma per una permuta. Credo che quello sia stato uno dei viaggi più lunghi di mio padre: in auto con due bambini che non ne volevano sapere di separarsi dai loro trabiccoli. E certo perchè in quelle bici Graziella c'erano mille avventure; c'era la volta che siamo tornati con un gattino in un cartone, la volta che per seminare mio fratello l'ho sentito ruzzolare dietro di me per una ripida discesa, le gare a perdifiato con i cugini e tante tantissime, tantissime altre volte.

Ecco, io forse lo spiego con parole e aneddoti banali.
Mari invece lo dice con competenza e poesia. Proiettiamo sulle cose frammenti della nostra anima e più invecchiamo più quei frammenti di anima, ai quali teniamo, svaniscono. E la lotta per tener vivi la nostra memoria e il nostro cuore è strenua e impari, perchè la vita è destinata a dissolversi e non è facile lasciar andare, non è facile accettare le perdite (e qui Mari non si riferisce solo agli oggetti).

Ecco la potenza di Mari è nel saperlo dire in modo incantevole e pertinente. Nell'intervista ha richiamato ETA Hoffmann, scrittore esperto nell'animare le cose. E così mi ha fatto anche comprendere il perchè, da sempre, amo le letture sul realismo magico, perchè mi perdo nei tanti autori stranieri e italiani che mettono al centro della narrazione il surreale, che non è poi così lontano dal razionale: gli viaggia a fianco.

E a proposito di perdersi e ritrovarsi... Mari lo fa spesso in questo libro. Non so quanto sia voluto. A volte sono tornata indietro cercando di comprendere se mi ero persa io o se si fosse perso lui. Forse in alcuni momenti ci siamo persi insieme; è parte integrante del genere. L'ho già scritto a proposito di Haruki Murakami e di Annamaria Ortese. Alla lettura di alcuni autori bisogna essere predisposti, inclini, affini; diversamente la tentazione di lanciare il libro (animato o no) dalla finestra diventa forte.

In questi giorni festeggerò il mio compleanno. Ringrazio quindi questa lettura per le riflessioni che cascano a fagiolo e... mi preparo a lasciar andare :)

Vi saluto con uno stralcio dal libro; vede il protagonista di locus desperatus, in contemplazione della sua libreria; riflette sui libri letti che col tempo svaniscono dalla memoria; della lotta per tenerli con sè che, credo, riguardi tutti noi lettori. E' uno dei passi più commoventi e insieme più divertenti del racconto:

