Ciò che colpisce immediatamente de L’isola e il tempo di Claudia Lanteri è una caratteristica semplice, ma rara: è scritto bene, e ha lo sguardo ampio e rassicurante del classico.
Fin dalle prime, luminose frasi, la voce narrante del giovane Nonò suona amica e familiare al nostro udito: è la voce musicale e armoniosa di un piccolo cantore che ci dice della sua isola, là di fronte alla ‘Mpidusa, degli uomini che la abitano e del loro mestiere antico di pescatori e sponsari, dell’arcaica fatica dell’andar per mare, e delle loro donne che di quel mare non si fidano e i piedi, sempre scalzi, preferiscono tenerli all’asciutto della terraferma, a coltivare lenticchie e capperi.
E’ una voce umile, che prende tanto in prestito dal dialetto, dalle preghiere e dai proverbi, eppure lirica e commovente, cesellata di pietre preziose, capace di descrizioni vivide come la luce intensa di luglio che inghiotte e trasforma l’isola in un ammasso di bianco.
E’ una voce che muta nel tempo e attraversa il presente, il passato prossimo, il trapassato: Nonò cresce, ora lo chiamano Nofriu e la storia che egli canta agli isolani, ai turisti, ai bambini che si prendono gioco di lui, è sempre la stessa ma mai uguale, perché la memoria taglia, omette e Nonò in fondo pensa che a furia di raccontarle le cose possano avere un finale diverso.
Possano ferire di meno, addirittura salvare o rendere giustizia a chi in vita non ne ha avuta.
E così Nonò racconta per spiegare la realtà, per svelare un mistero, per resistere alla solitudine, per placare il suo senso di colpa; Nonò racconta sempre in bilico tra ricordo e immaginazione, tra vivi e morti, sonno e veglia.
Miraggi, fatemorgane, dubbi avvolgono questa storia e la mente di Nonò, che all’alba di ogni nuovo giorno, riprende il racconto da capo e continua la ricerca.
Questa dimensione leggermente onirica, la bellezza selvaggia e primitiva dei luoghi descritti, il senso della giustizia e soprattutto la potenza della lingua a me ricordano tanto le pagine di Grazia Deledda e il suo mondo abitato da uomini e spiriti, da ciò che si vede chiaramente e ciò che va cercato oltre la nebbia o la tenebra.
Che cosa racconti Nonò per tutta la vita lascio a voi scoprirlo: ne vale la pena.
Ditemi, lo farete?