Amalia Spada è un’avventuriera lontana dai tumulti che agitano la nazione che sta per nascere; una donna dallo spirito irrequieto e temerario. Vive in una casa tra i calanchi lucani diventata un rifugio per creature diseredate e ribelli in cerca di una nuova vita, per ragazze selvatiche e uomini dalla forza mozzata. Quando arriva l’industrializzazione, la Fabbrica piomba nelle loro vite come un oscuro oggetto del desiderio, mutandone per sempre il destino. Negli anni del dopoguerra e della corsa all’energia, una giovane antropologa di nome Ada esplora la Basilicata del sortilegio e del petrolio mentre scopre diverse incarnazioni dell’amore. Muovendosi tra centri di potere e impianti d’estrazione, Ada si ritrova invischiata in un Sud perturbante e magnetico che rivoluziona il corso della sua esistenza. Cento anni più tardi, la Lucania è diventata la base per la colonizzazione della da qui partono le navicelle dell’Agenzia Spaziale Mediterranea dirette al Mondo Nuovo. In questo insediamento avveniristico, si trova A, una donna solitaria e libera che ridà vita a oggetti non più desiderati per conto dell’Agenzia. Nel suo passato c’è stato un marito, ma anche il bisogno di andare lontano; nel suo presente, la voglia di conciliarsi con l’idea della fine. Illuminato da lampi e accensioni improvvise come fuochi d’artificio che scoppiano ad altezze diverse, “Missitalia” è un romanzo che, di fronte alla Storia, sceglie di raccontarne una è una feritoia sulle possibilità taciute o soltanto immaginate del tempo.
Claudia Durastanti è una scrittrice e traduttrice italiana. Si laurea in antropologia culturale all'Università La Sapienza di Roma, per poi proseguire gli studi alla De Montfort University di Leicester e tornando a La Sapienza per un master in editoria e giornalismo.
Ha lavorato come consulente editoriale per il Salone del libro di Torino e ha cofondato il Festival Italian of Literature in London.
Ha esordito nel 2010 con il romanzo Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra vincendo il Premio Mondello Giovani, il Premio Castiglioncello Opera Prima ed arrivando in finale al Premio John Fante.
Traduttrice presso Marsilio e minimum fax, ha in seguito pubblicato i romanzi A Chloe, per le ragioni sbagliate nel 2013 e tre anni dopo Cleopatra va in prigione che sviluppa un suo racconto precedentemente contenuto nell'antologia L'età della febbre, dedicata ai migliori under-40 della scena letteraria italiana.
Nel 2019 ha dato alle stampe il memoir famigliare dedicato alla figura materna La straniera entrando nella cinquina finale del Premio Strega 2019 e vincendo il Premio Strega Off e il Premio Pozzale Luigi Russo. Sempre con La straniera è finalista al Premio Alassio Centolibri, al Premio Viareggio e al Premio Stresa.
Dopo il successo de “La straniera”, Claudia Durastanti ritorna in libreria con un nuovo romanzo “Missitalia”.
Partiamo dalle copertine: dal rosso de “La straniera” al blu di “Missitalia”. Nel modello additivo, rosso e blu sono due colori primari.
In questo nuovo romanzo, Claudia Durastanti è tanto cresciuta, rispetto ai suoi precedenti, che ho letto quasi tutti (mi manca solo “A Chloe per le ragioni sbagliate”). “Missitalia” ha la struttura di una trilogia; si divide infatti in tre parti: Le anguille (la numerazione dei capitoli è con le lettere dell’alfabeto), AcquasporcaoDetesto i sopravvissuti (la numerazione è quella solita), Siamo stati felici nel futuro (la suddivisione dei capitoli è alfanumerica).
La storia, tutta al femminile. abbraccia due secoli: da subito dopo l’unità d’Italia fino al futuro.
Tre donne, Amalia (Spada), Ada e A, che vivono in tre epoche completamente diverse, ma che hanno in comune la temerarietà, la capacità cioè di adattarsi con coraggio all’epoca in cui sono chiamate a vivere: quella della seconda rivoluzione industriale, del boom economico e infine dell’astrocapitalismo.
