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Le affinità alchemiche

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Giovanni ha diciotto anni, trascorsi quasi tutti a Verona, dove è nato. Una vita tranquilla, qualche amico e, ogni giorno, i lunghi allenamenti in piscina per prepararsi alle gare. Anche a casa regna la quiete: Giovanni vive solo con suo padre, notaio, in quel genere di grande appartamento abitato da due uomini che ogni donna può immaginarsi.
Selvaggia ha diciotto anni, molte amiche e diversi spasimanti, vive sul mare e assapora l'estate appena iniziata quando sua madre le sconvolge la vita: si trasferiranno per ragioni di lavoro. Selvaggia cambierà scuola, dovrà ricominciare tutto da capo e lo dovrà fare a Verona, la città dove è nata e da cui proprio la mamma, tanti anni prima, l'aveva portata via, separandola dal padre e dal fratello gemello.
Quando Selvaggia varca per la prima volta la soglia della nuova casa, Giovanni è rintanato in camera sua.
Gli basta la voce di lei per capire che nulla sarà più come prima. Giovanni scopre quella voce come un regalo, ma al tempo stesso la riconosce, è un suono che vive da sempre dentro di lui: Selvaggia, la sorella perduta, è tornata nella sua vita, per sempre.
Lei a Verona non conosce nessuno: solo Johnny - come lo ha subito ribattezzato - può farle da guida e tenerle compagnia nei tre lunghi mesi che devono trascorrere prima della ripresa scolastica. Selvaggia è bellissima, piena di fascino ma anche capricciosa fino allo sfinimento, croce e delizia per il fratello ritrovato.
Presto tra i due si sprigiona un'elettricità, un magnetismo, un'affinità che ha un solo nome, per loro impronunciabile: desiderio.
Questo romanzo è la cronaca dell'amore tra due ragazzi che si affacciano alla vita, un amore meraviglioso e impossibile nel modo più crudele, perché non è la diversità a separare i due innamorati - non sono una sirenetta e un principe, un vampiro e una fanciulla - ma, proprio nella terra dei Montecchi e dei Capuleti, è la vicinanza assoluta a condannarli. Densissimo di echi letterari eppure diretto come il diario di un teenager, Le affinità alchemiche ha il candore e l'intensità per rinnovare nel nostro cuore un'emozione senza tempo, per ammaliarci ancora una volta con il miracolo e la tragedia della seduzione.
Selvaggia e Johnny: ricordatevi questi nomi, la loro fiamma brucia alta nel cielo.

230 pages, Paperback

First published January 1, 2012

3 people are currently reading
210 people want to read

About the author

Gaia Coltorti

12 books7 followers
Gaia Coltorti, vent’anni, è nata a Jesi e ora vive a Roma dove studia Lingue e letterature straniere. Le affinità alchemiche è il suo primo romanzo, i cui diritti sono già stati venduti in otto Paesi oltre all’Italia.

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93 (25%)
1 star
98 (26%)
Displaying 1 - 30 of 65 reviews
Profile Image for Debora M | Nasreen.
594 reviews64 followers
March 17, 2013


Nella vita di ogni lettore capita il momento in cui, leggendo la trama di una romanzo, si rende conto che – diavolo! – è proprio quello che stava cercando. Ritrovare, dopo anni, un autore in grado di gettarsi tra le fila di un argomento così controverso, oscuro e delicato come quello dell’incesto gemellare ti sorprende e ti affascina; come ad affascinarti è il tema trattato, fin dai tempi di Il Giardino di Cemento di Ian McEwan.
Potrebbero accusarti di leggere di argomenti scabrosi, ma quando si tratta di lettura non ti sei mai imposto censure e, quindi, apprendere che solo per quel giorno IBS.it rilascerà l’ebook del romanzo gratuitamente potrebbe sembrare un ulteriore segno del destino. Devi leggere quell’ebook, ne sei certo, quindi cliccare su download è praticamente automatico.
Ebbene, forse a volte il lettore dovrebbe riflettere un po’ di più, dare un po’ meno peso ai segni del destino e valutare con maggior attenzione quelli della vita reale, altrimenti chiamati marketing.
Dopo l’uscita, nel gennaio 2013, il romanzo è stato ceduto gratuitamente, per un giorno, agli iscritti di IBS… il che significa che disgraziatamente non ha venduto quanto pronosticato. A ragion veduta, purtroppo!
Le Affinità Alchemiche di Gaia Coltorti, primo romanzo della ventenne marchigiana, si ripromette di affrontare argomenti di grande impatto emotivo come quelli dell’incesto e dell’amore adolescenziale tra fratello e sorella, con l’ulteriore aggravante che, questi, sono addirittura gemelli. È un libro ambizioso e intenzionato ad arruffare le penne dei benpensanti italiani; peccato, però, che non sia all’altezza delle premesse.
Conosciamo Giovanni, ragazzo veronese dalla vita tranquilla fatta di scuola, nuoto, amici e quell’apatia tipica di molti giovani adolescenti. Nella sua grande casa vive unicamente con suo padre, separato dalla moglie da quando Giovanni era ancora in fasce. La madre, donna d’armi frivola e leziosa, aveva lasciato il marito portandosi via Selvaggia, la sorella gemella di Giovanni. I due ragazzi erano cresciuti separatamente, senza mai vedersi se non in foto, con un disinteresse generale da parte dei genitori a dir poco sconvolgente.
Perché questo taglio netto fra i due rami della famiglia? Perché tenere separati due bambini, fratelli gemelli? Questo non c’è dato saperlo, il fatto viene incollato là, su quelle pagine, e sembra dire: accettatelo, così stanno le cose. Superficiale.
Fatto sta che, improvvisamente, a causa di un trasferimento della madre, questa famiglia viene a riunirsi dopo 18 anni, a Verona. Il padre trasecola per un secondo e, come niente fosse, informa il figlio del ritorno della madre e della sorella gemella, come anche della sua intenzione di riprovarci con la ex moglie. Così assolutamente privo di logica che lascia praticamente di sasso. Perché? Ecco la domanda dell’intero libro. Perché si sono separati? Perché si riconciliano solo dopo diciotto (18!) anni? Perché questa madre non ha mai visto se non per un paio di sporadiche visite suo figlio? Perché questo padre, a sua volta, non ha mai fatto visita alla figlia? Perché, entrambi figli, in diciotto anni, non hanno espresso il loro disappunto? Perché non farlo ora?
In poche parole, come sembra chiaro dalla trama, il nucleo familiare si riunisce e questi due ragazzi, fratelli sconosciuti, gemelli separati, finiscono per rendersi conto che, diavolo, sono due anime affini e che si amano.
Per quanto l’argomento possa ricevere critiche, se trattato con la dovuta attenzione avrebbe potuto portare a risvolti assolutamente deliziosi da leggere, nonché ad una profondità contenutistica non indifferente.
Invece ci troviamo di fronte a una ragazzina viziata, dalla dubbia moralità, che da subito inizia a tiranneggiare il fratello, facendogli fare tutto quello che le passa per la testa, fra uno sbalzo d’umore e l’altro. La diffidenza iniziale che potrebbe esistere tra due fratelli, tenuti lontani per tutta la vita, che si ritrovano attratti l’uno dall’altra, non viene neanche presa in considerazione dall’autrice. Prima si baciano, si coccolano come fidanzatini in erba (e nessuno sembra trovarlo strano, in casa, fino a quando sarà evidentemente troppo tardi) e solo dopo si pongono qualche domanda che, però, ammorba solamente il lettore fra una turba mentale e l’altra di Giovanni, ma di fatto non li spinge nemmeno per un secondo a rivedere il loro comportamento.
Superficiale e capricciosa lei. Possessivo, zerbino e sottomesso lui. Una coppia potenzialmente perfetta, ma sicuramente interessante quanto un set di centrini da tè.
I genitori non sembrano esistere in quella famiglia, se non per essere tirati fuori nei momenti più propizi per creare la suspense della scoperta. Questi ragazzi se ne vanno in giro, stanno fuori la notte, tornano dopo uno o due giorni, vanno a zonzo per la città a fare i piccioncini (e nessuno che conosca Giovanni li ha mai beccati… improbabile, visto che parliamo di Verona e non di New York), litigano (e nessuno, nuovamente, che senta niente in casa), dormono ognuno nel letto dell’altro e i genitori aleggiano sullo sfondo come personaggi fastidiosi che a nulla servono se non a far ammattire i lettori con la passività del padre e l’invadenza ingiustificata della madre. Non abbiamo visto un tentativo costruttivo da parte di nessuno dei due di ricomporre la famiglia, di legare ognuno con il figlio perduto… Nulla.
A conti fatti, l’intero romanzo appare come un insieme di elementi buttati là, che fanno da contorno alla coppia ma che finiscono, però, per svilire ancora di più la coppia stessa. La quale, ammettiamolo, di spessore ne ha poco di per sé.
Probabilmente complice la giovanissima età dell’autrice, il romanzo sembra più un’opera redatta per colpire il collettivo, per far parlar di sé, piuttosto che diretto alla sensibilizzazione, o al semplice voler “narrare”. In aggiunta, a supportare quest’idea, sovviene lo stile, così pomposo, anacronistico e inopportunamente frammentato da dialetto e frasi scurrili, da risultare praticamente fastidioso al lettore.
Un moderno “Romeo e Giulietta”? Chiaramente è stato questo l’iniziale intento dell’autrice, ma, se di modernità desiderava vestire la sua storia, perché imbellettarla e caricarla di uno stile stridente con tutto il resto? Forse era alla ricerca di una delicatezza e di una grazia stilistica che avrebbero potuto arricchire il testo, ma per inesperienza l’autrice è riuscita solamente a cadere nell’errore tristemente comune secondo cui “barocco è bello”.
Senza contare il finale, che sembra incollato là come uno stop improvviso alla narrazione, e che abbrutisce e ridicolizza tutto il sentimento e la maturità che avremmo potuto trovare nel romanzo. Una fine che non ha niente di originale, che stride con i tempi che stiamo vivendo e con i personaggi stessi, soprattutto con la forte ed egoista Selvaggia. Perché non spingere la coppia alla fuga? Dopotutto oggi è una scelta fattibile quando entrambi sono benestanti, maggiorenni e indipendenti.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un’opera che vorrebbe essere coraggiosa, ma che nasconde il possibile amore dei due fratelli dietro evidenti motivazioni quali “crescita difficile”, “famiglia trascurata” e “genitori deboli”, salvo poi non riuscire a portare avanti la sua stessa trama verso un possibile epilogo positivo. Dopotutto, la tragedia finale è sempre in grado di nascondere e ripulire le colpe di chiunque. Perché non approfittarne?
Profile Image for Jakefan Efp.
62 reviews
March 22, 2013
Terribile. Devo confessare una cosa: lo do per letto, ma non sono arrivata in fondo. Non sono arrivata nemmeno al terzo capitolo. Ho provato quasi subito l'irrefrenabile istinto di andare a prendere una penna rossa per segnare tutte le parti da rivedere, rifare, sistemare, ristrutturare, dopodiché mi sono detta: ma chi me lo fa fare? Gesù, mica mi pagano per leggere 'sta roba.
Pretenzioso, immaturo, pesante, prolisso. In una parola, inutile. Mi ha dato ulteriori, tristi spunti di riflessione sul mondo dell'editoria.
Profile Image for Federica.
89 reviews184 followers
March 24, 2013
http://dustypagesinwonderland.blogspo...

