Se lasciati a loro stessi, i corpi si accartocciano, si deformano, si imbruttiscono, ma grazie al lavoro costante, alla dedizione, alla disciplina, a sacrifici anche estremi è possibile modificare il corso «naturale» degli eventi, in una simulazione – ancorché illusoria – di permanenza, quando non di immortalità. Questa ricerca di una perfezione utopica e variamente declinata, esasperata per difetto e per eccesso, è alimentata da canoni estetici imposti dal contesto culturale e dalle specifiche discipline – il body building, la danza, la ginnastica – ma spesso si innesta su un disagio del quale anoressia e vigoressia sono sintomi opposti e complementari. Spaziando tra matrice autobiografica, riflessione teorica e micronarrazioni archetipiche, Francesca Marzia Esposito costruisce una mappa dell’immaginario legato al corpo e alle sue trasformazioni, appoggiandosi a vicende insieme popolari ed esemplari come quelle di Ronnie Coleman, Arnold Schwarzenegger e Iris Kyle per il body building; Carla Fracci, Rudolf Nureyev e Roberto Bolle per la danza. Ultracorpi è un’indagine sui corpi modificati artificialmente, corpi ipertrofici portati all’espansione più estrema e corpi assottigliati che sembrano tendere alla totale sparizione, corpi che davanti allo specchio decidono di affrontare mutamenti estremi inseguendo una forma tanto più astratta e irreale quanto più definita e anatomicamente dettagliata. E in sottofondo, onnipresente, una cosa siamo disposti a fare, a rischiare, per inseguire la perfezione?
in tutta onestà: non mi è piaciuto. non vedevo l’ora di finirlo e chiudere il volume per non riaprirlo più.
perché l’ho finito? perché per prima cosa sono testardə e quando mi metto in testa un obiettivo che voglio raggiungere non c’è verso di farmi cambiare idea, e poi perché i temi di cui ultracorpi parla in realtà mi interessano parecchio.
il mio problema con questo libro, detto in poche parole, è che vuole tantissimo essere un saggio - ma non lo è. alterna delle sezioni più ‘compilative’ a delle parti profondamente autobiografiche, che parlano della vita non solo dell’autrice ma anche del fratello. ecco: sono queste le pagine più interessanti dell’intera opera, in cui i ragionamenti su carta di Esposito non si perdono in voli pindarici di stampo metafisico o filosofico ma si concentrano su quella che è stata la sua vita vissuta. sembra quasi che il vero libro che volesse scrivere fosse proprio quello, la storia di una ballerina con disturbi dell’alimentazione e del fratello culturista, e che per qualche motivo (interno? esterno?) abbia provato invece a costruirci sopra un saggio.
le parti più ‘espositive’ sono interessanti a loro modo per i temi trattati … ma sono scritte davvero male. le opinioni e idee dell’autrice cambiano drasticamente anche all’interno dello stesso capitolo, intervallati da fiumi di parole altisonanti ma che alla fine aggiungono poco o niente al concetto che si cerca di esprimere. quello che invece provano a fare è offuscare un pensiero ben preciso dell’autrice - ovvero la sua (mai davvero nascosta e anzi approfondita nell’ultimo capitolo) ossessione per la magrezza. per l’ultracorpo disciplinato e modellato per eccellenza, non tramite un eccesso o un accumulo ma tramite una costante e preponderante riduzione, prima del cibo e poi della massa. per quanto venga spesso invocato il fantasma della body positivity, nel libro se ne parla solo e sempre con sospetto, tenendola a distanza soprattutto da quegli ambienti dove la “leggerezza” è ritenuta essenziale e necessaria - come la danza.
strano che il modellamento del corpo passi sempre e soltanto dalla riduzione della massa grassa, vero? il pensiero fisso per un ‘non-corpo’ pervade tutto il volume, anche quando si parla di culturisti che vanno oltre i 100 chili - loro sono accettabili perché non “lisci e rotondi di grasso” (una sequenza di parole che vi capiterà spesso di leggere in ultracorpi).
tldr.: pensavo fosse un bel saggio sulla corporeità, ma in realtà non lo è
Scrittura chirurgica per questo saggio che sa di romanzo e ti trascina in mondi opposti tra loro, come il bodybuilding e la danza, ma con un minimo denominatore: avere un ultracorpo. Interessanti le analisi sul corpo della donna come corpo sociale e tutti gli stereotipi connessi. Assolutamente da leggere!