“[…] su ogni biografia, anche la piú accurata, pesa come un’ombra di falsità perché la vita nel suo perenne divenire non è riproducibile.
A corredo di queste fisime interviene però il possibile correttivo del titolo: La vita s’impara. L’esistenza è per chiunque un apprendistato, non parlo di sapere, esperienze, capacità, ma di apprendistato di base – amicizie, affetti, rapporti, gerarchie, occasioni, scelte, entusiasmi, rinunce.”
Con grande lucidità e abilità, Corrado Augias parte dalla narrazione della sua vita per gettare luce sulla Storia d’Italia degli ultimi novant’anni.
“Per me l’apprendistato all’arte di vivere è stato particolarmente laborioso – e lungo. In quel senso ho lentamente imparato a vivere. Spero che almeno di questo percorso il libro dia un’idea. Sono dovuto arrivare ai quarant’anni, piú o meno, per imparare, piú o meno, a adeguare il comportamento alle occasioni. Mi ha aiutato l’esposizione televisiva a capire come si dovrebbe parlare in pubblico, perché è utile cogliere i sintomi della sopportazione, o della noia, in chi ti sta davanti.”
Dalla sua infanzia in Libia, agli anni in cui ha vissuto negli Stati Uniti, a quelli trascorsi a Parigi e al ritorno nella sua Roma, Corrado Augias parla anche della RAI (del suo ingresso in questa grande azienda), de L’Espresso e La Repubblica, della rivoluzione del ‘68, degli anni bui della Storia Italiana e Mondiale, e di come sia stato possibile attraversare tutti questi grandi avvenimenti con la curiosità e la passione che ha come faro quello della comprensione profonda e della conoscenza
“Conoscere sé stessi è un compito doveroso che può diventare spiacevole. Comunque va fatto, come ammoniva la massima sul tempio di Apollo a Delfi, γνῶθι σαυτόν, riprodotta in questo antico mosaico conservato a Roma nelle Terme di
Diocleziano.”
Un racconto sul senso del vivere e sul senso della propria vita, che approda nell’ultima parte sull’interrogazione della fede.
“Tra le tante possibilità esaminate, alla fine ho scelto le parole di John Malkovich, cioè di un attore, anche se molto particolare. Mi sono piaciute per la loro sintetica, quasi brutale, precisione e suonano cosí: si vive senza capire granché, quando si afferra il senso della vita è ora di morire. Riflessione secca nella quale mi riconosco perché anch’io sono vissuto a lungo senza capire granché. È il mio piú profondo rammarico; ora so che la vita s’impara e va un po’ meglio, però s’è fatto tardi.”