Nella variegata gamma di esordienti dallo stile anonimo, freddo, sciatto, sgrammaticato, la Coltorti non potrà non spiccare per la notevole perizia con la quale debutta nel travagliato panorama italiano.
Che i risultati siano scadenti, irritanti e artificiosi è un altro paio di maniche. Posso affermare, di positivo su questo libro, solo questo: ho cercato fino all’ultimo di mantenere l’idea di un voto che fosse almeno due stelle, perché, per quanto abbia messo a dura prova la mia resistenza, lo stile, se fosse stato snellito e meno ambizioso, avrebbe potuto essere un pregio anziché un difetto.
Purtroppo il finale del romanzo ha completamente annullato tutta la mia buona volontà.
L’argomento dell’incesto ha subìto diverse manipolazioni nel corso del tempo: dalle tragedie greche ai romanzi settecenteschi (l’Histoire di Casanova), dai manga ai più recenti Young Adult (Proibito di Tabitha Suzuma) è evidente che l’argomento, per le sue pruriginose implicazioni, susciti l’attenzione del grande pubblico. Non mi spiego, se non come un’abilissima mossa di marketing, la pubblicazione di questo romanzo, che per il solo argomento scabroso forse pretendeva di catturare l’occhio dei lettori. La qualità che forse, con un migliore editing, sarebbe potuta trarsi, è inficiata da una storia piatta, noiosa, senza quid e senza cuore.
Nemmeno raccontarvi la trama sarebbe utile: la storia si consuma nella più banale delle direzioni, con due protagonisti irritanti, viziati e annoiati. Giovanni e Selvaggia, questi i loro nomi, sono stati separati alla nascita dai genitori divorziati. Gemelli eppure costretti a vivere separati l’uno dall’altra, senza incontrarsi mai perché residenti in città diverse (Genova e Verona). Selvaggia con la madre – una donna, a quanto sembra, che l’ha sempre trascurata – e Giovanni con il padre, praticamente una macchietta in tutto il romanzo che sì e no apre la bocca un paio di volte. Già da queste due righe viene evidenziata una delle grandi incoerenze e assurdità del romanzo: nessuno dei due genitori si preoccupa di rivedere il figlio in diciassette anni della loro vita, dividendoseli di comune accordo. Quando i genitori decidono di riprovarci Selvaggia e Giovanni si ritrovano sotto lo stesso tetto: la passione scoppia in lui senza nessun motivo apparente ed il pensiero dell’incesto lo disgusta solo a parole. Nessuna reale riflessione viene infatti dedicata a questo argomento, quasi fosse un problema marginale. E per tutto il corso del libro non viene minimamente accennato il problema legale dell’incesto. Sembra che la scrittrice non sappia – e di conseguenza non lo sappiano nemmeno i suoi personaggi – che l’incesto è illegale! Entrambi fanno progetti sul loro futuro preoccupandosi esclusivamente della questione morale e del disgusto che potrebbero provare genitori e coetanei, ma un solo pensiero non viene formulato sull’impossibilità materiale di realizzare la loro unione.
L’incesto sembra, d’altronde, soltanto il pretesto per dare verve ad una – lo ripeto – banalissima, tediosa storia d’amore. La lettura è stata spossante, esclusivamente concentrata sulle schermaglie amorose dei personaggi, priva di azione, priva di interesse, “totalizzante”: 357 pagine ricche di avvenimenti inutili che, tutt’al più, evidenziano la noia di questi ragazzi, la morbosità dei pensieri di lui (che arriva ad affermare: “se sul serio credi che il nostro amore non origini da noi sei avvertita, sorella cara: io mi ammazzo. E se pensi che il nostro amore sia solo una specie di mania che fa del male a entrambi, ti assumi una responsabilità che faresti meglio a non assumerti”) e l’egoismo di lei (che pretende lui non partecipi ad un’importante gara di nuoto solo perché lei ha fallito una prova nel suo sport, la ginnastica ritmica, e lo tratta come un oggetto da prendere e posare come più le aggrada, fino ad arrivare a chiedergli il sacrificio supremo davanti a cui lui non si tira certo indietro, rincretinito da questo amore malato).
La sofferenza derivata dalla piattezza della narrazione è poi aggravata dallo stile insostenibile: laddove vorrebbe risultare poetico e personale si dimostra patetico, falso e inverosimile nei dialoghi, intervallato da espressioni gergali (gulp, stragulp, idiozie come “eri proprio pazzo, cazzo”), citazioni tra quali la Divina Commedia (“E quel papè Satan, papè Satan Aleppe pareva averti risposto” o “così, metaforicamente, cadendo come corpo morto cade”), arcaismi fuori luogo (“postea”, “siffatto”, “ché” anziché “perché”, che danno esito a frasi come: “tu guardavi molto più selvaggia che il tuo nocciola, crema e panna, tant'è che verso la fine ti eri pure macchiato i pantaloni e siffatto prodigio aveva suscitato, da parte di Selvaggia, un'ilarità proporzionata all'evento” oppure “postea, ti sentivi oppresso da un’ansia angosciosa”), termini inventati che non significano nulla ("labbra salmonate") e l’uso della seconda persona singolare, in maniera retorica, per l’intero corso della narrazione.
I protagonisti, l’ho già accennato, sono insopportabili: lei è una ragazzina abituata ad avere tutto nella vita – con la scusante, ci mancherebbe altro, dell’infanzia difficile dovuta alla madre assente -, sostanzialmente senza problemi, ammirata da tutti e venerata come una dea, bella, magra, ben vestita, con i capelli perennemente a posto e perfetta.
Lui è bello, atletico, disposto a spendere per lei palate di soldi – impagabile l’anello di ottocento euro in presenza del quale cui si promettono amore eterno… e ci credo, con un anello di ottocento euro chiunque prometterebbe pure il braccio e tutto il resto, oltre che la mano – innamorato in maniera psicopatica, tanto che la segue e la spia.
Nel corso del libro, a parte qualche piccolo sospetto comunque lontano dalla verità, nessuno si accorge, nonostante le persistenti effusioni in casa, che i ragazzi stanno insieme. Per troncare l’agonia l’autrice giunge finalmente, verso pagina 308, alla chiave del prevedibilissimo finale: nulla di più scontato, tragico - in maniera imbarazzante – ed evidentemente degno della storia stucchevole e senza spessore.
Anziché muovere i condotti lacrimali, la fine arriva per il lettore come una liberazione. Veloce (per fortuna almeno in questo!), sdolcinata e senza logica, esattamente come tutto il romanzo.
Le affinità alchemiche risulta fallimentare su tutta la linea: non trovo un pubblico di destinazione se non in inguaribili romantiche che si perdono più negli amplessi dei personaggi che nella struttura portante della storia. Tutti i margini di approfondimento vengono troncati in virtù della pesante vacuità del romanzo, dettagli inverosimili si mescolano ad episodi senza rilevanza, lo stile ridicolo rende il libro lento e a questo si aggiunge un finale che fa ridere nel tentativo di scimmiottare le tragedie shakespeariane. Assolutamente non consigliato ai cardiopatici e ai diabetici. E ai lettori che cercano un libro decente – mica pretendiamo che sia bello, ma almeno decente! – e non si accontentano dell’ultima estenuante manovra di marketing.
Profile Image for Ale.
43 reviews
March 17, 2013
L'incesto è uno degli argomenti più difficili da trattare, è un tabù, ma la Coltorti non è la prima autrice a sceglierlo come tema.
Se in Proibito di Tabitha Suzuma (altro libro che ho aspettato TROPPO a leggere) ho trovato dei personaggi realistici e una storia d'amore dolce e tormentata, in Le affinità alchemiche ho trovato solo due ragazzini viziati e insopportabili!
http://25.media.tumblr.com/1a8c695977...
Profile Image for DiariodiPensieriPersi.
100 reviews15 followers
April 20, 2014
Nell’incanto dell’ora divina può talora avvenire di incedere, con gli arti inferiori avvolti nell’imbottitura felpata delle tue proletarie sneakers, per una bottega traboccante di volumi e di lasciarti tentare da un risvolto policromo, che occhieggia malizioso con la sua grafica ruffiana, rivelandoti che ti trovi dinanzi al bestsellerone della stagione novella, vergato dall’adolescente Gaia Coltorti (Diplomata all’istituto tecnico e attualmente studentessa di Lingue, ivi giunta tramite la vittoria al letterario concorso “Pagine nuove”): codesto romanzo si rivela visibilmente sorretto da una strategia di marketing che rimembra tanto quella furbescamente adoprata per Paolo Giordano e la sua Solitudine dei numeri primi.

“Le affinità alchemiche”, titolo dai pomposi echi goethiani, etichettato come il “Romeo e Giulietta moderno”, è un romanzo ambizioso che, nondimeno, non è all’altezza di propri alti presupposti: linguaggio aulico (inframezzato da gergo, anglicismi e turpiloquio), citazioni culte e periodi ciceroniani di otto righe fanno da controcanto a una storia che è contemporaneamente prevedibile e paradossale, a tratti tediosa e globalmente modesta dal punto di vista narrativo.

La recensione (barokkamente redatta) prova a ricalcare lo stile dell’autrice. Un applauso a guisa di trofeo attende gli impavidi che oseranno arrivare in fondo.

Orbene, accade che tu sia fortemente benestante, figlio di papà, residente a Verona, traboccante di danaro, beltà, forma fisica e intelletto, e ti imbatta in una sorella gemella che non conosci (?), che da un giorno all’altro venga ad albergare nella tua magione avita e si scopra essere una figa paura, le cui membra provocanti sono evidenziate dai leggiadri indumenti della tepida stagione estiva.

