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Qui il sentiero si perde

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Esistono alcuni libri, scrisse una volta Leonardo Sciascia, che assomigliano alla felicità. L’isola del tesoro, Il conte di Montecristo, Kim, Michele Strogoff: chi di noi potrebbe dimenticare le ore trascorse fuori dal mondo, immersi in una di quelle letture che ci spalancavano universi di cui neanche immaginavamo l’esistenza? Ecco, inoltrandosi fra le pagine di questo libro, ogni lettore ancora in grado di meravigliarsi vivrà alcune di quelle ore incantate. Non importa se il nome dei due autori non gli dirà niente, perché grazie a loro verrà trascinato, insieme al misterioso protagonista – forse lo zar Alessandro I, il vincitore di Napoleone, che secondo una leggenda non sarebbe morto nel 1825, ma per altri quarant’anni avrebbe condotto una vita segreta di vagabondo, prima monaco, poi schiavo, cercatore d’oro, mendicante, discepolo di un Lama –, in un viaggio vertiginoso e senza fine. Dall’Ucraina al Caucaso, dagli splendori di Samarcanda e di Bukhara alle tende dei nomadi kirghisi, dai deserti della Persia alle pianure innevate della Siberia: quel «Far East» che fu a lungo il territorio stesso dell’Avventura. E come in ogni vero romanzo d’avventura, il lettore incontrerà la più straordinaria accozzaglia umana che si possa sognare: saltimbanchi, cacciatori di orsi, mercanti di pelli, ladri di cavalli, bari, assassini, zingari, ubriaconi, puttane, pellegrini, dervisci, sciamani – e naturalmente demoni. Ma il «desiderio troppo grande di solitudine» del protagonista lo condurrà insieme a lui fuori dalle carte geografiche e dalla galera del mondo, là dove «il sentiero si perde». E alla fine non potrà che chiudere queste pagine con un sentimento di profonda gratitudine verso quei due ignoti scrittori, per tutta la meraviglia che hanno saputo regalargli.

446 pages, Paperback

First published January 1, 1985

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Peské Marty

1 book1 follower

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1 star
4 (4%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
November 2, 2025
Acquisto del libro: coup de foudre, un titolo così è la più potente delle calamite. Per tutto il resto, c'è Mastercard (cit.). La nota che fa da prefazione è viepiù attraente, mai promesse furono più dolci. 

Primissimi appunti: Romanzone storico della stessa schiatta di Baudolino, sarebbe a dire caratura superiore. Laddove in Baudolino si trova il divertissement, qui c'è un cocente senso di malinconia che permea tutti gli strati possibili immaginabili della lettura.
Laddove Baudolino è un bugiardo cronico e patentato, questo protagonista (che non ha nemmeno un nome e al tempo stesso ne ha uno fin troppo altisonante) è una verità ambulante in qualsiasi contesto e in qualsiasi storia si trovi a dover passare. Pensandoci meglio non è solo della stessa schiatta di Baudolino - cioè il romanzone storico/fantastico extra-epico ed extra-lusso - ma è proprio un suo contraltare, un suo controcanto. E poi hanno in comune anche il fatto che l'avventura narrata tenda a spingersi sempre più in là, sempre più verso un estremo Oriente di cui pare non esserci una vera e propria estremità (complice infine la rotondità del geoide). 
Poi mi ricorda molto da vicino anche Lauro di Vodolazkin, hanno in comune le trasformazioni del protagonista, vere e proprie metamorfosi.


Come spesso mi accade ultimamente, lettura tipo rollercoaster. All'inizio mi pareva grandioso, annotavo le somiglianze con il Baudolino di Eco, con il Lauro di Vodolazkin, mi entusiasmavo per ogni dettaglio e per ogni pagina e ogni descrizione. Poi mi è venuto a noia e l'ho accantonato per un paio d'anni. Un paio d'anni a fare da zavorra in fondo al borsone, chissà quanti chilometri su e giù per la val Parma e la val d'Enza. A metterli tutti in fila, quei chilometri, ci arrivava davvero in Siberia. 
Il 17 ottobre l'ho ripreso in mano senza entusiasmo, mi dicevo "e di questo che ne facciamo?", e intanto leggiucchiavo qualche altra pagina per una sottospecie di senso del dovere.
Ma l'appetito viene mangiando, e dal leggiucchiare svogliata son passata nuovamente al leggere con rinnovata curiosità. 