“Quando le veniva da piangere, Amanda diceva “I miss America”, e poi spiegava che “miss” significava signorina, una che non si era ancora sposata, ma voleva dire anche mancanza. Nella sua lingua madre la nostalgia si ingarbugliava con la giovinezza, quando una persona non sapeva ancora cosa voleva essere nel futuro e poteva diventare tutto. “Mio padre lo diceva spesso quando stava in guerra, che si era perso il centro.” Per Amanda miss è una parola speciale perché non ci sono molti suoni che sanno tenere insieme la verginità, la nostalgia e pure il bersaglio appena mancato.”
Amanda Spada vive in Basilicata e “Per chi non ci abita, il Sud è una stazione di posta fatta per intrappolare i visitatori, gente inaccorta che resta disorientata dai violenti rovesciamenti di luce in questa parte d’Italia, viaggiatori inesperti che non sanno se morire di estasi o di malaria, e nel dubbio si ammalano comunque di qualcosa.”
La nostalgia del futuro… ma quale futuro? Quello anteriore…
“Ma se c’è qualcosa che in mezzo a questo gorgo di false conoscenze e aneddoti insensati penso sia fermo e vero per me è che tutto il mio sentimento, tutto il mio modo di amare la vita e le persone, di sentirle importanti e volerle accanto sia stato generato dalla mia passione per il tempo verbale del futuro anteriore. Ho sempre creduto di avere un’affinità istintiva con il periodo ipotetico, che tutte le cose importanti fossero soltanto ipotesi da dimostrare, tracce sotterranee di una realtà in potenza, ma è una struttura sintattica troppo facile in fondo, buono per gli idealisti, e io non sono una creatura ideale. Il futuro anteriore invece parla di cose che sono immaginate nel futuro, ma sono avvenute prima di altre. È l’unico modo di tenere insieme i pezzi, di far sì che in una frase, in una relazione, in un pensiero, ci sia posto per la storia e anche per i sogni. Io, la vita, ho saputo farla quasi e solo così: immaginando una felicità che doveva accadere, dando già per certo che accadesse.”
Una scrittura matura che convince. Una storia che emoziona. Brava, Claudia!
Tre stelle che in realtà per me potevano anche essere due. Non è un brutto romanzo, l'ultimo scritto da Durastanti, ma è parecchio confuso. Certo era difficile scrivere qualsiasi cosa dopo quel capolavoro che è La straniera, però devo ammettere che sono rimasta piuttosto delusa.
Qua è la ci sono sprazzi di poesia, frasi che val la pena sottolineare e rileggere, ma la prosa è in generale davvero troppo arzigogolata. Ti imbatti in perifrasi dal senso oscuro, che vanno rilette più di una volta e che comunque ti sfuggono. A tratti mi sono ricordata di un altro libro dalla prosa ardimentosa, "Brevemente risplendiamo sulla terra" di Ocean Vuong - tra l'altro tradotto in italiano proprio da Durastanti - ed ho avuto quasi l'impressione che lei vi si fosse ispirata. Il risultato però non è paragonabile. La prosa di Vuong era difficile da afferrare proprio perché molto poetica, eppure il romanzo funzionava bene e ne traeva forza. Il romanzo di Durastanti io non l'ho trovato poetico, ha piuttosto la pretesa di esserlo.
Al di là dello stile che per me non funziona, anche la storia - o meglio, le storie - presentano delle pecche. E' tutto così difficile da afferrare in questo libro, leggi e per tutto il tempo hai la sensazione che ci sia qualcosa che la scrittrice ti vuole comunicare ma che tu per qualche motivo non riesci a capire. C'è sempre un velo a nasconderti qualcosa. Le storie sono confuse, personaggi che andrebbero approfonditi (ad esempio Rosa nella prima parte) vengono tratteggiati velocemente, l'ultima parte è invece una distopia da leggere nel tempo di una pausa caffé. Durastanti ha cercato di mettere tante, forse troppe cose in questo libro. Ho avuto spesso l'impressione che questo romanzo fosse stato scritto per rispettare la scadenza di un contratto e non per la reale urgenza di comunicare qualcosa. Ci sono molti dei temi a lei già cari ma purtroppo risultano pasticciati, confusi, affastellati alla rinfusa. Che peccato.
Un romanzo a tratti luminosissimo, a tratti impantanato in sé stesso e nel suo bisogno di dire. Durastanti è una scrittrice dallo sguardo profondo e abbacinante e una lingua soffusa e immaginifica, ma questo Missitalia sembra aprire infinite porte che non chiude. È tre romanzi in potenza, ma non è uno.
