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Als mein Vater in den Straßen von Turin verschwand

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Eine junge Frau begibt sich auf die Spuren ihres verstorbenen Vaters, der ein geheimes zweites Leben geführt hat, von dem die Tochter nicht das Geringste wusste. Schreibend nähert sie sich diesem Fremden an und beleuchtet zugleich die dunklen Ecken der italienischen Geschichte.

Als ihr Vater stirbt, ist Marta Barone keine dreißig Jahre alt. Ihre Mutter findet eine Akte mit Dokumenten zu einem Prozess, in dem er angeklagt wurde, Mitglied einer linksradikalen Bewegung zu sein. Und plötzlich ist nichts mehr, wie es einmal Wer war ihr Vater wirklich? Dieser fremde junge Mann, Leonardo, der immer auf der Seite der Besiegten stand, der Arzt aus der Arbeiterklasse, der dort kämpfte, wo es jemanden zu retten galt, und der als Mitglied einer linksextremen Gruppe zu einer Gefängnisstrafe verurteilt wurde?

Warum hatte er nie mit ihr, seiner Tochter, darüber gesprochen? Zeugnisse, Erinnerungen und Enthüllungen fügen sich langsam zu dem zarten Porträt eines widersprüchlichen Menschen zusammen, der in einer aufwühlenden Zeit lebte. Dabei sind die Straßen Turins der Schauplatz des täglichen politischen Kampfes.

Marta Barones Roman ist der dringliche Versuch, zu Wer waren diese militanten Kommunisten? Woran glaubten sie? Und was ist eine Generation später von ihrem Kampf geblieben? Dieses autofiktionale Debüt ist ein außergewöhnliches Zeitzeugnis und die bewegende Auseinandersetzung mit dem geheimen Leben des Vaters.

339 pages, Kindle Edition

First published January 8, 2020

24 people are currently reading
1075 people want to read

About the author

Marta Barone

22 books20 followers
Nata a Torino nel 1987, ha studiato Letterature comparate all'Università di Torino. Nel 2008 con Mondadori ha pubblicato Miriam delle cose perdute e nel 2011 I giardini degli altri. Con quest'ultimo romanzo ha vinto il Premio Pippi 2012 e il premio Città di Calimera dello stesso anno. Vive e lavora tra Como e Milano, scrivendo e collaborando con diverse riviste.

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Profile Image for Orsodimondo.
2,465 reviews2,441 followers
October 22, 2025
NOI CHE FUMMO CON LUI


Cit Turin, la Torino liberty.

In un certo senso tutta la nostra esistenza è una traduzione tra quello che cerchiamo di dire e quello che poi riusciamo a dire davvero.

I figli devono capire i genitori, conoscerli? Se davvero è possibile conoscere qualcuno al di fuori di noi stessi. Sempre che noi si riesca a familiarizzare davvero col nostro sé.
Di solito è un’operazione che si comincia andando via di casa, allontanandosi, cominciando a vivere distante da loro, i nostri genitori.
Personalmente, sono più che ripetente, da rimandare a settembre: ho cominciato a vivere per fatti miei il penultimo anno del liceo; ma per avvicinarmi a mio padre, per andare a scoprire questo sconosciuto, ho aspettato molti anni dopo. È dovuto, prima, finire il tempo di guerra, la mia contro di lui e la sua autorità e quello che rappresentava, il suo mondo, la sua epoca, il suo tempo: ho dovuto cominciare a lavorare, guadagnare, entrare davvero nella vita da ‘adulto’, la stessa che viveva mio padre quando mi ha messo al mondo. E cioè, avere un punto in comune, una posizione di partenza simile.



Doveva essere così liberatorio, così incredibilmente ‘nuovo’, essere insieme ad altre persone in quel modo. Il senso di giustizia, la voluttà dell’avventura, un sentimento vago ma possente dell’epoca. Le parole che scorrevano infinite. La giovinezza.
Aveva ventidue anni. Con l’arroganza di quell’età, doveva pensare di sapere già quasi tutto ciò che c’era d’importante da sapere, e il resto sarebbe venuto insieme a quelle parole che sembravano perfette, che sembravano sciogliere e regolare il mistero del mondo. Doveva pensare di essere immortale, infrangibile, totale. Il tempo non esisteva ancora.


Il romanzo memoir di Marta Barone è ad alto tasso emotivo: lei è brava a scriverlo, comporlo, concluderlo. Io le avrei suggerito qui e là di essere più asciutta, più breve: perché il rischio, trattando una materia del genere, e a con quella temperatura, è di sconfinare nel patetico, nello sdolcinato.
Ma, come dicevo, Marta Barone è brava, e quando eccede, sa recuperare presto.
Regala anche momenti speciali, specie se collegati a un’epifania.



Figlia ventenne che cerca ricordi del padre, morto presto, conosciuto poco, meno di quello che avrebbe voluto, separato dalla madre quando lei, Marta, era bambina. Cerca, indaga, scava, incontra, intervista, scopre fotografie, raccoglie materiale per anni incerta su come gestirlo, cosa farne. Alla fine lo fa confluire in questo bel libro.
Accanto a questa operazione, non originalissima, a rendere diversa e in qualche modo speciale questa ricostruzione, è il fatto che il padre fosse parte del movimento degli anni Settanta, in particolare di quella sorta di setta denominata Servire il Popolo: attivista, medico, operaio, insegnante, arrestato, processato, condannato per banda armata (Prima Linea), riesce a dimostrare che lui con la lotta armata e la violenza non ha nulla a che spartire. La sua utopia, il suo progetto non contempla morti, omicidi, sequestri, gambizzazioni.
E quindi è l’occasione per riattraversare quel periodo davvero unico e speciale – quello sì davvero – in particolare a Torino, dove Marta è nata e ha abitato finché non s’è trasferita a Milano.



