Un’opera che si distingue per la capacità di far emergere nel lettore molte domande, molte problematiche che tutti abbiamo affrontato.
Trattasi di libro di formazione. Ritrovarsi nella giungla dei sentimenti, delle emozioni e voler capire
cosa fare, come comportarsi.
Sara e Agata non sono più adolescenti, hanno passato da un po' quel momento, ma quando erano immerse in quel periodo di contrasti, ribellioni, hanno vissuto e assorbito degli episodi traumatici.
Ed è stato proprio lì, in quel tempo, in quel luogo, che la loro vita ha preso un’altra strada, un’altra via.
“Non sono una donna ma neanche una ragazza, sono una cirtercense in equilibrio su una linea di confine, affilata e sottile come un coltello da cucina”
Sara e Agata, molto diverse tra loro, le accomuna un’amicizia forte, ritrovata dopo qualche anno di lontananza, si ritrovano….ma andiamo per gradi.
Ludovica, l’autrice ha usato i pov alternati, catturando in questo modo l’attenzione del lettore. La prima persona che leggiamo, sia per Sara che per Agata, è profonda. Le introspezioni sono un continuo rimescolio di sentimenti, di sensi colpa e ripensamenti su comportamenti adesso sbagliati ma al momento della decisione reputati giusti.
I temi affrontati sono parecchi: c’è la morte, la perdita di una madre e quel senso di vuoto che crea la sua mancanza.
“...lasciando che il cervello faccia il suo sporco lavoro. Elaborare e allontanare.”
C’è l’innamoramento, che però, secondo un genitore, quel tipo di amore non dovrebbe esistere tra due donne. C’è la solitudine, per motivi estetici molti giudicano, smaniano di sapere il perché di quella anomalia e allora arriva la voglia di allontanarsi dal mondo. Poi l’amicizia, quella vera, che si odia, si ama e poi si detesta, ma la si cerca, la si rincorre e se il sentimento è puro e leale, tutto viene perdonato, anzi lo si rinsalda ancora di più.
“Lasciavamo che i nostri pensieri più pesanti se li portasse via il mare”
In breve, queste le caratteristiche principali, ma non c’è solo introspezioni e flussi di coscienza. L’autrice ha preso come filo conduttore la vita di un astice. Sara lo vede in mostra nell’acquario di un supermercato, attraverso la sua spiccata sensibilità capisce che è in difficoltà e lo compra. Non vuole certo metterlo in pentola, ma gli vuole dare una nuova opportunità: liberarlo. Tra mille peripezie, mettendolo prima nella vasca da bagno, poi facendogli ascoltare delle canzoni, lo osserva fino quasi a comprenderlo.
La forza di questo racconto è darsi una seconda possibilità, una seconda opportunità per perdonarsi e riprendere il cammino.
Il genere di formazione e problematiche sociali calza perfettamente, la narrazione è fluida e si arriva all’ultima pagina quasi senza accorgersene.
Per quelle persone a cui piace immergersi nei flussi di coscienza.
Per quei lettori che gradiscono una narrazione fluida.
Per tutti quelli che amano il mare ma vivono in città.
Come tappeto musicale sono le due protagoniste, Sara e Agata, che propongono molti brani, ma quello che garbava di più all’astice era una ballata di Frabrizio De Andrè “Se ti tagliassero a pezzetti”
Fabrizio era anche il nome che le due amiche avevano dato al loro temporaneo compagno di viaggio.