Quando ho scelto di leggere questo libro, davvero avevo immaginato altro. Il titolo richiamava atmosfere intriganti, la sinossi faceva pensare che i segreti e i lati oscuri riguardassero qualcosa di magico. Avevo aspettative completamente differenti, che sono crollate con un sonoro tonfo.
Un giorno aprirò una rubrica sulla traduzione dei titoli dei libri stranieri. Quello originale di quest’opera è “The girl who couldn’t read”, cioè “La ragazza che non poteva leggere” e ciò, nel testo, viene espresso in più occasioni. Ma dove sono le pagine segrete? La scelta di tradurre in questo modo è davvero discutibile!
Ho faticato leggermente a contestualizzare temporalmente il racconto. Ci sono arrivata pian piano: esistono i treni, ma niente energia elettrica, tantomeno acqua corrente (almeno nel luogo in cui si svolgono gli eventi). Ho calcolato un approssimativo fine 1800, inizio 1900 e ne ho avuto conferma quando ho scoperto che questo libro è una sorta di seguito de “La biblioteca dei libri proibiti” la cui storia è ambientata nel 1891.
Il Dottor Sheperd, il protagonista misterioso della trama, si presenta come psichiatra al manicomio (stile Alcatraz, che si trova su un’isola) in cui è stato appena assunto.
Una cosa che mi ha sconvolta è la descrizione dei metodi di “cura” adottati per far fronte alle malattie mentali. In realtà mi ha particolarmente scosso la consapevolezza che tutto ciò, fino a un certo punto della nostra storia, sia davvero accaduto. Donne che venivano dichiarate malate mentali a causa di un accesso di rabbia o per l’incapacità di sopportare il dolore che seguiva un lutto, e a nulla serviva dire “ma io non sono pazza”: tutti i pazzi lo dicono. Credo che il termine migliore per definire quelle cure sia “tortura”. Legate, affamate, sfinite, svilite e mezze affogate in vasche d’acqua gelata.
Fra tutte queste donne troviamo Jane Dove, che presto diventerà la paziente zero (ovvero la cavia) del Dottor Sheperd, sulla quale sperimenterà l’efficacia della “Cura Morale”, cioè curare con dolcezza. Jane, una ragazzina di forse sedici anni che non ricorda il suo passato, né il suo nome, non è nemmeno in grado di scrivere e leggere, anzi, le viene addirittura “vietato” imparare (e la cosa si collega egregiamente con il titolo originale), per ordine di chissà chi, personaggio che lei non riesce proprio a riportare a galla nella sua mente.
Lo stile dell’autore piuttosto sostenuto, è atto richiamare le atmosfere e il linguaggio dell’epoca, nonché le abitudini.
Si è dimostrato molto bravo nel mantenere un certo clima di mistero che ti spinge a continuare a leggere per capire e svelare i segreti che nascondono. Alcuni, però, abbastanza prevedibili, purtroppo. Si intuisce troppo presto come andranno le cose, che ci sono scheletri nell’armadio e che faccia abbiano. Non manca inoltre un buon numero di interessanti colpi di scena, peccato che l’autore non sia riuscito a renderli più enfatici o, per lo meno, di fronte alle novità la mia reazione è stata piuttosto “piatta”, temo a causa del linguaggio troppo misurato.
Concludo parlando dell’epilogo. L’idea è eccellente, sorprendente… ma, anche stavolta, sfruttata male. L’autore troncando di netto e troppo rapidamente la scena, mi ha lasciata a bocca asciutta, contrariamente a quanto mi sarei aspettata, ovvero delle indicazioni in più su come questa storia terminasse. Ciò mi fa supporre che l’autore abbia in mente un ulteriore capitolo della serie. Io, però, onestamente dubito che lo attenderò con ansia.
.
Nyha - per RFS