Lettura annullata, equivale a lettura mai fatta, dunque (tolto il vulgato) a ignoranza del libro. Mi misi puntigliosamente alla prova, fissando lo sguardo su coste scelte a caso. La lettera scarlatta, come no Ester P, sapevo tutto… Chiamalo sonno, come l'avessi letto una settimana prima… Rigodon, figurarsi Rigodon! (...) arrivato al Processo stavo per tirare avanti in modo meccanico, quando una fitta allo sterno mi immobilizzò. Il Processo, ma certo! Chi non conosce Il Processo! Quasi mi offendevo da me. Ma… l'avevo letto? Che domanda, certo! E più di una volta! Sicuro? Mi concentrai: Joseph K, accusato non si sa perché, una storia kafkiana per antonomasia, sì, ma ricordavo qualcosa? L'inizio, la fine, altri personaggi? Niente! Con il gelo nelle vene dovevo ammettere che di quel libro non ricordavo assolutamente nulla! L'unica alternativa alla vergogna era l'angoscia: l'angoscia di sapere di essere stato derubato di un bene prezioso, e di chissà quanti altri... (...) Certo potevo, dovevo! leggerli di nuovo, ma nel frattempo quanti altri ne avrei persi?
Profile Image for Eddy64.
590 reviews17 followers
October 5, 2025
Un romanzo rocambolesco e onirico che ironizza e fa riflettere sul senso ultimo che attribuiamo alle cose raccontando le ossessioni di un accumulatore seriale. L'io narrante, un uomo sulla sessantina, vive rintanato in una casa museo dove negli anni ha raccolto e collezionato di tutto; oltre a migliaia di libri gli oggetti più disparati: carte da gioco trovate per strada, targhette metalliche, locandine di film, calamite; tanta paccottiglia ma anche qualche pezzo buono probabilmente acquistato a caro prezzo. Rimasto solo dopo la morte della madre, con le ceneri nell'urna in salotto, vive solo per i suoi oggetti e ritiene che gli oggetti vivano parimenti per lui, anche se con l'età comincia a dimenticare dove aveva trovato quel pezzo o la trama del libro letto trent'anni prima. Questa simpatica e innocua follia entra in crisi quando dopo aver trovato dei segni sulla porta, viene avvicinato da misteriosi emissari che gli intimano di assumere una nuova esistenza, lasciando che altri subentrino nella sua, compreso il possesso di ogni suo oggetto. E qui comincia la disperazione e la lotta, il trasferire le sue collezioni riempiendo altre case, ma si manifestano le prime defezioni perché alcuni oggetti preferiscono la luce di una teca al buio di un cassetto, si nascondono, tentano la fuga... La narrazione si muove nel segno del doppio e dell'altro da sé, tra gli omonculi di Hofmann e gli ultracorpi della fantascienza anni 50. Il nostro anti eroe vede fantasmi e apparizioni ogni dove, pensa che esista un altrove con i nostri doppi, si trincera in casa con i suoi oggetti per l'estrema difesa. In realtà costretto a uscire dal suo isolamento per necessità, ha incontri e esperienze grottesche in un girovagare che personalmente mi ricorda i protagonisti dei primi romanzi di Luigi Malerba.
Locus Desperatus è un romanzo intrigante ma non facile da leggere: il linguaggio ricco in termini e inventiva é un pregio, l'insistere su metafore e ossessioni, il continuo gioco del doppio invece appesantiscono un poco. Consigliato ovviamente a tutti i collezionisti incalliti... Tre stelle e mezza.
Profile Image for Tom LA.
684 reviews285 followers
April 13, 2025
Bah. Tanta roba, tante parole… ma alla fine l’ho trovato un po’ vuoto come contenuti. “Non ti affezionare troppo alle tue cose” è un po’ pochino se è l’unico vero succo che puoi spremere da un libro. Mi venivano in mente spesso Stefano Benni e Daniel Pennac, che hanno una simile comicità surreale - e a volte proprio senza senso - che a me sa pi�� di nevrosi che di umorismo (e i loro libri almeno un po’ fanno ridere).
Profile Image for Giovanna Tomai.
405 reviews5 followers
June 5, 2024
Ogni volta che leggo Mari penso a quanto genio sia riposto in lui e a quanta mediocrità circoli in giro nella narrativa italiana attualmente. Però mi rendo conto che non è alla portata di tutti, può risultare anche troppo ambizioso e visionario.
Questo non è il suo romanzo più riuscito, ne ho amati diversi altri precedenti, e mi fa strano anche che sia approdato nella Cinquina del Campiello. Certo è che se lo vincesse sarebbe una piccola rivoluzione!
Mari è Mari, no way.
Profile Image for giduso.
342 reviews26 followers
June 16, 2024
Forse la scrittura di Mari non fa per me. In ogni periodo ci sono termini desueti, latinismi, francesismi, riferimenti "alti". Fatico a capirne l'utilità, se l'obiettivo é essere compreso dal lettore (lo é?).
14 reviews
September 15, 2024
Raramente mi sono trovata ad aver bisgno di un dizionario per sapere il significato delle parole durante la lettura di un libro.E non solo ho studiato nella mia vita ma ho anche letto parecchio.L'autore è sicuramente un uomo erudito.Probabilmente a lui viene assolutamente naturale questo tipo di scrittura ma in me provoca una sorta di disagio e un pò di insofferenza come se volesse dimostrare quanto ne sa.
La trama è intrisa di situazioni surreali e non è sicuramente nelle mie corde.
Per me è un libro inutilmente complicato. Nonostante la tematica legata al legame con gli oggetti che ognuno di noi possiede fosse interessante, a me non ha lasciato nulla.Peccato
Profile Image for Matteo Quaglia.
33 reviews2 followers
June 6, 2024
Più un tre meno un quarto, per quanto l’ho tirata per le lunghe. Però poi mi rendo anche conto che tutta questa storia del dare le stelline ai libri rasenta il comico (o meglio, il pornografico), e soprattutto che un 3 dato a questo libro non è lo stesso 3 assegnato a libri “minori”, così come il 2 con cui ho bollato Leviatano di Auster vale più di un 4 assegnato a qualche altra opera, forse perché in certi casi si giudica la grana finissima del genio, e in altri no. Insomma questo per me resta un 3, ma è evidente che se prendessimo in astratto il rating assegnato alle letture senza soffermarci sui distinguo, il risultato sarebbe schizofrenico.
Profile Image for Simona Dreca.
248 reviews4 followers
May 18, 2024
Un romanzo sui nostri oggetti, le nostre cose, quelle che in qualche modo sono noi, in cui riversiamo la nostra "anima", intesa come psyche, soffio vitale.
La scrittura di Mari mi affascina sempre, colta, suggestiva, ma avvincente.
Profile Image for Frabe.
1,197 reviews56 followers
Read
June 22, 2024
Michele Mari è genio e sregolatezza: qui più la seconda che ho detto…
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books131 followers
January 28, 2025
"E' vero, i libri erano super-cose, oltre alla materialità delle altre cose e all'energia che potevo immettervi io erano titolari di un'energia tutta loro, quella che vi aveva immesso l'autore, quella che vi si riverberava dalle innumerevoli letture delle genti, quella che vi emanava dalla tradizione e dal canone..." (p. 108)
Profile Image for Salvatore.
173 reviews7 followers
June 16, 2024
Da Buzzati a Perec, un Mari classico nel lessico, meno nevrastenico del solito. Da appartenente alla genie degli adoratori di Mari, non posso ogni volta non innamorarmi di questi sfoghi al confine tra esoterismo e fantascienza della psiche. Un collezionista scopre che la collezione si è appropriata del proprio sé e prova ad arrestare il processo di scomparsa. Tutto è però destinato a scomparire, ben chiaro tra croci di disperazione come un passo di Lattanzio non ulteriormente comprensibile. Ed è meglio così, perché questo sfacciato j'accuse ai vezzi della filologia moderna ricorda anche l'inutilità di ogni narcisismo, e se a farlo è uno degli scrittori più narcisisti e più filologi in vita tanto meglio.
Profile Image for Federico Gorziglia.
124 reviews4 followers
November 14, 2024
Boh.