Quando il ricordo è personale, più diretto, quando si tratta di fatti comprovati, il padre è Leonardo: quando invece Barone si affida alle testimonianze altrui, ai racconti raccolti, l’uomo diventa L.B.
Raccontando quell’uomo, ricostruendo il padre, Marta mette in gioco se stessa e si racconta, il ritratto si sdoppia.
Tra romanzo e memoir, tra immaginazione e ciò che è realmente accaduto (ma non è anche quello modellato dall’immaginazione?), Marta Barone esordisce con bel piglio, e io spero ci riprovi, non rimanga tentativo primo e ultimo.

Profile Image for Baba Yaga Reads.
122 reviews2,961 followers
January 21, 2021
Leggere questo libro è stato come trovarsi nella stessa stanza con uno sconosciuto che, senza essere stato interpellato, decide di raccontarti ogni minimo dettaglio della sua vita dall’infanzia ad oggi: magari all’inizio questo tizio ti stava pure simpatico, e occasionalmente le cose che dice sono interessanti, ma per la maggior parte del tempo finisci per annuire poco convinta chiedendoti se e quando il tuo interlocutore si deciderà a darci un taglio.

Non fraintendetemi: di buono, in queste pagine, c’è molto. Ci sono ad esempio le agghiaccianti descrizioni delle condizioni di vita del proletariato urbano negli anni Settanta, così simili a quelle dei poveri che ancora oggi occupano case sfitte reclamando interventi statali che non arrivano mai; ci sono i racconti da incubo sui movimenti di estrema sinistra dove, prima ancora di darsi alla lotta armata, si praticava il lavaggio del cervello con tecniche degne di Charles Manson; e ci sono, com’era prevedibile, le testimonianze degli abusi praticati dalla polizia nella più totale impunità (d’altronde, certe cose non cambiano mai).

Il problema è che, per ogni episodio interessante, Barone ne riporta due talmente insignificanti da far credere che li abbia inseriti per raggiungere il numero minimo di cartelle richiesto per la pubblicazione. Ci racconta dove passava le vacanze da bambina, come si chiamano e cosa fanno tutti gli amici di famiglia, e soprattutto ogni singolo dettaglio della vita del padre. Padre che, stando alle premesse del libro, dovrebbe essere stato un esponente di spicco di Prima Linea; peccato che a lettura ultimata continui a sembrarmi un soggetto del tutto secondario nel quadro generale degli eventi.

Da una parte, infatti, la voce narrante insiste sul ruolo cruciale ricoperto da Leonardo Barone (anzi, L.B.) nella scena politica di quegli anni; dall’altra, è chiaramente decisa a presentarlo come una figura nobile e idealizzata, incapace di macchiarsi di qualunque crimine. Le due cose, com'è ovvio, sono incompatibili, e hanno fatto sì che terminassi la lettura chiedendomi se l’autrice non avesse edulcorato o addirittura omesso informazioni compromettenti su suo padre. Forse sono io ad essere troppo cinica, ma il tono apologetico della narrazione non ha aiutato.

Ho avuto insomma la sensazione che queste trecento pagine avrebbero potuto essere riassunte in un efficacissimo reportage lungo un terzo dell’originale, se solo Barone lo avesse liberato dai riempitivi inutili e dagli orpelli retorici che appesantiscono la prosa.

TW: tortura (anche su bambini e pazienti psichiatrici), violenza domestica
Profile Image for Gattalucy.
380 reviews159 followers
September 9, 2025
Della serie "alla ricerca del padre", astenersi chi non ama il monologo in prima persona, cosa che non amo in genere nemmeno io.
Però il ripercorrere gli ambienti e il clima dell'Italia degli anni di piombo mi ha coinvolto, cercando di ricordare, insieme alla storia raccontata, dove mi trovassi io, e cosa stessi facendo quando succedevano quei fatti, quanto fossi stata sfiorata dagli avvenimenti che hanno segnato la vita di tanti, vittime a volte colpevoli. A volte no.
Ripercorrendo insieme ai testimoni e amici di suo padre i fatti di lotta e di sangue, Marta Barone chiude in un arco quelle vicende: dall'idealiasmo di chi credeva in una società migliore, per poi ritrovarsi in sette integraliste fuori dalla realtà, alla lotta armata, ai "compagni che sbagliano", al disinganno davanti alla violenza paranoica senza giustificazione alcuna.
Vicino, alcuni fatti mi passarono molto vicino.
"Tanti morti per niente" ho pensato pochi mesi fa guardando i muri del vecchio Leoncavallo dietro cui alloggia mia figlia quando studia a Milano. Anni finiti nella "Milano da bere", e in un lavoro senza diritti e senza speranze. In una globalizzazione su cui fra decenni potremo, guardando indietro, tirare delle somme che si spera siano migliori di queste.
Qualcuno ha accusato la Barone di essere fredda e distaccata. Io non l'ho sentita tale, anche se non sempre il suo monologo è stato coinvolgente fino in fondo.
Tre stelle e mezzo alla fine. Quasi quattro.
Profile Image for Laura Gotti.
594 reviews610 followers
March 31, 2020
Avrei voluto scrivere una recensione entusiasta perché le premesse erano tutte lì. In quegli anni di piombo che tanto studio e leggo e mi chiedo perché proprio non me lo spiego. Nelle storia di un ricordo e di un amore. Nel paragone letto da più parti con la Durastanti dello scorso anni. Nel fatto che questo mese mi sono affidata alla scrittura di sette donne così diverse che tanto mi hanno dato. Nell'inizio folgorante sorretto da una scrittura limpida e non banale.

Ma poi.

Poi tutto diventa un po' meccanico, un po' ricostruzione storica con un taglio saggistico che inanella numeri, date ed episodi ma che fatica a trattenerti incollato alla pagina. Gi episodi si susseguono e tu, dopo un po', perdi il filo e il libro perde un po' di anima.

