Nei due testi emerge una voce nuova e importante, in equilibrio tra il dramma e una leggerezza da cui sembra trasparire il senso profondo della natura umana. Ed entrambi condividono un nucleo tematico di il tentativo di capire come sopravvivere alla famiglia, se si può uscirne, e come sopravvivere al dolore, se si può. Con tenerezza, Pier Lorenzo Pisano attraversa queste complicate, fragili costruzioni, eternamente in crisi, messe in piedi dagli umani di tutti i tempi. La famiglia è «un'associazione a delinquere basata sul ricatto d'amore», si dice in Per il tuo bene, la pièce che ha fatto conoscere, giovanissimo, Pier Lorenzo Pisano nel mondo del teatro italiano. Una sorta di saggio drammatizzato, implacabile e irriverente, su quel piccolo universo di cattiverie e coccole che è la famiglia. E gli affetti del focolare sono protagonisti anche in Semidei, una riscrittura dei miti legati all'Iliade. Eroi giovani e terrorizzati dalla guerra, alle prese con le loro relazioni piú Achille che litiga con la madre Teti, Ulisse e un piccolo Telemaco che strilla sempre e non mangia mai, Ettore e Andromaca che cercano di far addormentare il loro neonato, e altri ancora.
I due quadri si rispondono e gravitano attorno ad un nucleo fondamentale, primario: famiglia. Madre, figlio. Padre. Figure tragiche, tra amore indefettibile e obbligo inerente della specie umana. Il quotidiano è in scena nella prima, e l’epico nella seconda. I personaggi vagabondano e il loro silenzio pesa sullo sguardo. Vediamo attraverso loro tutta la fragilità e la paradossale corazza delle nostre viscere. Il “coro” di Semidei lo sottolinea adeguatamente, perché non è una voce del passato all’antica. È una voce del futuro, che commenta delle iconografie sia archeologiche che surrealiste. La condizione umana è disseccata senza pomposità. Descrive semplicemente, leva il velo sui fili che dirigono le vite animate dalla storgê e la filia.