Scritto molto bene, molto poetico ed evocativo, sia nelle descrizioni che nei profili e nelle situazioni psicologiche, c'è un gran caleidoscopio di luoghi e avventure... e proprio per questo sembra non decollare mai davvero, fino alla metà inoltrata mi sembravano solo tanti raccontini appiccicati insieme. Un insieme che appare slegato, non amalgamato, ma potrebbe essere che una volta arrivata in fondo, a girarmi e riguardarlo tutto insieme, possa mostrarsi infine perfettamente amalgamato. Discontinuo eppure al tempo stesso uniformemente lento.

Se avessi dovuto comprendere il libro tutto da sola, non so se ci sarei riuscita: l'ispirazione alla misteriosa fine di Alessandro I è solo vagamente e velatamente accennata, se non fosse stato per quarte di copertina e recensioni varie, e rapidi approfondimenti su wiki, non credo proprio che avrei colto la dimensione e l'importanza del riferimento. La premessa su cui si basano l'intero impianto e l'intera narrazione - ossia l'ipotesi neanche tanto strampalata che lo Zar non sia morto ma se ne sia semplicemente andato per i fatti suoi, un'abdicazione in contumacia - dicevo la premessa rimane sempre sotto traccia, è solo vagamente accennata e mai strombazzata, gli autori sembrano proprio dimenticarsene e con essi la voce narrante. Sono dovuta anche tornare indietro nella lettura per riannotare i passaggi dove l'identità del misterioso fuggiasco viene più o meno scoperta o accennata, sempre da personaggi che hanno poteri quasi soprannaturali (l'egumeno al monastero, il derviscio a Semipalatinsk ("Tra i tuoi parenti o amici, ce n'è forse uno che si chiama Alessandro?"), la zingara Maluzia ("la prima volta che ti ho incontrato [...] ho riconosciuto in te un uomo di grande razza"), il gentiluomo inglese ("...russo e della migliore società. È evidente anche solo dal vostro modo di stare a cavallo.")).

   
Fatico anche a recensire da sola, anche qui devo farmi prestare le parole dagli altri avventori di GR: 

- un on the road non nell'occidente americano ma nell'Oriente russo e mongolico a metà del XIX sec. 

- un corrispettivo orientale del Far West

- un omaggio a Dante in terra d'Asia

Chi fa paragoni con Siddharta, chi con il Michele Strogoff; di mio ci aggiungo che non si può non sentire assonanze con Il grande gioco (che poi tanto romanzo non è) di Hopkirk; e come non trovarci paragoni con l'Odissea, per certi aspetti Odissea al contrario.

Forse anche in questo sta il grosso pregio del libro, il fatto che non ci si possa stringere in poche parole né in un paio di somiglianze, il fatto che non si riesca ad abbracciarlo tutto in un solo sguardo e/o una sola definizione: è la dimostrazione più plastica del suo livello di complessità e stratificazione e ricchezza. 


E a proposito di complessità: la terza parte vira marcatamente su temi più religiosi, mistici, teologici, teosofici, filosofici: tutte tematiche che non amo particolarmente incontrare nei romanzi, a mio gusto personale trovo che appesantiscano la narrazione quando non la interrompono del tutto; ma riconosco che qui la cosa è doverosa sia per una sorta di plausibilità storica, sia per il perfezionamento della parabola del personaggio così come era stata impostata sin dall'inizio. Ed inoltre: come si potrebbe parlare di Oriente - di Mongolia, per la precisione - senza mettere nel discorso una certa dose di riflessione e spiritualità, e magari anche cercare di approfondirlo un po', il discorso? Senza questa dose doverosa, si rischia seriamente di ridurre il tutto ad un té col burro bevuto accanto al falò, ma per questo livello di banalità c'è già Yeruldelgger, abbiamo già dato, grazie.