Tutti ne abbiamo persa un po' questo mese. Alle 18 stappo una birra, o un rosso, e mi metto lì, un po' di sbieco sul divano. Questi giorni sono stati una pregiata bottiglia di Vertigo, aperta solo per non farmi cedere allo sconforto, e sono stati questo libro. Il vino è stato di conforto, il libro meno. Dommage, avrebbe detto qualcuno.
Profile Image for Literatursprechstunde .
196 reviews96 followers
September 6, 2024
„Als mein Vater in den Straßen von Turin verschwand“ ist eins der großartigen Bücher, die aus dem Italienischen übersetzt wurden im Rahmen der diesjährigen (2024) Buchmesse, in dem Italien die Rolle des Gastlandes einnimmt. Die Autorin Marta Barone ist selbst die Erzählstimme, die versucht herauszufinden, wer ihr Vater wirklich war. Sie schafft Nähe, indem sie uns, die Leser*innen direkt anspricht und somit in die Suche nach ihrem Vater einbindet.

Barone sieht sich mit der Trauer über den frühen Tod ihres Vaters konfrontiert und beginnt, in seiner Vergangenheit zu graben. Gemeinsam mit ihr entdecken wir ein Italien der 70er und 80er Jahre, die Zeit der Roten Brigaden und des Terrorismus, die Ausbeutung der südlichen Arbeiter in "Der Fabrik" und die politischen Parteien, die auf Klassenkampf basierten. Ach ja, wir sind in Turin, daher ist leicht zu erraten, von welcher Fabrik die Rede ist. Das ist das erste Thema des Buches.

Das zweite Thema wird uns direkt auf den ersten Seiten von der Autorin selbst vorgestellt, die über ihren Vater schreibt:
„Ich wusste nicht viel über ihn. Abgesehen davon, dass es einem in der Jugend eben reicht zu wissen, dass die Eltern da sind, und man sich sonst nicht groß für sie interessiert, haben mein Vater und ich mehr als zwanzig Jahre getrennt gelebt und einander über unterschiedlich lange Zeiträume hinweg kaum gesprochen oder gesehen. Wir hatten, wie man sagt, ein schwieriges Verhältnis.“
In der Psychologie spricht man von der Ablösung von den Eltern, wenn man während der Pubertät plötzlich erkennt, dass die Eltern „wirkliche“ Menschen sind. Man sieht sie losgelöst von ihrer elterlichen Rolle und entdeckt ihre Schwächen.

Im Fall der Autorin passiert dies aufgrund des schwierigen und nur sporadischen Verhältnisses erst nachträglich und bereits im Erwachsenenalter. Unvermeidlich wird die Reise in das Leben des Vaters auch zu einer Reise in ihr eigenes Leben, bei der sie nicht nur herauszufinden versucht, wer er war, sondern auch, wer sie selbst ist. Das Buch habe ich in einem Zug durchgelesen. Wenn ich einen Aspekt nennen müsste, der mich gelegentlich zwischen den Seiten den Faden verlieren ließ, wäre es der Umstand, dass die Autorin die Ereignisse so berichtet, wie sie entdeckt bzw. erlebt wurden und nicht in chronologischer Reihenfolge.

Meine Leseerfahrung war trotzdem absolut positiv! Marta Barone hat mit „Als mein Vater in den Straßen von Turin verschwand“ ein sehr persönliches Buch geschrieben, dass mich hat mitfühlen lassen, wenn ich es mir auch nicht vorstellen kann, solch ein schwieriges Verhältnis zu meinem Vater zu haben und mit immer neuen Informationen über seine Identität klarkommen zu müssen.
Die Lektüre hat mich noch dankbarer zurückgelassen, den besten und zuverlässigsten Vater überhaupt zu haben. 💗
Profile Image for Canto della pianura.
64 reviews34 followers
March 23, 2020
Una noia mortale. Un libro autocelebrativo e senz’anima. Una scrittura barocca, inutilmente pesante e ricca per descrivere malamente e molto superficialmente un rapporto padre figlia. Un libro pesante e freddo, persino nel finale. Terminato con estrema fatica.
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
February 11, 2020
La verità è che anche ora non posso sapere niente di quello che pensava o sentiva. Ho solo questa manciata di racconti altrui, svuotati di ricchezza dal tempo trascorso, distorti dalla memoria. Non posso sapere niente di quello che lui pensava o sentiva, e questa è una condizione irrimediabile. Non solo perché non posso più chiederglielo: ma perché non è possibile, ancor meno possibile rispetto a noi stessi, avere un’idea (figurarsi restituirla) della totalità della vita di un’altra persona. Sappiamo a malapena qualcosa di noi, e spesso quel qualcosa è anche sbagliato.

Di come Leonardo Barone, padre di Marta e medico operaio, sia stato arrestato nel 1982; condannato a poco meno di un anno di carcere per partecipazione a banda armata; assolto nel 1988.
Siamo dalle parti del memoir, dell’autofiction. Pur nell’impossibilità di creare un discrimine netto tra fatti reali e componente romanzata, rimane palese il tentativo di mettere insieme i pezzi di qualcosa (una vita, un rapporto) che è esistito davvero.
Più che darci una ricostruzione di ciò che è stato, l’autrice sceglie di condurci nel percorso alla scoperta delle informazioni per arrivarci: gli incontri, i dubbi, i cambi di direzione. Spesso quindi è lei la vera protagonista, e infatti nel mezzo ci sono le camminate solitarie per Milano (Porta Venezia, Città Studi), l’insonnia, l’amore per la letteratura russa, i ricordi delle vacanze in camper, i canarini, le canzoni cantate in macchina assieme al padre.
Il desiderio e la paura di vedere brandelli di storie prendere forma uno dietro l’altro si fonde col racconto della Torino degli anni Settanta (lotte operaie, case popolari, occupazioni, i fatti di via Artisti) e con le varie incarnazioni della sinistra extraparlamentare (il Partito comunista marxista leninista, Lotta continua, Servire il popolo).
È un lavoro intimo, a tratti malinconico, che raccoglie frammenti di memoria episodica e prova a trasformarli in memoria narrativa. Dà l’impressione di essere stato covato per molto tempo. È curato nella costruzione delle frasi, nella scelta degli aggettivi, senza dare l’impressione di essere artefatto.
Se vi è piaciuto La straniera di Durastanti date almeno una sbirciata alle prime 2-3 pagine.
Ne riparliamo tra qualche mese, ma potrebbe già essere una delle cose italiane migliori di quest’anno.
[77/100]