Poscia, capita che accedere alle sue mutandine griffate diventi il tuo pensiero fisso e così anche quello dei lettori, che pure magari vorrebbero sapere di più del passato dei tuoi genitori, dei tuoi amici, della tua vita a Verona e invece si ritrovano loro malgrado annegati nelle tue... http://bit.ly/1gLz3Ge
Profile Image for Laqua.
353 reviews2 followers
December 30, 2014
El libro gira en torno a una historia amor hermano-hermana. Lo dice en la sinopsis, no es ningún spoiler ni ninguna sorpresa. Por eso no entiendo a tanto moralista golpeándose el pecho "con asco". ¿No te la bancás? No lo leas. El libro no pretende ser un tratado de moralina ni engañar a nadie. Veo que muchas reseñas son negativas justamente por la temática y no me parece justo.
Ahora, a lo serio. Está escrito en segunda persona dirigido a Giovanni, esto me desconcertó un poco (esperaba que el narrador se aparezca en algún punto como personaje) pero me gustó, le da un toque original.
Me gustó también la valentía de la autora con el tema y el desarrollo. Y dejémosnos de joder: tantos dedos acusadores "sigue el éxito de Forbbiden" como si fuera un fenómeno único. Claro, porque el boom de vampiros, hombres lobo, ángeles, nephelims, dominantes y sumisas (sí, en ese orden, como recordarán) fuera fruto de una gigantesca casualidad. Me cansa tanta hipocresía en un mundillo donde nos conocemos tanto.
En cuanto a la poca participación de otros personajes, creo que es a propósito. Con los padres, su absentismo en cierta forma propicia la génesis de la relación. La reclusión de ellos en su propio mundo y la exclusión del entorno contribuyen a las decisiones que precipitan el final.
Sí, la novela tiene sus imperfecciones y algunas partes pueden escribirse mejor. Si, hay partes en las que la narración es densa. Si, Giovanni necesita espabilar un poco en varias partes y Selvaggia un par de sopapos en otras por malcriada y caprichosa. Yo dije que me gustó y que felicito a la autora por escribirla y bancarse las críticas horrorizadas por la temática; no dije que era perfecta ;)
Por eso, y porque yo me la banco también, le pongo 5 estrellas.
Profile Image for Amarilli 73 .
2,776 reviews91 followers
April 5, 2013
Mah. Non voglio dare una recensione del tutto negativa, perchè apprezzo lo sforzo di un'autrice che, seppur giovane, ha comunque portato a termine la creazione di un romanzo completo, dando vita a personaggi, trama, e a uno stile, forse criticabile, ma certo personalissimo, e, suo modo, davvero originale.
Posso dire che, sotto il peso del doppio dei suoi anni, ho sorriso più di una volta, leggendo certe espressioni, certi punti della prosa, che mi ricordavano molto i temoni che facevamo al liceo o le pagine di diario che scrivevamo, io e le mie amiche, sature di autori classici, di poesia, e di romanzacci hot letti sottobanco (ah, il gusto del proibito!).

Prima parte, dunque, letta con entusiasmo, per i vari motivi elencati. Poi il gioco comincia a stancare, e ci sono ripetizioni e qualche decina di pagine di troppo.
Forse si è voluta lasciare integra la freschezza del manoscritto, per carità, però qualche intervento chirurgico in sede di ultima stesura avrebbe solo potuto valorizzare la storia.
Il finale, invece, proprio perchè atteso, previsto, praticamente annunciato dalla copertina, meritava un piccolo sforzo in più.
Ci sono libri non particolarmente eccelsi, che ti stregano per sempre sul finale. Ci sono altri libri (come questo) che ti lasciano mediamente tiepida, e poi si concludono con la stessa grazia di una secchiata in faccia, lasciandoti nel dubbio di riuscire a capire se ti è davvero piaciuto oppure no.
Profile Image for Amaranth Chevalier.
290 reviews8 followers
September 16, 2013
Da http://labellaeilcavaliere.blogspot.i...

Ricordate? Non sapevate che questa era una delle mie letture in corso, eppure, non senza un po' di reverenziale titubanza, mi sorprendete ora pronta –gasp!- a illustrarvi con dovizia le peculiarità di codesto romanzo. Spero non vi turbi codesto linguaggio, quantunque obsoleto, ché da sommi poeti e Dante pria di essi è tratto con omaggio e al turpiloquio si unisce ché, lo sai, non possono mancare verbi di giovanil bocca.
Uh.

Che? Am, tutto bene?

No. Uh. Non va affatto bene, ma sarò brava – come al solito- e tratterrò il mio velenoso disappunto.

Giovanni e Selvaggia sono fratelli gemelli, ma non sono cresciuti assieme. Dopo la separazione dei genitori, Giovanni è rimasto a Verona con il padre, mentre Selvaggia si è trasferita a Genova con la madre. Il ricongiungimento dei genitori, però, li porterà a vivere sotto lo stesso tetto. Il loro incontro è un fulmine: i due ragazzi, appena diciottenni, sono uniti da un legame che li spingerà inevitabilmente l'uno nelle braccia dell'altra. Una vita normale (sport, amici, scuola e feste) sconvolta da uno struggente ricongiungimento.

La scelta di leggere questo romanzo è stata piuttosto consapevole: sapevo che il tema era particolarmente controverso (l'incesto tra fratelli) e non nutrivo particolari aspettative. Tuttavia ho iniziato la lettura con entusiasmo… dopo due pagine questo sentimento è svanito, sostituito da un crescente orrore. È impossibile non riflettere, giudicare o farsi un'opinione su un rapporto così intenso e solitamente condannato, ma la mia repulsione non è dovuta al tema, su cui non ho intenzione di esprimermi, quanto piuttosto allo stile dell'autrice.
Ve ne ho dato un assaggio con l'introduzione un po' folle che ho fatto e adesso è necessario che sviluppi meglio le mie argomentazioni. Ci tengo a precisare che si tratta del romanzo d'esordio della Coltorti: nonostante la giovane età sono convinta che ci sia del buono nella sua penna, ma che debba maturare e debba anche essere indirizzata in questo.
Le affinità alchemiche ha un lavoro di editing alle spalle, eppure io credo che fossero necessari tagli e limature che non sono stati fatti. La punteggiatura stessa è spesso sovrabbondante e sbagliata, almeno secondo i modesti ricordi che ho delle lezioni di italiano.

E aveva con sé un'enorme valigia, certo, ovviamente, come se dovesse fermarsi una settimana o giù di lì…

Anch'io ho dei problemi con gli avverbi, lo riconosco, ma "certo" e "ovviamente" sono eccessivi e anche fuori contesto dato che il soggetto della frase è un personaggio che sia il protagonista sia il lettore incontrano per la prima volta.
A rendere più faticosa e pesante la lettura si aggiunge la miscellanea tra termini altisonanti e esclamazioni fumettistiche, degne di una chat e nulla più.
I "paroloni" mi hanno lasciato interdetta e fatta sentire ignorante (cosa probabilmente non troppo dissimile dalla realtà), ma in un secondo momento mi sono chiesta quale diciottenne adotterebbe tale linguaggio. Cerchiamo di capirci: quanti di voi conoscono il verbo "buggerare"?
Ehi! Non vale googlarlo. Guardate, piuttosto, vi do io il significato.

buggerare v. tr. [der. del lat. mediev. Bulgarus «Bulgaro», e per estens. «eretico», «usuraio», da cui, come epiteto offensivo, «sodomita»] (io bùggero, ecc.). –

2. fig. Truffare, ingannare; in modi imprecativi: andare, mandare a farsi b., andare, mandare al diavolo.

Dizionario Treccani

Dubito che ci sia un diciottenne al mondo che lo usi correntemente. Ad ogni modo potrebbe essere un problema mio, lo ammetto. Quindi passiamo alla mescolanza di cui vi ho accennato con altri esempi pratici.

"[…] col solo toccarti appena era come se avesse raggiunto ogni tuo sentimento e pensiero mettendoti – gasp! – a nudo"

"Oh, sbigottito timore!"

"Pòstea, ti sentivi oppresso da un'ansia angosciosa, sfiorato dal dubbio che, forse, i suoi pensieri nei tuoi confronti erano meno della metà della metà dei numerosi e intensi di quelli che tu indirizzavi a lei"

Non disprezzo la fusione tra stilemi elevati, quasi poetici e la freschezza giovanile, ma non mi sono sembrati appropriati. Scusate, ma per me si è trattato di un abuso di Dante (l'aere sanza stelle). Inoltre, la punteggiatura e le espressioni collidono con la personalità dei protagonisti e cozzano con la felice idea della seconda persona della narrazione, che non si rivolge al lettore, ma a Giovanni. Si sarebbe potuta creare un'empatia con il personaggio, ma non c'è stata.
Ho trovato che i "ricordi", "lo sai" e gli "uh" spezzassero continuamente la lettura, rendendola lunga e noiosa.
Spiegatemi ancora una cosa: perché i genitori sono etichettati con l'inglese parents e rispettivamente sono mother Antonella e father Daniele? L'ho trovato terribile e immotivato. Tanto più che Giovanni, per sua stessa ammissione, non è affatto portato per le lingue.
Gli esseri umani sono complessi, pieni di contraddizioni, ma la psicologia dei protagonisti è sottile come un foglio di carta; si regge a stento e sinceramente sono arrivata a pensare che fossero due psicopatici.
Giovanni è il buon Geppetto, il Magnifico Lesso, un Sardone sott'olio. Okay… Epiteti tenerissimi a parte, Johnny (così è soprannominato dalla sorella) non ha un briciolo di personalità: si sottomette alla volontà di Selvaggia e per amor suo rinuncia a tutto. Inutile dire che non l'ho potuto apprezzare.
Selvaggia è egoista e prepotente. E non venite a dirmi che è tutta colpa della madre, della brutta infanzia che ha vissuto e che è debole e indifesa. Non ho sopportato nemmeno lei, con i suoi continui capricci.
Mi ha colpito il brusco passaggio da ochetta che arriva con mille valigie, ma senza neanche un libro ad amante della lettura. I libri si saranno materializzati per volontà di un essere superiore. Inoltre non ho capito per quale ragione Selvaggia abbia una camera da principessa, mentre Johnny dorme praticamente su una brandina.
Infine, ditemi, c'è qualcosa di peggio della prevedibilità delle azioni e dei fatti? Non solo ho iniziato a predire con un'infallibilità invidiabile i vari eventi, ma ho immaginato quale fosse la conclusione, che nelle intenzioni doveva essere sconvolgente, e quel che è peggio l'ho desiderata.
Profile Image for Sara.
1,520 reviews130 followers
January 21, 2013
Okay... penso che questo sia in assoluto il libro più difficile da recensire.
La storia è carina e davvero molto triste. Non sono sicura che i personaggi mi siano piaciuti... Beh, so per certo che Selvaggia non mi è piaciuta. Per niente. L'ho trovata davvero egoista, viziata, una ragazza debole caratterialmente non tanto sana di mente.
Giovanni l'ho trovato un ragazzo terribilmente dolce e gentile, seppur leggermente pazzo per la sua gelosia e possessività nei confronti di Selvaggia, specialmente all'inizio della loro relazione. Ma pur sempre decisamente molto più razionale e sano di Selvaggia (che di razionale ha ben poco).

Il mio problema con questo libro è stato la forma in cui è scritto. Nè in prima persona nè in terza. Bensì dal punto di vista esterno, rivolgendosi al personaggio maschile, Giovanni, dandogli del tu, con un "Ricordi...?" e raccontava la storia di Giovanni e Selvaggia. Per cui, non avendo una visione diretta da parte dei personaggi, non essendoci un loro reale, intimo, punto di vista, non potevo immedesimarmi in loro, sentire cio' che loro sentivano, simpatizzare ed empatizzare con loro, come mi è solito fare leggendo un libro. E devo dire che per la prima metà del libro, nonostante la storia fosse interessante, l'ho trovato un po' noioso e ho spesso fatto delle pause che raramente mi capita quando sono davvero appassionata ad un libro. No, togliamo il "raramente". MAI mi capita, quando un libro mi prende e mi accoglie nel suo mondo incantato, dove non sono più me stessa, ma il personagggio della storia che sto leggendo. In cui vivo, sento, amo, piango, rido, odio, temo, come fossi io il personaggio della storia.
Anche la forma di scrittura un po' antiquata non ha aiutato a tenere vivo l'entusiasmo. Ma dopo un po' (mi ci è voluto metà libro) ci si abitua. Più o meno.

