Un collezionista furioso, deciso a mettere in salvo nella sua casa di Tangeri nientemeno che lo spirito della città bianca. E uno spiritello, un duende, che della casa e della città incarna l’aspetto più concreto. Tra i due protagonisti di questa storia di ossessioni e malintesi destinata a sfociare in storia d’amore si sviluppa un rapporto incurante dei debiti che accumula, il collezionista insegue le chimere del passato e raccoglie con lirismo stralunato le testimonianze di una civiltà forse fiorita solo in un sogno. Il fantasmino ha i piedi per terra, conta i soldi, vuole fare l’amore con tutte le donne - e esige un plot. Procedendo sinuoso come un arabesco tra colpi di scena e ricordi di una formazione storicoartistica così personale da sembrare l’espressione di un volto, traversando con libertà generi diversi - dall’autobiografia al romanzo gotico al poliziesco con incursioni nella saggistica erudita, nella satira, nel fumetto, nella canzone popolare - questo racconto di due personaggi che ci ricordano Don Chisciotte e Sancho Panza delimita una scena mitica. È Tangeri, “coi due mari lubrichi che la lumano di soppiatto come i vecchioni Susanna al bagno”, il “borgo cartaginese e fenicio, arabo e portoghese”, ma anche e soprattutto lo sgangherato approdo di tanti migranti andalusi fin dalla caduta del Regno di Granada, dove perfino l’omicidio è lecito, se “commesso per una necessità estetica urgente come la soppressione di una virgola”.
Vive e lavora in Italia e in Marocco. Dopo la laurea in filosofia della storia, ha collaborato con il Giornale, scrivendo di letteratura, di arte e costume. Impegnato nella difesa del territorio, ha fatto della natura del nord Africa la protagonista di quasi tutti i suoi libri.
È tradotto in inglese, francese, spagnolo e darija (arabo marocchino). Ha realizzato giardini in Italia, Spagna e Marocco, cercando sempre di utilizzare le piante autoctone. Il suo giardino di Rohuna, in un piccolo villaggio del nord del Marocco, dove ha messo in salvo centinaia di specie minacciate dallo sviluppo selvaggio della regione, è noto nel mondo intero.
Just back from Tangier, this book charmed me beyond what I thought possibile. A Mysterious, creative insight on the longing of collectors, the nostalgia of traditions killed by modernity, the joyful passion of adventure seekers. Loved it!
Arabesco. Aventuras tangerinas de un coleccionista es el título elegido por Umberto Pasti para esta obra y a mi parecer acierta y nos describe perfectamente lo que vamos a leer. Es la historia de una persona que colecciona objetos, una colección sin fin, y que es el que nos va contando todo describiendo sus vivencias, sus cosas, sus relaciones con las personas y las cosas que le rodean o que colecciona, de un modo que nos recuerda a esos motivos decorativos de formas geométricas y vegetales entrelazadas, repetitivos, típicos del arte islámico. Nos lleva con nostalgia a un pasado de la ciudad, de Tanger, que ya no volverá y que ha cambiado de forma drástica. Con un estilo abrumador en muchas ocasiones por la enumeración de objetos o personas que conoce el protagonista y con las que se relaciona incluido el duende o fantasma que le obliga a escribir pinta con detalle todo lo que le rodea y nos da esa imagen de ciudad que ama y que ha cambiado con el tiempo y que ya no volverá a tener el encanto que tenía ni ya será nunca la misma Un libro que me ha gustado leer, que recomiendo y que yo lo he leído gracias a babelio