È difficile spiegare quanto fossero stupefacenti queste parole, quanto fossero irreali dal letto di mia madre, tra le alte librerie scure della sua stanza, sotto la mia foto in cornice, a otto anni, con un cerchietto di stoffa sul lungofiume di Rotterdam, nel rassicurante arcipelago delle cose di sempre. Il contrasto era così estremo che non provavo nessun sentimento riconoscibile, solo una specie di leggero distacco. Erano parole di un universo alieno, parole da documentario in seconda serata con musica fosca sui titoli di coda, o da nota a piè di pagina in uno dei saggi di storia politica che leggevo tanto spesso anni prima; non appartenevano alla mia vita e soprattutto – soprattutto – era inverosimile accostarle all’uomo che conoscevo, il sessantenne dimesso che una volta, mentre arrivavo a un appuntamento e l’avevo visto da lontano, mi era apparso così indifeso e fragile, appeso alla sua bicicletta, il berretto come sempre di sghimbescio e lo sguardo perso nel vuoto, che avevo provato un’angoscia inspiegabile e avevo accelerato il passo fin quasi a mettermi a correre, per arrivare il prima possibile a proteggerlo dal mondo efferato, a inglobarlo nella mia sfera.
Dovetti alzarmi e fare un giro della stanza. Poi tornai a sedermi e ricominciai a leggere.

La primavera proseguì, e incontravo persone e ne conoscevo di nuove, andavo talvolta alle serate letterarie, mi preoccupavo per le bollette, mi preoccupavo per l’affitto, mi preoccupavo in generale (…) Mi ammalavo in continuazione, ospitavo amici di altre città, facevo i laboratori con i ragazzini, collaboravo a progetti frustranti e malpagati o che proprio non venivano pagati, mi arrabbiavo con me stessa e poi lasciavo perdere, perché lasciavo sempre perdere, mi facevo scorrere ogni evento addosso come se fossi stata addormentata o istupidita, anche se in realtà non dormivo mai. Continuavo a fare tutto questo, e, in apparenza, non ero affatto diversa; ma allo stesso tempo ero – come dire? – abitata, e questa cosa che mi occupava mi faceva sentire audace, incantata, come sospinta in avanti. Persino il mio modo di muovermi nello spazio era più rapace del solito.
Profile Image for Georgina Koutrouditsou.
456 reviews
July 5, 2022
Συγκλονιστικό! Όμως, δυστυχώς, δεν έχει ακουστεί τόσο πολύ όσο θα έπρεπε στη χώρα μας. Η «Βυθισμένη Πολιτεία» της Marta Barone είναι μια αυτοβιογραφική αφήγηση της ζωής του πατέρα της συγγραφέως, ο οποίος συμμετείχε στην ιταλική εξωκοινοβουλευτική αριστερά και στη δράση της τα χρόνια ’68-’80. Η ιστορία των Μολυβένιων Χρόνων της Ιταλίας είναι κάπως άγνωστη στους μη μυημένους στη χώρα μας (και λογικό). Η βία και η τρομοκρατία, τόσο από την ακροδεξιά όσο και από την ακροαριστερά, οι κοινωνικές αναταραχές και ο αναβρασμός, οι απεργίες, η ζωή στα εργοστάσια του Βορρά, ο πόλεμος της Μαφίας με τη δικαιοσύνη στη Σικελία, όλα αυτά μαζί με τα θύματα και τους θύτες, τις ματαιώσεις ιδεολογιών και ονείρων περνούν μπροστά από τα μάτια μας σ’ αυτό το συγκλονιστικό βιβλίο. Η πρωτοπρόσωπη ημερολογιακή της αφήγηση, διακόπτεται από διάφορα αφηγηματικά flash back γεγονότων από τον πατέρα της θέλοντας έτσι να δώσει μια επιπλέον ζωντάνια στην ήδη δυνατή πλοκή της. Το βιβλίο είναι ένα ταξίδι αναζήτησης και το ίδιου του εαυτού της συγγραφέως, η οποία επαναπροσδιορίζει πάρα πολλά ανακαλύπτοντας το παρελθόν ενός άγνωστου σ’ αυτήν πατέρα. Είναι ένα πολιτικό βιβλίο; Ναι και όχι. Κυρίως όμως είναι ένα ανθρώπινο βιβλίο! Το έργο της Barone έτυχε της εξαιρετικής μετάφρασης της καθηγήτριας Κωνσταντίνας Γερ. Ευαγγέλου, η οποία στο παρελθόν έχει γράψει μια συγκλονιστική μελέτη σχετικά με «Το κοινωνικό περιθώριο στο ελληνικό και ιταλικό μεταπολεμικό μυθιστόρημα. Όροι και προϋποθέσεις για μια κοινωνιολογική ανάγνωση της σύγχρονης λογοτεχνίας». Αναγνώσματα που θα μπορούσαν να ολοκληρώσουν την οπτική μας πάνω στο βιβλίο είναι η σημαντική μελέτη της Βασιλικής Πέτσα «Όταν γράφει το μολύβι: Πολιτική βία και μνήμη στη σύγχρονη ελληνική και ιταλική πεζογραφία», αλλά και το υπέροχο μυθιστόρημα «Φλογοβόλα» της Rachel Kushner. Τέλος, μια ταινία που αποτυπώνει το κλίμα της εποχής είναι το La meglio gioventu.

Profile Image for Daniela Di Pierro.
94 reviews5 followers
April 28, 2020
In tutta la lettura non sono riuscita ad inquadrare una “casella” in cui inserire questo libro: non è un romanzo, non è un saggio politico né un memoir. È un ibrido, un insieme di questi generi letterari, che non aiuta la comprensione o la facilità di lettura.

Una figlia racconta, in prima persona, la vita del padre. Una vita di cui lei si accorge, all’indomani della morte del padre, di sapere ben poco.