Non tutti i libri risuonano nelle corde del nostro gusto e non tutti ci risultano comprensibili.

Per quanto ami Mari, questo libro, più che stranirmi o farmi riflettere, mi ha annoiato fino alla morte a causa di un citazionismo e un surrealismo oltre i limiti della mia sopportazione.

Per quanto ami il tema del doppio e del sogno, è stata una lettura difficile e pesantissima. Formichità di Kaufman ha quasi 800 pagine e tratta degli stessi temi, anche indulgendo in frattali letterari ben più oscuri di Locus desperatus, ma non è così noiosamente inutile.

Un libro che aspettavo molto e quindi la delusione è ancora più cocente
Profile Image for Bobparr.
1,149 reviews88 followers
June 15, 2024
Altra frizzante prova di scrittura per Mari, che non accenna a ridimensionarsi, ma brilla sempre più di cultura, informazioni e curiosità. Tema non semplice, questo del legame con le cose e del subentro di doppi e loschi figuri al posto della vita reale che si vive. Nel gioco dei rimandi un po’ ci si perde, così come nel suono di locuzioni desuete e curiose di cui il racconto è ricco, come solito.
Profile Image for Rosanna.
24 reviews2 followers
August 7, 2024
Se avessi letto solo questo libro di Mari probabilmente sarebbe stato anche l'ultimo. La tentazione di lanciarlo fuori dalla finestra è forte ma probabilmente non lo faccio perché, proprio come il protagonista, sono troppo attaccata alle mie cose. Certo è che non ci sarà bisogno di nessuna blatta divoraparole per dimenticarmi di questo libro. Vorrei quasi che tutti gli insetti del mondo fossero già all'opera per cancellare ogni mio ricordo legato a questa storia.
Profile Image for Fabio Stancati.
22 reviews
December 23, 2024
La cosa più vicina possibile ad un horror scritto da Michele Mari.
È solo il suo secondo romanzo che leggo, ma sono ormai rapito dalla sua prosa, dalla sua ricerca, dai suoi calembour, dai registri che cambiano a seconda delle situazione.
In Locus Desperatus, Mari ricorda il legame affettivo che ci lega alle cose, senza moralismo, ma portando il tutto all’estremo, fino a quando le cose possiedono te e diventano te.
In questo contesto, il protagonista inizia a “perdere pezzi” della propria persona, disegno quasi ultraterreno con una finalità bene precisa di cui non
Voglio rivelare neanche il più piccolo dettaglio.
In una grottesca, sempre più, discesa verso l’obliterazione, Mari fa parlare cose e rende mute le persone che possono solo inginocchiarsi di fronte a croci reali o immaginarie.
Il finale mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca, altrimenti il voto sarebbe stato ancora più alto.
Profile Image for sara (lunediomartedi).
144 reviews
July 20, 2024
collezionismo, citazioni, ossessioni, il tema del doppio, riflessioni etimologiche... questo libro è un distillato di Mari, con un target ben preciso. purtroppo è lontano dai fasti di "Euridice aveva un cane" e "Tu, sanguinosa infanzia".