No, qui non si troverà nulla di banale né tantomeno di buttato lì a casaccio, quindi non fosse altro che per questo sono quattro stelle e mezza che riflettono seriamente sulla quinta. 
Profile Image for Massimo Monteverdi.
705 reviews19 followers
September 7, 2024
Lo Strogoff mistico che imperversa in queste pagine riporta il lettore non più di primo pelo a un’epoca in cui la grande avventura rappresentava l’unico vero antidoto alla noia pomeridiana invernale. Non deve però ingannare questa lacrimuccia nostalgica perché il romanzo è godibilissimo persino oggi, tempo di letture brevi e brevissime. La magia di popoli sconosciuti, di territori quasi fiabeschi (anche nel senso di orridi, non solo idilliaci) scorre ininterrotta sino all’ultima straniante parte, nella quale, al termine di un viaggio biblico, il protagonista si trova di fronte all’ultima destinazione possibile, forte di un richiamo religioso mai sopito e infine prepotentemente emerso dagli abissi della sua anima. Funzionano decisamente meglio le pagine al galoppo, ma si sente un intenso profumo di classico che avvolgerà anche il prossimo incuriosito.
Profile Image for Gianluca.
37 reviews1 follower
June 29, 2024
La vita di Alessandro I, grande zar di Russia, da sempre ispira scrittori e narratori. Ancora più suggestivi sono i fatti legati alla sua morte, avvenuta in circostanze sospette che lasciano aperte fantasie e racconti alternativi. Questo libro raccoglie tali immaginazioni raccontando quel che potrebbe essere accaduto dopo la presunta scomparsa del grande sovrano: Alessandro è morto davvero o avrebbe scelto una vita da mendicante assumendo una veste completamente diversa?

"Qui il sentiero si perde" narra il vagabondare perpetuo di un'anima penitente che si muove nel mondo alla ricerca di sè, della pace o forse di Dio. Il protagonista segue una voce interiore, forse uno spettro del passato che - nel momento in cui sembra trovare pace - lo invita di nuovo a mettersi in cammino. È una storia inquieta, condotta da un uomo tormentato da se stesso. Tutta questa inquietudine è esasperata dai continui e forti cambi di registro che passa dai toni passionali, a quelli d'avventura fino alla spiritualità che sconfina nell'esoterismo. I riferimenti ai testi sacri sono numerosissimi e lo stile che ne risulta è corposo, denso e quasi predicatorio. Non mi sento di giudicarlo un brutto romanzo, ma un romanzo di certo complesso. Soltanto in pochi punti mi ha davvero coinvolto e la promessa di una storia sullo stile de "Il conte di Montecristo" non è stata proprio mantenuta. Si percepisce molto quanto sia un romanzo scritto a quattro mani: i cambi di stile sono frequenti e il prodotto che risulta è piuttosto incoerente.

Profile Image for ℳatthieu.
389 reviews16 followers
August 22, 2020
Paru en 1955, réédité en 2012, ce roman s'inspire du mythe de la fausse mort d'Alexandre 1er.
Il est composé de trois récits successifs apparemment sans lien autre que leur zone géographique. À travers de nombreuses épreuves, le héros, tantôt esclave, mendiant ou croyant s'engage dans un parcours initiatique. Il voyage, aime, doute, songe et s'interroge. Quête mystique, fantasmagories et spiritualité occupent une place importante dans le texte.

La narration est homogène, bien que le livre soit écrit à quatre mains (Antoinette Peské et son mari Pierre Marty). Le style est érudit, fouillé et précis. J'avoue que j'ai décroché sur des passages philosophiques, et plus particulièrement vers la fin. C'est certes très joliment écrit, mais cela a été très pénible pour moi à lire.
Profile Image for Bobparr.
1,151 reviews91 followers
January 6, 2025
Si, discontinuo.
Ci sono pagine dove ho galoppato con la fantasia senza accorgermene e altre pagine immobili dove aspettavo che la mielosità sentimentale terminasse (“e l’estasi carnale da cui eravamo stati gettati l’uno vero l’altra con una furia che ancora mi faceva scorrere nelle vene un sangue infuocato non era forse, anziché il bacio di due sposi promessi l’uno all’altra per l’eternità, l’ultimo sussulto di amanti disperati che precipitano nella morte?” - pag.250).
Gli orizzonti asiatici sono intriganti e nella terza parte ce n’è un profluvio.
Una interessante prova di fantasia, a metà tra la leggenda e la pura finzione, ben documentata.
Profile Image for Agnes.
462 reviews222 followers
May 21, 2024
Pubblicato nel 1955, ripubblicato nel 2012, questo romanzo si ispira al mito della falsa morte di Alessandro 1.

