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Che fine ha fatto la Neve?

«Gianluca Morozzi possiede una disinvoltura stilistica innata. »
TTL – La Stampa - Sergio Pent

Mi chiamo Vilo Vulcano, e prima o poi potreste avere bisogno di me. State cercando un libro introvabile? Vi aspetto nella mia raffinata libreria, La boutique del mistero, con il mio elegante farfallino, il mio sorriso e la mia competenza letteraria. State invece cercando un investigatore che accetti qualunque caso e si faccia pagare poco? Vi aspetto sempre in libreria, però vi porto nel mio ufficio sul retro. E se vi preoccupa il mio aspetto smunto, pacato e poco adatto a investigazioni cruente, non ho un collaboratore soprannominato l’Orrido, il mio personale Watson metallaro. Dovete solo addentrarvi in quell’intrico di vicoletti medievali che è il Quadrilatero di Bologna, e trovarne uno ben nascosto, vicolo Betlemme.
Ma la mia libreria non solo è il mio duplice luogo di lavoro, è anche la mia casa. È lì che vivo, lì che accolgo le mie affascinanti e pericolose clienti e anche le ragazze che tengono a me e mi fanno compagnia nelle notti alla Boutique del mistero. In quel senso, però, io sono un uomo solo a metà: una figura misteriosa e senza nome battezzata il Minotauro mi ha fatto qualcosa in un pomeriggio del 1978, quand’ero solo un bambino. Mi ha lasciato una ferita indelebile che mi ha segnato a vita. E ha portato via in modi inspiegabili la mia unica amica d’infanzia, la bambina più bella e intelligente del mondo. Quella che mia madre chiamava la Neve. Quella che visito certe notti nei miei sogni, non sapendo se è viva o morta. Tormentato da una domanda eterna alla quale è giunto il momento di dare una che fine ha fatto la Neve?

Cimentandosi con la misura lunga, Gianluca Morozzi ci conquista con un romanzo di ampio respiro, forte di un intreccio imprevedibile di storie e personaggi, vividi e convincenti, e del suo stile ironico, efficace, sorprendente.


Alle cinque del mattino, sognavo Neve.
La bambina che era entrata in cantina
in un giorno d’estate,
la bambina che da quella cantina non era uscita mai più.
In un certo senso, non sono mai uscito
neanch’io da quella cantina.
In un certo senso, dopo tanti anni, vivo ancora laggiù.