"Ridotto cosi, ero re: delle mie cose, delle mie collezioni, dunque di me, che in quelle collezioni avevo sistematicamente trasferito ogni mia più intima particola, fino a ricomporvi un' analitica e dissociata entelechia."
Profile Image for Davide Giordanengo.
24 reviews2 followers
July 8, 2024
Primo Mari che leggo, forse non il più indicato per iniziare con questo autore. Magistrale comando del linguaggio, una prosa che gioca con il dotto e l'aulico senza risultare pesante o pedante, a tratti anche ironica e divertente. Il tema dell'interdipendenza tra le cose e chi le possiede, cuore dell'ossessione (forse persino feticismo) del protagonista e dell'autore è molto intrigante e ben sviluppato nei suoi rapporti, allo stesso tempo simbiotici e dispotici, con gli oggetti. Un po' più stanco, forse, quello del doppio (dei doppi) e la trama, pur invogliando a proseguire la lettura, si conclude in modo un po' affrettato. Curioso di recuperare altro di suo.
Profile Image for Laura.
402 reviews9 followers
February 12, 2025
Sono rimasta delusissima. Inizialmente rapita dalla sinossi, ho fatto una fatica immensa a leggere questo romanzo.
Premetto che Michele Mari è un grandissimo autore e credo che la sua scrittura sia ricca, colta e padrona di un lessico ricercato.
Purtroppo questo ha tolto tutto il piacere della lettura.
Fate conto che io ho capito, sì, l'idea di fondo e la storia a grandi linee, ma ci fermiamo qui.
Ho dovuto cercare sul dizionario una quantità di parole fuori di testa; cosa bellissima perché amplia la mia conoscenza, ma ha impedito una certa scorrevolezza e mi ha provocato tanto fastidio da farmi odiare il romanzo dalla prima all'ultima parola.
Mi dispiace, ma è un no.
-
Sinossi direttamente dal libro:
A tutti, prima o poi, è toccato separarsi da qualcosa che reputavamo soltanto nostro: ma senza ciò che ci appartiene sapremmo ancora dire chi siamo davvero? Il protagonista di questo romanzo abita un appartamento arredato con grande gusto e altrettanta paranoia e a un tratto riceve un’improvvisa richiesta di sfratto, che sembra avere una genesi ultraterrena… Del resto, una casa stregata può essere una maledizione, oppure l’occasione per comporre un inventario del proprio passato. «Ridotto così, ero re: delle mie cose, delle mie collezioni, dunque di me, che in quelle collezioni avevo sistematicamente trasferito ogni mia più intima particola». In filologia, il locus desperatus indica un passo testuale corrotto e insanabile, per il quale il filologo è costretto a gettare la spugna contrassegnandolo con la cosiddetta «croce della disperazione». E a dare l’avvio a questa storia è proprio una piccola croce, disegnata nottetempo con un gessetto su una porta. Un mattino, uscendo dal suo appartamento, il protagonista nota quel segno appena sopra lo spioncino dell’ingresso di casa: chi può essere stato a farlo, e che significato ha? L’uomo cancella la croce, ma il giorno seguente, e poi quello ancora successivo, il segno ricompare implacabile. Il mistero s’infittisce quando al residente viene imposto uno scambio: qualcuno prenderà il suo posto, e lui dovrà giocoforza trasferirsi. Ma cambiando abitazione sarà costretto a cambiare anche identità: tutte le cose dentro l’appartamento, infatti, dovranno a loro volta scegliere. O fuggiranno insieme a lui, oppure passeranno a un nuovo proprietario – macchiandosi di alto tradimento. Perché ogni oggetto amato ha un’anima, e dunque una sua volontà.
Una stramba discesa agli inferi e insieme una spietata tassonomia dei ricordi. Un romanzo tormentato e divertente sul senso ultimo che diamo agli oggetti: «Senza le mie cose io non sarei stato più io, e senza di me loro non sarebbero state più loro».
248 reviews
February 12, 2025
Michele Mari 

Locus desperatus


Lessico veramente ricercato, parole mai sentite, Benedetto dizionario del Kindle!

Storia interessante che con fantasia fa riflettere su quanto affidiamo noi alle cose e quanto ci identifichiamo con le cose che accumuliamo.

Una bulimia che sfocia in ossessione, in esistenza stessa , sostituendosi alla vita . 