Missitalia è un libro un po' difficile da recensire perché è tre libri in uno; tre storie ambientate in epoche diverse e scritte ognuna in modo differente, legate tra loro da pochi sottili riferimenti ma che vedono tutte protagoniste due elementi principali: le donne e la Lucania. La prima parte, ambientata nell'Ottocento, è sicuramente la mia preferita (dalle varie recensioni lette e sentite, mi sembra un'opinione comune), ma anche le altre due mi sono comunque piaciute. Per quanto riguarda la prosa di Durastanti, la trovo sempre estremamente piacevole da leggere e in molte parti di questo romanzo l'ho trovata particolarmente ispirata (ho sottolineato molto 😅). Mi è piaciuta molto anche la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli femminili: donne imperfette, arrabbiate, difficili, in alcuni casi feroci, donne diverse tra loro ma accomunate dal desiderio di libertà e di ricerca del proprio posto in un mondo che si rivela complicato in ogni epoca, che sia passata o futura. Sicuramente questo non è un romanzo perfetto, ma nonostante i difetti, mi è piaciuto veramente molto, forse anche di più de "La straniera" e la reputo una delle migliori letture dell'anno, è sicuramente un libro che vale la pena leggere (la copertina poi è veramente bellissima secondo me, che bel blu 💙).
Lo confesso, questa volta Claudia Durastanti mi ha fatto sentire profondamente ignorante. Questo romanzo, strutturato su più piani, complesso, polisemico, è stato troppo per me, a partire dal titolo che io, ovviamente, da brava italiana media, avevo associato alla reginetta del concorso di bellezza più noto del nostro paese. Invece no. “Miss”, in inglese, non solo indica una donna non sposata e dunque evoca l’idea della giovinezza, ma è anche un verbo, il verbo “mancare”, mancare di qualcosa ma anche mancare un obiettivo, un bersaglio. Una parola che la Durastanti ha scelto per descrivere l’approccio delle tre protagoniste del suo romanzo: l’approccio costruttivo, il momento in cui si plasma qualcosa e al contempo si prova languore e vuoto per tutto il resto. Ci sareste mai arrivati? Io no. Amalia, Ada e A. Il passato, il presente (o qualche decennio meno) e il futuro. La Lucania, Roma e la Luna. E’ su questi tre piani temporali e geografici differenti (eppure legati tra loro) che la Durastanti fa vivere queste tre donne: la prima è un’avventuriera selvaggia e coraggiosa che, negli anni del brigantaggio, crea una comunità per ragazze sole e ribelli; la seconda è un’antropologa romana che, nel secondo dopoguerra, si reca nella Basilicata del sortilegio e del petrolio, scoprendo una terra con grande potenziale ma frenata da credenze popolari e perturbanti; la terza è una donna sola e indipendente che, in un futuro non così lontano dal presente, si reca in Basilicata per stabilirsi definitivamente sulla Luna (della cui colonizzazione la Basilicata è la base) scoprendo le tracce di un passato intrigante e affascinante. Tre figure temerarie che vivono in modo sfacciato il loro tempo proiettate verso il futuro, da pensare, costruire, plasmare e che si muovono in tre racconti che è difficile commentare. Lo definirei questo, affinché sia capito fino in fondo, un romanzo storico che richiede una conoscenza molto acuta e molto profonda del background culturale della Lucania ma anche della complessità della natura umana femminile, nelle sue molteplici sfaccettature…e forse nemmeno così si arriverà a comprenderlo davvero. L’excursus di duecento anni sulla storia di questa regione, dalla sorellanza ai tempi del brigantaggio al gemellaggio lunare, dalla corsa all'industrializzazione e allo sfruttamento delle risorse petrolifere all'interesse internazionale per la sua unicità etnografica e culturale, lo rendono un gioiello di fine cultura e di difficile assimilazione immediata che ci farà sentire piccoli eppure estasiasti di fronte a tanta ambizione e a tanta capacità.
“ Parlavano anche della Luna, nelle sere in cui si faceva più grande e vicina. La usavano per rimproverarsi le reciproche distrazioni; appena qualcuno si assentava dalla conversazione gli chiedevano “E dove sei finito, sulla Luna?” Il resto dell’universo valeva poco per loro, essendo invisibile, ma quella sfera argentata li confortava […] “
Missitalia è costruito su una polisemia, in tre ere giustapposte, in cui tutto quello che non sopravvive si trasforma, come fanno le lingue, i linguaggi.
