Dixon e Lena. Londra e Livorno. Due vite apparentemente distanti, eppure così simili. Lui è il bersaglio prediletto delle cattiverie dei compagni di scuola, che lo deridono; delle ragazze, che lo considerano mediocre; del padre, soprattutto, un uomo alcolizzato e violento che lo picchia con metodo. In Italia Lena vive una situazione meno estrema, ma dentro di lei il disagio è lo stesso. Sente di non piacere a non ai ragazzi, a cui pare risultare invisibile, e di certo non alla madre, una donna oppressiva e impantanata in un matrimonio ormai al capolinea. Arriva finalmente un approdo, qualcuno su cui fare affidamento – l’amico Ale per Dixon, l’amore di Tommaso per Lena. Ma il vero approdo, per entrambi, diventa la musica, uno strumento per reagire alla confusione dei rapporti disfunzionali e trovare un posto nel mondo. Dixon si unisce come chitarrista ai (No Big Deal), una band indipendente in cerca di gloria, mentre Lena coltiva il sogno di diventare una giornalista musicale trasferendosi a Londra. I loro percorsi paralleli si intersecano in un pub della capitale tra i fumi dell’alcol e le note rock del gruppo, e finiranno per essere inestricabilmente legati. I fantasmi del passato e le insidie del presente presto mostreranno quanto la felicità sia instabile e quanto il successo, anzi il semplice sogno del successo, sia difficile da gestire. In questo esordio luminoso e maturo Rachele Salvini racconta il percorso accidentato della scoperta di sé, e come le ombre degli abusi subiti ci impediscano, a volte, di esprimere ciò che potremmo e vorremmo essere.
Per quanto sia comprensibile un certo grado di “ingenuità” stilistica in un esordio letterario, il problema é che qui ci sarebbero anche moltissimi temi interessanti, dal femminismo alle immense problematiche che le donne hanno con il proprio corpo - in maniera diretta e indiretta - passando per il vuoto pneumatico emotivo che porta all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti. Tutti argomenti sacrificati sull’altare di una protagonista “inetta” più compiaciuta dei fallimenti della sua vita che di una qualunque forma di evoluzione. Le/i protagoniste/i non necessariamente eroiche/i non sono di per sé un male, anzi, sono quanto di più necessario possa regalarci la letteratura oggi: ciò che è sfumato e in definizione é ben più interessante di quanto ha invece i caratteri dell’ assoluto. E però qui questa formula non sembra funzionare, lasciando con l’amaro in bocca sul finale