“In posti lontani abbiamo condiviso notti con le briciole di stelle cadenti, abbiamo respirato i loro pulviscoli incendiati dall’attrito con l’aria. Nel sonno abbiamo sentito la giravolta delle costellazioni con la Stella Polare fissa al centro, a pirolino di roulette. Abbiamo scippato certe notti così alla vita dei giorni. Distanti da candele, lampadine, fari e torri di guardia, abbiamo fissato nelle pupille la distesa dei puntini luce.” Sono pagine di commozione trattenuta, e per questo tanto più commoventi e vivide, queste che Erri De Luca dedica alla guida alpina Diego Zanesco, che ha perso la vita nell’estate del 2023 sulla Tofana di amico seguito sui saliscendi in Ecuador o sulle Dolomiti. Nell’indagare la causa della sua caduta, cercando il punto preciso del suo distacco dalla roccia, De Luca gli restituisce corpo e voce, riporta pagine dei suoi taccuini e passi dalle lettere che negli anni si sono scritti, tracciandone un ritratto concreto e poetico. E restituisce al contempo, facendoci sentire la roccia sotto le dita, anche il suono degli zoccoli dello stambecco che fugge, il peso del corpo sugli appigli, la ragione stessa di scalare. L’amicizia, la montagna e i libri si intrecciano in questo Discorso per un amico con dolcezza, gratitudine e “Per me rimani Diego, per me insisti, prosegui e io continuo a seguirti”. Una serie di fotografie a colori segue passo passo le parole. Questo è per me il racconto di un’amicizia tra due uomini che si sono incontrati per due i libri e le montagne.
Upon completing high school in 1968 Erri De Luca joined the radical left-wing movement Lotta Continua. After the organization's disbandment he worked as a blue collar at the Fiat factory in Turin and at the Catania airport. He also was as a truck driver and a mason, working in job sites in Italy, France and Africa. He rode relief convoys in Yugoslavia during the war between 1993 and 1999.
He is self-taught in several languages including Ancient Hebrew and Yiddish.
De Luca is a passionate mountain climber. A reclusive character, he currently lives in a remote cottage in the countryside of Rome.
Although he never stopped writing since he was 20, his first book is published in 1989, Non ora, non qui (Not now, not here). Many more books followed, best sellers in Italy, France and Israel, his work being translated and published in Spain, Portugal, Germany, Holland, USA, Brazil, Poland, Norway, Danmark, Romania, Greece and Lithuania. He has himself translated several books of the Bible into Italian like Exodus, Jonah, Ecclesiastes, Ruth, and explored various aspects of Judaism, as a non-believer.
In France, he received the France Culture Prize in 1994 for Aceto, arcobaleno, the Laure Bataillon Award in 2002 for Tre cavalli and, also in 2002, the Fémina Étranger for Montedidio, translated in English as God's Mountain. He was a member of the jury at the Cannes Festival in 2003.
Erri De Luca writes regularly for various newspapers (La Repubblica, Il Manifesto, Corriere della Sera, Avvenire), and magazines.
Questa non è una biografia che di solito è affollata di persone. Qui si sta in due, con pochi nomi a fianco.
Avevo letto questo "discorso" per l'amico Diego alcuni mesi fa, casualmente in montagna. L'avevo iniziato senza entusiasmo: anni addietro apprezzavo molto la scrittura di Erri De Luca, ma ultimamente non mi aveva più convinto, sembrava aver esaurito la sua "poesia". Invece questa volta mi ha di nuovo emozionata: ho sentito che le pagine erano passate prima attraverso il corpo. Pagine vissute, sentite e trasmesse, senza eccessi. Pagine che, seppure scritte per il fraterno compagno precipitato durante una scalata in solitaria, non sono una celebrazione dell'amico morto, ma un atto di gratitudine alla vita.
È il racconto di un'amicizia tra due uomini che si sono incontrati per due coincidenze: i libri e le montagne. Così abbiamo messo le dita sugli stessi appigli e gli occhi sulle stesse pagine.
