La famiglia è un toccante racconto che esplora le vite delle persone che, in seguito al genocidio in Ruanda, hanno formato famiglie d’elezione per guarire e costruire un futuro insieme.
Un libro che ci mostra come l’amore e la solidarietà possano sorgere dalle ombre dell’oscurità, illuminando la forza umana nel mezzo della tragedia.
Trent’anni fa, nell’aprile-luglio 1994, si compiva in Ruanda il genocidio contro i Tutsi, costato un milione di morti. Fu il più grave crimine contro l’umanità della seconda metà del Novecento. I giovani scampati a quella catastrofe, rimasti senza nessuno, profondamente feriti nell’anima, inventarono una forma di sopravvivenza unica al mondo. Formarono delle “famiglie d’elezione”, unendosi e nominando tra di loro un padre e una madre che assumessero nella loro vita quei ruoli perduti per sempre. Una di queste famiglie si è formata tra persone che il destino ha portato a vivere e incontrarsi in Italia. Riunisce donne e uomini che al momento del genocidio non si conoscevano, avevano età diverse, dai quattro ai 33 anni, e vivevano in luoghi e contesti differenti all’interno del loro paese. Trent’anni dopo, nove di loro hanno deciso di testimoniare in prima persona la propria storia, componendo un racconto corale di dolore, tragedia, ritorno alla vita, amore e speranza. Un documento unico che ci aiuta a conoscere e a ricordare.
LIbro che dà voce ad alcuni sopravvissuti al genocidio ruandese degli anni 90, uno dei peggiori massacri degli ultimi decenni. Interessante leggere storie così dure in prima persona, e scoprire come i protagonisti abbiano deciso di unirsi in una famiglia di fatto, per avere dei riferimenti nel loro futuro. Il difetto del libro è che le narrazioni delle varie persone si sovrappongono ed è un po' difficile distinguere le diverse storie.
Premetto che questo argomento mi interessa sempre molto e non sono super oggettiva. Il libro mi è piaciuto è un intreccio di racconti che seguono un ordine temporale. Ma la particolarità è che racconta manche la vita dei superstiti anche dopo il genocidio. Inoltre va aggiunto che il libro contribuisce economicamente ai fondi di associazioni ruandesi.