Sa che anni prima di diventare suo padre, quell’uomo è stato in carcere. Un mero errore? O era davvero invischiato in qualcosa di più grosso?

Attraverso una serie di “indagini”, per bocca di persone sopravvissute e che conoscevano suo padre, riesce pian piano a ricostruire il suo passato. Un passato vissuto negli anni di piombo, al servizio della politica più estremista.

Sullo sfondo di questa storia una Torino teatro di una politica fatta di rabbia, dolore e violenze nell’illusione che possano portare ad un mondo nuovo e ad un benessere collettivo.

Marta Barone scrive un lungo monologo. La ricerca del padre è una ricerca fine a se stessa, sembra che la protagonista non voglia davvero conoscere il padre ma piuttosto capire se stessa. Una ricerca dai fini meramente egoistici.

La narrazione è fredda, impersonale, appesantita da una scrittura troppo arzigogolata e, in alcuni punti, inutilmente tecnica. Il tutto rende la lettura di questo libro pesante, piuttosto noiosa e in alcuni punti anche un po’ confusionaria.

Apprezzabili sono i richiami storico – politici dell’epoca, le testimonianze di cronache degli anni ’70/’80, ma anche lì si perde interesse a causa del tipo di scrittura.
Profile Image for Federica.
42 reviews
May 29, 2020
Nel libro, è la scrittrice stessa la voce narrante che ti coinvolge in prima persona nella ricerca volta a scoprire chi fosse realmente suo padre e lo fa rivolgendosi a te direttamente, chiamandoti “lettore”, il che ovviamente ha l’effetto di annullare le distanze.

La Barone, si ritrova ad affrontare il lutto per la morte prematura del padre ed inizia così a scavarne nel passato.
E insieme a lei, ci ritroviamo così a scoprire un’Italia, quella degli anni 70-80, delle brigate rosse e del terrorismo, dello sfruttamento dei lavoratori del sud nel “La Fabbrica” e dei partiti politici basati sulla lotta di classe.
Ah, siamo a Torino, quindi è facilmente intuibile di che fabbrica stiamo parlando.
Questo è il primo tema del libro.

Il secondo ci viene introdotto nella prime pagine direttamente dall’autrice che scrive a proposito del padre: “Di Lui non sapevo un granché. Oltre al fatto che quando siamo giovani ci limitiamo a constatare che i nostri genitori esistono, e non ci interessiamo molto di loro, io e mio padre avevamo vissuto in case diverse per oltre vent’anni, e in alcuni periodi di lunghezza variabile non ci eravamo parlati o ci eravamo frequentati pochissimo. Avevamo, come si suol dire, rapporti difficili”
In psicologia si parla di emancipazione dai genitori, quando verso l’adolescenza, tutto ad un tratto, si scopre che il genitore è un essere umano vero e proprio, lo si spoglia dal ruolo e ne si scoprono i limiti.
Nel caso dell’autrice, per colpa di un rapporto difficile ed intermittente, questa cosa accade postuma e già da adulta.
Inevitabilmente il viaggio nella vita del padre è di riflesso un viaggio nella sua di vita, cercando di scoprire oltre chi fosse lui anche chi è lei stessa.
Il libro si legge tutto in un fiato, se proprio devo trovare un aspetto che ogni tanto mi ha fatto perdere tra le pagine è che gli eventi sono riportati cosi come scoperti dalla scrittrice e non seguono un ordine cronologico.
Profile Image for Francesca Santoro.
9 reviews3 followers
May 28, 2020
Ho amato molto questa storia.
Spero che molti avranno modo di leggerlo e di coglierne la tenerezza, ma anche l’immenso dolore, la rassegnazione e il bisogno di mettere tutto questo nero su bianco.

È un libro che credo possa generare emozioni diverse in ogni lettore, per questo voglio limitarmi solo ad alcune considerazioni, ad alcune dettagli.

La naturalezza con cui L.B. è davvero, sempre, nei posti in cui c’è bisogno d’aiuto, tanto che da un certo punto della narrazione neanche l’autrice se ne stupisce più, si limita a raccontarlo, a registrarlo, nel cursus storico delle sue apparizioni.

La scelta di non romanzare, salvo forse alcune brevissime parti, di non narrare dal punto di vista del padre, ma attenersi alla cronaca della sua ricerca, che smette di essere cornice perché non è solo la spinta iniziale che ha portato alla stesura di questo libro ma è colonna portante di tutta la scrittura e anche delle scelte stilistiche.

Per tutto il tempo a Marta viene chiesto perché ci tiene a raccontare questa storia. Non so se alla fine si è data una risposta, ma posso dirle perché questa storia è stata importante per me, da lettrice.
Quando pensiamo ai nostri genitori non pensiamo mai a quello che loro possono essere stati prima della nostra nascita. Abbiamo qualche aneddoto, certo, qualche foto. Ma quei giovani uomini e donne sono degli estranei per noi, e forse lo rimarranno per sempre. Voler colmare questa lacuna dimostra uno straordinario moto di affetto e stima nei confronti di un genitore che ho condiviso, perfino un po’ invidiato, in queste pagine.
Ma non solo. Faccio parte di quella generazione, come ce ne sono tante, che a scuola e perfino all’università ha studiato la storia solo fino alla Seconda Guerra Mondiale, tutto il resto è un nebuloso ammasso di nozioni generiche in cui dividere le annate. Ma anche se avessi studiato a fondo quegli anni bui e pesanti, niente avrebbe potuto restituirmi la complessità, la gravità, di quel periodo storico e di coloro che ne hanno fatto parte, come ha fatto questo libro, completando o meglio alimentando un processo iniziato con “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta.
In particolare mi fa piacere citare questo passaggio, uno dei tanti che mi ha colpito per quanto disarmante.