Il tema dell'incesto. Dell'amore proibito tra sorella e fratello. Non mi ha disturbato affatto. Nonostante fosse un amore anche fisico. Estremamente fisico. Forse perchè ho già letto e affrotato questo tema molte volte, e in primis leggendo "Proibito" di Tabitha Suzuma, e in seguito anche altre storie. Per cui non ho avuto quell'impatto dell'orrore. E, a dire il vero, non l'ho avuto nemmeno in "Proibito". Perchè in quest'ultimo il loro amore era così puro e dolce e la loro era una storia così complicata e particolare che era difficile trarne orrore e disgusto. In Le Affinità Alchemiche, Giovanni e Selvaggia sono sì due gemelli, ma è come fossero sempre stati estranei e si fossero conosciuti solo all'età di 18 anni. Sono stati separati da molto piccoli e mai visti fino al giorno in cui la loro famiglia si riunisce. Sono due estranei, un ragazzo e una ragazza, che si incontrano, si piacciono, c'è un'alchimia particolare e spiazzante tra loro, un legame incredibile, al di là del logico o naturale, un'empatia particolare, e si innamorano.
Il loro amore è disperato, ossessivo, possessivo, irrazionale. Il loro è un bisogno l'uno dell'altra che non riescono a mettere da parte. Non riescono a stare lontani. Il loro è un legame che solo due anime gemelle, in ogni senso, anche nel sangue, possono avere.

Per la prima metà del libro ero convinta che gli avrei dato 2 stelle. Ma la seconda metà mi ha un po' sorpresa.
Non vi dirò cosa riserva il finale. Ma potete farvi un'idea. Un po' diverso dal finale di "Proibito" ma in certi versi un po' simile. Ma non vi dirò altro. Solo che in un certo senso, a un certo punto del libro, intuirete quale potrebbe essere il destino di Johnny e Selvaggia.
Inutile dire che ho versato lacrime leggendo questo libro.... è chiaro che è così.
Profile Image for Marianneboss.
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April 30, 2014
I blame Flowers in the Attic for reading this...
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Seriously, what the hell did I just read? Starting with the awkward and yet pretentious narrative style in second person (Oh, how I hated that in Aura), followed by the attempt of a "story" that seemed more like some teen sexual fantasies put together into a book. I read that the writer was 17 when she wrote this, well it shows. Not only the situations are pretty contrived, the characters are undeveloped and poorly written, but what bothered me the most was not even the incest aspect of the story, being twins and all (I mean, as I've said so many times before, Flowers in the attic is my ultimate guilty pleasure) but what's worst is the way women are depicted in this book, like manipulative, insensitive, detached, wayward, bipolar and crazy libertine whores/bitches that only exist to complicate men's lives. I mean Selvaggia ALWAYS gets her way, even when she's not right (which is almost all the time) and achieves this through emotional blackmail or luring her brother with sex and oohh, the poor men who are under their black magic spells, they're just incapable of denying anything to them because, you know, what kind of real man would do that? So, if the girl tells him not to go out with his friends even though she's going out with hers, of course he'll do as she says; if the girl tells him to lose his competition as a proof of love, his subconscious will betray him even if he doesn't want to, that's how good he's been trained; and when the girl says "Hey, let's kill each other like Romeo and Juliet", well, sure, hooray for love!
If I thought the ending to Forbidden was some gratituous moral lesson like some kind of god's punishment, well, this just go two steps beyond, let's not just kill each other, let's also kill the product of our forbidden love. It's a lesson for all of you taboo lovers out there, your love will go wrong no matter what. GOD IS WATCHING YOU ALL!
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...I insist, what a load of crap.
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P.S. Who names her child Selvaggia??? That sounds like a stripper name, I bet that had something to do with her being a whore.
Profile Image for Saray.
493 reviews84 followers
June 9, 2014
Todos sabemos que el tema del incesto ha pasado de ser tabú a ponerse un poco de moda gracias a Prohibido (libro que no he leído todavía, por cierto). Creo que este tema requiere una historia bien construida y totalmente creíble para poder ponernos en la piel de los personajes. No es algo con lo que te puedas identificar facilmente, así que hay que hacerlo realmente bien para conseguirlo y, desgraciadamente, Gaia Coltorti no lo ha hecho.

Para empezar, la trama es totalmente inverosímil y está muy mal llevada. Dos gemelos cuyos padres se divorcian y deciden separarlos también y quedarse cada uno con uno de ellos. Eso sí, entre ellos no hay ningún tipo de relación y los padres ven muy poco al otro hijo.

Seguimos con dos protagonistas con los que fue imposible empatizar. Selvaggia y Giovanni son dos adolescentes insoportables, malcriados, inmaduros y caprichosos.

Y acabamos con el estilo de la autora que es... bastante peculiar. Contado en segunda persona del singular, es decir la narración está hecha por alguien que se dirige a Giovanni, hace que sea difícil seguirlo y meterse de lleno en la historia.

Además, sus diálogos también me han parecido poco naturales, ya que a veces hablaban de forma muy poética y de repente añadían algún taco o alguna palabra moderna al final.

Reseña completa: http://beingsaray.blogspot.com.es/201...
Profile Image for Azura.
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March 20, 2013
Cosa dire di questo libro... è piuttosto insolito.E' scritto in seconda persona.Non è la prima volta che leggo un lbro in seconda persona, avevo già letto il diario delle fate, ma li era solo quale sporadico capitolo, qui invece tutto il libro.Ma ci si abitua in fretta. Seconda cosa insolita, lo stile.Molto molto particolare.Vocabili raffinati e ricercati (di alcuni addittirittura non ne conoscevo il significato) accanto ad espressioni gergali come "di brutto" "un casino" e simili.E poi la storia,insolita.Per come è srutturata,in alcuni punti un pò ripetitiva,gli avrei dato tre stelle, ma gli ho dato quattro per il finale che,tristemente, risolleva un pò la storia, e il grande interrogativo che questo libro pone:l'amore è giusto anche fra due fratelli?
113 reviews1 follower
January 21, 2024
<< Questo è il nostro paradiso. Qui non c'è niente che possa impedire il nostro amore. Qui siamo noi stessi, e qui tu sei sola mia. E se l'Inferno ci aspetta, tanto vale vivere tutto questo adesso, poiché è l'unico Paradiso che potremo conoscere. Se finiremo tra i lussuriosi insieme, e se tu sarai con me, io non avrò paura dell'Inferno. >>


S'intende che rileggo spesso e molto volentieri romanzi che compongono gli scaffali della mia strapiena libreria, benché alcuni li conosca molto bene. Ma, ogni tanto, capita che anche loro riescano a leggermi dentro, in un collegio di domande in cui la mia anima entra a contatto con quella di anime dannate o contrite fuggite da una qualche zona remota del tempo o dello spazio.

Davanti al romanzo della Contorti, come davanti alla maggior parte dei romanzi di questo tipo, mi trovo in difficoltà. Che Selvaggia e Johnny abbiano realizzato una qualche magia, così repentinamente, in una giostra di emozioni altalenanti, fresche e genuine di cui io non me ne ero resa completamente conto? Con certezza non so dirlo. Con gioia e un certo entusiasmo ho stretto la loro anima a me, quasi morbosamente, riflettendomi volentieri nello specchio dei loro occhi. Sull'argomento "peccatori", anch'io mi trovo personalmente davanti a una situazione spinosa; credo che solo Johnny e Selvaggia possano darci una spiegazione. Effettivamente amare la propria sorella, il proprio fratello è uno dei sette peccati capitali. In ogni caso non intendo giudicare; ho sempre creduto e vissuto l'amore in ogni forma e sfaccettatura. Come una lanterna magica senza luce che, non appena vi metti dentro il lume, immagini variopinte appaiono su una bianca parete.

Non capisco cosa sia accaduto questa volta. Quando dodici anni fa ci incontrammo per la prima volta, inesorabile il tempo aveva proseguito impettito il suo percorso fino al giorno in cui le nostre anime entrarono a contatto. E solo allora non mi preoccupai di ciò che avrei potuto vedere, di ciò che avrei potuto avvertire, in un sottofondo placido simile all'acqua gorgogliante di un fiume. La loro voce, infatti, mi è entrata nel cuore e ha preso possesso del mio corpo, come una specie di parassita fermamente avvinto alla pianta da cui riceve sostentamento. In una felicità così poco terrestre, così umanamente quieta; meravigliosa essenza che conduce nell'unico luogo esatto dove da sempre i due amanti desiderano essere.

Come avrei potuto essere indifferente a tutto questo? Quanta confusione avrà avuto la mia testa se per qualche giorno o giù di lì ha creduto una cosa simile.

Romantica e sognatrice lo sono sempre stata e pur quanto mi piaccia scrivere, questa sera non so esattamente cosa mia abbia spinto a farlo. Probabilmente l'ansia, la paura di perderli; oppure semplice nervosismo per una maldestra risposta dettata dal cuore che silenziosamente ho ricevuto ieri sera. Del resto scrivere questa recensione sull'amore trascendentale, passionale e magico dei protagonisti della Coltroni mi ha indotta a capire che io sono stata saldamente legata all'anima di questa storia. Come un matrimonio indissolubile e addirittura sacramentale, e che io mediante l'ennesima sfida indetta su Facebook sono stata legata. E la cosa ancor più strana è che, quantunque questo legame sia forte e indissolubile, non ha mai cessato di versare anche la minima felicità nel dolore e nello sconforto.

Pagine bianche, innocue, palpitavano d'amore. Il mondo di fuori, con i suoi rumori, problemi, desideri, gioie, rimaneva lontano. Talvolta difficili da scacciare, talvolta impossibili a lasciare questa bolla di sentimenti in una realtà che non fosse quella da cui ero appena fuggita.

La voce di Selvaggia e Johnny era penetrata nel mio cervello e nel mio cuore ancora giovane. Il semplice suono mi trasmise una certa gioia. Un amore impossibile aveva abbacinato un frammento del mio essere. Rievocarlo attraverso la parola scritta era stato alquanto semplice: un gesto spontaneo, volontario. Non riuscendo a trarre beneficio. Avendo quasi l'impressione di aver colto un fiore tanto amato quanto agognato, ma proibito da Dio e dagli uomini.

Rovescio di anime, rovescio di cuori pulsanti, destinati a congiungersi in una stessa e unica retta, Le affinità alchemiche è la bella storia di un amore proibito, che ha la stessa passione dei poemi romantici che ogni tanto mi piace leggere. Una meravigliosa seppur non perfetta proiezione egoistica del desiderio di due amanti che nutrono il desiderio di unirsi, col corpo e con la mente, che nasce repentinamente e giunge allo stesso modo a maturazione. Una dolcezza velata di tristezza e sconforto che va a cercare sentimenti nascosti nel più intimo dell'essere, che si credevano perduti.

Rivisitazione di un classico in chiave moderna, fiaccola dalla cui scintilla nascono due entità pronte ad implodere ed amalgamarsi, un romanzo che parla della solitudine del cuore, conosce la malinconia, il languore, il dolore di chi è desideroso d'amare, concependo la drammaticità come qualcosa di talmente grande da risultare vistoso. Una lettura sentimentale che si divora in una manciata di giorni. Un romanzo che traccia il labile confine fra sogno e realtà, in cui si istaura nell'immediato una certa intesa.


