Monastero di Monte Senario, 1897. Frate Tommaso nasconde un plico con le sue ricerche segrete mentre fuori la porta del suo laboratorio si sta scatenando il caos. Firenze, 2005. Cosimo Novelli lavora come biologo alla ATC&N Solutions. Giovane promessa del rugby subacqueo, si gode la vita di un ventottenne fra amici e una difficile relazione a distanza. Durante una visita al monastero di Monte Senario, in circostanze particolari, trova un vecchio plico che sembra contenere una scoperta sensazionale, di quelle che possono cambiare il mondo. Promesse di fama e ricchezza spingono Cosimo ad appropriarsi della paternità della ricerca e a proporla all’azienda. La grossa mole di lavoro e la smania di successo allontanano il giovane da amici e ragazza, tutto sembra procedere bene, fino a quando imprevisti, morti sospette e incidenti danno il via a una reazione a catena che lo obbligherà a prendere decisioni difficili. Cosa si è disposti a fare pur di diventare ricchi e famosi? Fino a che punto si può rinunciare ai propri princìpi?
Pietro Ferruzzi è nato a Firenze nel 1976. Laureato in Biologia e con un Dottorato di Ricerca lavora nel campo della ricerca clinica. Nonostante l’educazione di tipo scientifico, l’evasione dalla realtà attraverso la fantasia è sempre stata un motivo di orgoglio. Si è appassionato al fantasy all’età di otto anni dopo la lettura della “Spada di Shannara” di Terry Brooks e da allora non ha più smesso di leggere e sognare. A maggio 2016, ha pubblicato con la casa editrice Campanila il suo romanzo di esordio L’Era della Luna Rossa: Il Sigillo di Aetherea. Il 2 agosto 2017 ha pubblicato il secondo capitolo della saga intitolato Il Ritorno dei Berserker. Gestisce anche un blog "esordienti allo sbando" pferruzzi.wordpress.com
Ho visto la pubblicità di questo libro girare su Instagram pochi giorni prima del #SalTo24 ma non mi sono ricordata di salvare subito lo stand in cui trovarlo. Giunta al SalTo mi sono poi recata da IDEA- immagina di essere altro, l’editore, per prendere un altro dei loro libri ed eccoli lì, che mi chiamava dall’esposizione.
Dal momento in cui é venuto via con me ho sentito il suo richiamo, mi incuriosiva a tal punto che l’ho iniziato la sera stessa ed ora, dopo essermi presa un paio di giorni per rifletterci su, ve ne parlo.
Non conoscevo questo autore- simpaticissimo tra l’altro - ma sono contenta di aver comprato il suo libro. Oltre alla scrittura che risulta essere ottima e scorrevole, quando sono entrata in questo mondo mi sono sentita come se in mano avessi un libro di G. Cooper, per andare avanti ed essere sempre di più trascinata nelle vicende di Cosimo (il protagonista) alternando stati di ansia e di curiosità totale. Arrivando ad un finale che, oltre a farmi riflettere sulle scelte del narratore e della storia stessa, mi ha fatta riflettere anche sulle mie di scelte.
E se nel momento in cui chiudo un libro, sento che questo ha fatto scattare qualcosa dentro di me; che ho passato si delle belle ore in compagnia dei suoi protagonisti, ma che mi ha fatta riflettere anche sul mondo all’esterno di esso, e sulle infinite possibilità e diramazioni che ogni scelta ha sul mio futuro.. beh allora so di aver trovato un ottimo compagno di viaggio.
Io non avrei avuto il coraggio di Cosimo (già da Monte Senario), perché ci vuole coraggio anche a fare quel tipo di scelta. Giusta o sbagliata che sia, chi può dirlo..?
L'Elisir della discordia è un gialll molto soft che ha come tema centrale un misterioso Elisir la cui ricetta si trova su antichi appunti di un monaco. Cosimo, giovane scienziato, è alle prese con il dilemma più importante della sua vita: tentare di sviluppare questo strano intruglio o fingere di non aver trovato nulla. Spinto dalla sete di conoscenza, la risposta sarà ovviamente una sola: buttarsi in questo nuovo progetto. Ma ci saranno delle conseguenze, e Cosimo dovrà affrontarle.
