Pescatore, cacciatore, bevitore, sempre in viaggio fra guerre, corride e matrimoni, Ernest Hemingway è ricordato per aspetti che ne hanno fatto un personaggio da copertina. Eppure, egli fu innanzitutto scrittore. Anzi, il più influente scrittore del Novecento, per larghi tratti il più amato, sicuramente il più imitato. Matteo Nucci decide di liberare il campo dai falsi miti e partendo dalle opere, prima ancora che dalla vita, ce ne offre un ritratto nuovo e decisivo. Quello di un uomo tormentato, sempre in lotta con la morte sfiorata in Italia durante la Grande Guerra, e soprattutto scrittore straordinario, ossessionato dallo stile e ancor più dalla ricerca della verità profonda, che non coincide mai col mero resoconto dei fatti realmente accaduti. Nucci rilegge Hemingway con i suoi occhi di autore, oltre che di amante della letteratura più antica. Omero e Platone entrano in scena per aiutarci a gettare nuova luce su alcune delle teorie più celebri e fraintese dello scrittore, come quella secondo cui la vera letteratura è un iceberg, una montagna di cui si vede solo la punta, e che resta quasi interamente nascosta dalle profondità marine, o come l'espressione, meravigliosa, “grace under pressure”, “grazia sotto pressione”. Perché, nella sfida costante al mondo, alla pagina e soprattutto a sé stesso, Hemingway cercò di non perdere mai la grazia. Quella stessa grazia che pervade i suoi libri, raccontando la semplicità, la fragilità e la pietà di eroi indimenticabili. L'immagine con cui si chiude il libro finirà per sorprenderci. Ci troveremo davanti a uno scrittore che si è avviato verso le vette mistiche dell'amore assoluto. Uno scrittore che ci chiede infine di fare i conti con noi stessi. Sognava i leoni è un libro importante e rivelatore su Hemingway e sulla scrittura in generale. Un libro per chi crede che letteratura e vita siano inesorabilmente e inestricabilmente intrecciate.
Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi “Sono comuni le cose degli amici” (2009, finalista al Premio Strega), “Il toro non sbaglia mai” (2011), “È giusto obbedire alla notte” (2017, finalista al Premio Strega) e il saggio narrativo “L’abisso di Eros” (2018). Per Einaudi sono usciti una nuova edizione del “Simposio” di Platone (2009) e i saggi narrativi “Le lacrime degli eroi” (2013), “Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno” (2020), “Il grido di Pan” (2023). Per HarperCollins il romanzo “Sono difficili le cose belle” (2022) e il saggio “Sognare i leoni. L’eroismo fragile di Ernest Hemingway” (2024). Suoi racconti sono apparsi in quotidiani, riviste, antologie, eBook. Collabora con La Stampa e l’Espresso.
Non posso certo definirlo un libro "brutto". Illustra l'artista sotto una luce diversa e produce molte suggestioni, alcune davvero affascinanti. Eppoi racconta parole di verità sull'opera di Hemingway: tra l'altro effettivamente oggi non si legge molto (pensandoci lo trovo davvero INCREDIBILE. Ma vero, in effetti) ed anche io _che ho iniziato a leggere davvero con i suoi romanzi_ non lo rileggo da un pò anche se le prime letture dei suoi romanzi e dei suoi racconti sono PRESENTI anche oggi, dopo così tanti anni. È che mi aspettavo di più da un libro con un bellissimo titolo che parla di uno dei miei autori preferiti di sempre: non mi ha preso, ecco.