Avevi compreso di amarla in modo così perfettamente esclusivo e assoluto da come l'emozione di tenerla fra le braccia si impossessava di te. Allora ancor più ti eri avvicinato a lei e, chiudendo gli occhi l'avevi baciata, a lungo su una guancia.
Profile Image for Gresi e i suoi Sogni d'inchiostro .
728 reviews14 followers
December 26, 2024
<< Questo è il nostro paradiso. Qui non c'è niente che possa impedire il nostro amore. Qui siamo noi stessi, e qui tu sei sola mia. E se l'Inferno ci aspetta, tanto vale vivere tutto questo adesso, poiché è l'unico Paradiso che potremo conoscere. Se finiremo tra i lussuriosi insieme, e se tu sarai con me, io non avrò paura dell'Inferno. >>

S'intende che rileggo spesso e molto volentieri romanzi che compongono gli scaffali della mia strapiena libreria, benché alcuni li conosca molto bene. Ma, ogni tanto, capita che anche loro riescano a leggermi dentro, in un collegio di domande in cui la mia anima entra a contatto con quella di anime dannate o contrite fuggite da una qualche zona remota del tempo o dello spazio.
Davanti al romanzo della Contorti, come davanti alla maggior parte dei romanzi di questo tipo, mi trovo in difficoltà. Che Selvaggia e Johnny abbiano realizzato una qualche magia, così repentinamente, in una giostra di emozioni altalenanti, fresche e genuine di cui io non me ne ero resa completamente conto? Con certezza non so dirlo. Con gioia e un certo entusiasmo ho stretto la loro anima a me, quasi morbosamente, riflettendomi volentieri nello specchio dei loro occhi. Sull'argomento "peccatori", anch'io mi trovo personalmente davanti a una situazione spinosa; credo che solo Johnny e Selvaggia possano darci una spiegazione. Effettivamente amare la propria sorella, il proprio fratello è uno dei sette peccati capitali. In ogni caso non intendo giudicare; ho sempre creduto e vissuto l'amore in ogni forma e sfaccettatura. Come una lanterna magica senza luce che, non appena vi metti dentro il lume, immagini variopinte appaiono su una bianca parete.
Non capisco cosa sia accaduto questa volta. Quando dodici anni fa ci incontrammo per la prima volta, inesorabile il tempo aveva proseguito impettito il suo percorso fino al giorno in cui le nostre anime entrarono a contatto. E solo allora non mi preoccupai di ciò che avrei potuto vedere, di ciò che avrei potuto avvertire, in un sottofondo placido simile all'acqua gorgogliante di un fiume. La loro voce, infatti, mi è entrata nel cuore e ha preso possesso del mio corpo, come una specie di parassita fermamente avvinto alla pianta da cui riceve sostentamento. In una felicità così poco terrestre, così umanamente quieta; meravigliosa essenza che conduce nell'unico luogo esatto dove da sempre i due amanti desiderano essere.
Come avrei potuto essere indifferente a tutto questo? Quanta confusione avrà avuto la mia testa se per qualche giorno o giù di lì ha creduto una cosa simile.
Romantica e sognatrice lo sono sempre stata e pur quanto mi piaccia scrivere, questa sera non so esattamente cosa mi abbia spinto a farlo. Probabilmente l'ansia, la paura di perderli; oppure semplice nervosismo per una maldestra risposta dettata dal cuore che silenziosamente ho ricevuto ieri sera. Del resto scrivere questa recensione sull'amore trascendentale, passionale e magico dei protagonisti della Coltroni mi ha indotta a capire che io sono stata saldamente legata all'anima di questa storia. Come un matrimonio indissolubile e addirittura sacramentale, e che io mediante l'ennesima sfida indetta su Facebook sono stata legata. E la cosa ancor più strana è che, quantunque questo legame sia forte e indissolubile, non ha mai cessato di versare anche la minima felicità nel dolore e nello sconforto.
Pagine bianche, innocue, palpitavano d'amore. Il mondo di fuori, con i suoi rumori, problemi, desideri, gioie, rimaneva lontano. Talvolta difficili da scacciare, talvolta impossibili a lasciare questa bolla di sentimenti in una realtà che non fosse quella da cui ero appena fuggita.
La voce di Selvaggia e Johnny era penetrata nel mio cervello e nel mio cuore ancora giovane. Il semplice suono mi trasmise una certa gioia. Un amore impossibile aveva abbacinato un frammento del mio essere. Rievocarlo attraverso la parola scritta era stato alquanto semplice: un gesto spontaneo, volontario. Non riuscendo a trarre beneficio. Avendo quasi l'impressione di aver colto un fiore tanto amato quanto agognato, ma proibito da Dio e dagli uomini.
Rovescio di anime, rovescio di cuori pulsanti, destinati a congiungersi in una stessa e unica retta, Le affinità alchemiche è la bella storia di un amore proibito, che ha la stessa passione dei poemi romantici che ogni tanto mi piace leggere. Una meravigliosa seppur non perfetta proiezione egoistica del desiderio di due amanti che nutrono il desiderio di unirsi, col corpo e con la mente, che nasce repentinamente e giunge allo stesso modo a maturazione. Una dolcezza velata di tristezza e sconforto che va a cercare sentimenti nascosti nel più intimo dell'essere, che si credevano perduti.
Rivisitazione di un classico in chiave moderna, fiaccola dalla cui scintilla nascono due entità pronte ad implodere ed amalgamarsi, un romanzo che parla della solitudine del cuore, conosce la malinconia, il languore, il dolore di chi è desideroso d'amare, concependo la drammaticità come qualcosa di talmente grande da risultare vistoso. Una lettura sentimentale che si divora in una manciata di giorni. Un romanzo che traccia il labile confine fra sogno e realtà, in cui si instaura nell'immediato una certa intesa.

Avevi compreso di amarla in modo così perfettamente esclusivo e assoluto da come l'emozione di tenerla fra le braccia si impossessava di te. Allora ancor più ti eri avvicinato a lei e, chiudendo gli occhi l'avevi baciata, a lungo su una guancia.