Un sud ferino, prima; una Roma che ‘raramente diventava grigia’ poi. A chiusa, proprio la Luna: il Nuovo Mondo del futuro. Un cerchio di Giotto.
Nella prima parte - la mia preferita - Claudia fulgente e vibrante nel suo elemento:
“ Le bandite erano languide, multiformi, sinuose come meduse che pulsavano al buio e non ci si rendeva conto di averle accanto; avevano il mistero delle ferite notturne. “
[Una volta mi hai detto che ogni gesto è la traduzione approssimativa dei gesti non fatti. Non esistono persone più decise, ma solo persone in cui la coordinazione dell’esclusione è più veloce. Se ti dico che ti lascio, quali parole sto escludendo? Se deposito questo anello sul comodino, quali altri gesti sto annullando? Facciamo così: se metto una fine alla nostra storia, dimmi tu quali altri inizi sto cancellando. So che è una parola proibita adesso, ma dopo la x c’è un’altra x e ce n’è un’altra ancora.]
Libro complesso e sicuramente divisivo, strano.
A me è piaciuto, soprattutto la terza e ultima parte, oserei dire che vale tutto il libro.
Non ho ben capito la scelta delle tre parti molto diverse e distinte tra di loro, cambia persino la voce narrante, due terze e una prima. Un libro che si lascia sedimentare.
Aggiungo però che la Durastanti a me è sempre piaciuta, non solo come scrittrice ma anche come commentatrice, musicale e non, e traduttrice. Una voce talentuosa imho.
“Missitalia” non è un romanzo - è una raccolta di tra racconti, anche abbastanza eterogenei. Durastanti inserisce qualche richiamo tra i vari episodi, ok, ma per creare un fil rouge questi rimandi dovrebbero avere ruolo funzionale, invece rimangono easter egg gratuiti; la geografia, in parte, crea una sorta di collegamento tra le diverse vicende, con una Lucania arcana ed ancestrale resa protagonista occulta. Il primo racconto è quello che ho preferito - molto ispirati i POV e particolare la trama; il terzo viene reso insipido da una costruzione futuristica del contesto un po’ (tanto) già sentita.
La forza di questo testo sta nelle voci delle personagge; le tre protagoniste sono sempre molto interessanti: complesse, ricche, materiche, vibranti - abbastanza uniche come figure letterarie proprio in virtù della loro potenziale verosimiglianza con la realtà, o forse della loro lontananza dallo stereotipo narrativo di donna.
L’autrice mantiene per tutto il libro una grande cura dei dettagli, ma questo lavoro di precisione non la mette in salvo dal rischio di generare confusione in certi passaggi, che mi sono tutt'ora poco chiari: per carità, viva il non detto abbasso gli spiegoni, però non dovrei essere io a colmare dei buchi così frequentemente durante la lettura.
La scrittura non mi ha fatto impazzire, per un lirismo un po’ fine a se stesso, ma qua sono io che prediligo uno stile più asciutto.
La teoria per cui ogni espressione umana è il risultato di un processo di scarto. Più che scegliere una parola da dire, ne escludiamo migliaia che non diciamo. Il movimento del braccio è l’esclusione di tutti gli altri movimenti che non facciamo in quella frazione di secondo. Per questo ballare è così difficile.
la struttura sperimentale di questo libro è interessante: tre storie, tre protagoniste femminili, tre diverse modalità di narrazione. filo conduttore è soprattutto l'ambientazione geografica, cioè una Basilicata che, in nome del progresso, viene fatta a pezzi. lo stile rimane quello di Durastanti (come si sente che è anche traduttrice); amo il modo in cui sceglie le parole e costruisce le frasi. eppure ho avuto la sensazione che al libro mancasse qualcosa. ora aspetto comunque il prossimo!
Finalmente leggo un’opera postmoderna scritta da una donna. Originale e bizzarra, da’ l’idea di essere stata masticata, anzi ruminata, più e più volte per ottenere il risultato voluto da Durastanti: un bolo digeribile da un lettore non comune.
Ho apprezzato sia la prima che la terza parte, meno la seconda, ma credo che un testo come questo possa essere stimato per ragioni diverse associate ad ogni singolo racconto.
Missitalia fugge dalle categorie e farei un torto a questo libro se dicessi che le sue tre parti sono un western, una spy story e fantascienza, perché questo romanzo chiede di essere anche tutto ciò che non è e, se sfrutta il genere, lo fa solo per tradirlo.
