Elisa Ohlsen è scomparsa da sette anni quando il cadavere mummificato di una giovane donna viene rinvenuto all'Idroscalo di Ostia. Porta al dito un anello simile a quello che indossava Elisa quando, all'età di diciassette anni, svanì nel nulla in un pomeriggio di settembre mentre passeggiava nei boschi che costeggiano il lago di Albano. Il pensiero di cronisti e investigatori va subito a lei. L'attenzione dei media sulla riapertura del fascicolo Ohlsen è massima e tutti, nel XVII distretto di polizia, sono impegnati a vederci tutti tranne l'ispettore Massimo Valeri, detto l'Indiano, che dopo l'ennesima lite con il suo superiore è stato destinato al caso di un anziano professore, probabilmente morto suicida nella propria abitazione. Un'indagine semplice, da archiviare in fretta, almeno così sembra. Ma delle apparenze l'Indiano non si è mai fidato molto e capisce presto che questa è una di quelle situazioni in cui nessuna pista può essere ignorata, in cui le coincidenze non per venire a capo della vicenda dovrà servirsi di tutta la sua spregiudicatezza e addentrarsi in un sottobosco di segreti e legami impensabili, di ricatti spietati e inquietanti perversioni. Tra vite ordinarie che vengono stravolte e antichi ordini esoterici, Antonio Fusco tratteggia un'indagine perturbante e impregnata dei tormenti di un passato che continua a proiettare ombre nel presente dei suoi personaggi.
Antonio Fusco è nato a Napoli nel 1964, è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana. Ogni giorno ha il suo male, suo romanzo di esordio, è stato accolto da un grande successo di pubblico e di critica, ottenendo il Premio Scrittore Toscano (Menzione speciale gialli e noir) e il Premio Garfagnana in Giallo 2014. Nel 2015, sempre per Giunti, è uscito La pietà dell’acqua, seconda indagine del commissario Casabona, inserito come miglior libro giallo dell’anno nella classifica Best 2015 stilata da iTunes. Il metodo della fenice è il terzo capitolo della serie, pubblicato nel 2016.
Antonio Fusco - La scomparsa di Elisa Ohlsen All'Idroscalo di Ostia, viene rinvenuto il cadavere di una ragazza in stato ormai di mummificazione, è probabile che si tratti di Elisa Ohlsen, scomparsa da sette anni, all'epoca diciassettenne. Si attendono gli esami tecnici per confermare l'identità della salma, anche se alcuni particolari, come l'anello al dito della giovane, forniscono già una prima conferma. Questa tragedia, che sembrava dimenticata dagli investigatori, dovrà essere riportata alla luce, per controllare che tutta l’indagine si svolse nel modo corretto. A farlo sarà l'ispettore Massimo Valeri detto l'Indiano, anche se inizialmente il caso non gli era stato affidato, in seguito ad un evento straordinario legato ad un suo superiore, dovrà farsi carico anche di questa incombenza. Valeri sta indagando sulla morte di un vecchio professore, anch'esso rinvenuto in casa dopo molto tempo dalla sua morte. Questo incarico dovrebbe chiudersi velocemente, visto che l'anziano sembra essersi suicidato. Ma Valeri è un investigatore attento e scrupoloso che non lascia mai niente al caso. Infatti, un dettaglio condurrà le indagini in tutt'altra direzione, legandosi incredibilmente al caso di Elisa Ohlsen. Il commissario, pur essendo il protagonista con una spiccata personalità, scontroso e insofferente per natura, non esagera mai, non si mette sotto i riflettori, eppure è un convogliatore di attenzioni, un punto di riferimento per i colleghi. L'Indiano, come sempre, sarà in grado di gestire tutta la complessità di un’indagine che nasconde insidie manovrate da poteri misteriosi. Si parla di massoneria e associazioni che non assumono mai contorni ben definiti. Il tema trattato è ispirato a tre casi realmente accaduti, e la scomparsa di una persona cara è il delitto peggiore, soprattutto quando non ci sono mai delle risposte e il dolore resta sospeso. Nonostante questa premessa, manca un po' di coinvolgimento, quello che avevo percepito maggiormente nei titoli precedenti con l'Indiano. Alcune vicende sono tirate per i capelli, come l'attentato bombarolo sventato dalla compagna del commissario, o la credibilità del personaggio di Marius. È vero, che spesso le indagini, si risolvono grazie a un elemento casuale, ma il modo descritto, mi è sembrato esagerato. Le pagine finali riassumono in modo egregio cosa succede quando il potere manipola la verità: «La verità, quando non può essere taciuta e trasformata in un segreto, ha bisogno di essere gestita, modellata, sostituita con una credibile apparenza, piegata al servizio del bene comune e dell’ordine costituito. È su questa riprovevole, quanto necessaria, regola di buon senso che si fonda non solo la fortuna degli Stati ma anche la durata di un matrimonio o la tenuta nel tempo di una famiglia. La menzogna, quando diventa strumento di realizzazione di un disegno strategico, rappresenta la più grande forza creativa dell’uomo. L’espressione massima della sua intelligenza. Grazie a essa è possibile definire infiniti universi immaginari che si sovrappongono e si intrecciano con la realtà fino a rendere impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Anche se molti sono convinti di poterlo fare.»
Il terzo episodio de l'Indiano mi ha convinto: L’Indiano era fondamentalmente un anarchico, uno spirito libero. Non sopportava l’idea di essere comandato e nemmeno quella di comandare. Lo schiavo e il padrone sono imprigionati con la stessa catena, che si chiama _potere_. Chi da un lato, chi dall’altro. Potere esercitato o potere subito. Cambia la prospettiva ma non la dipendenza che esso genera
La trama ti tiene incollato alle pagine e pur essendo frutto di fantasia per ammissione dello stesso autore fa riferimento ad alcuni eventi drammatici che hanno segnato le cronache del secolo scorso. Rimane un bel po' di amarezza a pensare che le crudeltà descritte capitano veramente e che non si verrà mai a capo di alcuni misteri irrisolti che riguardano i rapporti stato-mafia-servizisegreti-chiesa-estremadestra.
Buona la caratterizzazione dei personaggi e del protagonista, efficace e scorrevole la scrittura di Fusco. Ottimo giallo.
Come cantava la Caselli e come da sempre ci cantano i nostri Servizi di Intelligence: “la verità ti fa male”.Buon costrutto, come sempre, in questo nono noir di Fusco.
È un ottimo e avvincente thriller. Ti tiene alla tensione fino alla fine infatti è difficile metterlo giù una volta iniziato. Per chi ama questo genere lo consiglio. Buona lettura📚