Profile Image for pam.
170 reviews47 followers
September 30, 2015
Le quitaría hasta esa estrella si pudiera. Qué libro tan malo, for God's sake.
Y no, no le pongo una estrella por el incesto, es que sencillamente es una historia mala, pretenciosa y con unos personajes horribles e insoportables a más no poder.
Y ah, no olvidemos ese final que veía venir desde el inicio pero que no tiene ni pies ni cabeza.
Profile Image for Jorge.
97 reviews
Read
June 18, 2014
El horror, el más puro horror.
Torpe, mal narrada, tremendista, cobarde, pedante.
A veces me pregunto por qué el cerebro nos engaña tan vilmente para hacernos leer, o intentar leer, según que libros que ya intuimos que no son para nosotros.
Profile Image for Vitani Days.
458 reviews13 followers
November 6, 2021
Premettiamo questo: l'autrice ha stoffa, si sente che tiene a quest'opera e sarei curiosa di leggere altro di suo magari fra qualche anno. Malgrado ciò che scriverò sotto, inoltre, il libro l'ho letto in generale con piacere (pur se con qualche momento di stanchezza, perché il romanzo tende a divagare e può risultare parecchio lento - non provocatorio, com'era negli intenti dell'autrice), quindi la mia impressione è "positiva con riserva". Questo romanzo è un buon prodotto - specie trattandosi dell'opera prima di una ragazza così giovane - che si legge abbastanza bene e resta impresso per via della particolare impostazione. Tuttavia, ci sono anche parecchie cose che mi hanno fatto storcere il naso (alcune delle quali avrebbero potuto essere corrette in fase di editing).
Anzitutto mi sento di contraddire chi parla di scrittura "matura e fresca". Io l'ho trovata ancora molto acerba e piuttosto artificiosa, e giuro che ho nel cuore l'autrice perché so bene che si tratta di ingenuità dovute alla giovinezza, che si superano col tempo e l'esercizio. Comunque è un romanzo che parte lento, ci mette una buona settantina di pagine a "sciogliersi" un po' e, soprattutto in questa parte iniziale, ci sono grossi problemi nell'uso della virgola che in fase di editing avrebbero dovuto esser corretti (perché una frase di due righe e mezzo spezzata da dieci virgole, grazie ma anche no). Tuttavia questo non è un problema imputabile all'autrice (è comprensibile che volesse dare un certo "ritmo" classicheggiante alla frase) quanto all'editor. La "situazione virgole" migliora andando avanti, rendendo la prosa ben più fluida.
Altri problemi sono le ripetizioni, non solo di parole ma anche di concetti (lì c'era Penelope "dalle bianche braccia", qui c'è Selvaggia con le "labbra salmonate", qualsiasi cosa siano...): per dire, il concetto delle "affinità alchemiche", citazione da Goethe, sarebbe bastato credo menzionarlo una volta o due (perché dopo un po' viene da dire: "abbiamo capito, grazie"). O i vari "gasp" e "gulp", e altre ingenuità del genere che forse si è scelto di non togliere per mantenere il senso di "freschezza" della prosa. Freschezza che a parere mio manca, perché qui l'autrice è incappata nell'errore in cui incappano molti autori adolescenti: l'uso e l'abuso di paroloni, termini aulici, citazioni colte e quant'altro. Non è questo a fare grande un romanzo o a far vedere che un autore sa scrivere, questo serve solo a cercare di dare (e darsi?) un tono. Per questo lo stile mi sembra acerbo, perché ci rivedo tutti gli errori classici di un autore adolescente. E' lo stile di qualcuno che non ha ancora imparato a "togliere" il superfluo, uno stile che a me risulta molto artificioso, e appunto per questo vorrei leggere qualcosa di lei che sia scritto fra qualche anno, per coglierne la maturazione. Posto il fatto che, comunque, avendo alle spalle la Mondadori si sarebbe potuto fare ben di più in fase di editing.
Veniamo ai personaggi: Selvaggia è odiosa, ed è ciò che nel mondo delle fanfiction si chiama "Mary Sue": ricca, bellissima, perfetta in tutto ciò che fa, magra-con-le-curve, piena di "grazia soave", seducente oltre ogni limite, senza risultare in verità minimamente interessante se non nel suo essere, a conti fatti, una strega cattiva, ammaliante, prepotente e codarda. Si fa cenno più volte alla sua fragilità, alla sua solitudine, alla sua infelicità: la sola cosa che invece è arrivata a me dai suoi comportamenti è un calcolo spietato e un egoismo senza limiti né scrupoli. Ah Giovà, facevi bene a buttarla nell'Adige, altroché!
Giovanni/Johnny sulle prime fa tenerezza: un adolescente cresciuto soltanto con il padre, pure lui ovviamente bellissimo, nuotatore, ricco sfondato, e tuttavia - sarà anche grazie al fatto che il narratore si rivolge a lui direttamente, nonché all'affettuoso occhio di riguardo che l'autrice gli dedica - si riesce a empatizzare maggiormente col suo personaggio. Giovanni ha un carattere mite, è fin troppo buono, tanto da sfociare a tratti nell'indolenza e nella vigliaccheria. Prova dei sentimenti verso la sorella, ne è succube e questo si vede. Tuttavia, a lungo andare riesce a diventarmi odioso pure lui, con la sua gelosia insensata e il suo voler imporre i propri sentimenti (anche se, circa il volersi imporre, lei vince sempre perché lui alla fine non è in grado di farsi valere neppure mezza volta). Soprattutto è irritante il suo volerla costantemente difendere, come un perfetto cavalier servente. E' completamente cieco nei suoi sentimenti, e questo ci sta tutto, ma da qui a raggiungere certi livelli di... fessitudine... ce ne passa.
Loro assieme: siamo di fronte a una storia d'amore che se non riguardasse due gemelli sarebbe proprio come tante altre. I due la vivono, almeno all'inizio, con una certa spensieratezza, ponendosi domande ma neanche troppe. Il loro legame si sviluppa passando per dei genitori assenti (e pure qui... due persone che non si vedono da 17 anni e subito scoppia di nuovo l'amore!) e per un'ossessiva attrazione fisica, favorita anche dall'ambientazione estiva. Il loro è un amore che comunque nasce dalla solitudine, dall'ipocrisia e dall'infelicità, nonché dalla ribellione dell'adolescenza. Si tratta di un amore che li consuma. E qui potrei dire, anzi, che secondo me più che di "amore" si tratta di un "bisogno" camuffato da amore. Più l'illusione di un amore che altro, ma quel genere di illusione che nell'adolescenza sembra in grado di durare per sempre. Il buono di questo romanzo è che riesce a rendere perfettamente l'intensità del sentimento, illusorio o meno, che viene vissuto dai protagonisti. Un sentimento che letteralmente li tiene prigionieri, perché i due protagonisti finiscono per vivere in un mondo a parte, una sorta di sogno personale che alla fine dovrà fare i conti col reale.
Lo stile introspettivo ed evocativo dell'autrice funziona molto bene per esempio nella parte finale, dove dona la giusta dose di angoscia e il giusto senso di tragedia imminente. Diciamo che da questo punto di vista il romanzo ha dei picchi di "ingenuità" (in senso buono) e di dolcezza che fanno tenerezza, e altri guizzi di intensità notevole che devono però fare i conti con parecchi luoghi comuni. La freschezza, questo romanzo la raggiunge davvero soltanto in quei momenti in cui descrive l'amore di due adolescenti senza puntare a scavare nel torbido.
Qui mi sorge il problema più grosso: questo romanzo mi sembra indeciso. E' indeciso tra l'essere un romanzo per adolescenti "puro" (e allora ti accetto pure il romanticismo alla Laura Pausini, ci sta tutto) oppure superare questo target senza tuttavia riuscire a fare il balzo dall'altra parte.
La parabola sale e il libro raggiunge il suo più alto punto qualitativo intorno alla parte centrale. Poi, purtroppo, la parabola scende di nuovo. Un finale semplicemente *troppo* sbrigativo, nonché vigliacco in relazione a tutto il resto, con un senso di qualcosa che manca e di un bel po' di strade che si sarebbero potute affrontare se l'autrice avesse voluto prendersi la responsabilità di farlo fino in fondo. Invece preferisce usare l'insensatezza di Selvaggia prima (non svelo niente, ma le fa prendere una decisione che non ha capo né coda ed è utile soltanto in vista della trama, per raggiungere quel determinato finale) e poi un escamotage che è una gran caduta di stile.
Detto tutto ciò, mi rendo conto che ho evidenziato soprattutto i difetti che ho riscontrato nel romanzo, ma ci tengo a dire che il mio giudizio, come si vede anche dalle stellette, è tutto sommato positivo e che aspetto di veder crescere la giovane autrice. Perché davvero, nel romanzo ci sono, si leggono e si sentono, delle punte di vero lirismo che fanno molto ben sperare per il futuro.
P.S. Per non parlare del materialismo e della continua ostentazione di ricchezza dei due protagonisti. Quando ho letto di Johnny che fa a Selvaggia 900 euro di regalo, per non parlare della Mito nuova fiammante regalata dai genitori a Natale a due figli che avrebbero solo meritato due scapaccioni belli grossi, be'... che aridità. D'accordo che a parere mio chi ha i soldi fa bene a spenderli, ma seriamente, in tutto il contesto è di una tristezza indicibile. Un romanzo in cui la grandezza dei sentimenti si misura in base a quanto si è disposti a scucire dal portafogli.
Profile Image for Rebecca.
118 reviews5 followers
May 17, 2015
Nella mia book challenge, il punto 31 "un libro con recensioni negative", se ne è guadagnata una negativa anche da parte mia. Ed è un peccato, perchè mi era stato consigliato da un'amica e la trama, per quanto delicata, prometteva. Le tante recensioni negative, alcune esilaranti tra l'altro e che meritano di essere lette quasi più del libro, mi avevano un pò scoraggiata, ma poi ho iniziato lo stesso. E siamo finiti qua, tre giorni dopo, con un libro dato per letto quando invece è stato abbandonato (e io in genere mi costringo a finirli, i libri, anche se li odio), a scrivere una recensione incredula. Volevo quasi prendere appunti, ma poi la mole da scrivere mi ha spaventata.
Pensavo che, visto l'argomento scelto per la sua prima avventura letteraria, Gaia Coltorti fosse riuscita a trattare di incesto in modo delicato e, soprattutto, con cognizione di causa. La storia, invece, si dipana tra scelte stilistiche che non mi colpiscono (ma questa è solo una preferenza mia, quindi non è una critica veramente valida), un lessico altalenante e, peggio ancora, una storyline che fa acqua da tutte le parti. Acqua che inizia a gocciolare già nelle prime pagine, quando Giovanni ci racconta di come veda sua madre due volte l'anno e non abbia alcun ricordo della sorella gemella. Già qua, non credo che alcun giudice minorile permetterebbe di dividere due fratelli, ma mi sono detta che ogni famiglia ha i suoi problemi e che, soprattutto, non ho alcuna conoscenza legale, quindi magari Gaia conosceva una scappatoia che a me difettava.
Quindi ok, lui vede la madre due volte l'anno e mai la sorella e non gli importa niente che si trasferiscano a Verona, non le parla al telefono e non vede fotografie. Sono scelte dell'autrice, dopotutto, e la storia poteva ancora salvarsi. Ma non lo fa. Citando a braccio una di quelle recensioni esilaranti di cui parlavo prima, la storia alterna momenti talmente aulici da risultare ridicoli ad altri degni delle peggiori bimbominkiate.
All'assurdità di non conoscere chi sia il tuo gemello, si va ad affiancare un ritorno di fiamma dei genitori (poichè il povero padre abbandonato ha aspettato che la moglie si divertisse in giro per anni e, quando finalmente se la ritrova a vivere nella stessa città non ci pensa un secondo a riprendersela in casa in barba ai problemi che evidentemente hanno) e le figure dei genitori stessi. Definirli macchiette è un complimento. Abbiamo una madre eccessivamente fuori dalle righe, senza motivi tra l'altro, e un padre che le fa da spalla nei momenti in cui è necessario, e che altrimenti non viene nemmeno chiamato in scena. Caricature di reali genitori, si limitano ad assistere ciecamente all'avvicinarsi morboso dei figli senza altri commenti che l'estatico "siete così vicini!", e anche al patetico tentativo dell'autrice di dar loro spessore, quando la mamma inizia a sospettare qualcosa, tutto sfuma in un niente. Come molte cose, in questo libro.
Spreco tante parole sui genitori perchè, insieme ai protagonisti, sono gli unici personaggi che compaiono per più di una riga (e non sto esagerando) fino a circa metà libro, scoglio oltre il quale mi sono arenata senza sensi di colpa, per evitare di gettare il reader dalla finestra.
Giovanni e Selvaggia, d'altra parte, sono talmente irritanti che perfino i genitori diventano grandi esempi di letteratura pur nella loro cieca e innamorata visione della vita. Abbiamo un ragazzo a cui scorre tutto addosso, non solo l'acqua delle vasche in cui si nasconde, e una ragazza che, con ogni probabilità, ha problemi di schizofrenia. Il tema dell'incesto è trattato con la profondità emotiva di una dodicenne, propinandoci quindi lodi ispirate di Giovanni quanto sia bella e perfetta l'altra, quanto sia ingiusto che la sua anima gemella sia la propria sorella, e la più patetica filosofia del "adesso lo faccio e poi pretenderò di rimpiangerlo e avere scrupoli di coscienza". Che non ci sono, per inciso. Giusto nel caso ve lo stesse chiedendo.
Io, da parte mia, ho deciso di ignorare che esista una "storia d'amore" tra Selvaggia e Giovanni perchè avrei troppo da dire al riguardo. E questa recensione è già abbastanza acida.
Tanto questi due tizi vivono la loro storia come fosse una storia qualunque, sbaciucchiandosi in casa e per strada, sprofondati talmente a fosso nella loro bolla delirante da non preoccuparsi nemmeno che qualche vicino, parente o amico possa vederli e iniziare a fare domande. O riportare la cosa ai genitori.
E' una fortuna, in questo senso, che Verona sia raccontata come una specie di città fantasma e che Giovanni abbia solo due amici che possano riconoscerlo.
Che prima o poi Selvaggia avrà una vita a sua volta, non solo il fantasma di quello che aveva a Genova, e che possano fare due più due, riconoscendoli come fratello e sorella, non è un problema che nessuno si è mai posto, in questo libro.
Per quanto riguarda il lessico, invece, ho sentito la mancanza di un beta reading da parte della casa editrice non indifferente. Non perchè sia grammaticalmente scorretto, perchè nessuno potrebbe accusare Giai Coltorti di non conoscere l'italiano, semmai il contrario. Ne viene fuori un indulgente autocompiacimento delle proprie conoscenze lessicali che danno all'insieme una pesantezza assurda, che fa guardare alla fine come un miraggio. Che nel mio caso non è arrivato.
Altro esempio eclatante di abbellimenti non necessari è quel "parents" con cui Giovanni pensa più volte ai genitori e che forse voleva essere un inglesismo innocuo per far risultare simpatico il ragazzo, visto che non ci riesce in altri modi, ma che insieme ai vari "mother" e "father" sparsi qua e là, fanno pensare che siano le uniche parole che lui conosca in inglese e ce le voglia far pesare. Come l'autrice ci fa pesare la retorica irreale ("labbra salmonate" davvero? Che cosa sono delle labbra salmonate? Che vuol dire? Che sono rosa? Buttati sul rosee, davvero. Sarà inflazionato, ma almeno non mi fa venire in mente un salmone spiaccicato sulla faccia di Selvaggia!). Viste le grandi conoscenze linguistiche di Giovanni, suo è il punto di vista (più o meno), con paroloni che erano considerati vetusti già da Manzoni, capiamo perchè il povero ragazzo non abbia avuto il tempo di studiare inglese, visto quando deve essere impegnativo studiare l'italiano del cinquecento e farne una ligua, nuovamente, parlata!
Qui mi fermo, anche se potrei continuare, parlando di Selvaggia e di come non ci venga affatto spiegato (nonostante un narratore onnisciente) perchè i fratelli siano stati, in primo luogo, separati.
In sintesi questo libro l'ho detestato e capirei se finisse in quella simpatica e irriverente rubrica che è #LibriDiMerda, perchè è un insieme di idee gettate su pagina e lasciate a galleggiare in un mare di nulla, come nulla mi è rimasto di Verona.

