La gara dei cartografi
È difficile non trovare le parole per fare la recensione di un libro, per dire cosa ci ha trasmesso, per lasciare una nostra impressione.
Eppure per me, in questo caso, è così. Più volte mi sono messo per cercare di scrivere queste parole, e altrettante volte ho rinunciato.
Forse perché, per tutta la lettura, mi sono rimbalzate in mente due cose:
- gli addetti della casa editrice che in fiera, a Bologna, per farmi comprare il libro mi spoilerano il finale del seguito
- la domanda se davvero serviva importare in Italia un libro "normale"
Il lettore che c'è in me, lo sa, dovrebbe scindere l'addetto ai lavori dal resto ma, purtroppo, non sempre ce la fa. E questo è il risultato.
Per tutti gli altri, per chi ha fortuna di essere ancora un semplice lettore, cosa che talvolta invidio dal profondo, La gara dei cartografi, di Eyrlis Hunter, portato in Italia da @lanuovafrontiera , è un libro gradevole, che racconta la storia di alcuni fratelli, i Santander, che partecipano da soli a una gara di cartografia perché la madre è rimasta indietro e il padre è scomparso da tempo.
È una storia di amicizia e di fraternità, di avventura e di scoperta sia storica che geografica, e che porta in sé anche dei bei valori (plauso alla figura di Francie, la gemella che non può parlare ma, attraverso i suoi disegni, può "volare"), ma che, a parte questo, non riesce a spingersi molto oltre. O forse, in un altro contesto, per me l'avrebbe fatto. Peccato.
Il fatto che sia stato finalista al Premio Strega ragazzi nel 2023, poi, mi fa ancora di più innervosire. Però pazienza, ho capito da tempo che purtroppo il mondo non va come dovrebbe. Soprattutto quello dell'editoria.