“Ogni giorno è stato come potare un albero, silenziosamente. E ho guardato ogni singolo, piccolo germoglio rinascere.”
Viola e Barbara sono una madre e una figlia che hanno sempre vissuto da sole.
Figlie uniche di figli unici, senza padri né mariti.
Unite da un legame simbiotico insano ma perfetto, alla morte di Barbara la figlia si ritrova imprigionata in una libertà di cui non sa cosa farsene.
“Quasi fosse una colpa, sopravvivere”
Si rende conto di non ricordare se accanto alla madre si fosse mai sentita felice.
Quando decide di svuotare la casa materna, Viola trova una scatola con degli indizi che la porteranno a Parigi, dove sua mamma aveva vissuto un passato di cui lei sa poco o nulla, compreso il padre che non ha mai conosciuto, di cui nessuno le ha mai parlato
“Non abbiamo bisogno di nessuno, tu e io. E invece ne avevamo bisogno, mamma. Ne ho bisogno ancora di più, adesso.”
Viola, laureata in psicologia, ha un laboratorio di essenze a Milano, ("la bottega delle memorie olfattive”), un mestiere imparato da Marcello, che anni prima aveva conosciuto Barbara alla Sorbonne
Le essenze che hanno il potere straordinario di raccontare le emozioni in modo puro e diretto, la mettono in contatto con la sua parte più profonda, ma alla soglia dei quarant’anni a Viola non basta più
Per la prima volta sente il bisogno di dare una forma completa alla sua vita nella speranza di far comunicare il suo mondo interno con quello esterno
Viola si accorge di non riuscire ad amare nessuno per più di una notte, se non aiutata dall’ebrezza
Viola in mezzo agli altri finge di esserci, di esistere
È sé stessa solo nell’acqua, quando nuota in piscina
È lì che prende consapevolezza del suo corpo, del sentirsi viva
L’acqua è il suo altrove
Storia di una grande eredità emotiva, La Stagione Bella è il traguardo di un percorso di ricerca il cui premio, forse, sarà il recupero delle proprie radici.
Francesco Carofiglio ha scritto una storia intima di grande impatto emotivo fatta di atmosfere impalpabili e irreali.
Attraverso una doppia narrazione dove è Viola a raccontare in modo alternato sia sé stessa che la madre, l’autore ne illumina il percorso muovendosi tra i loro grovigli emotivi, scavando nel senso di colpa che Barbara ha trasmesso alla figlia
Nel deserto che talvolta è la vita, lo sforzo più grande che si può fare è curare le ferite della memoria e provare ad amare.