564 pages, Kindle Edition

Published April 26, 2024

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Gianluca Morozzi

223 books82 followers

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4 stars
10 (37%)
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7 (25%)
2 stars
2 (7%)
1 star
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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Elisa -.
322 reviews2 followers
November 19, 2024
La canzone sta finendo, ma la storia non finisce mai.
Profile Image for Mariateresa.
930 reviews18 followers
February 4, 2025
Erica me l’aveva detto che Morozzi è folle, ma folle nel senso buono. Quella follia che ha del genio, che sconvolge ( e a volte fa “prendere male”, come si dice dalle mie parti), stupisce e – persino- diverte. Che sembra impossibile: litri di sangue, oMicidi vari, cose orribili e difficili da digerire ce ne sono a iosa, eppure ad un certo punto la signorina “gne, gne- no, dai. È impossibile” che è in me si è zittita, cominciando a prenderci gusto e a dire:” ma sì, seguiamo Vilo Vulcano e le sue avventure da detective libraio e divertiamoci!”. Anche perché tra queste pagine ci sono citazioni pazzesche di libri stupendi- del resto il protagonista è un libraio, di quelli che però non vendono la qualunque, ma libri di un certo spessore, libri introvabili, libri che vale la pena leggere ( e proprio per non morire di fame Vilo si è trovato il secondo lavoro, quello di detective)-, di serie tv che amo (su tutte, Star Trek, ma anche il Doctor Who) e canzoni memorabili (quelle che non conosco me le sono appuntate: devo recuperare!)
E vogliamo parlare delle trattorie di Bologna? Dei luoghi citati? Se mai vedrete una donna – e il suo povero compagno trascinato dietro con la mezza verità di: “ dai facciamoci un giro sotto i portici fino a San Luca!” per poi portarlo anche da altre parti- che gira con “Che fine ha fatto la Neve” come fisse una Lonely Planet, non stupitevi, sono io! Cosa posso farci? Questo romanzo ha tolto un bello strato di polvere dai miei ricordi bolognesi. Ah! Che tempi!
E poi c’è Springsteen, il cui sosia è incarnato nell’ispettore Barnaba, acquirente della Boutique del Mistero. Affezionato cliente di Vilo con la passione per Simenon.
E c’è l’Orrido che ,non so perché, ma che ho immaginato per tutto il tempo come Umibozu/Falcon di City Hunter, e per cui ho ancora gli occhi a cuore. I dialoghi tra lui e Vilo sono qualcosa di spassosissimo!
e… poi, sì, ci sono soprattutto le tre storie, quelle che, pian piano, daranno la risposta alla domanda che è il titolo del libro: “che fine ha fatto la Neve?”; che chi è emiliano-romagnolo sa che l’articolo determinativo è lì perché Neve è un nome femminile e non un fenomeno atmosferico.
Infatti il romanzo prende le mosse proprio da lì, dalla domanda che si pone Vilo, che ha visto sparire nel nulla la sua migliore amica, il suo primo grande amore, in un caldo luglio di tanti anni prima e che non è mai più tornata, se non nei suoi sogni.
Vilo sa che “scomparsa” non significa “morta”, e infatti è certo che sia ancora viva, nonostante quello che è accaduto quell’infernale pomeriggio che ha lasciato segni visibili e non, anche su di lui: una ferita che gli impedisce di aver normali rapporti col gentil sesso, ma anche, incomprensibilmente, l’incapacità di provare paura in generale che, in un mestiere come il suo, è di sicuro un vantaggio.
Le tre storie sono le tre indagini che verranno affidate a Vilo, tutte accomunate dalla volontà di chiarire che non si è mai trattato di casi di suic*dio, come invece affermano le forze dell’ordine, e di beccare il vero criminale.
Come e grazie a chi le risolverà lo lascio scoprire a voi, sperando che come me – superato lo scoglio di trovarvi in una scrittura veloce, che descrive fatti con estrema crudezza( come quella che ho ritrovato nella Ghinelli, per esempio, o nella Barbato)e il paragrafo dopo fa scompisciare dalle risate, facendoci sentire un po’ come se fossimo su un otto volante- apprezzerete questo romanzo che non è un giallo, non è un noir né un paranormal. Non saprei nemmeno io in che categoria inquadrarlo… leggetelo e me lo direte. (Chi lo ha letto: come lo definireste?)

A tratti non è un libro facile, ma la scrittura scorre via che è un piacere ( in certi momenti mi ha ricordato un altro bolognese : Stefano Benni, un autore del cuore!) e la curiosità la fa da padrona, per cui mi è stato impossibile metterlo giù una volta iniziato. Ho fatto qualche pausa ogni tanto – quel Pittore, mannaggia a lui!- ma ho voluto e dovuto finirlo.
La cosa particolare è che fino ad un certo punto le storie sembrano slegate, ma quel genio che è Morozzi collega tutto alla perfezione: tutto è fluido, tutto torna (e ritorna!).
Quindi per questo romanzo il mio voto è 5 stelle!
Grazie a S. che l’ha scelto per me e ad Alice dell’omonima libreria che me l’ha consigliato e, ultima ma non ultima ad Erica che mi ha avvisata e mi ha dato feedback durante tutta la lettura. A proposito, le devo mandare un messaggio per dirle che l’ho finito e che ho voglia di prendere il primo treno e – vista l’ora- andare a pranzo alla trattoria La Montanara.

Buone letture e alla prossima!
Ps. Se amate i romance, non leggete questo romanzo, a meno che non abbiate voglia di uscire – e di parecchio- dalla vostra zona di comfort!
169 reviews4 followers
June 8, 2024
Morozzi è fuori fuori fuori. Ma solo un grandissimo scrittore mi fa accettare 1 mi piazza un libro già letto (Prisma) nel libro nuovo e lo rileggo volentieri 2 scene veramente splatter alla criminal minds (ma lette secondo me sono ancora più orribili) 3 colpo di scena con vampiri che mi diventa perfettamente credibile.
I personaggi sono assurdi ma contemporaneamente sono adorabili e ti sembrano tutt* tuo* car* e vecchissim* amic* (è ufficiale: amo l'Orrido). Insomma grande Morozzi
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70 reviews
June 9, 2025
Personaggi unici e divertenti, parte cozy per poi diventare molto crudo speciale nella parte centrale. 3 libri in uno, una terza parte quasi fantasy inaspettata ma apprezzata ed un filo conduttore molto gradevole.
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