“Quando parlerai di Servire il popolo. Tu sei di un altro mondo. Tu guardi queste coste con sbalordimento, con ironia. Ed è comprensibile. Ma non essere soltanto ironica. È troppo facile. Abbi pietà di queste persone. Credevano in quello che facevano e la maggior parte di loro non ha mai fatto del male a nessuno, se non a se stessi. Sono stati divorati dalla Storia. Non deriderli troppo; non fare troppo sarcasmo. Abbi pietà.”
Profile Image for Chrisje Stultiens.
226 reviews6 followers
July 7, 2021
Verzonken stad, géén pageturner, wél een gelaagde roman
Verzonken stad van Marta Barone gidst me door een heel gamma van emoties: ergernis, verwondering, boosheid en een Himalaya aan nieuwsgierigheid. Knap!

Enorm blij word ik van de omslagillustratie; een bewerking van de Italiaanse (en veel te vroeg overleden) schilder Luigi Colombo. Het kubistische beeld geeft meteen ook de sterke gelaagdheid van de roman weer. Mooi!

Na de dood van haar vader wil Marta zijn leven construeren aan de hand van foto's, rechtszaken en gesprekken met vrienden en familie. Beetje bij beetje realiseert ze dat ze haar vader eigenlijk helemaal niet kende. Of toch maar één kant van zijn bizarre verhaal. Alle puzzelstukken lijken losse flodders, maar toch vormt het uiteindelijk één geheel.

Op de achtergrond spelen de woelige jaren zeventig in Noord-Italië een belangrijke bijrol. De allereerste stakingen, de barslechte werk- en woonomstandigheden, de rebellie, de omslag naar fascistische groeperingen, het vreselijke geweld, de armoede, de twijfel en neerslachtigheid van opstandelingen.

Deze roman is géén pageturner
Ik heb er veel langer in gelezen dan normaal. Heel regelmatig lees ik een paragraaf, fragment of hoofdstuk terug. In het begin vond ik de vele bijzinnen en opsommingen ergerlijk. Na een paar hoofdstukken begin ik de schrijfstijl te waarderen. De schoonheid van de woordenschat prikt door de 'arrogantie' van Barone om haar kennis te etaleren.

Tenslotte vraag ik me af regelmatig of deze roman een (semi)biografie is. Het enige wat we wél stoorde waren de afkortingen van namen. Haar vader vermeldt ze steevast als L.B. in plaats van Leonardo Barone. Ook haar partner geeft ze een letter. Bizar.

Een boek om te blijven lezen.


Profile Image for Giovanna Tomai.
408 reviews5 followers
January 15, 2020
"Avrei voluto che questa storia me la raccontasse lui. Avrei voluto avere il tempo di sentirla. Ma in un certo senso sono consapevole che il libro esiste perché non c’è più l’uomo."

Romanzo davvero molto bello, non me l'aspettavo, una magnifica scoperta.
Profile Image for fdifrantumaglia.
208 reviews49 followers
March 16, 2020
'Città sommersa' è sì un romanzo, ma è anche una ricostruzione piena di luce per ricordare L.B., quel ragazzo sommerso che si faceva spazio nelle difficili dinamiche degli anni che vengono qui ripercorsi e raccontati. Una storia che ci dice molto, in una forma ibrida che si aggroviglia tra fonti, aneddoti, ricordi e coralità. Perché L. B. è ben voluto da chiunque abbia condiviso parte del suo percorso con lui e qui, tra le pagine del romanzo, viene finalmente compreso e lo si dimentica difficilmente.

Leggi la recensione completa: http://bit.ly/CittàSommersaLunedi
164 reviews93 followers
March 16, 2020
Buoni propositi per la quarantena: leggere alcuni dei 12 romanzi rimasti in lizza per il Premio Strega.

Ho cominciato con Città sommersa di Marta Barone: l'ho finito e non mi è dispiaciuto - ma non mi ha nemmeno conquistata del tutto.

Una fantasmagoria sul padre: è così che l'autrice definisce questo oggetto letterario non identificato. Non identificato, perché non è un romanzo in senso stretto. E non è neppure un saggio.

A me è sembrato un memoir, un memoir che si colloca all'interno di un filone che sta vivendo un momento d'oro: quello dei figli che, col pretesto di raccontarsi, esplorano e svelano la vita nascosta dei padri (penso a La straniera di Claudia Durastanti e al bellissimo La più amata di Teresa Ciabatti).

Qui siamo in un periodo molto particolare, quello degli anni di piombo e della lotta armata. Anni raccontati da chi non li ha vissuti in prima persona, dalla generazione successiva, che è proprio quella dei figli degli uomini e delle donne che di quel periodo sono stati protagonisti.

Come L.B., il padre dell'autrice/narratrice: condannato (e poi però scagionato) proprio per banda armata.

Un padre quasi sconosciuto in vita e riscoperto poi, post-mortem, attraverso la lettura delle carte processuali e i racconti dei vecchi compagni e dei vecchi amici.

È un libro interessante, Città sommersa. Ed è interessante perché è un libro onesto, privo di qualsiasi intento agiografico o mitizzante.

Ma è forse proprio questo eccesso di onestà a penalizzarlo. La distanza emotiva è siderale, a tratti.

E la scrittura di Marta Barone è limpida, elegante, colta ma priva di guizzi.

Un libro che, ad ogni modo, merita di essere tra i candidati allo Strega.
Profile Image for Mientras Leo.
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April 24, 2021
Esperaba más, no tengo claro ni siquiera por qué
Profile Image for Diletta.
Author 11 books243 followers
February 26, 2020
Ritrovare il tempo, scoprire i lividi e rendersi conto di quello che giace sotto di essi. Altro tempo, storie, che è possibile ricostruire partendo dal sottosuolo e dalle cose nascoste.

(Comunque la butto là e dico che a un certo punto sembrava di leggere Patrick Leigh Fermor).

https://onlyapapermoonweb.wordpress.c...
Profile Image for chiara_librofilia.
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March 30, 2020
Questo libro non è un saggio, né una ricostruzione storica o un memoir ma nemmeno un romanzo bensì è un ibrido nel quale spiccano la sincerità, l’onestà e la tenerezza con la quale Marta Barone ha affrontato il lavoro di ricerca e di ricostruzione di una storia piena di buchi, senza poterla però ascoltare da chi quella Storia l’ha vissuta in prima persona.