Il libro di Pietro si presenta con una narrativa scorrevole molto descrittiva, soprattutto per quanto riguarda i luoghi in cui si svolge la vicenda. Viene definito come un thriller ma lo definirei un giallo perchè non c'è la suspense tipica dei thriller mentre è presente tutta la parte di "investigazione" tipica dei gialli. Cosimo è un personaggio controverso, da un lato è uno scienziato preso dalla fame di conoscenza ma dall'altro è attaccato ai soldi e alla fama, quindi l'ho trovato un po' ipocrita anche se molto realistico. In generale l'ho trovata una lettura piacevole, consigliata per chi cerca qualcosa semplice da seguire ma allo stesso tempo in grado di intrattenere.
Seconda parte molto più avvincente, quando il mistero comincia a infittirsi davvero e si comincia a capire che... non tutto è come sembra. Purtroppo lo stile classico, molto raccontato, non mi ha permesso di vivere come avrei voluto l'interiorità di Cosimo (come dopo un certo evento, verso metà libro, in cui non ho sentito per niente la sua angoscia).
Mi è piaciuta molto la fine, con il suo dilemma, che avevo già immaginato, e la scelta presa da Cosimo. Al suo posto... forse avrei fatto la stessa cosa.
Ci sono libri che si leggono velocemente, altri che ti entrano sottopelle, altri ancora che restano un po’ in sospeso, lasciandoti con sensazioni miste che fai fatica a ordinare. Questo, per me, rientra proprio nell’ultima categoria: una lettura che mi ha incuriosita, che ho apprezzato in diversi aspetti, ma con cui non sono riuscita a creare una vera e propria connessione emotiva.
Il protagonista, Cosimo, è chiaramente costruito per essere divisivo. Non è pensato per piacere, e questo è evidente fin dalle prime pagine. Il problema, però, è che non sono riuscita a trovare quel famoso “gancio” capace di farmi empatizzare con lui, che mi spingesse a seguirlo fino in fondo con il cuore oltre che con la testa. Ho capito le sue motivazioni, ho visto l’intento dell’autore, ma mi è mancato qualcosa che mi facesse davvero tifare per lui.
Alcuni espedienti di trama (che non posso nominare per non fare spoiler) mi sono sembrati un po’ forzati o comunque poco credibili, e in generale ho avuto la sensazione che a Cosimo le cose andassero un po’ troppo bene, un po’ troppo spesso. Questo toglie un po’ di tensione a una storia che, invece, avrebbe potuto giocare meglio le sue carte, specie con la svolta thriller che arriva nella seconda metà del libro — e che, quella sì, ho trovato davvero ben gestita e coinvolgente.
Lo stile dell’autore è molto curato: si vede che c’è lavoro dietro, e certe descrizioni o costruzioni di frase sono davvero belle da leggere. Nonostante ciò, non sempre ho trovato la narrazione scorrevolissima — ma qui, lo ammetto, entra in gioco una componente del tutto personale, perché dal punto di vista tecnico non ci sono grandi pecche da segnalare.
Insomma: una lettura che, pur con qualche difficoltà a livello di coinvolgimento emotivo, lascia in eredità spunti davvero stimolanti. Il libro tocca diverse tematiche complesse: la costruzione dell’identità, il compromesso tra morale e ambizione, la sottile linea tra ciò che è giusto e ciò che è conveniente. E lo fa in modo mai didascalico, con sottotesti ben distribuiti e riflessioni che arrivano spesso in punta di penna, senza forzature. Cosimo, pur non essendo il personaggio con cui ho legato di più, incarna comunque una figura interessante da analizzare: è il simbolo di una certa lucidità cinica che spesso affascina e inquieta al tempo stesso, ed è proprio in questo che risiede la forza del romanzo: nella sua capacità di farti osservare più che immedesimarti, di farti riflettere anche laddove non riesce a farti emozionare.
Inoltre, l’ambientazione è credibile e ben costruita, così come il contesto sociale e professionale in cui Cosimo si muove: si ha la sensazione che tutto sia stato studiato con attenzione, e questo permette di immergersi in uno scenario narrativo coerente e realistico. La svolta thriller, come dicevo, è un elemento che risolleva molto l’interesse e apre anche a nuove chiavi di lettura sull’evoluzione del protagonista. È qui che il romanzo dà il meglio di sé, mostrando come, in fondo, ogni equilibrio può incrinarsi, anche quello di chi sembra avere sempre tutto sotto controllo.
Quindi sì, è una storia che forse non mi ha travolta, ma che mi ha comunque fatto pensare. E questo, alla fine, è sempre qualcosa che valuto positivamente.