Allora questo libro ha fatto qualcosa che molti libri non fanno: mi ha smosso, mi ha portato a pensare. Questo perchè l'autrice porta avanti una tesi di fondo, la contrarietà allo Stato-Nazione come presupposto indispensabile delle relazioni fra i popoli e la speranza di un cosmopolitismo di nuova generazione. Mentre sono molto d'accordo con la seconda cosa, sulla prima nutro forti dubbi, dato che fondo la mia idea di cosmopolitismo come un'interazione profonda fra radici diverse ma ben radicate. Ma d'altronde a differenza dell'autrice non ho vissuto una frontiera e non ho un'ascendenza familiare mista. L'analisi dell'autrice si concentra sull'esperienza del confine italo-sloveno ed in particolare delle due città gemelle di Gorizia e Nova Gorica, posto che io amo proprio per la sua natura di frontiera ibrida e, soprattutto dopo l'ingresso della Slovenia nella UE, libera e trasversale. Lo fa intrecciando la sua esperienza personale con il suo lavoro di antropologa e ricercatrice, portando quindi avanti un doppio binario soggettivo e di ricerca. Ho apprezzato molto questo libro alla fine, perchè mi ha puntato ed urtato in alcune delle mie convinzioni ed è quello che mi aspetto da un'intellettuale. Ho molto apprezzato la premessa di fondo del tema ed il suo svolgimento, meno alcune prese di posizioni personali dell'autrice. Ma in fondo, credo sia giusto così. Molto consigliato.
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