Recensione completa: https://www.librofilia.it/marta-baron...
Profile Image for Samuele Massini.
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August 25, 2020
Cos’è il passato?

Una leggenda lontana? Un vuoto nella mente? Oppure un semplice oggetto raccolto lungo la strada?

Attraverso “Città sommersa” (edito da Bompiani, candidato al Premio Strega 2020 ed esposto alla “Città dei lettori” il 30 Agosto), Marta Barone ne porta in superficie molti, di passati.

C’è il suo; quello del padre (L. B. per quasi l’intera narrazione); quello di una Torino degli anni ‘70, dove un ragazzo corre a piedi nudi e col sangue sulle mani.

E infine, c’è una Storia. Ma di chi?

Le storie
"Questa storia ha due inizi: almeno due, perché, come tutto quello che ha a che fare con la vita, è sempre difficile stabilire cosa cominci e quando, quale vertigine di casi fortuiti esista dietro ciò che sembra avvenire all’improvviso, o quale viso si è girato verso un altro in un momento del passato dando il via alla catena accidentale di eventi e di creature che ci ha portato a esistere."

Marta, protagonista e voce narrante, verso la fine dei vent’anni e con un trasferimento a Milano sulle spalle, porta con sé quel sentimento di incompiutezza che accomuna molti suoi coetanei. Vaga per la città senza saper bene dove andare, o, forse, non vuole andare da nessuna parte.

"Ma era difficile quel grande, improvviso dispiegamento di vuoto nei giorni normali. Una volta, a pranzo, piansi senza nessuna ragione mentre mangiavo pomodori datterini pescandoli dalla confezione di plastica."

Lavora per una casa editrice, ma, più che leggere libri altrui, ne vorrebbe scrivere di propri. Non ha un vero e proprio blocco dello scrittore: sa cosa vorrebbe scrivere, ma non come.

"Tutto quello che facevo continuava ad avere una leggera sfumatura di irrealtà; mi sembrava sempre di recitare qualcosa che gli altri sapevano fare bene, o per cui erano naturalmente portati – la vita, immagino."

Aleggia poi il ricordo del defunto padre (L.B.), che, anche quando era in vita, non era comunque meno onirico ed evanescente.

E proprio come un fantasma del Natale passato, L.B. ritorna, portando la figlia in un lungo viaggio, fra il passato di lui e di lei.

È quando si scopre il motivo della sua incarcerazione che il padre prende forma. E lo fa nella sua stessa storia, fatta di passioni e ideali, sbagli e conquiste.

Il Barone
“No, non è una biografia. Non racconto della vita dopo, parlo solo di quei quindici anni, diciamo. È la storia di una caduta.”

Il secondo protagonista della storia è L.B., detto anche il “Barone” (soprannomi, il primo dato dalla figlia, il secondo usato nei suoi anni di militanza politica). In una narrazione dove il passato la fa da padrone, l’autrice alterna vari piani temporali (la giovinezza del padre, gli anni dell’attivismo politico e l’infanzia della protagonista) e va pian piano a disegnare il personaggio di L.B: bambino, militante, dottore, padre.

Tra me e lui c’era una distanza incolmabile, che avvertivo sempre più nitidamente man mano che smetteva di essere soltanto mio padre e diventava sopra ogni cosa il mio personaggio, il ragazzo del passato che ancora aveva soltanto un volto sgranato.

Via via che i tasselli si inseriscono ai loro posti, scopriamo assieme a Marta chi fosse davvero suo padre. Così “L.B.” o “il Barone” si slega da tutte le sue identità passate e diventa a tutti gli effetti “Leonardo”.

L.B. è la prima città sommersa che Marta fa emergere, i tetti e le cupole di una mitica Kitež scomparsa nelle acque del lago Svetlojar (leggenda vuole che la città a nord del Volga, per non essere attaccata dai Tartari, s’inabissò nel lago, scomparendo per sempre. Si narra che la città viva ancora nelle profondità e che solo ad alcuni, fortunati viandanti sia permesso di «udire il suono sordo delle sue campane».)

Torino sommersa
Grazie a L.B. e agli altri fantasmi del passato (Agata, Druina, Sebastiano), emerge anche Torino come terza protagonista del romanzo, aggiungendosi a Marta e L.B. .

Moltissimi sono gli eventi storici degli anni ’70 toccati dalla narrazione, dimostrando un’attentissima e delicata ricerca. Tuttavia, i fatti non vengono soltanto citati, ma anche raccontati. E così l’autrice fa immergere i suoi lettori in una storia nascosta, da scoprire.

Ogni sciopero, attentato o manifestazione, è pervaso una forza magnetica, un’emozione. Siamo anche noi membri di Prima linea; siamo anche noi davanti ai cancelli della Fabbrica; siamo anche noi a correre in mezzo alla notte.

Una Torino di piombo, ma anche di sangue.

Lo stile
Marta Barone costruisce il suo romanzo magistralmente. I periodi, nonostante siano particolarmente lunghi e ricchi di incisi, scorrono senza mai annoiare il lettore, neppure nelle parti storiografiche. Le immagini che l’autrice costruisce dimostrano un potere evocativo strabiliante, anche quando si riferiscono un semplice macchinario:

Le pale eoliche che si stagliavano sull’orizzonte – appariva lontanissimo, senza fine –, bianchi giganti malinconici e solenni che muovevano appena le braccia.

Era una creatura che veniva dal fondo degli incubi. Era tutta nera. Non aveva più vestiti, solo brandelli che gli ciondolavano addosso. Non aveva più capelli. Non aveva più faccia.

Un’esistenza emersa
A chi appartiene quindi la Storia?

Di chi è il passato?

Forse è di chi si immerge in una storia non sua per scoprire sé stesso e di chi fa riaffiorare il passato per definire la sua realtà. Esattamente ciò che fa l’autrice.

