No, non è vero che il vino si è sempre fatto nello stesso modo dalla notte dei tempi. No, non è vero che il vino contadino è sempre meglio di quello industriale. Sì, fino a Pasteur, la riuscita del vino era affidata a buone pratiche, ma spesso senza che se ne conoscesse il senso. E ancora no, non è per nulla scontato che il vino naturale sia più naturale del vino trattato. Si prenda nota che i vigneti europei hanno al massimo duecento anni, non millenni, perché purtroppo, a causa del diffondersi di alcuni parassiti, vennero quasi tutti distrutti a fine Ottocento. Poi, il vino si comincia a degustare a partire dalla corretta lettura dell'etichetta. E infine sì, un buon bicchiere di vino fa bene all'umore e alle relazioni; non si può semplicemente dire che faccia bene alla salute.
Non me la bevo è una coraggiosa azione di debunking delle mode e delle leggende che il marketing ha infilato con abilità nei calici che ogni giorno alziamo al cielo. Lo ha pensato e scritto Michele A. Fino, professore associato all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, appassionato di tutto ciò che ruota intorno al cantine, processi di vinificazione, storie dei vigneti, conoscenza dei terreni e dei climi, marketing, storytelling e studi scientifici.
Questo volume è un godibile vademecum per tutti coloro che amano bere del buon vino - e per fortuna sono tanti - ma non si raccapezzano più tra etichette, campagne di comunicazione, antiche leggende e mode improvvise.
La scoperta di ciò che sta dietro molta narrazione aiuterà tutti noi ad amare ancora di più questa bevanda, che sempre regala sensazioni uniche e spesso sancisce il piacere dello stare insieme.
Ben scritto, interessante per chi beve vino, prolisso come accade quasi sempre con i saggi, mi pare dedicato alla cultura del vino più che alla scienza della vinificazione (peccato), anche se onestamente non era dichiaratamente quella l'intenzione dell'autore.
Un libro molto interessante, con un approccio tecnico e oggettivo ben bilanciato da riflessioni personali sempre tenute distinte. Tratta temi poco discussi, come la storia legislativa del vino, le certificazioni e le questioni legate alle denominazioni, sia italiane che internazionali.
Lo stile, però, risulta a tratti troppo complesso, con frasi articolate e termini poco noti in latino o francese, che possono rendere la lettura meno scorrevole, soprattutto per chi non ha già una base nel settore enologico. Nonostante questo, resta un testo ricco e stimolante, che merita attenzione.
Interessante escursus sull'evoluzione del vino nel tempo. Per capire nella realizzazione di un buon vino cosa c'entra o cosa no di tutto quello che ci viene raccontato. Come influisce la legislazione nei vari paesi, a livello interno, europeo e mondiale. Quali sono gli aggettivi giusti e quelli sbagliati.