P.S. SPOILER!!! Alla fine ho letto le ultime due pagine. Che classe, scegliere Verona in considerazione del finale. Per niente inflazionato e scontato, davvero.
965 reviews24 followers
April 10, 2026
Questa non è la solita storia d’amore, non è semplice e non è leggera…
È una storia che non dovrebbe esserci, che non dovrebbe nascere, che non dovrebbe…
Punto. E basta.
Ma è una storia che vi scuoterà nel profondo, struggente, bellissima, che vi trasformerà totalmente perché man mano che proseguirete nella lettura vi sentirete dilaniati da quello che è la “convenzione sociale” e quello che urlerà il vostro cuore…
Un amore fraterno che si trasformerà in un amore che porterà i nostri due protagonisti, Selvaggia e Giovanni, a fondo, in un abisso che li farà soffrire indicibilmente…
Perché questo è un sentimento che non si potrebbe nemmeno nominare, accettare, pieno di silenzi pesanti come pietre e di sensi di colpa che si incuneano nel corpo e nel cuore consumandoli…
Però c’è, esiste, è dolce, è consolante, è una carezza su corpi provati da una disciplina ferrea, da diventare quasi una specie di violenza, su corpi devastati da una famiglia disfunzionale che riversa sui figli le colpe che si porta dentro…
È un legame che porta con sé la colpa….
Il loro è un universo in cui si muovono e che definiscono con i silenzi piuttosto che con le parole, che non riesce a descriverli ma che li tratteggia con ciò che mostrano a poco a poco…
È un amore che li salverà o li consumerà?…
Questo lo scoprirete solo leggendo questo romanzo indimenticabile e delicato, scritto con uno stile doloroso, intenso e profondo…
Sappiate solo che se cercate la storia d’amore con il lieto fine, qui non la troverete…
Proverete solo un tuffo nell’animo più profondo di due ragazzi che vi resteranno nel cuore…
Profile Image for Surymae.
204 reviews32 followers
March 12, 2014
Per me questa recensione è quasi un "caso di coscienza". L'autrice ha pressappoco la mia età, e si è cimentata in una storia piuttosto matura e controversa, come spero di fare io. Rimane però il fatto che "Le affinità alchemiche" non mi è piaciuto. Ora, dovrei indorare la pillola, perché la Coltorti è giovane e si deve formare?
No, penso di no. Adulazioni, giri di parole, e voti palesemente distanti dal contenuto della recensione (sì, i personaggi non mi sono piaciuti, lo stile proprio non ci siamo... ma quattro stelline, tendenti al cinque!) non credo servano a niente. Se davvero pensiamo che l'autrice abbia margini di miglioramento, allora diamole - nel nostro piccolo, si intende, ed ovviamente non in maniera vincolante - i mezzi per migliorare. Ossia dire chiaramente quello che non va ne "Le affinità alchemiche", che lo rendono un romanzo ben al di sotto della sufficienza.

Sicuramente quello che spinge a leggere il romanzo è la trama, con tutto il suo carico di dilemmi intriganti. Come si dipanerá  questa passione contro natura? Come reagiranno i protagonisti? Sapranno sopportare, prima di tutto, la tensione emotiva? Ma prima il lettore si deve scontrare con delle premesse assurde: la vicenda familiare che porta alla separazione di Giovanni e Selvaggia è assolutamente campata per aria e illegale, semplicemente illegale. Nessun giudice sano di mente avrebbe mai accettato una simile soluzione... e dei genitori sani di mente nemmeno l'avrebbero pensata. Andando avanti, scopriamo inoltre che le domande che ci eravamo poste vengono appena sfiorate: i nostri ragazzi ci mettono pochissimo tempo (troppo poco) per accettare la loro reciproca attrazione, considerano la questione solo dal punto di vista religioso/morale e non da quello legale. I due sembrano totalmente ignari che l'incesto, in Italia, è illegale: e già che siamo in argomento, non è solo per non urtare quel signore dal berretto bianco che abita a Roma, ma per tutelare anche un'eventuale prole, soggetta più che mai a malformazioni e malattie congenite. L'avessero saputo, tra l'altro, forse ci saremmo anche evitati il banalissimo finale, che prende fin troppo spunto dai classici.

Molti romanzi hanno problemi di trama, ma si sanno risollevare con i personaggi. Sfortunatamente, non è questo il caso. Difficile simpatizzare con i protagonisti, entrambi dal carattere poco simpatetico e spigoloso, che davvero non ti porta a fare il tifo per loro. Giovanni parte bene: è realistica questa sua personalità indecisa e remissiva, oscillante tra gli scrupoli di coscienza e la bella Selvaggia. Peccato che poi la trama lo rovini, dandogli delle sfumature ossessive e psicotiche del tutto fuori luogo e in contrasto con la sua precedente caratterizzazione. Selvaggia, se possibile, è messa ancora peggio: l'autrice cerca in tutti i modi di trasmettere l'idea di una ragazza che nasconde dietro la bellezza e la freddezza una gran fragilità, ma al lettore arriva soltanto una malata d'attenzione, una smorfiosa che non prova poi così tanto amore per Giovanni, che sembra esistere per lei soltanto quando gli può scroccare soldi e estorcere ricatti emotivi in piena regola. Con due personcine così simpatiche, perciò, anche i discorsi d'amore più ispirati (e pomposi) perdono valore. Il loro rapporto, inoltre, sembra essere più sbilanciato sul lato fisico che su quello emotivo: quello che ci aspetteremmo da due adolescenti qualsiasi, ma non da due presi da complessi problemi morali e da un trascorso così difficile.
Gli altri personaggi non sono pervenuti. Il padre se c'è o non c'è è uguale, la madre è insopportabile ed insensibile - guarda caso, in questo romanzo sono le donne le più detestabili. Mi si perdoni una digressione: più volte, durante la lettura, ho avuto l'impressione di un sessismo di fondo, e devo dire che la cosa mi ha disturbato più dell'incesto. Selvaggia dice più volte a Giovanni, ad esempio, che le donne di quella famiglia sono tutte put..., in un'occasione con testuali parole. Entrambi i genitori lavorano tutto il giorno - lui notaio, lei commissario - ma è solo a lei che viene fatta una colpa il non avere mai tempo da dedicare ai figli. Viene inoltre rimarcato più volte come, mentre il padre durante gli anni della separazione non abbia avuto storie serie, la madre invece abbia cambiato partner decisamente più spesso. Devo continuare l'elenco o può bastare? Invece di mettere così tanta cura nel mettere la madre sotto una luce negativa, non poteva la Coltorti usare queste energie per quello che davvero ci interessava, l'incesto? Mi rattrista e mi inquieta vedere tali implicazioni nel romanzo di una mia coetanea.

Mi scuso ancora per questa mia digressione: decidete voi se ho ragione o al contrario vedo cose che non ci sono, perché è un argomento che mi sta troppo a cuore per giudicare personalmente.
Ultimo ma non ultimo, lo stile dell'autrice. Non si può non dire che non sia personale: ma non è altrettanto riuscito. Si basa tutto su una mescolanza di termini giovanili - parents, gasp, e così via - e di termini arcaici, che spesso rimandano a dotte citazioni. Complimenti per la cultura - e lo dico senza ironia - ma siamo sicuri fosse la sede adatta per dimostrarla? Calcando troppo la mano si rischia di rendere i frangenti più drammatici involontariamente divertenti e viceversa, quello che dovrebbe essere realmente divertente, noioso. Tuttavia, devo ringraziare l'autrice: il suo "sardone sott'olio" è diventato in brevissimo tempo uno dei miei soprannomi preferiti per il mio gatto. Cavoli, gli sta proprio bene.

Ho chiuso in modo faceto, ma il resto della recensione rimane ahimè seria. Onestamente non so se la Coltorti abbia dei margini di miglioramento: ci sono degli spunti interessanti (come il lasciare intendere che l'amore dei nostri sia in realtà molto meno romantico di quanto vogliano credere), lo stile, se rifinito, potrebbe ottenere i risultati sperati, ma ci sono difetti gravissimi da risolvere al più presto, come la struttura della trama e i personaggi. Le affinità alchemiche sono bocciate, ma l'autrice no, pur non essendo promossa. L'esame di riparazione sarà cruciale. E tremendamente difficile.
628 reviews35 followers
July 10, 2017
Carino, ma non eccezionale. Non mi è piaciuta molto la narrazione, la preferivo in prima persona, sarebbe stata molto più coinvolgente..però la storia l'ho trovata interessante.
Non avevo mai letto un libro sull'argomento, quindi non ho termini di paragone per il modo in cui è affrontato, ma mi è piaciuto. Certo, Selvaggia mi è abbastanza antipatica, perchè troppo prepotente e opportunista, e Giovanni è troppo sottomesso..però tre stelline se le merita tutte.
Profile Image for Collezionedistorie.
325 reviews13 followers
August 14, 2017
Non perché l'autrice ha vent'anni le perdoniamo questo stile da principessa delle lettere, le sue citazioni dantesche qua e là, in mezzo ad una storia che ha l'unico scopo di far sensazione. L'incesto, il più grande dei tabù, tra due principini borghesi pieni zeppi di soldi, tra uno shopping e una manipolazione, che la fanno finita alla Romeo e Giulietta (ma più consapevoli), ché mica vorremo dimenticarci di ostentare la nostra conoscenza di Shakespeare... Tempo perso.
Profile Image for Lettrice .
36 reviews8 followers
August 10, 2017
In una parola: TERRIBILE, sia per la storia che per come è scritto.
Profile Image for Drew Venzaprone.
162 reviews1 follower
November 21, 2021
Libro scritto in modo molto semplice e scorrevole ma provo di senso e poco coinvolgente. Nient’altro da aggiungere.
Profile Image for Xbesideselena.
31 reviews1 follower
May 20, 2022
Stra scorrevole da leggere, finale cringe, personaggi cringe. 2 stelle perchè sono buona 🥰
1 review
March 20, 2013
Il vivace confronto a proposito di “Le affinità alchemiche” attualmente in essere “on web” fra i lettori, specie i più giovani e specie le donne – da Maggie Darcy a Giulia De Felice, da Stelladineve a Vitani Days, fino a Marsin e Jane Everdeen – sta sviluppando, insieme alle prime lodi, anche diversi dubbi e considerazioni persino frante e amareggiate, a volte, quasi si trattasse d’un caso personale:

“Siamo davvero caduti così in basso?”; “Insopportabilmente macabro”; “La mia ansia di criticarlo è legata alla mia paura che, ancora una volta, un giovanissimo talento venga dato anzitempo in pasto ai lupi dell’editoria mangia e getta”. E ancora: “Quello che manca è lo sfondo. Mancano le città, Verona, Genova e Roma. Mancano soprattutto i genitori, che sono due figure di carta appena ritagliate e assolutamente inverosimili. Peccato, davvero. L’autrice avrebbe potuto far di più, perché è in grado”. E anche: “L’autrice ha stoffa… [ma] qui sorge il problema più grosso: questo romanzo mi sembra indeciso. È indeciso tra l’essere un romanzo per adolescenti “puro” (e allora ti accetto pure il romanticismo alla Laura Pausini, ci sta tutto), oppure superare questo target senza tuttavia riuscire a fare il balzo dall’altra parte”. E infine: “Un romanzo scorrevole che va però rallentando verso la fine”, e una storia che “arranca pagina dopo pagina in una perpetua varietà di fantasiosi amplessi in ogni salsa e tinta e luogo e occasione”.