Le storie di Amalia Spada, Ada e A raccontano un luogo di appartenenza e distanza, tra anacronismo e il suo opposto, il futuro che non può esistere. E in questo luogo vivono le persone, le loro relazioni, quelle cose che non possono avere una fine, il tempo che si mescola con i sogni.
Le parole di Claudia Durastanti sono in grado di dare dimensioni nuove e diverse a quelle cose che pensiamo, ma non sappiamo dire, che crediamo normali, ma sono invece apocalissi e distruzioni e cataclismi che avvengono nell'anima.
Tre Donne, Amalia, Ada, e A., tre momenti storici diversi, tre registri linguistici, che si asciugano via via come i nomi delle protagoniste.
Questo libro di Claudia Durastanti, classe 1984, è un romanzo storico in piena regola, capace di disegnare un femminile non eroico, con donne forse streghe, sicuramente brigantesse, capaci di gesti crudeli o incapaci di intimità, imperfette e sbeccate, tutte unite in qualche modo a una Lucania misteriosa, i cui panorami ricordano le Badlands americane. Una terra ardua e arida che ti manca anche se sei andata a vivere sulla Luna, e nella quale si situano le spedizioni etnografiche di De Martino che era arrivato nel Sud ancora non del tutto convertito al cattolicesimo per studiarne riti e mitologie, materiale di scarto di un paganesimo magico.
Dopo tanti libri miserandi sulla vita di provincia, finalmente una visione d’insieme futuristica e crudelmente asciutta, priva di familismi borghesi e certezze, firmata da una autrice che si candida a diventare una delle voci più rilevanti della letteratura italiana contemporanea
a tratti un po' pretenzioso, le tre parti coese solo per ambientazione e brevissimi richiami tangibili, ma l'ultimo dei tre segmenti è veramente spettacolare, profetico e malinconico.
Ho voluto tanto che questo libro mi piacesse (è ambientato in Val D'Agri!!). Invece rimango con la sensazione di non aver capito nè i personaggi nè il senso dell'intreccio dei tre libri nè le intenzioni di chi l'ha scritto.
I devoured this thick book. I love how reading in italian has become like reading in english, that i get absorbed and lost and I’m not conscious of actually reading. It’s in three parts, almost like three separate novels with a thin thread connecting the three of them. I liked the second part the best. But at the same time, I’m not sure what any of these stories mean. There’s no conclusion, only more questions. This is the third novel by Durastanti that I’ve read, but it’s only this third one that didn’t feel like work reading. I feel an affinity with her in that she lived in Brooklyn until she was six and has an Italian-American family. We met in London and she asked me if I thought she had a Brooklyn accent, I told her a little because I felt that was what she wanted me to say, although I didn’t hear Brooklyn in her voice. I remember heavily pronounced ‘r’s.
Una scrittura minuziosa ma anche forte, originale e travolgente. Le tre storie narrate dalla Durastanti riescono a farci sentire dentro quanto basta per riflettere su noi stessi e sul nostro essere uomini, ma anche per prendere le distanze da tutto ciò che vorremmo non ci appartenesse. Mi è veramente piaciuto!
Ci ho messo più del dovuto a leggere questo libro ma ne è valsa la pena. Claudia Durastanti non delude mai. È riuscita a raccontare la storia dell’Italia attraverso le donne che ci abitano e non solo. Infatti riesce anche a pensare come potrebbe essere il futuro prossimo.
difficile da dire. bello bellissimo, metaforico. forse il libro di durastanti che più mi ha ricordato pavese (il ritorno e gli amori che esistono per scarti e che forse non sono nemmeno amori). mi riservo di rifletterci su e di rileggerne delle parti perché a caldo è proprio difficile da dire.
è un libro che lacera ma senza fare male, semplicemente apre una voragine su tante possibilità che sono state e che saranno state. passato e futuro quasi perfettamente sovrapponibili. il tempo è una somiglianza di fatti e ipotesi.
Era partito stupendamente, ma la seconda parte noiosissima. A volte usa aggettivi inesistenti o fuori contesto. Non è generalmente molto cordiale con il lettore e non sempre si ricorda di coinvolgerlo. Al "mi ha sorriso, sfacciatamente clitoridea" di pagina 300, le mie speranze per una ripresa, sono state bruscamente malmenate.
3 stelle che potevano essere 2 ma sono tre.tre come le storie raccontate in questo libro.personaggi sviluppati con poca profondità amche se voleva dare l impressione contraria.quasi un esercizio di stile