Non so bene che cosa mi aspettassi da questo libro, ma sicuramente qualcosa di più.
La trama sotto certi punti di vista mi è anche piaciuta, sotto altri l’ho proprio odiata. Più che altro mi è piaciuto ciò che sta dietro gli avvenimenti di questo romanzo, le storie personali dei ragazzi protagonisti, ma ho abbastanza odiato tutto ciò che avviene nel presente, durante la vacanza.
A partire da quella che è l’avventura tanto preannunciata. Già dal prologo, ma in realtà ancora prima dalla trama, si preannuncia che all’interno del romanzo ci sarà una qualche avventura, una ricerca di una storia d’amore del passato, ma questa occupa pochissime pagine e soprattutto risulta essere abbastanza inutile, non porta un vero messaggio e non cambia per nulla la vita dei protagonisti, ma ancor di più si va a risolvere in un modo davvero banale.
Per il resto abbiamo a che fare con capitoli e capitoli di loro che fanno le attività più disparate, con descrizioni infinite e azioni svolte praticamente inesistenti. In pratica che noia.
Ciò che però ho davvero odiato del romanzo sono stati i personaggi. Non sono riuscita a mandarne giù uno, a partire dai coach. E questo è anche dovuto allo stile di scrittura del libro, che è risultato davvero troppo semplicistico e fin troppo colloquiale, e ha trasformato i discorsi dei ragazzi in un qualcosa a metà tra un rapper ed un tamarro. A partire da Giulio, il coach, che ad un certo punto ero pronta ad uccidere alla volta successiva in cui avesse detto Raga, parola che odiavo già quando andava iper di moda e io avevo 15 anni.
Inoltre, sempre per quel che riguarda lo stile, ho odiato il fatto che si alternassero capitoli raccontati in prima ed in terza persona, davvero, è un tipo di alternanza che odio. Quelli scritti in prima persona raccontavano il passato dei vari protagonisti del romanzo, per cui dal punto di vista dei contenuti sono stati quelli che mi sono piaciuti di più, ma erano davvero scritti come scriverebbe (più che penserebbe) un bambino di 10 anni, quindi anche più piccolo dei personaggi del romanzo, e questo mi ha dato davvero tanto fastidio.
La cosa migliore del romanzo, invece, è sicuramente l’ambientazione, che è risultata magica sin dal primo momento. È uno di quei luoghi meravigliosi che ti piacerebbe tanto esistessero e nei quali ti piacerebbe andare a stare per un po’ (ma vi immaginate stare chiusi in un faro appartato, tu, il mare, la natura e nient’altro? Probabilmente passerei il tempo all’aperto a leggere con solo il rumore delle onde di sottofondo… Sarebbe un sogno!)