In questo Libro Erri De Luca ci descrive come ha vissuto il lutto per il suo caro amico Diego facendoci leggere le innocenti lettere che gli scrisse l’amico quando era ancora in vita. Libro molto toccante e innocente dove viene ripercorsa la loro amicizia e vengono ricordate le loro uscite nelle Dolomiti. Concordo che l’assenza delle persone a noi care va contraddetta, parlando di loro e parlando con loro.
Diego Zanesco era una guida alpina amica di Erri De Luca, che gli dedica queste pagine come una lettera di commiato. Le montagne e le pareti che hanno scalato assieme o da soli, la forza della solitudine e quella dell'amicizia sotto i tanti cieli che li hanno visti assieme o lontani, ma uniti da quei legami che tendono ad essere piú forti della morte.
In questo recente libro lo scrittore napoletano racconta il suo legame di profonda amicizia con Diego Zanesco, guida alpina e compagno di diverse scalate, morto durante un’ascensione solitaria; non per una caduta dovuta ad un errore o ad un passaggio difficile – ci tiene a precisare – ma perché il suo cuore ha ceduto proprio mentre era in parete. È quindi un libro che parla soprattutto di montagna, ma anche di letteratura (altra passione condivisa dai due) e di tanti altri aspetti della vita, in modo intimo e partecipato, ma col consueto stile sobrio dei suoi racconti, senza cadere nel rischio della facile commozione o della celebrazione retorica. Il testo è accompagnato da alcune foto, tra cui quella dei raponzoli di roccia, fiori d’alta quota presenti in copertina.
L'autore, ripercorre le sue avventure di roccia con l'amico Diego Zanesco, guida alpina morta d'infarto mentre scalava sulla Tofana di Rozes nell'estate 2023. È una dedica a lui, alla sua passione per la montagna e per le scalate in solitaria. È anche un modo per ridare dignità alla fama di Zanesco, che fu definito imprudente, e che invece è morto per un infarto. Ci sono dialoghi o parti di essi, tra Erri e Diego, cose non dette, altre che resteranno solo per loro due. Le sue parole sono come sempre la sintesi nitida di quello che vuole trasmettere: “Le parole servono a smaltire i lutti, ma nel mio caso no. Le parole di questo libro a me sono servite a dare una più alta definizione al dolore “. Non ero a conoscenza di questa pubblicazione, così cerco qualche informazione sulla vicenda narrata. Leggo un’intervista a Erri De Luca su questo libro, e solo l'intervista, potrebbe essere un libro di quest'uomo che scrive come nessuno. Si esprime con una naturalezza che spaventa per l'intensità delle frasi che gli escono dalla bocca, lui non se ne accorge. E non lo fa riflettendo perché l'intervistatore lo incalza e non c'è tempo per pensare. «Quello che racconto proviene dalla vita svolta. Deve prima essere passato attraverso il corpo, poi la scrittura ne estrae un residuo e lo riduce a manciata di pagine».
La scrittura di Erri De Luca è sempre illuminante. Riesce a commuovere a tratti, quando si sbottona e fa trasparire il dolore che si cela per la perdita di un amico. Le altre parti mi sono risultate meno interessati e più un esercizio di stile.
superata" l'ostilità " verso il personaggio de luca, il libro è un bel saluto/omaggio ad un amico arrampicatore, innamorato della Vita Buon proposito: ascoltare il proprio corpo
pagine scritte per un amico - guida alpina - venuto a mancare durante una scalata. Una dedica insomma. De Luca con il suo stile riesce a trasmettere valori e passione per la montagna.
Intensa commemorazione di un amico da parte di un vero amico. Si entra in una questione intima che sentiamo di non poter comprendere a fondo. C’è del poco, di mondi non detti, troppo immensi per essere rappresentati. Erri De Luca scrive per l’urgenza di donarsi all’amico e lasciarlo eterno. Noi lo leggiamo per rispetto verso Erri De Luca.