Una singolare nostalgia: più che del passato, di cose mai successe, di cose non ancora successe, di cose che forse avrebbero potuto succedere. Una nostalgia al futuro anteriore.
Profile Image for La contessa rampante.
154 reviews96 followers
April 21, 2020
Un'opera che non è possibile collocare in un solo genere, non è un memoir, un romanzo storico, un saggio, ma più probabilmente si tratta di un ibrido, come lo ha definito Jaro. •

Seguendo le strade e le piazze della sua città natale, Torino, Marta inizia a scoprire la verità su suo padre, muovendosi tra i ricordi di chi lo ha conosciuto, gli anni di piombo, il terrorismo, le lotte sociali e politiche. •

La bellezza di questo romanzo sta nella sua incredibile mutevolezza e versatilità.
A una prima parte intimistica, introspettiva e dedicata alla relazione padre-figlia, dove la figura paterna e semplicemente Leonardo, ne segue una molto più storica, politica e burocratica nella quale l'autrice parla con distacco del suo genitore, il quale viene identificato semplicemente con le sue iniziali: L.B. •

Anche il ritmo narrativo si fa specchio di questo cambiamento: da scorrevole e riflessivo a serrato e poco lineare, in quanto il lettore deve imparare a districarsi tra i tanti ricordi e documenti che l'autrice raccoglie su suo padre, i quali non sono sempre inseriti in ordine cronologico. • "Città sommersa" resta per me un ottimo debutto nella letteratura per adulti e credo che la Barone ci riserverà tante sorprese in futuro.
Profile Image for Veronica.
72 reviews3 followers
November 22, 2020
Marta alla ricerca del padre, e Marta che racconta la scrittura della sua storia.
La storia del padre che, inevitabilmente, diventa parte della sua vita. Una vita in cui non ha mai accettato la presenza / assenza del padre, se non fino alla sua morte.
Un percorso con un sottile filo che collega i vari eventi, e la controversa e violenta parentesi dei terribili anni 80, in cui Marta stessa finisce per entrare, decenni più tardi, in quanto narratrice e osservatrice.
Mi ha affascinato come, pur essendo una sorta di biografia, trasparisse la narratrice in prima persona, a dare forma alla ricostruzione di eventi con le sue stesse emozioni e reazioni.
Profile Image for Sarag22.
56 reviews24 followers
May 22, 2021
Città sommersa è un libro sorprendentemente ricco e sfaccettato, in cui i diversi generi letterari sembrano continuamente intrecciarsi. Quello che ci troviamo a leggere è, infatti, un memoir, una biografia, un’autobiografia, un saggio sulla Torino degli anni settanta e sui suoi movimenti politici. L’autrice, pochi anni dopo la morte del padre, un uomo difficile e sfuggente, con il quale ha avuto un rapporto spesso conflittuale, si ritrova a interrogarsi sul processo da lui subito per partecipazione a banda armata. Improvvisamente, sente l’urgenza di ricostruire il percorso che lo ha condotto fino all’arresto e al processo che ha spezzato in due la sua vita. Le domande mai rivolte al padre diventano impellenti e la costringono a svolgere un’indagine, che la porta a ricostruire e comprendere una figura amata e tormentosamente sfuggita e, contemporaneamente, a costruire e comprendere sé stessa. Il racconto non è lineare, non tenta di dare un flusso ordinato alla memoria, ma segue gli occasionali ritrovamenti di documenti, fotografie, persone, luoghi che illuminano alcuni aspetti della personalità paterna, della sua storia e della storia di una città e un’epoca. La ricostruzione è frammentaria e fallace, ma proprio per questo ci appare vera, perché è esattamente così che anche noi lettori ricordiamo, ricostruendo il passato da frammenti e cercando di dare loro un senso.
Profile Image for Mirjam de Graaf.
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Read
October 24, 2021
Ik denk dat dit in het Italiaans, voor in de Italiaanse geschiedenis geïnteresseerden mensen, een prachtig boek is. Het is, voor zover ik dat kan beoordelen, goed vertaald (in ieder geval leest de vertaling fijn). Maar het boek heeft twee problemen voor mij, waardoor ik het niet heb uitgelezen.
1. Het boek is geen roman. Het is de zoektocht van de schrijfster naar de geschiedenis van haar vader. Belangrijke geschiedenis, belangrijk voor de dochter, vast licht geromantiseerd, maar de enorme berg feiten heeft een veel te grote plaats in het boek om in mijn ogen het een roman te kunnen noemen.
2. Ik weet veel te weinig van de Italiaanse geschiedenis om die enorme feitenbrij een plaats in mijn hoofd te kunnen geven. Het is een beetje alsof je een boek over de Molukse treinkapingen in het Swahili vertaalt, je kunt je er niet toe verhouden.
Profile Image for Massimo Foglio.
Author 1 book13 followers
March 16, 2020
L'ho trovato un libro confuso e confusionario. Non ne ho capito il senso, nè sono riuscito a capirlo dalle spiegazioni dell'autrice.
Ho apprezzato le parti di cronaca di avvenimenti che ricordo bene ed il racconto del clima cupo della Torino della mia adolescenza, dei fatti che mi aprirono gli occhi al mondo degli adulti. La storia principale, però, cioè la ricerca del personaggio, mi ha lasciato piuttosto deluso. Probabilmente anche l'autrice non è riuscita a ricomporre tutte le tessere del mosaico, come lei stessa ammette più volte, e questo senso di incompiutezza è una caratteristica costante del racconto.
Le aspettative erano altre.
Profile Image for Chiara Bubù.
12 reviews15 followers
August 28, 2020
Un libro che può essere letto su più livelli: la ricerca dell'identità di un padre, la ricerca di sé e quella delle testimonianze di un periodo storico complicato e doloroso. Tutte e tre questi sentieri si intrecciano sempre delicatamente e intelligentemente, supportati da uno stile piacevole e mai banale.
Profile Image for Veerle.
36 reviews1 follower
February 26, 2023
Beautiful, but very complex piece of nonfiction writing in which it almost feels like you're reading fiction. Definitely recommend, but it's not a book you can read fast. A few pages every day is the perfect way to take in this story and it's poetical lines.
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