«E se quelle croci», sentii nel cranio, «se quelle croci le avessi fatte tu stesso, molteplice e scisso qual sei? Se fossero un pretesto per fuggire da te?


«fra l’uno e l’altro ne dite di baggianate, eh? Le cose, le cose! Sono quelle a farci schiavi, basta liberarsene e via, come uccellini spensierati, fare come quel Diogene là che viveva in una botte e se la portava in giro…»


Certo, dentro di me continuavo a vedermi, sempre piú piccolo mentre mi allontanavo nel tempo, potevo proteggermi e conservarmi o tradirmi (di fatto mi imitavo) ma sapevo sempre dov’ero: vedersi nello spazio invece è un’altra cosa, basta un minimo scarto e la chiosa si impone, addio immediatezza, poi un altro passo di lato e un commento ulteriore, poi ancora cosí, ancora, finché la tua identità non è piú in questa o quella stazione, ma nel movimento in se stesso, nel ritmo che conferma e tradisce, che ritorna e che fugge, allora in questo delirio ci si aggrappa alle cose che sole possono dirti chi sei, sei il loro proprietario tu pensi, ma per fortuna è il contrario, sei tu il posseduto, sei tu la cosa, éeiwhiúuk’ksadmée, come mi disse una volta un vecchio tagliacarte, «sei piú cosa di me».


entelechia

l’alea

mistagogo

scoliasti

Apostasia

dumi

ircocervi

odradek

atticismo

guatano

rore

pusillo

periclitante

nemesi
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Tamiris Cypriano Libri per Oggi.
39 reviews
August 5, 2024
In "Locus Desperatus," Michele Mari ci porta in un viaggio affascinante e inquietante attraverso la mente umana e il mistero. Finalista del Premio Campiello 2024, questo romanzo esplora la perdita di identità e la disperazione.

Il narratore, vivendo in una casa piena di oggetti carichi di ricordi, trova una croce misteriosa sulla porta. Questo evento scatena una serie di incontri inquietanti con Asfragisto, che predice la perdita di tutto ciò che il narratore ha accumulato. Man mano che la storia procede, la linea tra realtà e illusione diventa sempre più sfocata.

Mari, con la sua prosa densa e ricca di simbolismo, crea un'atmosfera di tensione e isolamento. "Locus Desperatus" è una riflessione sulla possessione, l'identità e il potere dei ricordi. Una lettura avvincente per chi ama i thriller psicologici e soprannaturali.

Per ulteriori approfondimenti, visita il mio blog: https://libriperoggi.com/2024/08/02/l...
Profile Image for clarissa.
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December 13, 2024


E io, chi ero io per condannare tutto questo, per opporvi resistenza, per riorganizzare… riorganizzare cosa, io che per primo avevo lasciato che la mia vita evolvesse così, nell’attaccamento all’antico, nel culto del prima, nel rimpianto perpetuo, nel rifiuto di ogni ammodernamento… nell’immobilità, nel silenzio, per sentire di meno, per vivere, di meno… sì, chi ero, per rinnegare la natura cimiteriale di tutte le mie cose, di tutta la mia centripeta vita?



Io questo libro breve l’ho trovato splendido. Non solo per l’ovvio gioiello che è la prosa di Mari, ma anche e soprattutto per l’originalità con cui viene raccontato quell’ossesso per le cose possedute che solo chi le pensa viventi può apprezzare a pieno. Caro Michele io ti capisco e ti ringrazio per l’ameno viaggio. Non deludi mai.
Profile Image for Eleonora Dusi.
142 reviews2 followers
August 18, 2025
Una trama veramente avvincente: un uomo trova la porta di casa segnata da una croce: da quel momento, i suoi oggetti inizieranno a distaccarsi e ad assumere nuovi proprietari, in un caleidoscopio di personaggi onirici: letto così, intrigante!
Ma non mi è piaciuto.
Cifra stilistica originale, nuova, antica e contemporanea insieme.
Ma non mi è piaciuto.
Il tema dell’identità di sé attraverso i propri oggetti, l’esistenza al di là del possesso, ironia e sorrisi, intelligenza e ritmo incalzante.
Ma non mi è piaciuto.
Una penna che funziona, un gran bell’italiano, usato con leggerezza e con profondità.
Ma non mi è piaciuto.
La mia spiegazione è che, prosaicamente non è il mio genere, l’unica cosa che davvero potrebbe essere nelle mie corde è la storia in sé, la sinossi, per capirci. Ilsuo sviluppo non è nelle mie corde ma mi sento di consigliarlo perché di indiscutibile qualità.
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