Dunque, inverosimiglianze parentali e sfondi di città mancati. Indecisioni fatali su cosa essere, eventualmente nei confronti di quali target. Frette editoriali di lupi mangia e getta, ma anche cadute molto in basso d’una scrittura “che se Shakespeare fosse vivo si rivolterebbe nella tomba”, unitamente a storie che partono bene ma poi rallentano, o che proprio decidono di arrancare fin dall’inizio e basta.
Gesù.
Potrà mai essere?
E sul serio si potrà credere che critici di vaglia come Guglielmi e La Porta, e autorevoli giurati del Calvino e del Grinzane come Barilli e Demarchi, e case editrici internazionali aenormi, e agenti letterari d’esperienza transcontinentale, e giovani scrittori consapevoli quali Signorini e Romano più il primo editore del Paese più miliardi, non si siano resi conto di mancanze e storture, bontà divina, tanto gravi?
Si parva licet, nel mio piccolo a me sembra, con l’amica Greco, esattamente questo: in sostanza, è come se l’autrice aprisse avanti ai nostri occhi due opportunità di lettura – una mimetica e una non mimetica, ossia romantica – della medesima storia. Sta a noi, scegliere tra le due opzioni. Se non siamo consapevoli di dover scegliere, scegliamo inevitabilmente l’opera sbagliata, quella più tradizionale e “terra terra”, provando confusamente e a tratti l’impressione di leggere un mezzo-manga, uno pseudo Harmony con una spruzzata di Twilight o uno young adult in cui i conti con gli stereotipi non tornano mai.
Se invece ci serviamo di un’adatta prospettiva “terra aria”, ci accorgiamo che Gaia (esattamente come Shakespeare!), propone due letture distinte, diverse e fra loro incomparabili, di “Le affinità”, a partire dalle quali l’ordito nel suo insieme diviene un paesaggio perfettamente coeso alla cover-lingua “elisabettianizzante” che lo racconta, super consapevole e del tutto nuovo.
Detto diversamente: combinando “romanticismo ironico” e “narrazione realistica letterale”, Gaia ha saputo catturare i suoi personaggi e le rivalità mimetiche in cui senza saperlo sono immersi (tanto i due genitori ex-separati, quanto la coppia “nuova”, ben presto tragica e disperata costituita da Johnny e Selvaggia), in modo di gran lunga più efficace di quanto uno stile “letterale in senso stretto”, o per converso uno “integralmente romantico”, le avrebbero permesso mai.
Nel suo romanzo, Gaia ha incorporato con tale abilità l’interazione mimetica nell’intreccio tradizionale, che certo pubblico più giovane, pietrificato dal rispetto di convenzioni e stereotipi, crede di vedere ovunque una “messa-in-scena-della-lingua” sempre apparentemente errata, in quanto volta a volta troppo solenne o incomprensibilmente dodecafonica – “una prosa farcita di pezzi di gergo giovanilistico, frasi auliche e pseudo-liriche come nei diari di scuola, luoghi comuni” (Ranieri Polese, Corsera).
Vittima delle sue stesse allucinazioni, questo pubblico si svia come un sol uomo dal significato effettivo dell’opera, e non riuscendo a cogliere la pletora di indizi (millanta!) che mutano il senso dell’intreccio tradizionale, smóncano senza misericordia la comprensione della storia d’amore per come è stata concepita da Gaia – ossia una vicenda di emulazioni e rivalità disperate – e invece di far festa preferisce, alquanto precipitosamente, lasciarsi morire al primo assalto.
Ma allora io dico: “Ehi, ràgaz, ma stiamo calme, no? Ma ragioniamo, ogni tanto, no?”
Ma quelle, però, intossicate a morte di romanzi condesati e polpette young adult, manco ti vedo.

Profile Image for Melania.
26 reviews
June 2, 2014
La afinidad alquímica es un libro que me a provocado sentimientos muy contradictorios.

Lo que me ha gustado :

-En primer lugar lo que me encantó de este libro es el espacio en el que se desarrolla : Italia es una preciosidad y en especial Verona, que tanto me recuerda a Romeo y Julieta y la pluma de Shakespeare.

-He logrado empatizar con los personajes hasta cierto punto, creo que hasta que estos parecen ser personas racionales. Creo que hasta el principio de la novela entendía a los personajes e incluso los defendía, pero en adelante las situaciones se retuercen demasiado y he notado que los personajes se vuelven más cínicos y crueles por las cosas más frívolas que podamos imaginar. El personaje de Selvaggia ha sido bastante difícil de comprender , ya que no sienta nada identificada con ella, si no que más bien me ha atraído la personalidad hasta cierto punto calmada y medida de Giovanni. Creo que se han formado muy correctamente con unas personalidades bastantes definidas y convencionales, cosa que me ha gustado mucho.

-La originalidad de la historia es algo que quiero resaltar, este tipo de amor se sale de lo convencional, por lo menos yo es el primero que he leído y me ha parecido bueno, ya que el propio lector se siente libre para poder juzgar a los personajes, a sus acciones... Me ha costado mucho decidir en que bando estar en el libro, pero ha acabado y he descubierto que no me he posicionado.

- La narrativa ha sido espectacular, la escritora desde luego me ha dejado del todo satisfecha por esta parte : Sus descripciones son maravillosas, para nada monótonas, no eran relleno, si no una invitación al lector a pasear por las calles de Verona. Ha utilizado un dulce lenguaje para narrar las historias de la pareja que me ha dejado encantada y la describiría como una poesía bastante moderna que puede llegar a todos y a la vez preciosa.

-El libro está narrado en segunda persona, el narrador esta contándole su propia historia a Giovanni, es decir, que la autora nos pone en la carne de Giovanni , como si nosotros , los lectores, fuesemos un personaje más de la historia. Me gustaría saber porque el libro esta escrito y dirigido a Giovanni, la verdad, pero ha sido algo que me ha introducido en la historia de lleno y me he sentido bajo la piel del propio Giovanni.

- El final de historia me pareció bastante lógico y me sorprendió muchísimo, la verdad es que no me lo esperaba, aunque no estoy del todo contenta con el final, porque es triste y precipitado, pero de todas formas me gustó mucho, creo que no había otra opción.


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❀Lo que NO me ha gustado :

-Demasiados monólogos interno, para mi gusto la autora se ha pasado demasiado con los pensamientos de Giovanni, que a partir de la mitad del libro se hacen aburridos y monótonos, incluso repetitivos.

-El lenguaje de los personajes muchas veces es demasiado formal y florido, es decir, adornado en exceso, no me ha gustado nada porque, aunque la historia este basada en el amor entre Romeo y Julieta, este tipo de lenguaje se sale de contexto en este libro, y me ha parecido que rozaba lo patético para mi gusto.

-No me encajaba que aunque vivan en ciudades diferentes los dos personajes, no se hayan visto ni una sola vez en toda su vida, es que es subrealista. Esto no me cuadraba mucho.

-A partir de las últimas 200 o 150 páginas la historia se vuelve bastante monótona e incluso aburrida, ya que se repiten mucho tanto las escenas , como las palabras, los pensamientos... me ha cansado un poco.


Y bueno creo que eso es todo lo que tengo que decir sobre este libro, desde luego lo recomiendo mucho a todas aquellas personas a las que les guste el romance y drama, ya que este libro rebosa de ambos, pero si eres de aquellos que nos les va mucho el romance y lo empalagoso , para nada te lo recomiendo, te vas a aburrir.
Profile Image for Stefania.
157 reviews28 followers
March 21, 2013
Le affinità alchemiche è il primo romanzo della giovane autrice Gaia Coltorti edito dalla Casa Editrice Mondadori lo scorso 15 gennaio.

Definito da molti come la storia moderna di "Romeo e Giulietta", da lettrice romantica quale sono, proprio non ho voluto lasciarmelo sfuggire.

Se l'amore narrato da Shakespeare viene decantato come il più grande, romantico e passionale, quello tra Giovanni e Selvaggia ci si avvicina parecchio, pur con qualche precisazione...
L'amore sbocciato tra i due giovani del tardo 1500 è un amore osteggiato dalla rivalità tra le due antiche famiglie di Mantova e Verona; l'amore trattato in questo romanzo è qualcosa di diverso, considerato incestuoso e proibito.

Se finiremo tra i lussuriosi insieme, e se tu sarai con me,
io non avrò paura dell’inferno, volevo dirtelo.

Giovanni e Selvaggia, i protagonisti di questa storia ambientata ai giorni nostri, sono fratelli gemelli. I loro genitori hanno deciso di separarsi quando i figli avevano circa un anno e da allora i due hanno condotto vite separate: Giovanni in quel di Verona e Selvaggia a Genova.
Dopo diciotto anni i genitori si riavvicinano e decidono di riprovarci così che i due fratelli fanno per la prima volta conoscenza.
Per Giovanni è amore a prima vista e anche Selvaggia non nasconde una certa attrazione nei confronti del bel nuotatore.
Eppure, a causa di qualche miracolosa e struggente alchimia,
lei già ti capiva molto più di qualunque altra ragazza...

Presto ricondotti a vivere sotto lo stesso tetto passeranno dai baci e dagli abbracci fraterni a qualcosa di più intimo...
Perché Margherita è un sogno,
perché Margherita è sale,
perché Margherita è il vento,
e non sa che può far male,
perché Margherita è tutto,
ed è lei la mia pazzia.

L'argomento trattato è sicuramente scottante e più e più volte durante la lettura mi son trovata ad essere combattuta tra varie emozioni e stati d'animo. Sicuramente emerge la forza prorompente e dilagante dell'amore in grado di offuscare anche la ragione.
Se Giovanni lo si può facilmente immaginare come un "sardone sotto'olio" in balia del carattere della sorella, il personaggio di Selvaggia mi ha dato forse più da pensare.
Si tratta della bravura dell'autrice nel delineare un carattere complesso e lasciare trarre al lettore le sue conclusioni? Spero di sì. Spero cioè che dietro le apparenze, dietro ad alcuni atteggiamenti un po' superficiali della gemella, si nasconda dell'altro che la Coltorti ha lasciato solo intendere... (per chi ha letto il romanzo, visto che non voglio fare spoiler, mi riferisco al comportamento avuto nei confronti di Giovanni e della gara di nuoto).
Resta il fatto che tra i due gemelli, Johnny è quello che mi ha fatto più tenerezza.

La lettura mi ha interessata fin da subito, vuoi per l'argomento originale (non ho sentito parlare di altri romanzi che parlino di una vicenda simile, se non "Proibito" di Tabitha Suzuma), e comunque per me è la prima lettura su questo argomento, vuoi per lo stile della Coltorti che ci da quasi l'impressione di ascoltare una cara amica che si rivolge in modo confidenziale a Giovanni.

Tirando le somme il mio giudizio è comunque positivo, e il romanzo entrerà a far parte della libreria che espongo fiera in casa, solo che non vi nascondo avrei preferito qualche colpo di scena in più e un finale meno frettoloso. Ammetto che personalmente apprezzo i romanzi che oltre a...
continua qui: http://www.sognipensieriparole.com/20...
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