È composto da racconti successivi : attraverso molte prove e peripezie, l'eroe è a volte schiavo, mendicante , zingaro, cercatore d’oro, credente.
Tutta la narrazione è avvincente, alcune situazioni un po’ incredibili- è pur sempre un romanzo- e le descrizioni dei paesaggi bellissime .
Un piccolo intoppo , per me, dal cap.9 all’11 della seconda parte, avevo altre aspettative sull’ argomento “ buddismo “ :
l’ho trovato invece molto diverso dai capitoli precedenti e ( per me) troppo onirico ; il romanzo ridiventa più concreto verso la fine. Complessivamente molto apprezzato.
Profile Image for Michele Sette.
42 reviews3 followers
September 12, 2024
Trovo che il romanzo si possa riassumere come la lunga narrazione del passaggio da una vita materiale ad una di forte tensione spirituale con spiccata matrice esoterica. Ambientato in un vasto paesaggio asiatico, ad un tempo magico e tremendo, il sentiero che si perde non è quindi solo fisico ma, soprattutto, interiore.
La scrittura è caratterizzata dalla non celata volontà di ricerca di uno stile "classico russo" che trasporta il lettore in una dimensione temporale più in sintonia con tempi di ambientazione del romanzo che con quelli della sua stesura: il risultato può disorientare, ma risulta efficace.
Profile Image for Marcopesta.
166 reviews4 followers
October 8, 2024
Un libro “on the road”non nell’occidente americano, ma nell’oriente russo e mongolico a metà dell’800.
Un viaggio fisico e mentale, dove il protagonista attraversa ogni genere di paesaggio, umanità , prove fisiche e stati mentali.
Un po lungo nella seconda parte quando l’autore ( gli autori) filosofeggia sul buddismo, con pensieri a volte complessi e forse scontati, altri invece inducono alla riflessione sulle grandi differenze fra la cultura occidentale ( materialista) e quella orientale ( spirituale)
Un libro da interpretare secondo gli umori del lettore nel momento della lettura.
Leggete l’introduzione al libro, capirete anche che tipi sono gli autori
6 reviews
May 30, 2025
Il misterioso protagonista del libro viaggia attraverso la via della Seta e l'Asia Centrale come schiavo, zingaro, assassino, pellegrino, asceta..
Un viaggio che confonde volontariamente sogno e realtà, a tratti faticoso ma nel complesso molto bello.
Ad un certo punto, il viaggio non attraversa più luoghi noti ma la mente del protagonista e diventa una ricerca spirituale. È in questo momento che il viaggio lo porta agli inferi, in compagnia di un Lama come nuovo Virgilio.. Ecco, io non ci trovo molto di Michele Strogoff in questo libro, mi sembra quasi un omaggio a Dante in terra d'Asia.
Profile Image for Nicholas Protano.
75 reviews4 followers
August 23, 2024
Risulta difficile scrivere una recensione lineare per Qui il sentiero si perde, prodotto delle menti brillanti del binomio Peske-Marty.

I due autori prendono spunto, come sottolineato dalla nota posta prima del tomo in sè, e vogliono narrare il corrispettivo orientale del far west, il far east.
Difatti la narrazione è dominata da descrizioni meticolose di paesaggi mozzafiato, cullati talmente bene dalle parole che ci sembra di viverli, di respirare la loro aria.
Tutto lo scritto è caratterizzato da un liricismo quasi poetico, anche se spesso, fra i vari capitoli, si notano differenze figlie della scrittura a quattro mani.

Per quanto riguarda la trama in sè, il racconto parte dalla prospettiva mitologica per cui lo Zar Alessandro I, anzichè morire in pace e fra i suoi cari, sia fuggito per adottare una vita da eremita.
Le angolature che i vari autori assumono sono brillanti e meritevoli della massima attenzione durante la lettura. Tutti questi approcci sono sempre legati da una costante ricerca, prettamente legata ad una riflessione religiosa sulla vita, ma soprattutto sul peccato, che nelle prime due parti del romanzo torna a tormentare il protagonista come un'ombra. La terza parte, a parere mio la più difficile da "digerire", porta questa riflessione a un misticismo buddistico che diventa quasi onirico e assurdo da comprendere.
Tutto viene narrato dal protagonista, che nel corso del romanzo assume varie forme.

Alla fine della fiera il romanzo risulta molto concreto e meritevole, soprattutto per l'empatia che proverete di fronte al protagonista, date le peripezie a cui sarà costretto. Seppure potrebbe sembrare una storia senza senso, la lettura premia alla fine, proponendo un messaggio di interpretazione di vita.
Profile Image for Laura Cecchetto .
175 reviews3 followers
January 27, 2025
Si riprende un po’ sul finale (l’epilogo), per il resto è abbastanza inverosimile.. per gli appassionati di storia russa può essere comunque interessante
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